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XVII.
Una scaramuccia coniugale.
Uno scrupolo molto naturale aveva trattenuto Eugenio Bardelli da metter la Varedo a parte dei dissapori che covavano nella sua famiglia. Ma quand'egli seppe ch'ella n'era già stata informata da sua madre, la ragione del suo silenzio cessò, ed egli ebbe anzi un motivo di più per spesseggiare e prolungar le sue visite in casa Varedo. Ah, quei dissensi domestici erano una gran pena per lui, ch'era nato per viver nella pace e nella concordia. La sua mamma, poveretta, aveva una predilezione per Paolo, e diceva che i fratelli non lo stimavano secondo i suoi meriti, perchè ne avevano invidia. Eh, sicuro che dell'ingegno Paolo ne aveva a bizzeffe, ma voglia o non voglia aveva anche fatto un mucchio di corbellerie e quella del matrimonio non era stata la minore. E si capiva, che Girolamo, il quale lavorava per gli altri da mattina a sera, non fosse disposto a lasciarsi smunger di più. Non era mica un Creso, Girolamo, e se non fosse stato così economo per sè avrebbe durato una bella fatica a tener in piedi la baracca. Di questo la mamma non si capacitava, ed ella che accusava tutti quanti di esser ingiusti con Paolo non s'accorgeva poi che era ingiusta con Girolamo, l'unico, pur troppo, de' suoi figliuoli che avesse ormai una posizione assicurata. Bisognava conoscerlo a fondo Girolamo per apprezzarlo. Non era espansivo, non aveva una gran parlantina; ma che caratterone, e sotto la ruvida scorza che delicatezza di sentimenti! Che prontezza ai sacrifizi! Due, tre volte, anche recentemente, aveva rinunciato a sposarsi per non far dispiacere a sua madre che s'era fitta in capo di volerlo scapolo... mentre poi era stata così sollecita ad accettar per nuora la moglie di Paolo!... Sul punto del calice forse Girolamo aveva torto;... quando non si è ricchi, non si può concedersi il lusso di tener gli oggetti d'arte ad ammuffire nella cassaforte, e dal momento che si presentava una buona occasione di vendita sarebbe stato bene non lasciarsela scappare... E la sua opinione in proposito Eugenio l'aveva detta; ma non si sentiva d'insistere... perchè un diritto, un vero diritto egli non credeva d'averlo, ed era convinto che la loro quota dell'eredità paterna tanto lui quanto Paolo l'avevano avuta ad esuberanza, e che nell'ipotesi d'una resa di conti Girolamo sarebbe apparso creditore e non debitore....
Eugenio Bardelli non era conciso, e a Diana che aveva sempre in cuore la bimba accadeva talvolta di distrarsi mentr'egli parlava. Allora egli si profondeva in mille scuse: e ch'era indiscreto, e che la signora Diana aveva anche troppa pazienza, e ch'egli non avrebbe dovuto abusarne... Gli è che ell'era l'unica persona al mondo in cui egli avesse una confidenza assoluta e il suo unico sollievo era quello di sfogarsi con lei.
Indi i suoi occhi si empivano di lacrime, e Diana, quasi a scusarsi dei segni di stanchezza di poco prima, lo animava a riprender il suo discorso, lo confortava con parole amorevoli, sinceramente commiserando questo giovine così ricco d'ingegno e di dottrina, e pur destinato a non riuscir nella vita per eccesso di buona fede, per mancanza di tatto, d'energia, di coraggio.
In fin dei conti, Diana Varedo ed Eugenio Bardelli erano due disgraziati che si consolavano a vicenda. Perchè anch'ella, da quando l'erano sopraggiunte le inquietudini per Bebè, anch'ella si sentiva infelice. Lontana dalla madre, lontana quasi sempre da suo marito, e più sgomenta che lieta di ciò che l'avvenire preparava ad Alberto, aliena del pari dal mondo politico e dal mondo elegante, decisa ormai a non cedere alle lusinghe tentatrici dell'arte, ella passava le ore a fissar il volto pallido della sua piccina, a combattere i terrori che l'assalivano di tratto in tratto con incredibil veemenza, lasciandola affranta, spossata come dopo una malattia. Visite ne riceveva poche e ne restituiva pochissime; alle sedute a cui la s'invitava quale patronessa di qualche scuola e di qualche Istituto pio cercava di restare il meno possibile; a passeggio non andava che con Bebè, e per condur fuori Bebè occorreva il cielo sereno, la temperatura mite, e il barometro sopra il variabile. Così ell'era quasi sempre sola, e le due apparizioni regolari di Bardelli, alla mattina e alla sera, erano divenute una consuetudine della sua giornata. E poi, agli occhi di Diana, egli aveva il gran merito di esser desiderato da Bebè. Nelle sue bizze infantili, in mezzo alle sue lacrimette, fattesi, ohimè, tanto frequenti, la bimba lo chiamava, lo invocava: - Elli! Elli! E alla vista di lui ella si rasserenava, e gli tendeva l'esili braccia, e voleva ch'egli la portasse sulle spalle in giro per la stanza. Aveva dimenticato Bardelli per la signora Daria, la signora Daria per Miss Olivia, e ora tornava agli antichi amori, e a Bardelli più che alla stessa sua mamma serbava i rari sorrisi.
Ai primi di giugno l'onorevole fece una scappata a Torino. Veniva per veder la famiglia, ma aveva i minuti contati; arrivato il giovedì, doveva senza fallo ripartir la domenica per esser alla Camera fin dagl'inizi della battaglia decisiva, finale, che il Ministero, vissuto oltre all'aspettazione a forza d'espedienti e d'intrighi, era pur costretto ad accettare sul bilancio d'assestamento. Già i vari gruppi degli oppositori erano d'accordo, già le parti erano distribuite, già si sapeva che col pretesto del bilancio si sarebbe attaccata tutta la politica del Gabinetto, tutta la sua opera nefasta di tre anni... tre lunghi anni di sgoverno e di corruzione... Questa, s'intende, era l'antifona degli avversari. Dell'esito non si dubitava; secondo i calcoli più scrupolosi, la mozione di sfiducia avrebbe ottenuto cento voti di maggioranza. Dunque la caduta del Ministero era sicura, nè si vedeva chi altri, da San Giustino in fuori, potesse raccoglierne l'eredità.
Ora San Giustino Ministro voleva dire Alberto Varedo sottosegretario di Stato. Questi poi, come a guadagnarsi le spalline, era inscritto fra gli oratori nella prossima discussione, e ruminava un discorso destinato a consolidar la sua fama d'oratore dotto e facondo.
Tornando a casa alla vigilia di sì gravi avvenimenti, Varedo avrebbe avuto bisogno di trovar in sua moglie, se non la partecipazione entusiasta dei primi tempi, almeno l'attenzione paziente e benevola che per un pezzo ell'avea continuato a concedergli. Ma Diana non aveva occhi nè orecchi per cosa alcuna che non si riferisse alla bimba, e anzichè appassionarsi ai sogni di grandezza e di gloria che Alberto le faceva balenare dinanzi, mal dissimulava la sua crescente antipatia per la politica che toglie gli uomini alla famiglia, all'arte e agli studi.
Per colmo di disgrazia, il sabato di quella settimana Bebè ebbe una delle sue febbriciattole, e sebbene l'accesso non durasse che poche ore i nervi già agitati di Diana n'ebbero una scossa violenta che fece scoppiare la sua sorda irritazione.
- Spero bene che non ti sognerai di partire - ella disse ad Alberto.
- Cara mia, lo sai che devo partire.
- Devi?... Anche se tua figlia sta male?
- La bimba ha avuto una delle sue piccole febbri... pur troppo non si rimette ancora com'io vorrei... ma non c'è nulla di nuovo.... nulla che renda necessaria la mia presenza...
- Sarà sempre più necessaria qui che a Roma - ribattè Diana in tuono provocante.
Varedo si sforzò di esser calmo. - Mi sono impegnato ad essere a Roma lunedì mattina, e io non vengo meno a' miei impegni.
Diana scattò. - Me l'immaginavo... È il dovere... Quel famoso dovere che voi altri uomini fate consistere in ciò che v'accomoda...
- Diana! - interruppe Alberto severamente. - Non t'ho mai sentita parlare così.
- Tacevo - ella disse cedendo a quello spinto di rivolta ch'è forse nel cuore di ogni donna; - tacevo, soffrivo in silenzio... Ma giunge il momento che il vaso trabocca... Il dovere!... Prima di tutto convien vedere qual sia, e allora, quando si è certi di non prenderlo in iscambio per qualche cosa di molto diverso, allora sì ch'è lecito invocarlo... Ne ho la religione anch'io, non dubitarne, e se m'è accaduto di non esservi fedele, non ho avuto più pace.
Le parve di scorger l'ombra di un sospetto sulla fronte di suo marito, e riprese ironica: - Oh non aver paura... Non è quello che credi... Non ci son di questi pericoli nè per te nè per me... Noi viviamo fuori della vita... Non siamo della pasta di mio zio Gustavo, noi; siamo gente seria.... Ma le infrazioni al dovere sono di tante specie!... E se ho potuto trascurare un giorno, un ora la mia figliuola per correr dietro a qualche ubbìa, ah, te lo giuro, mi son procurata uno di quei rimorsi che bastano ad avvelenar l'esistenza... Perchè questo è il dovere; quando si ha una creatura innocente che non ci ha domandato di nascere, il dovere è di metterla in cima dei propri pensieri; quando si ha una famiglia che ci siamo fatta spontaneamente, usando del nostro libero arbitrio, il dovere è di occuparcene, di non sacrificarla alle nostre ambizioni, alle nostre vanità.
Varedo era esterrefatto. La ribellione di sua moglie lo coglieva di sorpresa. Ch'ella non s'accalorasse pe' suoi successi parlamentari, che non rallegrasse di vederlo vicino al potere; di questo Alberto s'era accorto, e pazienza!... Ma che ella lo investisse fieramente come un marito e un padre snaturato perch'egli non chiudeva il suo orizzonte entro quattro pareti, perchè non consentiva a rimpicciolire in tal guisa l'ufficio dell'uomo nel mondo, ecco ciò che lo faceva cader dalle nuvole e gli paralizzava la lingua.
Ed egli si contentò di posar la mano sulla spalla di Diana e di dirle: - Tu sragioni oggi... Sei più ammalata di Bebè.
- Magari! - ella replicò con esaltazione crescente. - Magari fossi ammalata! Magari morissi! Che liberazione sarebbe per te se morissimo tutt'e due insieme, la bimba ed io!... Hai commesso un grande sbaglio sposandomi, povero Alberto!... E così si correggerebbe tutto...
Adesso, rapida, succedeva in lei la reazione, e la sua voce, e il suo accento si raddolcivano, e i suoi occhi si gonfiavano di lacrime.
- Parlo senza rancore... Tu staresti meglio solo.... Ma son discorsi vani... Non muoio io, no, pur troppo... E voglia Iddio ch'io non sia invece destinata!...
Non finì la frase, rabbrividendo. Si nascose la faccia tra le palme, e balbettò: - Oh Alberto, ho paura... Ho dei tristi presentimenti... Faccio sogni orribili... Oh la nostra bimba... il nostro caro angioletto...
E lasciando cader la testa sul petto, ruppe in singhiozzi.
Ad Alberto corse un freddo per l'ossa. Benchè egli vedesse Bebè così lenta a riaversi dopo la sua malattia di Roma, non gli era mai venuta l'idea di perderla, e benchè in mezzo a tante cure e preoccupazioni egli non avesse avuto agio di coltivare il sentimento della paternità, ora, per la prima volta forse, alle frasi sconnesse di Diana, egli comprese per quali intime fibre i figliuoli siano legati alla nostra esistenza.
- Oh Diana! - egli esclamò. - Non pensarle nemmeno queste cose. Bebè non è in pericolo. Il dottore non lo ha mai detto.
Ella piangeva, piangeva senza rispondere.
Ma in seguito all'insistenza di suo marito, ella accennò negativamente col capo.
- Dunque non l'ha detto? Proprio?
- No, no... I medici pesano le loro parole... sopra tutto con le mamme.
- L'ha detto a qualchedun altro, che tu sappia?... A Bardelli forse?
- No... no... Non credo.
- Ebbene, perchè vuoi essere pessimista?... Su, su, coraggio.
Diana alzò le pupille al cielo con una muta preghiera. Indi guardò Alberto come dubbiosa se dovesse chiedergli scusa pel suo linguaggio intemperante di prima. Egli, magnanimo, le risparmiò l'umiliazione13 e le tese la mano in atto d'uomo che perdona.
A lei sovvenne ch'egli nulla aveva concesso. - Parti? - gli domandò.
La fisonomia di lui si rifece scura. - Sfido io!
Le loro dita, che s'erano intrecciate, si sciolsero.
Giraldi visitò quella sera stessa la madre e la figliuola. A Bebè non s'era rinnovata la febbre; ella stava come il solito.
Messo alle strette, il dottore dichiarò che nello stato presente della bimba egli non trovava nulla d'allarmante, che spesso le infezioni malariche sono ostinate e occorrono mesi e mesi e estirparle. Confidava, in estate, nella montagna; intanto non sapeva suggerire che una cura igienica non disgiunta da molti riguardi; perchè questo egli non poteva dissimulare, che un organismo indebolito era sempre più esposto alle insidie ed era meno resistente di un organismo robusto... In quanto alla signora Diana, ella non aveva alcuna malattia; aveva solo un'eccitazione nervosa che si sarebbe calmata da sè. Prescriveva intanto piccole dosi di bromuro.
Varedo volle dar un nuovo saggio della sua equanimità.
- Sia giudice lei, Giraldi. Di fronte a ragioni gravi, imperiose che mi chiamano, a Roma, ne vede di più imperiose, di più gravi che mi vietino di partire?
Un sorriso doloroso sfiorò il labbro di Diana.
A un quesito posto così, Giraldi da quella persona accorta ch'egli era, non poteva rispondere che in un modo. Quando, nelle famiglie de' suoi clienti, lo si voleva arbitro in qualche questione, egli, se non gli veniva fatto di cavarsela con una frase ambigua, si metteva dalla parte del più forte, non per viltà, non per secondi fini, ma per amore del quieto vivere, ma per abborrimento dalle discussioni lunghe.
- Ah no, professore - egli disse - non è il caso ch'ell'abbia da trascurare i suoi doveri civici. Salus publica suprema lex. Siamo al gran cimento, e guai se i capi non conducono le loro schiere al fuoco... Perchè lei, onorevole Varedo, è ormai uno dei capi... È inutile schermirsi, quest'è la verità... Una bella soddisfazione, signora Diana, aver un marito a cui tutti tengono gli occhi addosso come a un luminare del Parlamento... Sicuro che c'è il rovescio della medaglia: le frequenti assenze, le molte occupazioni.... Ma come si fa?... Non c'è rosa senza spine.
Di lì a poco Giraldi e Varedo uscirono insieme discorrendo di politica.
A un certo punto, côlto da uno scrupolo, l'onorevole riprese: - Dunque, dottore, per Bebè, mi rassicura?
Quantunque non ci fosse nessuno, Giraldi abbassò la voce.
- Senta, non vorrei esser frainteso... Oggi pericolo non ne vedo... Non vedo niente che mi autorizzi a mettere il veto alla sua partenza per Roma ov'ella non va per un capriccio, ma perchè deve andare... Inoltre, se mettessi il veto oggi, converrebbe che lo mettessi domani, e doman l'altro, e chi sa per quanto ancora... La bambina è gracile, pur troppo, ha avuto una scossa forte, non si può aspettarsi che rifiorisca in pochi giorni.... Siamo, direi così, in un periodo di equilibrio instabile dal quale, spero, usciremo col tempo e con la pazienza.
Varedo tentennò la testa. - Mi dispiace di lasciar Diana sola... nell'agitazione in cui è... Se potesse esser qui mia suocera...
Il dottore esclamò: - Bravo! M'ha levato le parole di bocca. Perchè la signora Inverigo non potrebbe venir a passare un mesetto con la figliuola?
- Gli è che Diana preferirebbe d'aver la compagnia di sua madre in montagna, nel luglio o nell'agosto....
- Per la signora Valeria non si tratterebbe che d'anticipare di qualche settimana.
- Questo è appunto il difficile; ch'ella s'induca a una troppo lunga assenza da casa sua... A ogni modo, ben pensandoci, potrei scriverle io di mia iniziativa.
Confortato dall'approvazione di Giraldi, Alberto Varedo si appigliò a questo partito che conciliava le sue sollecitudini domestiche col suo desiderio di stare a Roma una ventina di giorni senza esser disturbato.