Bruno Sperani
Tre donne

ALCUNI GIUDIZI DELLA STAMPA ITALIANA su i Romanzi di BRUNO SPERANI

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ALCUNI GIUDIZI DELLA STAMPA ITALIANA
su i Romanzi di BRUNO SPERANI

Nell'Ingranaggio, 1885.

Bruno Sperani ha dettato un romanzo che rimarrà, malgrado qualche imperfezione di forma, gradito e ricercato, specialmente pel finissimo e completo studio della Gilda Mauri e che rivela come solo uno spirito superiore di donna poteva plasmare il concetto e tradurlo in persona, vivificandolo perfino nelle sue minime particolarità.

(Dal Convegno).Il conte Arundello.

 

Ho tracciato l'intreccio perchè svela gli intendimenti della scrittrice. La favola modesta, lo sviluppo dato in balìa al cuore che cede ed al fato che trascina. Una scrittrice quasi sempre accurata, simpatica sempre. Delle pagine robuste, senza ricercatezze e senza l'indomita ambizione, che hanno altre scrittrici, oggi sul piedestallo, di farsi credere, forti come un uomo.[2]

Tutta una condotta che può parer povera ed è semplice. Tutta una storia la quale al di dei suoi capitoli d'amore, di ansie e di morte, svela la morale che libera gli umani da colpe, pur troppo segnate nel loro destino. Nell'Ingranaggio non vi sono tesi. Questo diciamolo pure un bene, per i tempi che corrono, propizi alla cattedra. La morale viene ineluttabile dai fatti. In quel sciupìo dei liberi slanci, delle onestà fiere, degli affetti primi e dei doveri sacrosanti, voi vedete la gran lotta che si sfascia dinanzi alle fila del caso. Tutto va nell'ingranaggio e per gridi che innalzi la vittima, o per odio che ammassi il colpevole, ogni cosa esce da quei denti di ferro, come vogliono le forze e i misteri del destino nostro.

(Dalla Lombardia). Ugo Capetti.

 

Quest'imperfetta e sommaria analisi del romanzo basta però ad indicare che esso è un romanzo intimo dove il dramma scaturisce dalla passione ardente. Pochi personaggi principali, disegnati, nelle loro linee generali, con arditezza di tocco; molte macchiette, fra le quali alcune felicissime, massime le piccole fotografie dal vero degli artisti del Teatro Milanese. Qua e , come del resto in tutti i romanzi della Sperani, si riscontrano ineguaglianze e slegature, ma l'interesse non langue mai. È soltanto a rimpiangere che l'egregia scrittrice, o per soverchia fretta o per noncuranza, non abbia dato l'ultimo ritocco al suo lavoro, non ne abbia meglio curata la forma; non abbia meglio approfondito i caratteri[3] dei suoi personaggi sorvolando su più di un punto psicologico di capitale importanza, come ad esempio, la caduta di Gilda; si sia limitata, in una parola, a darci un buon romanzo, non una vera opera d'arte. Eppure poco ci sarebbe voluto!

Ad ogni modo, Nell'Ingranaggio, a malgrado del titolo non troppo felice, meritava una tutt'altra edizione. Io non esito ad annoverarlo fra i più interessanti romanzi italiani di questi ultimi tempi.

(Gazzetta Letteraria). Depanis.

Bruno Sperani ha scritto un libro di dolore e di verità. Verità, non intendo soltanto nel senso di quella esatta e più o meno fotografica — o notarileriproduzione di ambienti, di caratteri, di particolari, che è tanta e così sostanziale parte del romanzo moderno positivista. Dico che il libro — ciò che sfuggì a tutti i critici, toltone l'acuto Cameroni che lo ha intraveduto — è una battaglia pugnata per la verità e l'interezza della vita e delle sue forme, per la coerenza di queste con quella, per lo spastoiarsi da quello aggrovigliamento malsano di tradizioni, di convenzioni, di convenienze, di artifici, d'imposture, di vigliaccherie che avvolgono come in una rete di ferro, e comprimono e pervertono e fanno più frivola e corrotta e crudele, la già tanto frivola e crudele e corrotta vita della borghesia moderna.

E la battaglia è tanto più efficace perchè non è fatta in forma di predica, l'argomento è torto alle esigenze, incompatibili con l'arte, di una tesi propriamente detta.[4]

Ogni libro d'arte, che ha un valore, prova qualche cosa; proverà o la vita o la morte, o il bene o il male, o un particolare aspetto di queste cose, o il dubbio, lo scetticismo, l'impossibilità di provare alcuna legge costante nella versatile complessità della vita.

Ma un libro, e sia pure un romanzo, onde non emerge un'impressione netta e coerente — ossia una conclusione — sarà un centone di descrizioni più o meno abili e di fattarelli di cronaca più o meno piccanti — non sarà romanzo libro.

E a me, leggendo «Nell'Ingranaggio» — questa storia piana e penosa del povero amore dell'Istitutrice, amore sano ed intero e legittimo innanzi alla natura ed ai fatti, che si scioglie logicamente nell'abbandono e nel suicidio, spintovi dalle energie congiurate della legalità e dell'ipocrisia, che piglia nome decoro — a me s'imponeva un ravvicinamento che parrà per lo meno curioso ai lettori superficiali: il ravvicinamento di questo romanzo senza tesi e tutto concreto, con quel volume tutto tesi e disquisizioni astratte, meraviglioso per impeto di logica distruggitrice malgrado la leggerezza con cui maltratta taluni argomenti, che il Dumolard pubblicò non ha guari: le Menzogne convenzionali del Max Nordan.

(Dall'Italia). Filippo Turati.

Bruno Sperani, col suo Nell'Ingranaggio, viene a mettersi in prima fila nel plotone, anche troppo sottile, de' romanzieri italiani.

Ugo Sogliani.

 

[5]

Numeri e Sogni, 1887.

Fin da quando leggevo certe sue corrispondenze ai giornali, sentivo in Bruno Sperani un'intelligenza superiore, una fibra robusta, come una eco di lotte sostenute. Nell'Incubo, e specialmente Nell'Ingranaggio, buon libro di poco inferiore al Numeri e Sogni, questa caratteristica dell'artista si manifesta chiaramente; tutte le sue qualità si affermano nella originalità della sua personalità propria, si espandono rigogliose, suo malgrado, nella serenità della sapiente esperienza e della robusta forza intellettuale bene equilibrata.

(Dalla Scena Illustrata).

Bruno Sperani fa classe da , perchè nei molti pregi e nei pochi difetti non rassomiglia a nessuno. Il fondo del suo temperamento artistico mi pare sia appassionato e delicato, tutto slancio e sincerità, temprato nell'energia virile e nella esatta comprensività della vita — cui deve, se lo scetticismo da cui ora mostra d'essere penetrata, non sopraffatta, non le inasprisce cuore e mente e il dubbioso sconforto si mantiene pietoso e indulgente, per le miserie umane.

Se dovessi qualificare Bruno Sperani con poche parole, la direi: sentimento, verità, vita.

Fu scritto come dogma che la donna giudica l'uomo o troppo bene, se con amore, o male, se con odio; quasi mai con giustezza. In quanto alla Sperani Nell'Ingranaggio come nel Numeri e Sogni[6] ha trovato la nota giusta, anzi umana; gli uomini che descrive sono veramente, umanamente uomini.

Uno dei pregi che più ammiro nell'autrice è il senso di intima, assoluta realtàsangue e muscoli del suo ingegno — al punto che i fatti, i personaggi non li leggiamo, li vediamo, li sentiamo, viventi e veri, immedesimati nella nostra vita come esistenti insieme a noi; e li conosciamo tanto a fondo come se li avessimo frequentati per anni ed anni.

Silvio Cigerza.

Leggendo un romanzo di Zola, potete chiedervi quanto l'autore, per iscrivere quel libro, ha veduto, ha notato, ha coordinato, ha riassunto. Nel romanzo della Sperani vi chiedete quanto, per farlo, le è bisognato della sua propria vita, quante lagrime, quanti sconforti, quante amare voluttà le è costato.

(La Cronaca Rossa). Filippo Turati.

La signora Speraz che si nasconde sotto lo pseudonimo, bene ormai noto, di Bruno Sperani, ha contrapposto in questo suo nuovo romanzo la idealità della vita alla realtà; come indica il titolo.

Che tutto il romanzo sia condotto con pari felicità, non oserei affermare; certo è che vi si leggono pagine molto buone, che l'intendimento ne è sano ed alto, che vi sono figure ben tratteggiate, come quella della moglie del pittore, Filomena, che vive modello di virtù e di rassegnazione tutta dedita alle cure della famiglia. Anche merita lode la egregia autrice per avere osato condurre il romanzo[7] in uno svolgimento ampio e pur logico di casi onde l'animo del Superti, dall'amore per la Mariuccia a quello non meno infelice per l'Eugenia, si mostra intero al lettore: e per la fine non volgare con cui ha chiuso tale svolgimento.

(Dalla Nuova Antologia).

 

Io vorrei che questo lavoro della gentile autrice si leggesse assai; troppo frequente è nella vita la lotta dei Numeri coi Sogni perchè non riesca utile lo studiare a quali risultati essa può condurre. Se è vero che la letteratura deve pur servire a qualcosa nell'educazione morale e intellettuale d'un popolo, io credo che quando questi romanzi avranno più lettori delle appendici quotidiane dei nostri giornali, si potrà dire con un arguto scrittore contemporaneo che «il termometro della coltura generale avrà lasciato le temperature invernali per salire ai gradi più alti della primavera e poi di quella di estate che matura i frutti

(Dalla Letteratura di Torino). Valabrega.

Bruno Sperani è un'osservatrice e una pensatricequalità e pregio raro quest'ultimo, in mezzo a tante scrittrici e scrittori, che sono mere macchine fotografiche, più o meno esatte, più o meno perfette, ma senza coscienza cerebrale. Nei lavori della Speraz vi è sempre, non una tesi, ma un concetto, ch'è rilevato dal punto di veduta in[8] cui si pone la scrittrice, dalle cose che scorge, da quelle che sottrae, dalle ombre e dai lumi; insomma, non da quello che essa diceintromettendosi non richiesta nell'azione — ma da quello che mostra, e sa vedere, dell'azione stessa. Così l'obbiettività non è mai violata, ma la produzione artistica non è più un lavoro fotografico, è un quadro: non ci una parte fortuita e inanimata, slegata, del vero — ma la riproduzione del vero in un disegno organico che lo riattiva e lo anima; così, e non altrimenti, intendiamo noi l'opera d'arte; così, e non altrimenti, noi abbiamo sempre inteso il realismo.

(Da Cuore e Critica). A. Ghisleri.

 

Queste 619 pagine, che io dichiaro d'aver lette senza interruzione, portano l'impronta di una lunga, paziente ricerca nella vita dell'arte, e d'un delicato gentile amoroso sentimento della vita comune. Qua e , quando questo romanzo si alza fino alla speculazione filosofica della vita, e vi tace l'idilio, e la passione vi è temperata dal ragionamento, e l'ala del destino vi batte robusta, nessun sospetto vi prende che l'opera della donna vi sia abilmente celata: ma in molte parti essa si rivela, in più di un contrasto si afferma; in qualche figura rimane e risplende. Qui sta la doppia vittoria che la signora Bice Speraz riporta con questo frutto dell'esperienza sua di donna e di artista.

(Dal Diritto). O. Grandi.

[9]

 

Cercai già di mettere in evidenza l'eccezionale importanza di Numeri e Sogni di Bruno Sperani, come fisiologia della vita dei nostri giorni fra i pittori Lombardi e come studio sociale contro le menzogne ed i pregiudizi, tuttora dominanti nelle famiglie borghesi. La lettura degli ultimi suoi capitoli mi ha rivelato un profondo sentimento di tolleranza, anzi di pietà, verso le debolezze, le contraddizioni, le colpe umane. Bisognerebbe esser miopi d'intelligenza, o senza cuore per non comprendere la confortante conclusione di Numeri e Sogni. Con essa si eleva la Sperani ai vasti e generosi ideali altruistici del Tolstoï. Aiutare i sofferenti e perdonare gli errori di quelli, che inconsciamente fanno soffrire.

(Dal Sole). Cameroni.

Numeri e Sogni — un romanzo senza alcun dubbio vigoroso ed audace; e, nella terza parte specialmente, virilmente efficace.

(Dalla Gazzetta Letteraria di Torino). Depanis.

Se esaminiamo la produzione letteraria italiana di quest'anno, dovremo ad ogni costo riconoscere che i due migliori romanzi sono di due donne, sono cioè: Teresa di Neera e Numeri e Sogni della Sperani.

(Dal Piccolo di Napoli). Vittorio Pica.

[10]

 

Invece d'inforcare le lenti dell'anatomico e stancare la nostra pazienza a furia di verbali l'autrice stimò meglio cogliere il lato caratteristico dei fatti umani, lasciando che questi parlassero da soli. In luogo di seguire le orme de' pseudo-naturalisti francesi, preferì attenersi al metodo de' grands maîtres del romanzo russo e inglese, che consiste appunto nel cercare e ottenere grandi effetti con la massima sobrietà di mezzi.

Questa tendenza che io aveva già notata in Nell'Ingranaggio, spicca ancor più chiara nell'ultimo romanzo della scrittrice dalmata.

Tutto sommato un libro vigoroso, attraente, e, fra le odierne produzioni del genere, senza dubbio un libro hors ligne.

(Dall'Indipendente di Trieste). Marco Zar.

 

L'Avvocato Malpieri, 1888.

In tutto il romanzo di questo spostato Malpieri, il tipo è sviscerato con molto acume e vigore. Una tinta bigia di amarezza predomina in tutto il libro e da essa, a stento, si salva qualche tipo gaio, come quel povero bambino di Amilcare. L'impressione generale è profonda e ci fa sempre più convincere che la Sperani à una forza ed un'audacia nella concezione artistica e nello svolgimento del suo concetto che pochi scrittori posseggono. Io per parte mia, auguro alla nostra letteratura molti romanzi[11] così fortemente pensati e trattati come questo Avvocato Malpieri della valorosa signora Sperani.

Onorato Fava.

Nell'Avvocato Malpieri non è un politicante che critica, è un psicologico, un filosofo che giudica, che non condanna od applaude alle azioni per stesse, ma ne ricerca l'intime cause e colla analisi morale giunge perfino a spiegare la vigliaccheria e a farla compatire, mentre fa biasimare quel coraggio che desta l'ammirazione del volgo.

(Dalla Cronaca Rossa).

In tutto e per tutto, anche quest'ultimo romanzo di Bruno Sperani è tolto dalla vita contemporanea. L'azione s'agita intorno ad un giornalista di parte radicale, transfuga fra i conservatori, per sete di vivere largamente, per ambizione, per disgusto della democrazia retorica. Si illude che la felicità consista nei godimenti della vita materiale e nel vendicarsi dell'amore respinto e del rivale fortunato. Sfida cinicamente gli ex correligionari politici, che coprono di fango il suo disonore. Diviene passo a passo un mercenario della penna e finisce col vergognarsi della propria infamia, confrontando la prostituzione dell'opera sua alla fierezza della donna amata, che col lavoro libero aveva redenta la propria coscienza. La psicologia di questi due esseri e le tempeste nel loro cranio fanno dell'Avvocato Malpieri un'opera di valore eccezionale.

(Dal Sole). F. Cameroni.

[12]

«La mancanza di generosità e di ideale distrugge la vita di certi esseri come la mancanza di cibo, o la rende intollerabile, come la mancanza d'amore...»

È questo il concetto del romanzo di Bruno Sperani. Malgrado l'apparente scetticismo, l'autrice ha un alto ideale di nobiltà, di libertà, di giustizia, che nelle ultime pagine del libro ottiene la sua rivincita e consola delle miserie, delle doppiezze, delle vergogne rappresentate nelle parti precedenti.

Come metodo d'arte, la scrittrice si serve di preferenza dell'analisi e della narrazione; se questa riesce necessariamente poco animata, l'altra è molto penetrante; quantunque, in qualche punto, non vada esente da artificiosità.

Le figure che spiccano al primo piano, in piena luce, sono quelle dell'avvocato Malpieri e della Giuseppina; le altre sono tutte episodiche, ma non per questo meno efficacemente ritratte. L'ambiente giornalistico, i maneggi politici, la vita pubblica d'un grande centro sono riprodotte dal vero con grande maestria.

Tutto sommato, tenendo nel dovuto conto certe ineguaglianze di stile e di condotta, e il convenzionalismo di qualche passaggio, il romanzo di Bruno Sperani ha un valore notevole, si legge con piacere e fa pensare. Scritto in francese, a quest'ora conterebbe una mezza dozzina di edizioni e sarebbe riprodotto nelle appendici di tre o quattro giornali[1].

Federico de Roberto.

[1] Ora il romanzo è stato tradotto in francese, e fu pubblicato nel Progrès du Nord di Lille, presto uscirà in volume; il traduttore è M.r J. B. Cotteaux.

[13]

 

Comincia con un comizio nel teatro Castelli di Milano, sul suffragio universale, scena riprodotta stupendamente.

In tutto il lavoro le quistioni sociali e politiche, trattate con una sicurezza ed un'esperienza che pare impossibile possa avere acquistato una donnapoichè già voi sapete, che sotto il robusto nome di Bruno Sperani, si nasconde una figura muliebre — sono in tutto il racconto così bene incatenate e collegate con la vita giornaliera dei personaggi, che l'aridità dell'argomento sparisce e la lettura del libro è sempre piacevole e interessante.

Nel leggerlo mi è accaduto spesso una cosa curiosa. Alternativamente con questo leggevoIl mistero del poeta — di Antonio Fogazzaro, già pubblicato nella Nuova Antologia, e di sovente mi veniva fatto di confondere gli autori per modo di credereIl mistero del poetaracconto idealista, tutto sfumature di sentimenti, lavoro di una delicatissima intelligenza femminile; e — l'Avvocato Malpierifrutto di lungo e serio studio di costumi, di un forte ingegno maschile.

Come in tutti i romanzi moderni, anche in questo manca o quasi sfugge il fatto, l'intreccio, come si diceva una volta: nessuna scena a sensazione, nessuna ficelle, tutto si svolge naturalmente e logicamente.

(Dal Caffaro).

Quadro o bozzetto semplicemente, ogni lavoro dell'autore di Numeri e Sogniconserviamo il[14] genere mascolino in omaggio della firmareca l'impronta d'una mano sicura, sprezzatrice d'ogni convenzione nella sua arte inesorabile come la verità. Essa forma il soggetto che la impressiona, com'è, più meno, senza caricarne le tinte, alterare le proporzioni. L'effetto ne sia più o meno vivo, non se ne preoccupa, non va alla ricerca di esso, nel suo scrivere.

Agli adoratori del colore e delle minuziosità, questa mano d'artista può parer arida. Ma nelle linee ferme, fossero anche dure, de' suoi lavori, c'è quella intelligenza, quel sentimento, quella profondità, per cui soltanto l'opera d'un artista, d'uno scrittore, ha suggello proprio, e rivela l'ingegno innato, e non formato, su modello più o meno felice, da una semplice attitudine ad imitare.

Elda Gianelli.

 

È un'opera che s'impone fin dalle prime pagine; chi non si contenta di leggere superficialmente ma leggendo studia, vi scorge profusi tesori d'ingegno. Come fu notato da altri, la Sperani, slava di origine, deriva in parte dai romanzieri russi; ricordai questo nel leggere lo splendido studio su Dostoevsky che il Depanis pubblicò nella Gazzetta Letteraria, dove dice che: «Per i romanzieri russi in genere... il romanzo non è uno scopo, ma un mezzo; il loro intento è sociale, non estetico.» Un'asserzione così recisa stonerebbe riguardo alla Sperani; pure un fondo di verità l'ha anche per[15] lei. Difatti l'Avvocato Malpieri non ha solo il valore di un'opera d'arte, chè, come in tutti i libri della valorosa autrice, anche in questo sono studiate con grande amore e grande acume talune delle più importanti questioni sociali.

V. Olper Monis.

 

La storia invero è quella di un individuo, ma essa compendia in la vita di chi sa quanti spostati. Presi separatamente spariscono, ma messi in un determinato ambiente si trasformano, se in meglio o in peggio poco monta: il fatto sta che allora vivono e sentono di vivere, quando vinti quando vincitori, sempre però tali che nella lotta ci lasciano un brano della loro carne, una traccia del loro sangue.

E l'ambiente allora diventa non più la cornice del quadro, ma parte integrante del quadro stesso: personaggio ed ambiente si immedesimano, si completano. E questa doppia rappresentazione che deve correre parallela, staccata così che l'una non soprafaccia l'altra, non è facile riesca a chi non abbia intelletto d'artista. O io m'inganno o Bruno Sperani in questo suo lavoro è riescita maestrevolmente; il personaggio e l'ambiente non potevano avere una riproduzione meglio riuscita meglio e all'uno e all'altro poteva riuscire ad imprimere la propria fisonomia.

L. Benevenia.

[16]

 

Nella Nebbia, 1889.

Sono semplici intermezzi, abbozzi buttati giù alla lesta, con molta bravura, che si leggono tutti con interesse e che commuovono spesso. Un desinare, ad esempio, è uno schizzo che nella sua succosa brevità vale molte e molte novelle di centinaia e centinaia di pagine. La Sperani al vigore mascolino della dipintura unisce l'acutezza dell'osservazione femminile: donde il fascino singolare, quasi pauroso, che emana da certe sue pagine trasudanti la realtà e pure vibranti di intima emozione. Giova quindi sperare che questa raccolta di scritti disseminati nei vari periodici letterari della penisola sia come la prefazione di un lavoro di maggior lena.

(Dalla Gazzetta Letteraria). Depanis.

 

Si capisce che non sono inventate, ma prese dal vero. Un caso lugubre avvenuto al rimpianto Ponchielli (caso successogli realmente a Bergamo) farebbe credere alle predestinazioni... La storia di una miserabile popolana milanese, il cui marito, pessimo soggetto, le toglie tutti i figli, gettandoli all'ospizio, è una figura degna di Domenico Induno. L'ambiente milanese, in cui quella disgraziata patisce, la malignità e la pietà falsa e tarda delle donnicciuole sue coinquiline, sono ritratte con verità.

Vedo che i romanzi di Bruno Sperani ottengono l'onore di essere attentamente studiati da qualche pregiato critico francese. Ne godo, perchè,[17] se ne persuadano alcuni, in Francia se ne intendono... ancora.

(Dal Corriere della Sera). Raffaello Barbiera.

 

Due Case, l'ultima delle undici novelle, ecco l'ambiente vivo come solo la mente di fortissimo artista sa dipingerlo!

Quell'angolo remoto, solitario, sulle coste della Dalmazia, sorge dinanzi agli occhi di chi legge, appassionando. E dietro, il paesello con la vita della casa, caduta nella più trista miseria: quella che non vuole svelarsi per orgoglio patrizio, che si nasconde, rinserrandosi fra le mura del vecchio palazzone nobilesco, altezzosamente vergognosa, è una meraviglia.

E , che dipintura, a grandi tratti efficaci, dei dolori d'una povera madre, tutta concentrata nella desolazione delle memorie d'un suo povero figliuolo di vent'anni morto lontano, in America; ove l'autocrazia paterna l'aveva mandato. E quegli eterni rimproveri muti al vecchio, che mena la vita disperata dei rimorsi, sentendosi la cagione quasi diretta della morte del figlio!...

Infine lei, lei l'A... con quanta schiettezza di impressioni narra dei suoi primi anni e la potente emozione che la fece, di balzo, uscire dalla puerizia: la scoverta — sotto la tettoia, riposta tra vecchi arredi di casa — della cassa contenente tutto che servì ai funebri del povero morto, riposta per esser dimenticata!...[18]

Assolutamente in quest'ultima novella c'è tutto Bruno Sperani, ed io suo ammiratore, non ho altro ad aggiungere.

(Rivista Contemporanea). A. Lauria.

 

Il Romanzo della Morte, 1890.

Titolo grave, tetre pagine, dense di una semioscurità, faticosa alla mente del lettore. Favola pressochè nulla, immaginazione forte, razionale del sentimento, serena noncuranza di tutto ciò che non è pura anatomia del cuore. Opera di donna, ma non letterariamente femminile, vigorosa anzi e sentita, evidentemente dovuta ad un forte ingegno e ad una salda coscienza letteraria. Bruno Sperani (nessuno ignora più il nome reale dell'autrice) ci ha da qualche anno abituati a quel genere speciale d'arte spregiudicata, della quale la donna che l'ha adottata si fa banditrice, più presto talvolta e con più vibrato accento dell'uomo. Nel brusco, scabroso argomento del suo romanzo, l'autrice è entrata di piè fermo, senza esitanze, senza falsi pudori, l'ha vigorosamente afferrato, lo ha reso, denudandolo. È facile avvertire ch'essa non teme quello strano fatto determinante ch'è ad un tempo l'intreccio dell'opera e il nodo della questione. Sin dalle prime pagine, lo accampa, determinata, mette di fronte ad una vittima che non si osa chiamare colpevole, un'altra vittima innocente, e questa deve esser partecipe dell'ingiusta punizione. È tutta una cieca congiura[19] di circostanze; le volontà, fatte inerti dalla ferrea brutalità di quelle, obbediscono alla prepotenza di una falsa ma invincibile logica, alle esigenze dispotiche di un pregiudizio, contro il quale la ragione si ribella, ma che il sentimento subisce. Lo studio è convinto, sincero, s'addentra e scende nella malfida regione dei substrati del cuore, facendosi strada faticosamente, in mezzo alla tristezza quasi ripugnante dell'argomento.

Una vaga incertezza erra per tutte le pagine di quel libro sincero ed oppressivo, ove si intuisce un'originalità che si spende coscienziosamente, una forza più latente che espressa. Non si può mandarlo confuso colla farragine dei volgari romanzi; è d'uopo leggerlo attentamente, anche provando un bisogno impulsivo di combatterlo, di muovergli contro obbiezioni e critiche. Si possono non amare i libri di Bruno Sperani, e il Romanzo della Morte non è certo il più amabile fra questi, ma torna impossibile lo sconoscere il robusto e virile ingegno dell'autrice, la sua rara e forte intesa delle cose umane, la sua poderosa energia di pensatrice.

 

Il Fanfulla della Domenica.

Il Romanzo della Morte in mezzo alle sue arditezze, è un libro di carità, il quale dice semplicemente: «Fratelli, si muore; fate senno; buttate via i pregiudizi che vi impediscono di gustare questo po' di sole! Siate felici e cercate di rendere felici gli altri, come meglio potete!» È[20] così confortante l'idea conclusionale del Romanzo della Morte, che dovrebbe convincere persino quei timidi lettori, i quali rimasero perplessi avanti lo spirito ribelle d'altri volumi della stessa Sperani. Non si spaventino, questa volta! Se le ipocrisie, le menzogne e le ingiustizie sociali del tutto non hanno in loro inaridito il sentimento della pietà, dovranno persuadersi che il Romanzo della Morte è un'opera di pace.

(Dal Sole). F. Cameroni.

Il Romanzo della Morte, così concepito è la storia della lotta dei sensi alleati all'intelletto forte e alla vigorosa saldezza dell'animo, contro le massime tradizionali, succhiate col latte, sui pregiudizii necessariamente assorbiti, sull'istinto autocratico del maschio. È il romanzo della rivincita. — Lotta titanica invero, cui soltanto un'organizzazione eccezionale è dato combattere.

(Scintille di Zara).

 

Bruno Sperani è veramente italiana; e nel suo lavoro lo spirito sereno e bene equilibrato della nostra nazione si afferma contro le esagerazioni, pur geniali, dei nostri fratelli d'oltr'alpi.

Ella si riconnette, così, alla sana tradizione manzoniana, alla quale, largamente intesa e accettando tutte quante le modificazioni e i perfezionamenti che dai tempi mutati sono richieste, tornerà, probabilmente, a poco a poco, la vera arte italiana.

(Dalla Vita Nuova). Angelo Orvieto.

[21]

 

Come pare evidente da questi rapidi cenni che ne ho fatto, il libro della Bruno Sperani è interessante, pieno di forza, ricco di sentimento drammatico.

Resterebbe a risolvere se in una fanciulla onesta ed eletta come Argia, sia naturale e verosimile la vertiginosa caduta, per il fascino di un estraneo, visto la prima volta, il quale tuttavia è riuscito a dominarla e vincolarla così tenacemente al proprio volere.

Anche ammettendo la suggestione ipnotica, a cui l'autrice sembra alludere più volte, io non comprendo a sufficenza la brutalità del misfatto e per parte dello straniero e per parte della fanciulla; giudico inoltre che esso è troppo impreparato dagli avvenimenti che precedono ed affermo che non se ne potrebbe così facilmente riscontrare un esempio nella realtà. Ad ogni modo l'argomento in generale ci è svolto con brillante forma e trattato con vigore, con ampiezza, con sicurezza di scrittrice abituata a tentar di frequentedifficili prove. L'analisi poi mi sembra più sottile e convincente nelle pagine che dipingono l'amarezza di Fausto quando si conosce rovinato da una colpa altrui; veramente bella e perfetta, nel capitolo ove scorgiamo Argia che, sul principio animata da uno spavento, da avversione, da un odio amaro, da una ripugnanza invincibile per l'ignoto essere che nelle viscere le vive, a poco a poco si calma, si fa giusta, si lascia preda a quell'indefinita beatitudine di cui la natura empie il cuore delle madri.

(Dal Resto del Carlino). Avancinio Avancini.

[22]

 

L'autore volle così e rispettiamo la sua volontà, ed io lo faccio volontieri, tanto più che il libro possiede le migliori qualità tecniche. È d'un interesse che non si abbassa mai, è d'una lettura facile ed attraente. Pagine da valoroso artista non mancano, anzi abbondano: quelle in cui è descritta l'escursione di Fausto Lamberti alla ricerca del luogo più adatto al suicidio sono davvero forti, potenti: l'agonia del Lamberti, la cerimonia nuziale letteralmente commuovono. Gentile e passionato è l'ultimo capitolo, in cui è narrato il viaggio di nozze: e sarebbe perfetto se il lettore non si domandasse a che punto sia la gestazione di Argia Pisani: gestazione troppo lunga, ch'è l'incubo di questo romanzo e che non è necessaria per la ragione artistica per la ragione morale dell'opera.

È inutile ch'io auguri molti lettori al Romanzo della Morte: il nome dell'autore è una guarentigia e il libro è degno di lui.

(Dal Corriere della Sera). Domenico Oliva.

 

Per un pezzo Fausto resta così sospeso tra la vita e la morte; un giorno che stava peggio e quasi ogni speranza svaniva, come il padre di Argia viene a scoprire d'un tratto ch'ella è madre, Fausto dichiara di essere lui il seduttore, e di volere offrire a lei, avanti di morire, la riparazione del matrimonio.

Così si celebrano queste nozze che hanno la tetra solennità d'una esequie, e che forse non saranno consumate mai.[23]

Ma non avviene così. Lamberti guarisce, forse per via di quella dolcissima emozione che dànno il perdono e la coscienza di fare del bene, che ha provocato una crisi salutare, e allora egli senza più ribellarsi, senza lottare contro un passato che non si può mutare, e che del resto non gli ha mutato l'amore della sua Argia, si abbandona con lei all'amore e alla felicità.

L'ultimo capitolo del romanzo li sorprende in un coupé riservato del treno che va a Bordighèra, rapiti insieme alla vista del mare, coi cuori trabboccanti di amore e di tenerezza, rinati a una esistenza nuova.

A me piace questa soluzione, i due vi arrivano dopo avere attraversato il calvario, dopo avere vissuto tutto il triste romanzo della morte, ed è vero, ed è umano questo istinto, superiore ad essi stessi, di attaccarsi alla vita e alla felicità, dacchè il mare nel quale essi avevano voluto finire — la morte — li ha deposti, loro malgrado sulla riva.

(Dal Giornale di Sicilia). De-Giorgi.

 

È questa la situazione, potentemente drammatica, sulla quale e per la quale, Bruno Sperani ha scritto un romanzo audace, pieno di verità e di passione; uno di quei romanzi che oggi si usa definire «forti

Certo, chi ha preso le mosse di un'azione romantica, d'un intreccio interessante da una situazione così spietatamente insolubile, ha dato prova[24] d'una forza di pensiero e di sentimento, e, d'una coscienza di queste forze così profonda e serena che basta a dare tutta la misura d'un ingegno.

E quando l'opera risulta pari all'audace concepimento, forte e sereno, lo scrittore (e in questo caso è una scrittrice!...) può appagarsi nella legittima soddisfazione di aver fatto cosa insolita e ammirevole.

Il romanzo di Bruno Sperani, di cui non voglio raccontare la conclusione superiore alle premesse per sentimento profondo e vero, per nobile audacia, per singolare semplicità di forma; (piccolo artifizio innocente per costringere alla lettura anche le lettrici più indolenti) il nuovo libro di Bruno Sperani è un vero romanzo, come se ne vedono apparire pochissimi, nella presente miseria, e nel bizantinismo letterario che c'impone una ostentata e falsa erudizione accoppiata alle gonfiature, alle goffagini d'un chiacchierio vano e scorretto che vuol parere stile, d'una vacuità di pensiero e esiguità di fantasia che vuol parere acutezza d'analisi.

È un romanzo che fa palpitare e fremere, che interessa il lettore alle situazioni, e lo lega ai personaggi con un vincolo di simpatia e d'affetto.

 

(Dal Don Chisciotte). Olga Ossani.

V'ha in Il Romanzo della Morte degli episodi e delle scene potenti, tutte le pagine in cui or Fausto ed ora Argia si tormentano nel pensiero de la morte cercata, formano un quadro magistralmente[25] dipinto di questa condizione psicologica, e, nel suo genere, un vero capolavoro, e che solo trova un paragone nel romanzo russo. L'analisi è profonda, sicura, spietatapar fatta dal coltello anatomico d'un valente chirurgo: nessuna traccia de la personalità de l'autrice, d'imitazione straniera o di riflessi altrui. L'analisi scaturisce dagli stessi personaggi, da le loro azioni, da' loro dialoghi. Leggete le pagine dove comincia a rivelarsi la sventura di Argia, e i tormenti di Fausto — tutta quella storia di lacrime. Assistete a la passeggiata de' due amanti di notte; al dialogo tra il professor Pisani e la figlia; al matrimonio così triste, e pure, a tratti d'un comicismo finissimo; al dialogo in cui Fausto chiede ad Argia il racconto de la sventura — d'una efficacia sorprendente — e poi ditemi se questo romanzo senza tirades, senza lirismo, senza descrizioni smaglianti, non è una de le più forti ed efficaci pitture de la vita contemporanea; non è un vero e gran dramma de l'amore, come può essere inteso nel nostro secolo agonizzante; non è una evidente e potente opera d'arte, d'una lucidità meravigliosa e d'una semplicità insuperabile, e per la forma e per la regolarità de la composizione.

E dicendo forma, intendo parlar de la lingua, de lo stile, in somma di tutto il complesso di mezzi artistici e di facoltà creatrice che serve a infondere in un libro il soffio divino de l'arte.

È ne la caratteristica speciale de la forma che si rivela la personalità, l'originalità, direi quasi la nota d'uno scrittore. Non forse la forma di Bruno Sperani, così suggestiva, vibrante, sprezzante a[26] volte, espressiva sempre, vigorosa, a trasparenze, a spezzature, a scatti, è la manifestazione de l'organismo, de' sentimenti d'uno tra i più originali romanzatori italiani? Così in letteratura non abbiamo un tipo unico di stile, ma differenti stili, i quali sono un tutto co 'l contenuto d'un'opera d'arte: tal contenuto, tal forma — anche 'l De Sanctis lo dice.

La Sperani non è stilista: scrive netto, reciso, sincero, con una forza d'espressione rara tra noi italiani, e non ha altra preoccupazione che di render chiaro il suo pensiero profondo, fermo, preciso. E questa preoccupazione sua mi ricorda Stendhal, Duranty ed i romanzieri russi, a' quali amo riavvicinare la scrittrice nostra.

Il suo metodo potrà piacere o dispiacere, potrà dar luogo a mille discussioni — ma deve esser preso qual'è — ed accettato. E così noi — che non possiamo emulare questa potente romanzatrice — possiamo almeno essere in grado di comprenderla ed amarla.

Il Romanzo della Morte ha una personalità definita, un carattere di forma particolare, una onestà efficace — che ci fan presto desiderare 'l novo libro di Bruno Sperani: La Fabbrica.

B. Emilio Ravenda.

Ecco un romanzo diversamente bello dagli altri due che ho letto, finora, della Sperani: Numeri e Sogni e l'Avvocato Malpieri.

Se in quelli v'ha la virile robustezza di scrittrice — che tutti riconoscono nell'A... — la niuna[27] preoccupazione di fare un'opera d'arte dilettevole pel gran pubblico — come la vecchia scuola comandava dovesse farsi — se in quelli v'ha la studiosa propugnatrice di nuove e generose idee sociali, e l'osservatrice di caratteri moderni, in questo Romanzo della Morte — cosa che non avrei mai supposto — v'è una muliebre freschezza di passione, v'è, nel contesto, l'idea, il proposito di fare un delicatissimo romanzo, ed in gran parte, v'è riuscita.

Il romanzo entra nella sua più bella fase al 5o ed al 6o capitolo. c'è tutta l'arte completa della Sperani: le scene vere della vita, come può presentarle un'osservatrice della sua potenza; e se fin non si sente Argia ad amare con islancio muliebre idealmente, sensualmente, invece, è in quei due capitoli ch'ella principia a rivelarsi, con tutta la desolante prostrazione in cui l'ha gettata l'infamia d'altri, accanto a Fausto, posseduto dalla disperazione dell'amore, col cuore arrovellato dalle spine di dolore acutissimo.

(Dalla Rassegna Critica). A. Lauria.

All'opera d'arte giova quello speciale procedimento dell'A... per cui dall'evoluzione ascendentale del concetto pessimista si conchiude a un corollario tanto più rilevante quanto più inaspettato, sicchè, con grande vantaggio dell'interesse tenuto sempre desto, e dei moderni criterî positivi, invece della glorificazione della Morte, si ha la vittoria definitiva della Vita, la quale ci si afferma con tanto maggiore intensità quanto maggiore poteva sembrare nello svolgimento del racconto la tendenza[28] a negarla. È bene che nel romanzo moderno il concetto scientifico si faccia strada, e, abbandonatesi le vecchie rotaie del romanticismo, si concilî l'uomo alla terra prosaica, all'umile esistenza quotidiana; la vita, in fondo, non è, ad onta de' mille e mille declamatori, così insopportabile peso; essa ha uno scopo che bisogna asseguire, e, concepita con serenità d'animo, potrebbe perfino darci de' godimenti non mediocri. Ma sopratutto guardiamoci dal renderci schiavi del pregiudizio; e nel conflitto fra il pregiudizio e la Natura procuriamo di astenerci dal deplorevole orrore di comprimere quest'ultima. Essa non tarderebbe a prorompere impetuosa ripigliando i suoi diritti. Questo ha capito la signora Beatrice Speraz, anzi l'abate Don Paolo e Fausto vorrebbero esprimere, a mio modo di vedere, come per simbolo le idee dell'egregia pensatrice. L'artista, valorosissima, parmi che abbia caricate perciò un pochino le tinte de' due personaggi, destinati a simboleggiare tali idee, pel resto non ho nulla da osservare: si sente nel Romanzo della Morte, e nei ritratti e nelle descrizioni, l'artista provetta che ha saputo infondere crescente interesse nello svolgimento di un caso cui i meno abili avrebbero ristretto ne' limiti brevi della novella.

Tra gli episodî che mi hanno fatto maggiore impressione noto il drammaticissimo dialogo nel giardino tra Fausto e Argia, l'affannosa corsa del Lamberti alla ricerca di un luogo meglio adatto al suicidio, la scena del matrimonio in extremis così commovente nella greca semplicità.

G. Pipitone-Federico.

[29]

 

Eterno Inganno, 1891.

Mentre sta attendendo ad un nuovo romanzo sociale la Sperani si ricorda ai lettori con un volume di novelle, Eterno Inganno.

Avrò occasione di ritornare di proposito su di lei meglio che non possa ora, tanto più che tre delle sette novelle del volume videro già la luce in queste stesse colonne. Eterno Inganno si raccomanda per le stesse qualità dei precedenti volumi: un vivo alito di modernità vi spira per entro, insieme con una tendenza spiccata verso le questioni sociali ed umanitarie. Forse una certa trascuratezza di forma appare più sensibile nel breve àmbito della novella in cui la fattura tecnica assume una maggiore importanza. Delle sette novelle, mi sembrano meno felici: Un uomo d'ordine ed Eterno Inganno. Una bella donna e Alla Jonction procedono serrate alla meta e si leggono con molto interesse per la drammaticità incalzante degli avvenimenti. Risveglio è uno studio di carattere che si svolge in un ospedale dei pazzi. Ma le due novelle migliori sono incontestabilmente: Il primo ritratto che ha una chiusa efficace ed originale e l'Angelina che è un gioiello di osservazione e di sentimento.

(Dalla Gazzetta Letteraria). Giuseppe Depanis.

Fra i sette bozzetti dell'Eterno Inganno, il primo: Un uomo d'ordine, è il più drammatico nella sua stranezza. Quell'uomo il quale, per un[30] concetto sbagliato della vita, un concetto ascetico alla Tolstoï, distrugge la propria felicità e quella della moglie, è un esempio veramente tragico della morbosità di sensazioni e di pensieri che predomina oggi. — Una bella donna è lo studio ben riuscito d'una femmina sprovvista di cuore, tutta vanità e calcolo. — L'Angelina la triste fotografia d'una di quelle creature semplici nate per soffrire. — Ma io riserbo le mie simpatie pel bozzetto: Alla Jonction in cui la pittura perfetta dell'ambiente risalto ad una scena intima, appassionata insieme e gentile, ad un quadro di felicità, direi quasi melanconica, che è di sommo effetto ed ispirata non a pessimismo, ma a fede nella possibilità di amori puri e costanti, torna dolce e grata all'anima.

L'Eterno Inganno può star a pari dei suoi fratelli maggiori, e suscita il desiderio che tra poco Bruno Sperani ci dia qualche nuova opera di lunga lena, in cui siano illustrati altri tipi ed ambienti moderni.

(Dalla Cronaca d'Arte). G. Palma.

La potenza rappresentativa della Sperani è veramente grande; con la parola semplice, nuda, colla frase rapida, vigorosa, asciutta, quasi scarna e bella di una certa severità indefinibile, ella vi rende netta, viva e parlante la figura, l'immagine, l'idea vagheggiata nel suo pensiero. Nessuno studio in lei per la ricerca di epiteti preziosi; nessun giro involuto di frase; nessuna descrizione oziosa. Con due tocchi da maestro ella vi fa vivere una persona,[31] un carattere, vi suscita un paesaggio. Io ricordavo d'aver letto altra volta con vivo interesse il bozzetto che s'intitola alla «Jonction.» Ebbene, non vi so dire con quanto piacere l'ho riveduto in questo volume. Com'è bella quella descrizione del punto ove l'Arve ed il Rodano, lui azzurro e altezzoso, lei bionda e rigida, presso Ginevra confondono le loro acque! La vorrei trascrivere se non fosse lunghetta e se non bisognasse leggerla col resto del racconto per comprenderne tutto il valore. In essa i lettori vedrebbero con quanta parsimonia di colorito l'A... sappia ottenere effetti stupendi. E quanto sentimento di natura in quelle due paginette! A me pare, nel leggere, di sentire la frescura delle acque e delle selve. Difficilmente la parola potrebbe con maggior efficacia rievocare un paesaggio e sostituirsi ai colori ed ai suoni vivi.

(Dalla Posta di Caprino di A. Ghislanzoni).

G. B. B.


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