Giovanni Rabizzani
Lorenzo Sterne

NOTA BIBLIOGRAFICO-CRITICA

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NOTA BIBLIOGRAFICO-CRITICA

 

Nel testo ho indicato la prima pubblicazione delle singole opere di Lorenzo Sterne. La prima edizione delle opere complete è di Dublino, 1779, in sette vol.; una tra le piú recenti, quella curata da G. Saintsbury, in sei vol. (Londra, 1894). Per il presente saggio mi son valso sopratutto della edizione in un volume cosí intitolato: The Worcks of L. S., containing «The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gent.», «A Sentimental Journey through France and Italy», «Sermons», «Letters», etc.; London, Routledge, s. d. – I passi del Tristano Shandy compresi tra virgolette sono tradotti da me; quelli del Viaggio Sentimentale son tratti dalla traduzione classica di Ugo Foscolo. Frammenti sparsi sono desunti dal volume: Sterne inédit, Le Koran, oeuvres posthumes complètes, trad. par Alfred Hédouin; Paris, Librairie Nouvelle, 1853.

Le traduzioni francesi delle opere dello Sterne sono una turpe contraffazione; se ne salva il Tristano Shandy a cura di Léon de Wailly (Paris, Charpentier, 1841-42) che l'Enciclopedia Larousse vanta come assolutamente letterale; non mi è riuscito di vederla. Ho visto invece il Viaggio Sentimentale trad. dallo stesso Léon de Wailly (Paris, Charpentier, 1841), interessante specialmente perché vi è premessa la Vita di L. S. a cura di Walter Scott (pp. I-XXIV) non facilmente reperibile altrove.

Di traduz. italiane, cfr.: Viaggio Sentimentale di Yorick lungo la Francia e l'Italia, trad. di Didimo Chierico; Pisa, 1803; riprod. in Opere edite e postume di Ugo Foscolo, vol. II°; (Prose Letter., vol. II); Firenze, Le Monnier, 1850, pp. 477-626, e quindi in ediz. a parte di formato piccolo: Il Viaggio Sentimentale trad. da U. F., con una prefazioncella di Yorick e con l'aggiunta di tre episodi tratti da Tristano Shandy tradotti da Carlo Bini; Firenze, Le Monnier, 1878. Del Tristano Shandy preparo io una trad. per i «Classici del ridere».

 

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Per la biografia dello Sterne, fondamentale: Percy Fitzgerald, The Life of L. S.; London, Chatto and Windus, 1906; terza edizione. La prima del 1864, in due volumi, prolissa; la seconda del 1896 riscritta da capo, in un volume solo di lettura assai agevole. La terza identica alla seconda. Quasi tutti i saggi biografici sullo S. dell'Elwin, del Traill, dello Stapfer si basano su quest'opera, della quale però non accetto tutti i giudizi (ad es., su Elisabetta Draper). Ad ogni modo, cfr.: Traill, L. S. in English Men of Letters, Londra, 1882; Paul Stapfer, L. S., Sa personne et ses ouvrages, étude précédée d'un fragment inédit de S.; Paris, Fischbacher, 1870. Ed anche: * * L. S., in Revue Britannique, 1856, 5; * * L. S., in Quarterly Review, 1854, marzo; H. Paul. L. S., in Nineteenth Century, 40, 1896. – Dipinsero S., i pittori Reynolds, Gainsborough e Carmontelle.

L'aneddoto accennato nelle prime pagine del testo intorno alla marchesina Fagnani si trova riferito nel Viaggio Sentimentale, cap. XXXV: La traduzione; ma si nomina la protagonista solo con la iniziale. Il Foscolo annota con asprezza: «Arturo Young nel suo Viaggio in Italia nomina questa marchesa F.*** citando l'avventura di Yorick; non so con quanta verità storica, ma certamente con poca discretezza; se per altro alcune delle nostre gentildonne non aspirano alla celebrità dell'infamia».

 

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Sui giudizi critici inglesi bisogna fare infinite riserve. La preoccupazione moralistica ha vinto in moltissimi ogni buon gusto e buon senso. Lo Thackeray, nel mediocre e superficiale saggio Sterne and Goldsmith (cfr. il suo vol. The English Humorists of The Eighteenth century, Leipzig, Tauchnitz, 1853, pp. 260-309), afferma di sentire nelle pagine dello Sterne «una latente corruzione, l'indizio di una impura presenza» e cita un feroce passo del Coleridge (Literary Remains, I, 142), ove si leggono queste parole conclusive: «Lo Sterne è stato aspramente censurato per aver fatto servire le migliori disposizioni della nostra natura come ruffianismi (panders) e lusinghe per i piú indegni». Il Fitzgerald riporta altri attacchi violenti di critici contemporanei allo Sterne o venuti dopo di lui.

Saggio belissimo scrisse É. Montégut, L. S., in Revue des Deux Mondes, 1865, giugno, pp. 925-970. Egli sviscera due procedimenti nell'umorismo del suo autore: «Accoppiare due storie di senso diverso in modo che l'una delle due appaia o dispaia di sotto l'altra secondo la luce sotto cui guarderete la narrazione... Questo procedimento che costituisce uno scherzo del tutto innocuo o un atto completamente colpevole, è molto comune fra gli onorati industriali i quali fanno servire le arti del disegno a fini che la legge non vede di buon occhio. L'altro procedimento su cui si fonda il meccanismo della facezia dello Sterne è di applicazione piú delicata e richiede uno spirito piú agile: e consiste nell'imprimere allo spirito del lettore con una leggera scossa una direzione in modo ch'egli sia costretto a guardare da un certo lato e a fermarsi su un ordine di pensieri diverso dall'ordine di pensieri che svolgerete innanzi a lui».

Le pagine del Taine nella Hist. de la litt. angl., IV, 144-150, sono insufficienti. Delicati apprezzamenti in un saggio di Jules Janin, cfr. Voyage Sentimental, trad. nouvelle précédée d'un Éssai sur la vie et les ouvrages de Sterne par J. J.; Paris, Bourdin, s. d.: per es., questo: «Ciò che costituisce il piú gran fascino dei suoi libri è ch'egli ci mostra ciò che vediamo tutti i giorni, un cane di cieco, un ecclesiastico in veste nera, una donna in cuffia e in grembiule; villaggio, strada maestra, albergo, bottega, berlina; sentite l'odore del forno, vedete il raggio del sole, udite il canto del villano che passa... Per codesto felice osservatore delle cose infinitamente piccole, c'è un'oscurità piú favorevole che la gran luce: gli occorrono, per poter descrivere a suo piacere le scoperte fatte, i dolci riflessi della luna, ogni specie di chiarezze propizie, ed allora è ammirabile».

 

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In Italia lo Sterne ha avuto la grande fortuna di essere ammirato dal Foscolo, il quale (in op. cit., Firenze, 1850, p. 479) così lo caratterizza: «L'autore era d'animo libero, e di spirito bizzarro, e d'argutissimo ingegno, segnatamente contro la vanità de' potenti, l'ipocrisia degli ecclesiastici, e la servilità magistrale degli uomini letterati: pendeva anche all'amore e alla voluttà; ma voleva ad ogni modo parere, ed era forse, uomo dabbene e compassionevole e seguace sincero dell'Evangelo ch'egli interpretava a' fedeli. Quindi ei deride acremente, e insieme sorride con indulgente soavità; e gli occhi suoi scintillanti di desiderio, par che si chinino vergognosi; e nel brio della gioia, sospira; e mentre le sue immaginazioni prorompono tutte ad un tempo discordi e inquietissime, accennando piú che non dicono, ed usurpando frasi, voci ed ortografia, egli sa nondimeno ordinarle con l'apparente semplicità di certo stile apostolico e riposato». Manca uno studio che esamini la traduzione del Foscolo dal punto di vista del testo e dell'arte.

Nello studio si dovrebbe porre in rilievo la differenza tra lo stile dell'Jacopo Ortis e della traduzione del Viaggio Sentimentale e come sappia di Sterne, negli spiriti e nelle forme, l'operetta frammentaria del Foscolo Il Gazzettino del Bel Mondo. Lo stile di Jacopo Ortis risente dall'enfasi rousseauiana; ricordiamo alcune righe della prima pagina: «Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure e la nostra infamia... Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente compianto da' pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de' miei padri». Stile cupo, plumbeo, come l'argomento che tratta. Nel Viaggio Sentimentale stile sorridente, lingua parca, procedere contenuto, con una leggerissima affettazione che gli grazia e profumo. Ecco l'inizio del capitolo I Guanti: «E la bellissima grisette s'alzò; e facendosi dietro al banco arrivò col braccio un involto e lo sciolse: io me le appressai dirimpetto di qua dal banco; ma i guanti m'erano tutti assai larghi. La bellissima grisette misuravali uno per uno su la mia mano; – ma cosí poteva alterare le dimensioni: – mi pregò che mi provassi un paio che unico parea meno grande; – e mi teneva aperti gli orli del guanto: – la mia mano vi sdrucciola dentro. – Non serve, diss'io, scuotendo il capo. – No, diss'ella col medesimo cenno». È uno stile a pezzi, composito, ch'egli dimentica nei saggi letterari, politici, storici, ecc. per ritrovarlo in pagine bizzarre, curiose, piú personali delle altre sue. Nel Gazzettino del Bel Mondo si ha una eccellente analisi di costumi, specie inglesi e quindi l'influsso dello Sterne è serio con una scrittura ricca di cose ed esente da gonfiezza: «Qui (in Inghilterra) l'abbracciarsi non è di moda; anzi il baciarsi fra uomini è atto nefando. Neppur le donne si baciano spesso fra loro: bensí, all'occasione del buon viaggio e del ben tornato, le si lasciano – non so se con meno scrupolo, ma certo con piú disinvoltura che le nostre giovinettebaciare da' loro amici... Ma il saluto piú solito è il toccarsi la mano. Quando le ti accolgono, o le ti dicono addio, ti stendono la palma spontanea con fanciullesca ingenuità, quasi cercando la tua; poi vanno scuotendo il loro braccio ed il tuo, guardandoti amabilmente fisso negli occhi: – le amiche o le anime affettuose te la porgono nuda; – le semplici conoscenti o sdegnose, col guanto... le superbe o ritrose non te la porgono in modo veruno». Cfr. anche: Foscolo, Epist., III, 333. – Ho citato nel testo il Dossi e qui debbo rimandare ai suoi libri che si ristampano dal Treves. Forse nessuno dei nostri scrittori deriva immediatamente dallo stile del Foscolo, quanto lui. In un suo argutissimo bozzetto La fortuna dei nomi ritorna, documentata, la teoria di Shandy padre; cfr. Dossi, Opere, III, pp. 381-386.

La prefazioncella di Pier Coccoluto Ferrigni (Viaggio Sentim., ed. cit., Firenze, 1878) è molto tirata via. Il saggio di A. Lo Forte Randi, Un humoriste anglais in Revue Internationale, dicembre 1887 (Cfr. Pensiero Italiano, 1894, vol. 10), desume quattro idee e quattro fatti specialmente dalle pagine dello Scott e annega il tutto in un mare di chiacchiere. Il Massarani, Storia e fisiol. dell'arte di ridere, Milano, Hoepli, 1900-1902, III, 36 sgg., cita la sestina del Passeroni qui riferita nelle prime pagine. Un raffronto del Passeroni con lo Sterne, si legge in S. Paggi, Il «Cicerone», Città di Castello, Lapi, 1912, pp. 328-349.

 

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Il Fitzgerald nella prefazione alla seconda edizione della sua opera ricordava che parecchi critici e scrittori eminentiCarlyle, Taine, Elwin, Traill – hanno analizzato lo stile e i metodi dello Sterne, confrontandolo con Rabelais, Cervantes, Fielding e Dickens. A proposito dell'influenza dello Sterne si veda: Ch. S. Baldwin, The Literary Influence of Sterne in France; in «Publications of the Modern Language Association», 1902, XVII, p. 221 sgg. – C. A. Behmer, L. S. und C. M. Wieland; Berlin, Dunker, s. d. (nelle «Forschungen zur neuren Literatur Geschichte»). – Quello fra gli umoristi che ha maggiormente risentito l'influenza dello S., è senza dubbio Gian Paolo Richter che, pure avendo orrore dei sottintesi libertini ricercati dall'inglese, lo ha amato per il lirismo dello spirito (Witzlyrik) e ha tentato di riprodurre la sua dialettica sentimentale e umoristica, pur non riuscendovi per difetto d'intima fusione. Egli si proponeva Sterne a modello: aspirava a un racconto semplice, con esclamazioni, rilievi filosofici, piccole digressioni, ragionamenti comici e commoventi alla maniera di Sterne (Sternisch rührend). Cfr. J. Firmery, Étude sur la vie et les oeuvres de J. P. Richter; Paris, Fischbacher, 1886, pp. 73, 78, 101, 209, 225. – Luigi Siciliani, in un saggio su La poesia di J. De Espronceda, così accenna alle fonti di una delle opere piú importanti di codesto scrittore, il Diablo Mundo: «Essa deriva, a parer mio, piú dal Fausto di Goethe che dal Don Giovanni; ma ne deriva come solo ad un gran poeta è permesso. Quanto alle digressioni ora serie ora umoristiche che si incontrano nel corso dell'opera, io penso che esse piú che al Don Giovanni risalgano al Tristram Shandy dello Sterne». Siciliani, Studi e Saggi, Milano, Quintieri, s. d. ma 1913, p. 32. – Sulle bozze di stampa aggiungo per la bibliografia che il bicentenario dello Sterne è stato ricordato in Inghilterra con un importante articolo, senza firma di autore, della Edinburgh Review, october 1913.

 


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