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X.
Era una domenica di luglio e stava per sonare il mezzogiorno. Uno dei garzoni si avvicinò al padrone e chiese: - Si deve chiudere?
- Chiudete pure - rispose Girolamo Bardelli.
Una signora vestita a bruno, ch'era in compagnia d'un fanciullo fra i sei e sett'anni e ritta dinanzi al banco chiacchierava confidenzialmente con l'orefice, esclamò: - Diamine! È così tardi?... Vado, vado... Su, Pinotto...
- Eh, non c'è fretta, signora Merlini - disse Bardelli. - Prima di tutto a chiudere ci vogliono dieci minuti... Poi si può uscire per la porticina di dietro: e in fine si può anche restare, perchè io resto.
Pronunziate queste parole, Girolamo Bardelli diventò rosso come un papavero, perch'egli era timidissimo col bel sesso, e una proposizione siffatta gli pareva il colmo dell'audacia, quantunque dovesse capire che la presenza di Pinotto era una salvaguardia contro tutti i pericoli.
La signora Merlini sorrise maliziosamente. - Eh, signor Bardelli, che direbbe il mondo?... No, no, me ne vado... E siamo intesi... Occorrendo, posso fare assegnamento su lei per la stima di quei pochi oggetti...
- Ma per qualunque cosa, si figuri...
- Già se non potessi proprio fare a meno di venderli, verrei qui... Lei non è uno speculatore, è un amico....
- Questo sì, ma speriamo che non abbia bisogno...
- Eh, una povera vedova con un figliuolo da educare, non si sa mai... Una gran brutta condizione, caro signor Bardelli, quella d'una vedova che sia ancora abbastanza giovine e che voglia restar ligia al proprio dovere... Se non è un mostro - e la signora Merlini ebbe un gesto che significava: «Io non sono tale;» - se non è un mostro, degli appoggi ne trova in quantità; ma a qual prezzo?
Questa volta l'orefice arrossì per conto della signora Merlini e balbettò: - Pur troppo gli uomini sono raramente disinteressati.
Ella lo interruppe. - Ce ne sono però; siamo giusti. Ce ne sono e ne conosco anch'io... molto da vicino....
Così dicendo, la vedova porse al signor Girolamo una mano bianca e grassottella ch'egli prese con delicatezza in una delle sue, mentre con l'altra accarezzava i capelli di Pinotto.
La signora Merlini puntò sul banco tutti e due i gomiti e chinandosi verso Bardelli sussurrò a bassa voce: - C'è una cosa ch'io non riuscirò mai ad intendere.
- Ed è?
- Perchè gli uomini migliori non si facciano una famiglia.
La onesta curiosità della signora Merlini rimase inappagata, perchè giusto in quel momento due persone irruppero nella bottega che i garzoni non avevano ancora finito di chiudere. Era la signora Marianna Bardelli in compagnia del figliuolo Eugenio.
- Scappo - disse la vedova ripigliando la posizione verticale. E soggiunse in un soffio: - Stasera alle nove conduco Pinotto a prendere una boccata d'aria al Valentino.
Indi, voltandosi verso i nuovi arrivati. - Buon giorno, signora Bardelli, come sta? Buon giorno professore... Pinotto, da bravo, levati il berretto. Questi ragazzi non imparano mai la creanza.
Scambiati i saluti, la signora Merlini uscì rapidamente, tenendo a mano il figliuolo.
La signora Bardelli la seguì con uno sguardo sospettoso e malevole. - Che civetta!
- Oh Dio - obbiettò l'orefice. - Non vedo...
- Civetta sopraffina - ribadì la madre. - E come si dipinge gli occhi!
- Non mi pare...
- Tu non te ne intendi, caro mio... E bazzica molto in questa bottega, la signora.... Grandi affari, ha...
- Desidera ch'io le stimi degli oggetti d'oro...
- Uhm!... Son donne da starne lontani le mille miglia.... Basta, spero bene che non cascherai nella rete...
- Oh mamma, che idee! - E mutando discorso, domandò: - Hai da parlarmi?... Anche tu, Eugenio?
A un cenno affermativo degli interrogati, egli si rivolse ai garzoni: - Andatevene pure e date i catenacci anche per di fuori... Io uscirò dalla porticina di dietro, e chiuderò a chiave da tutte e due le parti.
Quando non ci fu più nessun estraneo, Girolamo Bardelli precedette sua madre e suo fratello nella retrobottega ove spirava un po' d'aria, li fece sedere e disse: - Che cera scura avete! Ci son dei guai?
- Pur troppo - sospirò Eugenio.
La signora Marianna gli diede sulla voce - Oh, lui esagera sempre. Certo ch'è una cosa sgradevole.
- Ma spiegatevi, in nome del cielo - insistè Girolamo.
Eugenio tirò fuori una lettera dalla tasca del soprabito, e la consegnò a suo fratello. - Leggi: è del professore Varedo.
Con molte circonlocuzioni, Alberto Varedo scriveva da Roma a Bardelli ch'era dispiacentissimo di non poter conservargli il posto di assistente che egli occupava già da due anni. Questi posti destinati a essere un utile tirocinio pei giovani aspiranti all'insegnamento non erano mai dati a perpetuità allo stesso individuo; anzi molti professori ad ogni nuovo anno scolastico prendevano un assistente nuovo. Egli, Varedo, aveva resistito fino allora alle molte sollecitazioni che gli venivano fatte, e se adesso aveva ceduto non era certo per mancanza di stima e d'affezione verso Bardelli alla cui opera efficace si onorava di render giustizia; era soltanto per non incorrer nell'accusa di favoritismo. Sperava che questa deliberazione non sarebbe stata presa in mala parte dal suo valido collaboratore col quale egli si riprometteva di mantenere intatti i rapporti di amicizia personale e di fratellanza scientifica.
- È una bella lettera, non si può negarlo, una lettera che si potrebbe metter in cornice come qualunque diploma - osservò la signora Bardelli facendosi fresco col ventaglio.
L'orefice ripiegò il foglio, lo rimise nella busta e lo restituì a Eugenio, dicendo: - Sì, la lettera è gentile, ma...
- Ma la conclusione si è che ho perduto il posto - continuò l'assistente. - Lo so benissimo che non son posti conferiti a perpetuità, e nemmeno io potevo pretendere di esercitar questo ufficio fino alla consumazione dei secoli. Aspettavo sempre che s'aprisse un concorso a qualche cattedra della mia materia o di materia affine... Quello che mi pesa di più è il modo.... Perchè il professore non m'ha detto niente l'ultima volta che ci siam visti? Perchè, volendo mutare, non ha scelto uno dei giovani usciti dalla nostra Università? Perchè mi dà per successore un certo Quinzani che ha fatto i suoi studi parte a Pisa, parte a Lipsia, e che qui non si conosce punto?...
- Nella lettera non c'è nessun nome - interruppe Girolamo.
- Quest'è il peggio... Il nome l'ho saputo all'Università a cui il professore Varedo l'ha comunicato per le formalità d'uso.... Quinzani! Una assoluta mediocrità che ha pubblicato una memoria insignificante di diritto internazionale... Ma è nipote d'un uomo politico...
La signora Bardelli che aveva la pretesa di esser una donna pratica e positiva rimise in carreggiata la discussione.
- Son chiacchiere vane... Sia uno o l'altro il successore, è lo stesso. L'essenziale è d'intendersi sul quid faciendum. Eugenio crede che ormai sia inutile qualunque passo per far recedere il professore Varedo dalla deliberazione presa.
- Inutilissimo.
- Sarà. A ogni modo è necessario rispondere. E poichè il professore mostra tanta amicizia, tanta deferenza, bisogna coglier la palla al balzo e sollecitare il suo appoggio in un prossimo concorso... Non ho ragione, Girolamo?
- Sì.... veramente - rispose il figliuolo maggiore.... - Ma c'è questo concorso?
- Pare che il Ministero si deciderà ad aprirne uno a Bologna - disse Eugenio Bardelli.
- Non c'è dubbio - ripigliò la signora Marianna con l'usato ottimismo - non c'è dubbio che il professore favorirà la tua nomina... È una specie d'obbligo morale per lui... Io però farei qualche cosa di più... Io senza perder tempo andrei a visitare la signora Diana, ch'è in villeggiatura sul Lago Maggiore fra Stresa e Belgirate, e la pregherei di patrocinar la mia causa... Quella è un angelo...
- Oh sì, sì - esclamò Eugenio con enfasi. - E m'ha anche invitato ad andarla a trovare... Gli è che non vorrei cascare in un giorno che ci fosse il professore.
- Perchè? Se ci fosse, meglio. Vi spieghereste a voce. Ma già ora è a Roma... E poi ci s'informa.
Non ci volle molto a persuadere Eugenio Bardelli dell'opportunità di questa visita. Più ancora che del posto perduto egli si crucciava all'idea di non poter frequentare la casa Varedo con la solita intimità, e gli pareva mill'anni di assicurare la signora Diana che i suoi sentimenti per la famiglia erano inalterati, e che, assistente o no, egli era sempre al servizio di lei, del professore e di Bebè.
Adesso la loquace signora Bardelli venne al nocciolo della questione. Se Eugenio non aveva il posto, naturalmente egli non riscuoteva neanche lo stipendio.
L'orefice capì a volo. - Quant'era?
- Una miseria. Cento lire al mese - replicò la madre. - Ma gli bastano pel suo vestito, per i suoi libri, pe' suoi minuti piaceri... Un giovinotto non può star senza un centesimo in tasca... Se davo retta a lui, non te ne parlavo...
- No, proprio - disse Eugenio mortificato. Tu hai tutto il carico della casa sulle spalle.
Girolamo sorrise con bontà. - Non pensare a questo, oggi.... Tu avrai col tempo la tua brava cattedra e sarai indipendente. Frattanto per quel che occorre, son qua io.
Mentre Eugenio, commosso, si profondeva in ringraziamenti e la madre tributava i dovuti elogi alla bontà del suo primogenito sempre disposto ad aiutare i fratelli, Girolamo faceva tra sè e sè alcune giudiziose considerazioni. - Già io non ho inclinazione pel matrimonio, ma se pur ne avessi, sfido io a prender moglie fin che questi benedetti ragazzi non siano sistemati.... E la signora Merlini non capisce la ragione per cui certi uomini vivono scapoli.... Gliela spiegherò io la ragione, stasera, al Valentino.
- Girolamo! - riprese con qualche esitanza la signora Marianna.
Egli si scosse e credendo ch'ella volesse andarsene disse pronto: - Eccomi qua. Vi faccio uscire per la porticina.... Io rimango un paio d'orette sinchè ho finito un lavoro.
La signora Bardelli, impacciata contro il suo solito, accennò negativamente col capo.
- No.... Abbi pazienza... Dovrei dirti ancora qualche cosa....
E l'orefice interrogò con lo sguardo Eugenio che teneva gli occhi fissi al suolo.
La madre intervenne pronta. - No, no, lui non c'entra.
- Paolo allora!... Ha da gettare dei nuovi quattrini nei suoi progetti colossali?
- Oh Girolamo - saltò su la vecchia signora in tuon di rimprovero. - Tu pure diffidi del genio di Paolo?... E sì che presto o tardi quello farà strabiliare il mondo.
Girolamo mise un sospirone. - Aspetta cavallo che l'erba cresca.
- Oh - ella seguitò con amarezza, - lo sa il povero Paolo, lo sa, che i primi a dubitare di lui sono i suoi fratelli... Meno male Eugenio che non ha l'obbligo d'intendersene d'arte. Ma tu...
- Io, mamma - rispose Girolamo - non son che un povero manuale innamorato degli antichi... L'arte moderna non la comprendo, ciò che non vuol dire ch'io non apprezzi l'ingegno di Paolo e che non gli auguri i maggiori trionfi.... Sentiamo, via, mamma, che cos'ha Paolo? Non hanno accettato il suo bozzetto a Monaco?
- Oh sì - ribattè la signora Marianna agitando furiosamente il ventaglio - vorrei vedere che non glielo avessero accettato... Il bozzetto non lo ha spedito lui all'ultimo momento perchè non finiva di piacergli... È coscienzioso, Paolo... Ma non si tratta di questo.
- Di che si tratta dunque?
- Ecco - principiò la vecchietta, e non c'era verso che trovasse la sua parlantina - ecco.... tu conosci la Gegia, quella che ha servito di modella a tuo fratello per la sua magnifica baccante?....
- Sì, la conosco di vista... Gira sempre sotto i portici.
- Insomma - chiese Girolamo inquietissimo - che significa questo preambolo?
- Se ti riscaldi... disse la madre.
- No, sono calmo... Ma vorrei sapere...
- Or ora... Ecco... da circa un mese la Gegia vive con Paolo...
- È per questo ch'egli dorme nello studio, con la scusa d'esser pronto la mattina a lavorare?... E tu, mamma, eri a parte del segreto?
La signora Marianna si mise una mano al cuore. - Giuro che fino a oggi ero all'oscuro di tutto.
- Tu almeno Eugenio, sarai stato nelle confidenze...
- Io?... Neanche per sogno...
- Ma, in conclusione, se ha taciuto prima perchè parla adesso? Che c'entriamo noi con le sue sudicerie?... Gli artisti, pur troppo, in tutti i tempi hanno avuto di queste debolezze, ma è inutile che vengano a raccontarle in famiglia.... Pensi piuttosto a sbarazzarsene della sua Gegia, che già non avrà mica lo scrupolo di averla compromessa... O che si compromettono quelle donne?... Ah, spero di aver indovinato... Paolo ha bisogno di qualche centinaio di lire per liberarsi... Quanto, via...?... Glieli presterò io i denari... Me li restituirà con comodo... e se potrà... dopo la prima commissione...
Sempre più confusa, la signora Bardelli si guardava attentamente le unghie, tentennando la testa.
Girolamo perdette la pazienza. - Non è questo?... In nome di Dio, che cosa è?
La signora Marianna si decise a spifferar la verità intera. - È... è... che sembra vi siano delle conseguenze.
Vedendo che il figliuolo sgranava gli occhi8, ella soggiunse timidamente: - Sembra... non si è ancora sicuri... magari non fosse!...
- E se fosse? - gridò l'orefice.
- Se fosse - rispose la madre - pensa quel che faresti tu.
- Ha intenzione di sposarla? Di sposar la Gegia?
- Ah no, mamma - proruppe Girolamo, e la sua faccia ingiallita fuori dell'aria e del sole si colorava rapidamente e i suoi occhi smorti mandavano lampi - no ch'io non posso mettermi nei panni di mio fratello, perchè io non sarei stato tanto minchione da convivere con una baldracca a rischio ch'ella mi affibbiasse un figliuolo non mio...
- Oh Girolamo! Ma se tu avessi invece l'intima persuasione d'esser il padre?...
- Con la Gegia?... Figurati se l'avrei!... Se l'avessi?... Non so... forse riconoscerei la creatura, povero innocente, ma non farei certo la pazzia di sposare la madre... E in ogni caso, qualunque sproposito io commettessi, vorrei subirne io tutta la responsabilità e tutta la vergogna... Non proporrei alla mia mamma di accettar per nuora una Gegia; non domanderei a un fratello che lavora e suda da mattina a sera di far nuovi sacrifici per mantenere oltre a me anche la mia rispettabile consorte e il bimbo di cui mi fosse piaciuto assumere la paternità... Perchè - continuò Girolamo Bardelli animandosi sempre più - tutti i salmi finiscono in gloria, e se si ricorre a me non è per domandar consigli (o che sono in grado di darne io dei consigli alla gente ch'empirà l'Italia di capolavori?); è per aver quattrini.
- Ma Girolamo! - esclamò la signora Marianna congiungendo le palme. Non aveva mai visto il suo primogenito così acceso in volto, non aveva mai inteso da lui una simile sfuriata.
Egli s'accorse di aver passato il segno, si pentì d'aver tradito il malanimo dell'artista coscienzioso, disinteressato, modesto verso il sognatore spavaldo che vuol conquistare d'un sol colpo la gloria, e chinandosi sulla madre ne' cui occhi luccicavano due lacrimette, la baciò in fronte e le disse: - Perdona, mamma, qualche volta si perde la testa.
- Oh, sei stato ingiusto, molto ingiusto con Paolo - ella replicò poco opportunamente.
Ma l'orefice aveva ormai ricuperato il dominio di sè. - Paolo - egli soggiunse con calma - io l'ho aiutato, io seguiterò ad aiutarlo in tutto quanto si riferisce alla sua arte. Se non ha ancora avuto fortuna, pazienza. La fortuna e il merito non sono l'identica cosa... E se il suo ideale è diverso dal mio, non gliene faccio mica una colpa... Questo diglielo pure; glielo avrei detto io s'egli non avesse preferito d'incaricar te delle sue ambasciate... Ma circa al resto, circa ai suoi progetti di matrimonio... di quel matrimonio... non parlatemene più, chè tornerei ad andare in escandescenze.
Insistente per sua natura, e mortificata di non poter recare una migliore risposta al suo figliuolo prediletto, la signora Marianna era lì lì per replicare; ma Eugenio s'interpose.
- Basta per oggi, mamma... Ormai Girolamo sa quello che doveva sapere... Egli è così buono che possiamo fidarci interamente di lui... Non c'è pericolo ch'egli abbandoni nessuno della sua famiglia...
Girolamo protestò contro questo certificato di bontà che pareva un certificato di debolezza.
- Buono, buono... Non tre volte però...
E avrebbe forse ribadito le sue prime dichiarazioni se gli sguardi supplichevoli del fratello non lo avessero indotto a smettere.
- Adesso, mamma, vi apro la porticina - ripigliò Girolamo.
- Anche di festa lavori? - sospirò la signora Marianna.
- -È necessario - egli disse. E dandole il braccio l'accompagnò fin sulla soglia.
Quand'ebbe richiusa la porta dietro a sua madre e a suo fratello Eugenio, egli s'avviò pian piano al suo banco, accese una lampada ad alcool, e tirò fuori da un cassetto una catenella d'oro di cui s'accinse a saldare le maglie con la stessa minuziosa sollecitudine con cui avrebbe cesellato una coppa o sfaccettato un diamante.
Nella bottega chiusa giungevano gli echi del giorno festivo, giungevano i canti dell'allegre brigate che andavano a passare il pomeriggio in campagna. Per Girolamo Bardelli non c'era vacanza; a lui non era lecito di bever un mezzo litro con gli amici; non gli era lecito di far la corte alle ragazze e meno che mai di avere una bella moglietta al suo fianco.... No, no, egli non si sarebbe recato quella sera al Valentino in cerca della signora Merlini; che le avrebbe detto? Che il suo dovere era di tirar la carretta per gli altri e di restar scapolo tutta la vita... come forse il dovere di suo fratello Paolo era quello di sposar la modella...?... Sono pur comiche le cose di questo mondo!