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Amico Valletta,2 crederesti tu mai che uno ancor non vi sia stato che, fomentato dalla tua opera, si sia punto prestato a studiare, onde liberarci dal continuo terribile flagello della jettatura, che tanto affligge l'umanità specialmente napolitana? Veruno vi si è piú occupato, e restano perciò dopo 15 anni ancora insolute le 13 questioni da te proposte. Oh! vergogna d'un secolo illuminato, che si perde in tante ricerche inutili e trasanda il proprio bene; anzi, quel che è peggio, non cura liberarsi dal piú grande de' mali, quale è quello generale della jettatura!
E voi medici (dico specialmente agli empirici, che piú amici son della ragione), che obbligo avete di studiar mai sempre per liberar l'umanità dai mali; voi zelanti magistrati addetti a liberar la società dei suoi perturbatori, e perciò dai jettatori, che piú dannosi son degli assassini medesimi; e voi filosofi moderni, che perdete le notti per illuminarvi, che osate investigar le cause delle illusioni, perché non occuparvi a liberar questo popolo da una peste, cui ancora non si apportò rimedio?
Credereste mai che non fosse quest'opera degna di voi? Eppure non sdegnò trattarla il nostro Valletta, insigne avvocato, poeta, professore della R. Università, autore di opere insigni.
E se poi si tratta di un male tanto serio, che tutto dí percuote nobili e plebei, avvocati, medici, professori, artisti, tutti insomma, veruno eccettuato, non è piuttosto un'opera da acquistarsi un gran merito e da obbligarsi tutti infinitamente?
Mi fu detto una volta da una persona, che non voglio nominare, avendole io palesato questa mia meraviglia: non accadrà forse mai che i dotti da noi si occupino su questo grave nostro bisogno, mentre che eglino sono i piú bravi jettatori. Io non credo ciò in tutta la sua estensione; ma pur sul dubbio, risolsi sin d'allora occuparmici, che pur anche inetto a tanto, colla scorta dell'immortale Valletta (piú immortale per l'opera succennata che per tutte le altre sue, di dritto, ec.) mi lusingo di esser pervenuto alla disiderata meta.
Si obbietterà da taluno, forse in discredito di questa materia, che presso tutte le nazioni rigurgitano in oggi le opere di qualsiasi genere, e di ciò non se ne tratta neppur fra i popoli piú colti. Ciò è verissimo; ma si rifletta di grazia che questa peste, come proveniente specialmente dal calore, poco o nulla può esser sensibile nelle parti piú settentrionali; e quelle che per il clima ed altra fisica o morale disposizione potrebbono esserne alquanto affette, han forse degli antidoti, che senza anche siano da loro conosciuti naturalmente le preservano.
Né mi si tacci d'una gratuita asserzione; si tenga dietro specialmente ai popoli nostri limitrofi, i quali sono stati pure anticamente molto affascinati dal nostro male (ciò ha ben provato il dotto Valletta), e in oggi pare che siano esenti da questo flagello. Non credo io già che eglino siano avanzati nell'era di tre o quattro secoli; ma piuttosto, come ne fan fede piú letterati, che han la bella fortuna, non già per dottrina, d'aver preso in uso la parola equivalente appunto al fascino, e che n'è il piú specioso rimedio, come cel prova l'antichità tutta; e ne han preso un abito tale che, fattone un intercalare vizioso, in un discorso di venti parole la frapporranno e ripeteranno trenta volte almeno.
Or noi, non so per qual funesto pregiudizio, usiamo invece un'altra voce, che quantunque abbia coll'altra un'immediata affinità, anzi strettissima parentela, pure anziché fugare la jettatura n'è il piú eccellente conduttore, e ci assoggetta a tutta la malefica forza de' suoi influssi: è questo un massiccio errore, che invece del dio Priapo, tanto valido protettore contro il fascino, nominiamo piuttosto il suo tempio, dalla natura immaginato appunto per bersaglio dei fascini. E non può scusarci il pretenderlo come un vocabolo improprio, giacché in Italia si sentì ognora fra i labri rubicondi delle dame, ne fecero uso i togati, e perfino non lo sdegnarono talora i piú morigerati personaggi; cosa che non rende punto meraviglia, perché l'usarono, e l'usano, come un ripieno, senza dargli alcun senso; ed in ogni modo poi, volendo dare un senso naturale a tal sorte di parole, sarà sempre piú impropria quella da noi usata, secondo il sentimento generale degli uomini.
Ma venendo al nostro assunto, benché, dopo tante e tante ragioni e prove addotte dal nostro Valletta, nessun dovrebbe piú dubitare che si dia la jettatura; non ostante, siccome in ogni tempo abbondano gl'increduli sotto l'aspetto di spiriti forti, credo non sarà inutile addurne ancora altre prove, che le nuove scoperte ci forniscono, e ci daran queste, mi lusingo, lume alquanto, onde possiamo, ad onta delle dense tenebre che ci avvolgono, ritrovarne le cause, distinguerne i diversi effetti, e rinvenirne una volta gli antidoti necessari.
Parlando con degli amici su tal proposito, mi fu sovente dimandato: cos'è questa jettatura, qual è la sua natura, onde produrre tanti effetti speciosi e sorprendenti? Dico la verità, una tale inaspettata interrogazione mi fece sempre ammutulire, e inutilmente vi meditai delle notti; ma mi consolai ancora col Valletta, dicendo: ebbene, se non si conosce la causa, son palpabili gli effetti; cosí negar non puossi che la calamita attragga il ferro, che guardi il polo, come la sua inclinazione e declinazione dal medesimo, benché la causa non ne comprendiamo.
Noi vediamo tutto dí degli accidenti portentosi causati dalla jettatura, e questi vari infinitamente fra loro. Or, se vi si facciano le debite ponderazioni, si scorgerà di leggieri che questi tali accidenti son prima immaginati, desiderati e voluti nella loro estensione e con quella tale energia dai jettatori medesimi; benché talvolta non jettano in specialità, ma si contentano mal augurare il povero zimbello preso di mira in disgrazie alla rinfusa, di cui possa esser capace.
Cosí un certo tale, mirando un lampadario nuovo, di fresco attaccato in una galleria, lo jetta e subito, con generale stupore del padrone di casa (persona di distinta dottrina) nonché di vari altri signori che vi si trovarono presenti, cade e va in briccioli.
Un altro vede passare una carrozza. Dice con alcuni che stavano in sua compagnia: vedete quella carozza? ora si spezza l'asse. Ed al momento ciò accade.
Un uffiziale d'alto rango vede alcuni in comitiva imbarcarsi per andare a Posillipo; si prende gusto a jettarli. Uno di essi se n'era accorto e voleva tornare indietro, ma gli altri non vi crederono e vollero continuare il loro divertimento: tutti vomitarono in barca, cosa che non era mai accaduta. Giunti a Posillipo fan cucinare diversi cibi per far merenda: quale si brucia, quale cade in terra, quale viene salato, e insomma non poterono assaggiar nulla. Prendono una carozza per tornare, e per ístrada si rompe una ruota e cadono con qualche danno, e dovettero avere a gran sorte di non essersi fracassato il collo.
A me stesso fra tante altre straordinarie avventure accadde un giorno che, volendo far sagnare una mia cagna, venuto il sagnatore, un amico che stava meco disse: bisogna che io vada via, altrimenti non esce sangue alla vostra bestia. Io veramente ci risi, prendendo ciò per una buffonata, e dissi all'amico di non muoversi altrimenti: or bene per tre o quattro volte il sagnatore diede il colpo colla lancetta, e mai si vide sangue! Fui allora costretto pregare l'amico che se ne andasse: appena sortí egli la porta, venne il sangue senza bisogno di altro colpo.
È pertanto chiaro e naturale, che il primo jettando il lampadario ha comunicato ad esso un malefico effluvio diretto a farlo cadere, e che questo poté metterlo in moto bastante a farlo cadere di fatto. Il secondo con idea egualmente maligna volle che si rompesse l'asse della ruota, ed ebbe sufficiente forza a farlo spezzare. Il terzo poi ha saputo fornir quei gentiluomini da lui jettati, sí maschi che femmine, d'una quantità di morbosi effluvi, che capaci furono di produr loro tanti funesti effetti in tutte le operazioni. Il mio amico poi, piú per persuadermi della sua preggiabilissima abilità che per maligna idea, jettava per respingere il sangue, come il fatto riportato lo fa sensibilmente conoscere.
Or dunque potremo francamente asserire che la jettatura sia una facoltà spirituale e corporale, fisica e metafisica, accordata dalla natura agli uomini jettatori nella maniera stessa che al rospo, al basilisco e tanti altri animali e vegetabili, come ben rimarcò l'erudito Valletta.
Ciò ammesso, facil sarà di risolvere la quistione della fortuna, del fato, del destino, ec., ad alcuni favorevoli costantemente, ad altri sempre mai contrari; giacché i primi sono siccome i corpi che si trovano in perfetto equilibrio di elettricismo, e non paventano allora il fulmine anche che giri loro d'intorno, ovvero, elettrizzati in eccesso, suscettibili non sono d'altro fuoco, e soltanto può farli danno un corpo piú di essi elettrico: cosí considerar dobbiamo senza tema di abbaglio i nostri jettatori. I secondi, che siamo noi altri poveri disgraziati, per mancanza di tale pestifero elettricismo, siamo sempre bersaglio dei sudetti malefici, il cui spasso è l'altrui malanno.
Ad onta di continui sempre nuovi fatti meravigliosi che qui cotanto ammiriamo, v'hanno alcuni che exabrutto pretendono che non si dia veramente alcuna jettatura; sostenendo che gli eventi tutti, anche i piú straordinari, sorprendenti e clamorosi siano meri figli del caso, e che paiano appunto singolari perché ci si fa soverchia attenzione. Ma diamocela vinta per un momento, per non questionare con genti sufistiche, e con certi filosofi moderni nemici degli stati e della religione. Dico io peraltro: cos'è questo caso? chi ha definito il caso? ebbene sia il caso; il caso, l'arcicaso sarà appunto la jettatura, e questa a caso vibrata sopra i poveri veri infelici, loro fa intanto a caso soffrire tanti mali causali, che per ipotetica conclusione producono de' mali reali, arcireali, realissimi.
Altri, piú curiosi ancora, vogliono esser creduti scevri di pregiudizi e pretendono seguire la moda filosofica, onde osan dire: io non ci credo, comprendo bene che questi son pregiudizi dell'ignoranza e della barbarie; ma... si vedono dei fatti cosí singolari, con combinazioni tali, che pare sia certo.
Inviamo gli uni e gli altri presso il signor Valletta, e gli invitiamo rispondere alle sovrabondanti ragioni, argomenti e prove anche di fatto dallo stesso addotte, e specialmente se non è vero che jettano le bestie, se non le piante; e se è vero, che è innegabile, come potrassi escludere, anzi ardire di sostenere, che qua gli uomini non jettano? Prego poi questi signori a leggere quanto in appresso, e particolarmente intorno al magnetismo animale, e sostengan poi, se han faccia, che non dassi la jettatura.
A dir la verità, poi, non mi sorprenderebbe che ad onta di tante e tante ragioni incontrastabili, vi fossero dei scettici, che ricusassero di compiacere alla verità: cosí vi furono che vedendo scrivere elegantemente delle persone che imparato avevano in pochi giorni con un nuovo metodo, dissero: pare che scrivano bene, elegantemente, e presto, ma non è vero. ...è un'illusione. Quando si voglia oppugnare la verità, giacché le leggi non v'hanno provveduto, sono inutili le ragioni ed i piú perfetti sillogismi.
Nondimeno, per non mancare dal canto nostro, e ad satietatem, faccian la grazia questi increduli dell'evidenza di venir meco e facciamo qualche osservazione insieme.
I venti specialmente settentrionali han per tutto un certo periodo, e duran tre, sei e nove giorni almeno. Or come qui varian dopo un giorno ancora, come havvi un'incostanza straordinaria nel tempo, di caldo, freddo, umido, e secco? Come dei galantuomini, di costumi irreprensibili e di eccellente morale cristiana, invece di aver fortuna ne' loro affari, nella famiglia, ec., han tutto sinistro, e da cento croci vengon di continuo bersagliati; quando tanti e tanti bricconi han costantemente la sorte in favore, tutto va loro a seconda, ed anche i sbagli e le piú gran corbellerie che commettono servon loro di vantaggio? Come potrebbero avvenire sí fatte ingiustizie nel mondo, se non per causa di jettature? Con queste cangiar fansi i venti e le intemperie, con queste son mal menati i buoni e gl'innocenti, e servon queste di scudo ai cattivi.
La beneficiata del lotto ci dà ancora una perenne prova della jettatura. Ognun dovrebbe comprendere che scienza alcuna non havvi nelle estrazioni del lotto, perché tutto diretto vien dal caso, non essendovi un moto fisso e regolato nelle palle, restando anzi tutto all'arbitrio di chi muove la cassetta e di chi tira fuora i numeri. Come dunque avviene che taluno possa osare, com'è avvenuto, di nominare eletto per eletto avanti che sortano? Convien credere a forza che v'abbian dei jettatori abili a far andare in alto quelle precise palle e farle poi prendere in mano da quello che le deve estrarre. E cosí vi son stati taluni che hanno immaginato delle gabale infallibili, ma, dopo morti, veruno ha piú saputo con quelle indovinare un numero, perché non era l'abilità ne' numeri, che ciò è totalmente assurdo, ma nelle persone di facoltà jettatoria.
Tanti morbi che prodotti si credono dalla lue celtica, come colpir si vedono delle persone che punto non andettero di questa in cerca, e perfino dei bambini? Ma dicono certi medici esser ciò prodotto dal sangue de' genitori: alle volte potrà esser vero, e sarà pure allora una jettatura trasfusa per sangue. Negar non puossi per altro che accada ciò a de' bambini pur anco figli di persone polite, oneste e nobili, di cui lecito non è dubitar tampoco che ricevuto abbian dai genitor un sangue che non sia purissimo; e perciò le sole jettature cause esser possono delle loro celtiche affezioni.
Un'infinità, insomma, di fenomeni che giornalmente accadono sotto i nostri occhi si potranno spiegare con tutta la facilità e chiarezza, rapportandoli alla jettatura, che altrimenti non saranno giammai solubili.
Tocca dunque ai filosofi d'indagare con tal mezzo tante cause incognite ancora, e calcolare quindi, e la natura, e la forza della jettatura.
Essi, esatti investigatori della natura tutta, credo non abbian pure il minimo dubbio che si dia la jettatura, come non l'hanno avuto mai i filosofi antichi; in fatti san bene eglino la forza dell'attrazione, quella che trattiene i globi nello spazio, che fagli aggirare intorno ai soli fissi nel centro de' sistemi planetari, che trattiene gli Oceani ne' loro letti, che fa restare i corpi sulla superficie della terra e preserva insomma la natura tutta dal disordine e dalla confusione. Vedono essi per la forza medesima poter produrre la luna gli abbassamenti ed elevazioni nelle acque, detti flussi e riflussi del mare: potere influire sui vegetabili e sugli animali, e veggon i piú lontani pianeti, e le stelle perfino, aver relazione colle concezioni e co' parti; e tutta la natura insomma avere un reciproco concorso, mediante l'attrazione e repulsione, secondo le particolari affinità positive e negative, o, ciò ch'è lo stesso, in forza di una reciproca jettatura benefica o malefica.
Se dunque tutto è jettatura, come tutto è attrazione in natura, il piú grande studio degli uomini esser dovrebbe senza meno quello di cercar la buona e correggere la malefica. Ciocché noi abbiam specialmente avuto di mira nella presente operetta, e ci lusinghiamo ancora esserci felicemente riusciti, se fatto verrà a nostro modo.
Ci provò da maestro il nostro Valletta che i greci, i romani, e l'antichità tutta riconobbe con morale certezza questo malefico influsso, e che i filosofi piú saggi ancora si occuparono alquanto a ricercarne le cause e i rimedi; ci dimostrò quindi poter derivare dall'antipatia, dall'agitazione della fantasia, dagli effluvi che i corpi tramandano ed altre cause, adducendo argomenti solidi di analogia, dedotti dalle piante, da bruti animali, ec.
Ora noi aggiungiamo altra prova, la quale sola è sufficientissima alla soluzione di sí importante problema; e mediante questa ammutulir possono pur gl'increduli più ostinati: questa si è il galvanismo, ossia magnetismo animale.
Dopo tanti anni di mediche fisiche quistioni ed acri dibattimenti resta ormai approvato dalle mediche facoltà il magnetismo animale. Si vedono in Francia ed altrove, in oggi, degli uomini e delle donne che, possedendo sí bella fisica virtú, fan vedere palpabilmente che col solo tocco delle mani magnetizzando le persone, le immergono in un dolce letargo, ed in tale stato le obbligano a parlare e rispondere ad ogni sorta di quesiti, e vengon con tal mezzo a capo di curare e guarire qualsiasi male fisico; ed ottengono altresí dei vantaggi considerabili in altre cose.3
Ma un tal magnetismo, come è per se stesso chiaro, è un effetto degli effluvi jettati da un corpo all'altro; né v'ha altra diversità da questo magnetismo alla nostra jettatura, se non che gli effetti del primo son totalmente benefici, e della seconda sempre malefici; onde può dirsi essere il primo un magnetismo positivo, ed il secondo negativo, o viceversa; ed accade perciò come appunto nella calamita che ha due poli contrari: uno attrae il ferro, l'altro lo respinge. Differisce peraltro dalla calamita, la quale in ogni pezzo può avere i sudetti due poli, quando il magnetizante non può dare jettature malefiche, almeno per quanto è finora conosciuto, e i nostri jettatori giammai magnetizarono beneficamente; e cosí pare che chi ha un estremo, non ha l'altro; vediam cosí delle piante d'una medesima specie contenere soltanto un sesso, ed altre tutti e due.
In ogni modo questo magnetismo ci dimostra sensibilmente che i corpi degli uomini, non men delle piante e dei bruti animali, gettano l'uno all'altro degli effluvi, che che essi sieno, a' quali convien soggiacere; e, benché questo sia un influsso benefico, è sempre jettato. Ed anzi, conoscendosi chiaramente che questi due influssi sono diametralmente opposti, non solo l'esistenza dell'uno prova incontrastabilmente l'esistenza dell'altro, ma di piú, siccome è un assioma approvatissimo che contrariis contraria curantur, ecco il vero antidoto per tanti secoli inutilmente ricercato contro la malefica jettatura, nostra continua rovina e disperazione.
Oh! se risorger potessi dalla tomba per un momento, caro Valletta, qual gaudio non ti apporterebbe sí fatta scoperta! Dasti tu ancora un tocco su tal magnetismo, e ne scorgesti una certa tale analogia, ma non l'opposizione della natura in queste due diverse jettature, onde dedurre che l'una potesse all'altra servire di rimedio.
Merita osservazione peraltro ciò che può servire anche in risposta a certe questioncelle di alcuni saccenti, perché in altre nazioni gli influssi che i corpi tramandono siano di magnetismo benefico, e qui malefico4. Molte possono essere di ciò le cause, ed io di buon grado ne rimetto la ricerca a tanti eccellenti filosofi che qui risplendono, restringendomi a due solamente per semplice ipotesi. La prima si è che possa a ciò influire la consueta educazione, la seconda che provenga dal clima.
Negar non si puole che l'educazione possa influire dei venefici effluvi nel cuore, ove appunto pare sia la sede, il collaboratorio delle jettature, come altresí è certo che coll'educazione ben regolata neutralizzar si possa ogni malefico umore; oltre che modificandosi regolarmente il cerebro, preparar si può a rigettare e riflettere ogni esterno effluvio, che altrimenti, restando questo di fibre deboli, e con spesse vacuità, deve necessariamente rifrangere qualunque influsso, sia anche dei piú straordinari e contrari ad ogni buon senso. In quanto ai climi ognun sa che quanto questi son piú caldi producono animali piú malefici, quindi le biscie, gli aspidi, i serpenti, i basilischi, i scorpioni, tarantole, ec.; ma non dobbiamo sgomentarci perciò, giacché vediamo in oggi resi omogenei anche i veleni piú potenti, e farne grand'uso in medicina, con effetti sorprendenti; quindi etici, asmatici, ostruzionali, ec., radicalmente cosí risanati. Tutto per altro dipende dalla maniera di trattarli, potendosi con un buon metodo neutralizzarli e renderli balsamici ed omogenei; spetta pertanto ai medici esaurire una tal materia.
Il nostro sentimento, riconosciuto già naturalissimo ed approvato da piú fisici, sí è di amalgamare questi nostri veleni con dei balsami esotici, quali appunto sarebbero le jettature benefiche, che, come si disse, sono diametralmente contrarie alle nostre. Ond'è che occorre con infinita premura ed impegno far venire qui delle persone magnetiche; e fatto indi un esatto reclutamento di tutti i nostri jettatori, veruno escluso, far questi magnetizzare piú e piú volte, fintantoché resti distrutto o neutralizzato il loro veleno jettatorio: cosa facilissima ad eseguirsi, la cui felice riuscita non può mettersi in dubbio da chiunque abbia buon senso per comprendere bene la jettatura in generale ed in particolare, in astratto ed in concreto, di ogni specie e qualità.5
Persuaso pertanto che, tutti conniventi, alcun non saravvi che, contrario al proprio bene, oppor si voglia a simile sanitaria misura, per cui, restando distrutta questa peste, privo resterà questo stato di tanti mali; passiamo ad occuparci sulle quisitioni proposte dal nostro Valletta in fine della sua opera. Queste son tredici, come appresso, e meritano la piú attenta riflessione.