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ALLE BELLISSIME E VEZZOSISSIME DONNE
Voi, bellissime e vezzosissime donne, coll'amabilissima presenza vostra vi attirate sopra l'attenzione de' riguardanti e vi esponete del continuo ai malefici effluvi de' jettatori; io, all'incontro, null'avendo di che alimentare gli sguardi altrui, mi trovo al par di voi infelicitato da' medesimi, e forse forse assai piú ne sostengo la violenza. La figliola di Inaco, che da morbida e vezzosa donzella si vide in vacca tramutata, benché la sentisse nel piú vivo del cuore, confortava però la trista mente colla rimembranza della cagione che tratta l'aveva al colmo delle disavventure; ma Atteone, il povero Atteone, quando si vide mutato, traviato, perseguitato, tutto era per lui oggetto di duolo, né li rimaneva di che consolarsi. Comprendete adesso, vistosissime donne, dalla vostra la mia disgrazia: e se animate il mondo coll'ardore de' vostri lumi, e ricreate i riguardanti colla soavità de' vostri vezzi, date vi prego un'occhiata nel fondo del mio cuore, e vedete se questa reputar si debba di quella di gran lunga maggiore.
Ahi, che troppo, troppo piú acerbo è il mio del vostro caso! Voi ritraendo conforto dalla dolce rimembranza delle bellezze vostre, avete almeno nelle sciagure un balsamo, che allenisca le piaghe apertevi da' jettatori; io all'incontro non avendo di che consolarmi, non vedo che desolazione e sconforto. Or questo mio presentimento di disgrazie, questa mia penetrazione di pene, quest'acerbità di duolo, mi ha penetrato lo spirito ed ha fatto che, immergendomi negli abissi della natura, mi conducessi laddove è vietato a' mortali.
Non è questa la prima volta che cose incredibili a dirsi tentate si sieno dall'uomo. Orfeo, penetrato dalla perdita della bella Euridice, tentò l'ingresso alle affumicate porte ed ardí strappare l'amabilissima consorte dall'orrenda gola del mostruoso trifauce. Io, calamita de' malefici vapori, vedendomene del continuo coperto, niente meno che il figliuolo di Calliope ho tentato, quasi dissi l'impossibile, ed ho scoperto i segni ne' quali, come in torno, risiede la jettatura. Non credete per tanto, bellissime e vezzosissime donne, che io cose dica oltre l'umana credenza, o che sieno piú agevoli a dirsi che a farsi.
Tutti gli enti, quanti mai sono, a certe determinazioni attaccati si trovano, e dalle note che li caratterizzano ne discoprono l'esistenza, la diversità, la natura che hanno: molto piú poi, e con ragione, ciò si osserva nelle cose che tendono alla rovina di un essere, che fu scopo primario ed unico oggetto nella creazione delle medesime. I veleni distruggitori della nostra vita per la maggior parte si discoprono dall'intollerabile e disgustoso senso che eccitano; i quadrupedi, i fieri quadrupedi che, uscendo dalla tana, minacciano di sbranarci a momenti, scoperti sono da que' teribili ruggiti e spaventosissimi urli che come per necessità tramandano; i rettili stessi, quanto piú celeri sono a lederci, tanto piú ci prevengono coi di loro segni. Quel serpente che in un punto assalta, morde, avvelena, uccide, è dalla natura in tal foggia costrutto che, al ripiegarsi le vertebre, tramanda sensibilissimo suono, onde detto è caudisono, appunto affinché gli abitatori della Virginia ne sfuggissero l'incontro.
Ma che dico, parlando degl'insensati animali, se gli uomini stessi traspirano ne' loro volti l'interno dell'animo e segni danno da conoscerne la pervicacità e cattiva indole che covano! Quel monticello che osservate là, nel mezzo del naso, a giudizio d'un accorto scrittore vi avverte dell'astuzia di colui che l'ha sortito; quelle fossette che, ridendo, formano nelle guance que' tali, ce li danno a vedere per menzogneri; i nei, i nei stessi, ornamento e vezzo delle vostre bellezze, sono non dubi indizi delle vostre inclinazioni. Ed oh mi fosse qui permesso di parlar franco, come vi spiegherei ben volentieri l'arcano e vi farei fil filo vedere che da' soli nei le vostre debolezze si scoprano; ma come forte dubito che qualcheduna di voi se l'avesse ad aver per male, cosí tal punto accortamente tralascio. Potrete ora credere che la provvida natura, cotanto attenta in discoprirci l'indole, le inclinazioni, ed i geni degli uomini, abbia voluto poscia trascurare di darci i segni donde con certezza si potessero arguire i veri e tremendi assassini dell'umanità? Mai no, vezzosissime donne; ella ha saputo sí bene delinearli, che non v'abbisogna fuorché l'osservazione per lo discoprimento de' medesimi. Se voi starete meco, vi farò toccar con mani ciò che forse impossibile vi rassembra.
Ed allora sí che, vedendovi attorniate da' giovanetti leziosi, che liquefacendosi alla vista della vostra portentosa bellezza, co' malefici sguardi e venefiche parole, senza accorgervene affatto voi, vi uccidono, non già compiacendoli ed instigandoli coi vostri assai piú penetranti e vivaci, come faceste sin'ora, gli adescarete, ma, rintuzzandoli con valevoli antidoti, li fuggirete niente men che la peste. E voi, mia bellissima e vezzosissima Nice, se minimo indizio in me trovate, donde sospettar potreste esser io grande o piccolo jettatore, deh, fuggitemi, ve ne supplico, evitate le disgrazie vostre colla mia perdita. E se crederò di morire, sarò pure costante in mai piú rivedervi. Chi sa! Sonovi anche degl'innocenti assassini: fanno del male senz'avvertirlo; fossi mai io uno di quelli? Mi osservaste forse per tale? Fu questo forse il motivo che intiepidí quell'amore che una volta a me dimostraste? Ah, mia amabilissima Nice! E forse non piú mia a quest'ora: se mai questo fu il motivo della freddezza vostra, estinguete, vi prego, le fiamme che per me concepiste, quando anche piccolissima scintilla ne fosse rimasta, poiché io non bramo che il vostro bene e non mi curo vivere senza speranza di mai piú rivedervi, qualora questa mia disperata vita dovesse recarvi vantaggio o liberarvi almeno da angustie; ma se poscia non trovarete in me questo grand'argomento di pene, perché mai obliarmi?
Voi, al pari di tutte le altre bellissime e graziosissime donne, siete riguardata, ammirata, distinta, e però coll'altre tutte vi veggo nel continuo pericolo della jettatura. Affinché dunque non vi avvenisse come alla disgraziata Euridice, nel dilicato piede trafitta, vi additerò le foglie dell'odoroso cespuglio che la malnata biscia ricuopre, e quando una sola di queste in me verdeggiare vedrete, abbandonatemi, che vi perdono. Voi, vezzosissime donne, ascoltatemi intanto, che vi darò il modo di scoprire i perfidi ed empi jettatori. Ecco, che la scienza tutta vi appaleso, e
Facil si rende poi, bench'aspra in prima.
Voi non dovete che minutamente osservare le persone che vi attorniano. Con poco che vi farete riflessione, li ravviserete a prima giunta: adunque uditemi, che
Non a caso è virtute, anzi è bell'arte.