CAPRICCIO VII
Se non vuoi
aver paura88
Dell'orrenda jettatura,
Tu le spille tutte quante
Venti miglia getta innante,
Né vestir seta, e metallo
Non portar,89 né mai cristallo.90
Tira questo
a fiocchi a fiocchi
Il vapor ch'esce dagli occhi
Di que' perfidi margutti:
Sono quelli tutti tutti
Degli effluvi, che son tratti
Conduttori già ben fatti.91
Donne mie,
non vi lagnate,
Come me, se in asso state:
Siamo noi sicuri almeno
Malefizi aver di meno,
Che quell'oro e quell'argento
Se li port'a cento a cento.92
Nice mia,
quel rio vapore
Fuggirai, se 'n tutte l'ore,
Senza ferri e senza brine,
Il tuo molle e biondo crine
Ed il seno schietto schietto
Di metalli porti netto.93
È piú tempo
d'Eremita,
Una veste m'ho cucita;
Ora penso li bottoni
Trarli tutti sani e buoni,
Ch'ho veduto l'arso legno
De' vapori esser sostegno.94
Cari miei,
s'avete voglia
Di star cheti, e senza doglia,
L'artemisia
in quantitate
Di portar non vi scordate,
Che vi salva e v'assicura
Da potente jettatura.95
Nell'uscir
dal vostro letto,
La mattina su del petto
Ben tre volte vi sputate;
Quando poi vi pettinate
I capei, che son condutti,
Li sputate tutti tutti.96
I ritagli
ancor dell'ugne
Chi con cera ricongiugne,
Ed appesi port'in dosso,
La sua pelle salva e l'osso.97
E del dattilo il nocciolo
Con del sale basta solo.98
Se sarete in
lieta danza,
Io comprendo ch'abbastanza
S'elettrizza quel vapore,
E si spicca con furore:99
Piú bisogno avrete allora
Chi dal duol vi scampi fuora.
Vi consiglio
di portare
Ed aver tre cose rare
D'un defunto, già parente,
Un po' d'osso o qualche dente,
Che congiunto alli capelli
Snerva pur gl'influssi felli.100
Quando certi
poi sarete
Del velen, che già temete,
Ecco qui che manifesto
Un rimedio lesto lesto:
Voi farina miel e sale
Mangiarete in part'eguale.101
S'avvien poi
ch'andate a gioco,
Siate accorti a prender loco
Lungi assai da candelieri:102
Dalle dam'e cavalieri,
Che van colmi di bitumi
E di balsami e profumi.103
Non vogliate
creder poi
Un anello, o pure doi,
Ch'han legato un dïamante,
Vi disgombrin tutta innante
Quella peste acerba e ria,
Senza danno che vi sia.104
Molto men
che l'erba ruta
O l'ortica acut'acuta105
Facci' a voi venir le carte
Con guadagno d'ogni parte;
L'ho provat' e sono stato
Tutto quanto sbaragliato.
D'una cosa
traggo al gioco
Io vantaggio poco poco,
Ed è questa, l'appaleso:
Di sputar quand'ho del peso
Sulla scarpa del piè diritto,
E poi starmi zitto zitto.106
Qui non
parlo di biglietti,
Talismani o pur versetti:
Sono cose che non credo
E che ad altri non concedo,
Benché sappia che natura
Spesso a noi le cose oscura.107
Io v'ho
detto sino ad ora
Ciò che manda alla malora
In un modo generale
Quell'afflusso sí bestiale
Per non esser voi jettate,
Vaghe donne innamorate.
Ho scoperto
a' giocatori
De' secreti anch'i migliori
Per non perder tutti quanti
Hanno indosso de' contanti.
Or v'ho dire a classe a classe
Qual rimedio s'adoprasse.
Se venisse innante
quella
Alta troppo, e paffutella,
E cogli occhi grossi grossi
Vi jettasse dentro l'ossi,
Voi prendete del terreno,
E gettatelo nel seno108.
La damaccia,
ch'ha la schiena
Corta corta, e piena piena,
Se a jettar staravv'intanto,
Voi prendetevi del guanto,
Ed in petto lo ponete
O la fronte vi cingete.109
Se colei
venisse in fretta,
Vi colpisse qual saetta,
Ch'ha capelli foschi foschi
E gli occhietti tutti loschi,
Presto presto senza fine
Voi sputatela sul crine.110
La midolla
che si vede
In un lupo star nel piede,
E del nibbio il grosso nervo
Colla polve cornucervo
Voi prendete, ed in pomata
Riducete ben salata;
Fate poscia
con del succo
Di verbena uom di stucco,
Ma ch'avesse in petto un neo
Nella forma d'Agnusdeo,
E ben bene foderato
Lo portate sempre a lato:
Vi preserva
in fede mia
D'ogni fascin'e malia,
Che dell'uom possa venire
Per dispetto, invidia od ire.
Da quel punto che l'ho fatto
Me ne vedo immune affatto.111
Or vo' darvi
de' ripari
Per que' casi che son rari,
Se vi guardan fiso fiso,
E vi jettano col riso,
In quel punto lenti lenti
Voi mostrate tutti i denti.112
Se poi viene
un susurrone
E lodando vi scompone,
Presto il pollice volgete
Sotto l'indice, 'l tenete
A lui ritto ritto in faccia
Sin che parti, ovver si taccia.113
Vi son poi
de' mascalzoni,
Asinini e farfalloni,
Che ronzando sordi sordi,
Benché sian de' piú balordi,
Col parlare lor bestiale
Far ci vogliono del male.
Questa razza
non si cura,
Che non è da far paura:
Sono certi bricconcelli
Scimuniti e buffoncelli,
Ch'ad un colpo di bastone
Si fan stare a discrezione.
Ecco dunque,
passo passo,
Che siam giunt'in faccia 'l
sasso,
Ho vuotata la bisaccia,
E uop'è ch'adesso taccia.114
Scusi qui, chi s'è turbato,
Il mio gusto depravato.