Giovanni Leonardo Marugi
Capricci sulla jettatura

PROSA SETTIMA SUI MEZZI DI PRESERVARSI DELLA JETTATURA A' MALVAGGI JETTATORI

CAPRICCIO VII

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CAPRICCIO VII

 

Se non vuoi aver paura88

Dell'orrenda jettatura,

Tu le spille tutte quante

Venti miglia getta innante,

vestir seta, e metallo

Non portar,89 né mai cristallo.90

 

Tira questo a fiocchi a fiocchi

Il vapor ch'esce dagli occhi

Di que' perfidi margutti:

Sono quelli tutti tutti

Degli effluvi, che son tratti

Conduttori già ben fatti.91

 

Donne mie, non vi lagnate,

Come me, se in asso state:

Siamo noi sicuri almeno

Malefizi aver di meno,

Che quell'oro e quell'argento

Se li port'a cento a cento.92

 

Nice mia, quel rio vapore

Fuggirai, se 'n tutte l'ore,

Senza ferri e senza brine,

Il tuo molle e biondo crine

Ed il seno schietto schietto

Di metalli porti netto.93

 

È piú tempo d'Eremita,

Una veste m'ho cucita;

Ora penso li bottoni

Trarli tutti sani e buoni,

Ch'ho veduto l'arso legno

De' vapori esser sostegno.94

 

Cari miei, s'avete voglia

Di star cheti, e senza doglia,

L'artemisia in quantitate

Di portar non vi scordate,

Che vi salva e v'assicura

Da potente jettatura.95

 

Nell'uscir dal vostro letto,

La mattina su del petto

Ben tre volte vi sputate;

Quando poi vi pettinate

I capei, che son condutti,

Li sputate tutti tutti.96

 

I ritagli ancor dell'ugne

Chi con cera ricongiugne,

Ed appesi port'in dosso,

La sua pelle salva e l'osso.97

E del dattilo il nocciolo

Con del sale basta solo.98

 

Se sarete in lieta danza,

Io comprendo ch'abbastanza

S'elettrizza quel vapore,

E si spicca con furore:99

Piú bisogno avrete allora

Chi dal duol vi scampi fuora.

 

Vi consiglio di portare

Ed aver tre cose rare

D'un defunto, già parente,

Un po' d'osso o qualche dente,

Che congiunto alli capelli

Snerva pur gl'influssi felli.100

 

Quando certi poi sarete

Del velen, che già temete,

Ecco qui che manifesto

Un rimedio lesto lesto:

Voi farina miel e sale

Mangiarete in part'eguale.101

 

S'avvien poi ch'andate a gioco,

Siate accorti a prender loco

Lungi assai da candelieri:102

Dalle dam'e cavalieri,

Che van colmi di bitumi

E di balsami e profumi.103

 

Non vogliate creder poi

Un anello, o pure doi,

Ch'han legato un dïamante,

Vi disgombrin tutta innante

Quella peste e ria,

Senza danno che vi sia.104

 

Molto men che l'erba ruta

O l'ortica acut'acuta105

Facci' a voi venir le carte

Con guadagno d'ogni parte;

L'ho provat' e sono stato

Tutto quanto sbaragliato.

 

D'una cosa traggo al gioco

Io vantaggio poco poco,

Ed è questa, l'appaleso:

Di sputar quand'ho del peso

Sulla scarpa del piè diritto,

E poi starmi zitto zitto.106

 

Qui non parlo di biglietti,

Talismani o pur versetti:

Sono cose che non credo

E che ad altri non concedo,

Benché sappia che natura

Spesso a noi le cose oscura.107

 

Io v'ho detto sino ad ora

Ciò che manda alla malora

In un modo generale

Quell'afflusso bestiale

Per non esser voi jettate,

Vaghe donne innamorate.

 

Ho scoperto a' giocatori

De' secreti anch'i migliori

Per non perder tutti quanti

Hanno indosso de' contanti.

Or v'ho dire a classe a classe

Qual rimedio s'adoprasse.

 

Se venisse innante quella

Alta troppo, e paffutella,

E cogli occhi grossi grossi

Vi jettasse dentro l'ossi,

Voi prendete del terreno,

E gettatelo nel seno108.

 

La damaccia, ch'ha la schiena

Corta corta, e piena piena,

Se a jettar staravv'intanto,

Voi prendetevi del guanto,

Ed in petto lo ponete

O la fronte vi cingete.109

 

Se colei venisse in fretta,

Vi colpisse qual saetta,

Ch'ha capelli foschi foschi

E gli occhietti tutti loschi,

Presto presto senza fine

Voi sputatela sul crine.110

 

La midolla che si vede

In un lupo star nel piede,

E del nibbio il grosso nervo

Colla polve cornucervo

Voi prendete, ed in pomata

Riducete ben salata;

 

Fate poscia con del succo

Di verbena uom di stucco,

Ma ch'avesse in petto un neo

Nella forma d'Agnusdeo,

E ben bene foderato

Lo portate sempre a lato:

 

Vi preserva in fede mia

D'ogni fascin'e malia,

Che dell'uom possa venire

Per dispetto, invidia od ire.

Da quel punto che l'ho fatto

Me ne vedo immune affatto.111

 

Or vo' darvi de' ripari

Per que' casi che son rari,

Se vi guardan fiso fiso,

E vi jettano col riso,

In quel punto lenti lenti

Voi mostrate tutti i denti.112

 

Se poi viene un susurrone

E lodando vi scompone,

Presto il pollice volgete

Sotto l'indice, 'l tenete

A lui ritto ritto in faccia

Sin che parti, ovver si taccia.113

 

Vi son poi de' mascalzoni,

Asinini e farfalloni,

Che ronzando sordi sordi,

Benché sian de' piú balordi,

Col parlare lor bestiale

Far ci vogliono del male.

 

Questa razza non si cura,

Che non è da far paura:

Sono certi bricconcelli

Scimuniti e buffoncelli,

Ch'ad un colpo di bastone

Si fan stare a discrezione.

 

Ecco dunque, passo passo,

Che siam giunt'in faccia 'l sasso,

Ho vuotata la bisaccia,

E uop'è ch'adesso taccia.114

Scusi qui, chi s'è turbato,

Il mio gusto depravato.





88 Bisogna qui prevenirvi: quanto abbiamo detto a proposito de' segni de' jettatori si può ripetere relativamente a quello che riguarda per liberarvi da' medesimi. Molte cose osserviamo create dalla natura con certe particolari qualità, mediante le quali s'impediscono alcune mutazioni, o all'opposto si procurano e si fanno. Tra questa classe sono tutti i medicamenti ed i veleni, che poco o nulla si differiscono tra loro. Ma siccome ogni sostanza, a sentimento di Leibnizio, e di Wolfio, gode la forza attiva, cosí ogni corpo qualunque può produrre in noi delle mutazioni, anzi le produce, piú o meno sensibili, secondo meno o piú sensibili saranno gli ostacoli incontrati. Questo è che noi non possiamo determinare la classe, tanto de' medicamenti che de' veleni, né si discoprono, che mediante le osservazioni piú accurate. Sappiamo che tutti i corpi agiscono; or se questi operano in questa o in quella guisa, in questo o in quel soggetto, con questi o con quegli gradi, certo è che non è facile determinarlo di tutti. Noi non ne conosciamo che una infinitesima parte delli tanti che operano, e però andiamo osservando alla giornata nuovi fenomeni e nuovi sorprendentissimi effetti. Chi poteva credere che col solo fiato di una persona si guarissero i mali degli occhi? E pure ciò si dice costantemente del fiato di un tal governatore baronale, che si trova qui in una locanda: viene, a tal fine, chiamato da diversi signori e signore, e la locanda ove soggiorna è piena sempre di tali ammalati. Una signora che io conosco, e con cui ho non ha guari parlato, si fa fiatare nell'occhio destro, in cui vi è un'amaurosi. Mi dice che, dopo quella semplicissima operazione, sente nell'occhio tanti pungoli. Ieri sera principiò, questa mattina vi ho parlato. Vedrò in appresso come sarà per riuscire siffatta cura. Or posto vero, come asseverantemente si vuole, stimate voi tanto facile il comprenderne la ragione? O dovremo negare affatto che ciò succeda? Io per me crederei essere temerità senza pari il volere costituire limiti alla natura. Non è a me noto come possano agire i filtri, poiché a detta di Ovidio: «Philtra nocent animis, vimque furoris habent». Dunque è falso che producano delle mutazioni? Io non comprendo come la radice Baaras, che alligna nella valle cosí anche chiamata, e posta a settentrione della Città di Macbezo, resista alla sua estirpazione in una meravigliosa maniera, scappando e sfuggendo sempre dalla mano sin che non se le butti sopra dell'orina, e come dicono gli osservatori, dell'orina di donna. Dunque dovrò dire essere tal fenomeno affatto falso? Potrò io dubitarne fin che ad occhi veggenti non venga da me osservato, ma vedutolo, non posso assolutamente negarlo. Molto piú bizarro sarebbe il caso, se mentre vedo la mimosa ritraersi coll'appressarle la mano, voless'io sospendere la credenza, finché non ne comprendessi la maniera nella quale ciò avvenisse. M'immagino che sarebbe questo un fanatismo ben fatto. Molte cose producono i loro effetti per alcune qualità a noi note, molte altre per qualità non affatto da noi conosciute. Quelli, lusingandoci di conoscerne la ragione, diciamo che operino per le particolari qualità, che talvolta cerchiamo individuare, questi per la loro totalità, ch'è quanto a dire per un complesso di azioni, per un inviluppo di forze, per un non so che che l'anima. Chi avrebbe intanto coraggio di sostenere che questa e non quella cosa riferir si dovesse a quest'ultima classe? Chi seduto a scranna ardirà decidere che tanti effetti naturali, per lo innanzi non conosciuti, e di cui non se ne intende la ragione, sieno affatto da non credersi? Eccoci nel caso. Gli spedienti che io vi presento in questo capriccio sono tutti quanti valevoli a preservarvi dalla jettatura. Molti sono stati sperimentati tali per lunga serie de' secoli da oculatissimi osservatori; molti altri l'ho io osservati efficaci. Non me ne chiedete però la ragione: sono della classe di quelle cose che operano colla totalità, e che la natura ha riposte nell'oscurità del suo gabinetto. Vi prego a farn'esperienza, ed il risultato ve ne darà la ragione: «Per varios casus artem experientia fecit / Exemplo mostrante viam».



89 Non posso che ragionare su pochissime cose, sull'altre non devo che rimetterle all'esperienza. Fatela voi, e poscia sappiatemelo a dire. Delle spille, delle vesti di seta, del metallo se ne può dir qualche cosa: sono conduttori dell'elettricità. La jettatura è un effetto di una particolar modificazione di tal materia, o di altra a questa strettamente congiunta, e nella medesima maniera operante: dunque dovranno condurla alle persone che portano simili cose. Ed ecco perché, vezzosissime donne, portandovi voi ne' teatri, nelle feste di ballo, nelle pubbliche adunanze, vi ritirate per lo piú malcontente, sparute di volto e poco men che febbricitanti. Que' benedetti abbigliamenti vi hanno con vigore trasmessa la jettatura; tra tanto numero di spettatori, impossibile cosa è che non vi si rinvenissero de' malefici; e posta in voi una egual ragione di natura elettrica, o quasi elettrica, rimarrete sempre jettate nella ragione degli abbigliamenti medesimi. Povere donne, quanto vi compiango! E chi sa che la scaltrezza degli uomini non avesse escogitato a voi tali cose, per avervi appunto come tanti parafulmini, ed in una parola per parajettature? Scuotetevi, se è possibile: l'uomo, di voi senza paragone piú scaltro, ha cercato sempre i suoi vantaggi colla vostra rovina. Quelle cose che voi apprendete come tanti distintivi e doni concessi alla vostra bellezza, non sono che catene colle quali l'uomo vi tiene avvinte e soggette. Sono uomo anch'io: comprendo però lo spirito di tanti ritrovati a vostro danno, e non posso contenermi di dirvelo. Scuotetevi, se è possibile, ripeto. Voi risentite il giogo in ogni momento, e cercate di scuoterlo in tutte l'ore, ma non per le vie dritte, e per quelle che condur vi possano al fine. Coltivate lo spirito, imparate a pensare, ragionate; in una parola avanzatevi nelle lettere e sarete vendicate, libere, ragionevoli.



90 Un amico forte si meravigliava, perché le signore donne in questi ultimi tempi vadino cosí coperte di vetri e di cristalli: io tolsi a lui la meraviglia col dirgli: l'hanno inventato i mariti, per levarsi presto la seccatura delle mogli. Possibile! egli riprese; tanto è li soggiunsi, e spiegandogli l'arcano, perché l'uomo ripieno è di un lume superiore di filosofia, ne rimase convinto. Chi può resistere ai replicati assalti della jettatura? Una macchina sensibile qual è quella delle donne, a lungo andare dovrà cedere, scomponersi, rovinare. I cristalli, i vetri, le gemme sono tutti corpi, che hanno l'elettricità vitrea: quanto suona tal vocabolo, lo sanno i fisici; io lo spiegherò a voi, bellissime donne, affinché veggiate, che la jettatura nelle vostre gioie si nasconde «Come angue suole in fredda piaggia il verno». Tutti quei corpi che hanno l'elettricità vitrea raccogliono da' corpi vicini la materia elettrica; se un globo di zolfo si strofina in una punta d'un conduttore, ch'è carico di elettricità resinosa, e dall'altra punta si strofina un altro globo di vetro, che ha la vitrea, nel conduttore non si vedrà mai una scintilla di fuoco. Quanta materia il globo di zolfo, altrettanta ne tira quello di vetro. Voi che formò natura sommamente penetranti, e senza studio giungete a comprendere le materie piú difficili, capirete adesso che que' vetri, que' cristalli, quelle gemme che vi adornano il seno, raccolgano insensibilmente la jettatura, e liberando i vicini se ne caricano sempre piú, e per l'immediato contatto ve la partecipano. Ho ragione dunque di dire che i mariti, osservatori delle cose naturali, gli avessero inventati per somministrare alle mogli un lento veleno e togliersele d'avanti? Badateci, vezzosissime donne.



91 Si comprende molto bene da quello che si è detto sin'ora.



92 Io son contentissimo di trovarmi sempre con un capitale di due o tre soldi. L'argento e l'oro, come metallo, è conduttore, ma, per una speciale qualità, se ne carica assai piú che non fanno gli altri metalli.



93 Sissignora. Io vi bramerei nella semplicità piú polita. Quelle gioie, quell'oro, che vi adornano la gola ed il crine, mi sono un crucio continuo. Temo che ad ogni momento vi avessi a vedere colpita da jettatori. Siatemi compiacente, mia bellissima Nice: non parlo che per vostro vantaggio. Lo smisurato amore che vi porto mi fa essere tutt'occhi per voi. Quegl'imbrogli vi rovinano, credetemi; a lungo andare la straordinaria bellezza vostra ne rimarrà colpita. Voglia il Cielo che io mentisca; siete il cuor del mio cuore, né viverei un momento se vi vedessi languire; ma... Capitemi.



94 Credo di pensar dritto. Con simile veste poco o nulla mi son liberato dalla jettatura. Mi viene in mente che i legni piú secchi sono conduttori. Eccono dunque la ragione. Penso di togliermeli d'addosso con levarne tutti i bottoni, o animarli di tutt'altro che di legno.



95 È un antico sentimento. L'artemisia non ci fa rimanere offesi da veleni di questa natura. Alberto il Grande la porta tra gli ammirabili segreti, e la crede valevole anche contro i maligni spiriti. Io vi consiglierei di provvedervene. La mia loggia è piena di tal erba, e quando ne troverò a comprare, non esiterò un momento a farne l'acquisto. Chi sa, potesse resistere a questa malnata Celeno, che mi sta di rimpetto a covarmi? L'ho poi osservata efficacissima contro la jettatura fisica, o patente, come la chiama il pregevole amico D. Nicola Valletta. Se ne comprende la ragione, questa è nota a' medici: se vi aggrada saperla, domandatene i medesimi.



96 Il Thiers l'ha osservato sommamente proficuo. Si sputi tre volte su i capelli, egli dice, che si svellono nel pettinarsi prima di gettarli a terra. Tibullo v'insegna di sputarvi in seno, ed eccone le precise parole: «Despuit in molles, et sibi quisque sinus». Io non manco di farlo sempre, e ci ritrovo vantaggio.



97 Plinio dice che i ritagli dell'ugne incorporati nella cera siano un potente incantesimo, per non esserne accagionato. Pitagora infondeva nell'ugne delle virtú con queste parole: «Praesegmina ungajum, criniumque ne commingito». Io confesso non capirle. Ma sappiamo cosa vogliano indicare, o in che giovare? Io mi spiego: non credo a talismani, oroscopi, parole, versi, biglietti, come a luogo piú opportuno diremo, ma non oso però confinare la natura dentro i miei pensamenti; però crederei potersi fare una pastiglia de' ritagli dell'ugne vostre con della cera, e portarla indosso, senza incomodo alcuno. Io me l'ho fatta.



98 Portando indosso il nocciolo di dattilo ed il sale, secondo Thiers, ci preserviamo da ogni incantesimo. Io l'ho provato per la jettatura, e parmi di riuscirmi.



99 Si cresce il moto, si accende la fantasia? dunque maggiore l'impeto con cui si scaglia la jettatura.



100 De la Borde ci assicura, che ciò facevano con profitto i Caraibbi.



101 Trovo presso Lover che si davano delle focacce impastate col miele a chi entrava nella caverna di Trofono. Da ciò ho preso motivo di servirmene, e quando credo d'esser rimaso jettato ne fo uso con profitto.



102 Per due motivi: e per il lume, che a sé la tira, e pei candelieri medesimi, che sono conduttori.



103 Questo è un altro articolo: i bitumi, i balsami, i profumi sono corpi che hanno l'elettricità resinosa, quindi lasciano i corpi vicini isolati, per conseguenza fanno caricare questi di una maggiore quantità di vapori malefici.



104 Cardano dice che il diamante legato sulla carne al braccio sinistro impedisca gli effetti degl'incantesimi. Alberto il Grande porta, tra i suoi ammirabili segreti, la pietra crisolido contornata d'oro: ed al diamante ancora la virtú di far conoscere al marito se la sua moglie è fedele. Quando si pone, egli dice, un diamante sulla testa di una donna che dorme, se è fedele al suo marito l'abbraccerà affettuosamente, in contrario si sveglierà con impeto. Io, grazie a Dio, non ho moglie e non posso sperimentarlo. Soggiungerò solo quel che a proposito dice Alberto il Piccolo sulla virtú del diamante. Se si prende un piccolo diamante, egli dice, non ancora portato da alcuno, e si lega in oro, poscia, involto in un drappo di seta, tra camicia e carne si porta nove giorni, ed altrettante notti alla parte opposta al cuore; e nel nono giorno prima di sortire il sole vi s'impronti con scarpello nuovo questa parola: Sceva; quindi presi tre capelli di una persona da cui si desidera essere amato, ed unitili con tre altri suoi dicasi: «O corpo, possa tu amarmi, ed il tuo disegno riesca ardentemente, come il mio per la virtú di Sceva», e si leghino i capelli col nodo di Salomone; e l'anello presso a poco fosse poi legato in mezzo di quel nodo, ed involto nel drappo di seta, si portasse sul cuore per sei giorni, ed al settimo si sciogliesse dal nodo di Salomone: fatto tutto ciò prima che nascesse il sole, e alla digiuna, si dasse quell'anello alla persona che si volesse; questa immediatamente si accenderà per chi ce l'ha dato. Or leggendo tante virtú nel diamante ho tentato di sperimentarlo contro la jettatura. Portandomi a giocare, me l'ho legato ogni sera, sempre diversamente, per iscoprire se la diversa modificazione e sito che prende potesse farlo operare. Il fatto sta, che sempre ho egualmente perduto. Anzi ho poscia dubitato, con ragione, che come gemma attraer potesse la jettatura, ed invece di arrecare vantaggio apporti del danno a chi se ne serve.



105 Della ruta è sentimento comune: ma io nulla ci trovo di buono. Dell'ortica leggo nel Trino Magico che chi tiene l'ortica congiunta al mille foglio è sicuro degl'incantesimi. Io non ne so nulla.



106 O questo che ho sperimentato efficace. Lo lessi la prima volta nel tomo I di M. Thiers, e l'ho praticato con qualche sorta di profitto.



107 Molte cose si dicono a tal proposito; ed io non voglio privarvene. Ho letto ne' Viaggi di Libia, che i Marbuti di Senega danno ai negri certi biglietti, che essi chiamano grisgris, che contengono parole arabe, pei quali sono preservati da' disastri. De Lancre riferisce che un uomo faceva del male a chi voleva con queste parole: Vach, Stest, Sty Stu. Rapporta Thiers, che se si attaccano cosí queste parole: nuthas a aortoo noxio bay gloy operit al collo, verrà amato chi le porta da tutte le persone. Si legge nella vita di Pitagora, che vedendo questo filosofo un bue che depasceva in Taranto un campo di fave, li si appressò e gli disse alcune parole. Il bue non se ne mangiò mai piú. Giunto a vecchiezza si alimentava di ciò che i passeggieri li davano presso al tempio di Giunone, e fu detto Bue Sacro. Si dice che una figura di serpente che si rattrovava in Costantinopoli impediva che vi entrassero i serpenti. Maometto II li ruppe i denti, ed un gran numero di serpenti con denti rotti entrarono nella città. Leggo nell'Istoria dell'im.[maginazioni stravaganti] del Sig. Oufle, che in questa città medesima, sotto l'impero di Anastasio, vi era in bronzo effigiata l'immagine della fortuna che teneva un piede sopra una nave. Si staccarono alcuni pezzi di quella nave, ed in quel porto non potevano piú entrare le navi, finché non furono attaccati di nuovo i pezzi. S. Gregorio Turonese dice che, scavandosi ne' ponti di Parigi, fu trovato un pezzo di rame con la figura di un topo, d'un serpente e di un fuoco, che poi essendo negletto, guastato o rotto si vide un gran numero di serpenti e topi, ed afflitta la città spesso d'incendi. Leggo anche presso Chomer, che in Egitto, quando si voleva far cessare la gragnola, quattro donne affatto ignude si coricavano in terra col ventre su, ed i piedi sollevati: che pronunciavano alcune parole, e cessava immediatamente. L'Ambasciadore de' Brevi dice che una pietra intagliata in forma di scorpione e riposta nelle mura di Tripoli esterminò tutti gli animali velenosi che l'avevano per lo innanzi infettata. Io ripeto, non ci credo, ma non voglio mettermi a scranna e decidere.



108 Cosa molto efficace. Si disturberà cosí l'efflusso malefico; e poiché a quella razza di jettatrici esce del seno, ed è di natura acida, il terreno, ch'è inzuppante, lo tratterrà nel seno medesimo, e quando anche non vi giungesse, quell'impressione romperà l'efflusso e lo dirigerà altrove.



109 Questo è un fiore, ch'è detto guanto di nostra Signora, conosciuto dagli antichi sotto il vocabolo Baccar, e se ne cingevano la fronte per non restarne ammaliati. Loyer pretende che sia valevolissimo contro le male lingue, e però secondo Virgilio contro i jettatori che lodano: «Aut si ultra, placitum laudarint baccare frontem / Cingite, ne vati noceat mala lingua futuro». Io l'ho sperimentato molto efficace contra le jettatrici di siffatta razza.



110 Non mi domandate il perché, che non so dirvelo di sicuro. Una volta che mi si appressava una simile jettatrice, spinto non so da qual interna forza, cheto cheto andai da dietro e la sputai replicatamente sul crine L'esperienza andò a maraviglia, però non manco di farlo, quand'occorre, con prospero evento. Ho veduto solo che non sempre mi vien fatta di farlo, ed allora mi vengono mille guai sopra le spalle.



111 Ecco dove è fondato questo preservativo. Lessi una volta nel solo Tesoro di Alberto il Piccolo che la midolla che si trova nell'osso del piede del lupo, fattane pomata con polvere di cornocervo, riconciliava gli affetti di altri verso di sé. Lessi ancora, non mi sovviene dove, che portando sullo stomaco la testa del nibbio, veniva ad essere da tutti amato. Il sale si è sempre avuto contro i malefizj, adunque, pensai che, unendo in uno tutti questi segreti, potessi formarne uno piú saldo, ed efficace. E come aveva apparato da Alberto Magno ne' suoi ammirabili secreti, che, strofinandosi le mani colla verbena e toccando una persona veniva da questa amato, cosí pensai con del sugo della verbena fare colla predetta pomata un'immagine di uomo, appunto pensando che dipartendosi sotto quella figura i maligni effluvi, come emanati da una figura virile, si potevano distruggere dagli altri, che si andavano all'incontro sotto la figura medesima e di una opposta natura: poiché dove quelli del jettatore erano prodotti da disdegno, rabbia, invidia, questi avendo la virtú di conciliare gli affetti, potevano correggerli e farne venire l'opposto. Il tutto ha corrisposto alle mie brame: giacché non mi vedo cosí fieramente perseguitato da jettatori come prima ed ho speranza che, col portare alla lunga tale immaginetta, non ne avessi piú a temere.



112 Quando si fa con garbo e destrezza riesce assai bene. Si finge come di pulirsi i denti, o altro. Ma quanto piú francamente si mostrano, tanto piú vien rotto l'efflusso della jettatura. Non vi curate di sapere come io lo avessi scoperto; mi è stato insegnato, e l'ho sperimentato efficacissimo.



113 Questo è il piú efficacissimo spediente di quanti se ne sono dati sin'ora. Fatene l'esperienza e me ne sarete grato.



114 «Colligere arma jubet, validisque incumbere remis». Non voglio però lasciarvi senza un generale efficacissimo rimedio. Per rompere la jettatura non v'ha di meglio che il canto, con ispecialità quella degl'invidiosi e delle male lingue: «Frigidus in pratis cantando rumpitur anguis». I Psilli, che erano Popoli della Libia al di de' Garamanti, medicavano le piaghe fatte ad altri dagli animali velenosi col solo e semplice canto. Io me ne servo nell'occorrenze, lo rinvengo efficace: se volete trarne profitto, non lo dovete trascurare anche voi.



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