Cap.

  1      I|            fosse sul Canal Grande, s’era sicuri di veder folla in
  2      I|              di circa quindici anni, era giù alla riva in mezzo ai
  3      I|             più tardi. E alla riva c’era anche Tita, uno dei barcaiuoli
  4      I|         quelli dell’ultima regata. C’era però questa volta un giovine
  5      I|             dire la sua opinione, ed era questa: che i Muranesi avessero
  6      I|     considerazioni sul tempo che non era perfettamente sereno, ma
  7      I|       Zaccaria, padre di Leonardo, s’era alzato di buon mattino e
  8      I|            da Sua Maestà, la quale s’era mostrata informatissima
  9      I|              capitali, e ch’egli non era pentito sicuramente d’aver
 10      I|                 Se il conte Zaccaria era disposto quella mattina
 11      I|             pessimista per indole, s’era svegliata d’umor più nero
 12      I|        questa baldoria finisse, e ch’era una vita da cani, e che,
 13      I|              giro duemila inviti e s’era dovuto discendere fino ai
 14      I|       Giovine Italia. Intanto oggi c’era la seccatura di vedersi
 15      I|              Zaccaria e Chiaretta, s’era sposata due anni addietro,
 16      I|             La boria dei Bollati non era nemmeno paragonabile a quella
 17      I|          grinzoso, il conte Leonardo era sdraiato sur una poltrona
 18      I|             Eccellenza — la cosa non era tanto facile.... Quei maledetti
 19      I|             il male. Il cavalier Emo era morto, e il solo che potesse
 20      I|           solo che potesse supplirlo era tenuto in un posto subalterno.
 21      I|           parlare, ma santo Iddio, c’era proprio bisogno che una
 22      I|           sui beni dei Napodano.~ ~— Era da aspettarselo.... È finito?~ ~—
 23     II|              coperti di decorazioni. Era un bel palazzo davvero quello
 24     II|               Cinquant’anni fa, esso era anche uno dei pochi palazzi
 25     II|            soffitto della lunga sala era adorno di elegantissimi
 26     II|    collezione di vecchio Sassonia ch’era stata acquistata dal nobil’
 27     II|             fosse la più bella che c’era in Venezia.[11]~ ~Mentre
 28     II|             iscorcio.  la finestra era esclusivamente per i Rialdi,
 29     II|             alla società egli non si era mai potuto avvezzare, e
 30     II|            In quanto a Fortunata, ch’era una ragazzina timida e sbiadita
 31     II|           avevano assegnato. Di dove era, allungando un po’ il collo,
 32     II|           all’imboccatura del rio, c’era un grosso battello che serviva
 33     II|            nei giorni di regata), ed era pieno di gente allegra,
 34     II|          volta. Tita, come sappiamo, era il gondoliere di casa Bollati,
 35     II|              verso la finestra a cui era affacciata la ragazza Rialdi.~ ~
 36     II|       batteva anch’esso per Tita, ch’era sempre gentile con lei e
 37     II|             dal davanzale.~ ~Gasparo era il fratello maggiore di
 38     II|            sua importanza, la regata era fino a trent’anni fa lo
 39     II|         Veneziani. A ogni modo, essa era ed è sempre lo spettacolo
 40     II|         ohimè, il gondolino N. 6 non era che il secondo, e anche
 41     II|             questo secondo posto gli era fieramente contrastato dal
 42     II|             sorprese, e tale che chi era primo diventa secondo, e
 43     II|              Padre Eterno, giacchè c’era troppa distanza tra lui
 44     II|          gondolino di Tita Oliva, ed era già molto se quest’ultimo
 45     II|        gondolino N. 4, quello dove c’era Menico Fichetti da Pellestrina,
 46     II|        tenevano anche nel barcone ch’era fermo all’imboccatura del
 47     II|              sul poco giudizio che c’era a distrarre i ragazzi dagli
 48     II|               il gondolino rosso non era più nemmeno il secondo,
 49     II|              nemmeno il secondo, non era nemmeno il terzo; era il
 50     II|            non era nemmeno il terzo; era il quarto, quello a cui
 51     II|              il quarto, quello a cui era destinato l’ultimo, premio,
 52     II|             di Fortunata, oppure ell’era la sola che, pensando alla
 53     II| irritatissimi, dicevano che Tita non era più buono a nulla, e che
 54     II|             una volta la fortuna gli era stata contraria. In quel
 55     II|        quando la sua umiliazione gli era rammentata dai guaiti del
 56     II|           ammaccato... Che ragione c’era di pigliarlo a calci? Che
 57     II|              comparso in quel punto. Era il signor Oreste, il cuoco,
 58     II|             lui.~ ~Ma la sorella, ch’era una giovane savia e positiva,
 59    III|           Notate che in quei tempi c’era ogni tanto la sua brava
 60    III|           sermone del conte Leonardo era pieno d’idee giudiziose,
 61    III|             imponeva all’erede. Ce n’era sotto forma di elargizioni
 62    III|              torcetto. In chiesa poi era uno spettacolo imponente.
 63    III|         cantoria accrescevano,[28] s’era possibile, il caldo affannoso,
 64    III|          soffrendo un po’ d’asma non era andato in chiesa, ebbe un
 65    III|             volta.... Marco.~ ~Marco era un fattorino addetto all’
 66    III|          ogni volta che la provvista era esaurita, persuase i postulanti
 67    III|           giorno d’ottobre 1838, non era un grand’uomo, come volevano
 68    III|             e abbiamo visto che tale era anche l’opinione del vecchio
 69    III|         quest’atto, che forse in lui era da attribuirsi a sola pigrizia,
 70    III|           aderenze, il conte Bollati era un uomo assai popolare e
 71    III|      numerosi legati.~ ~Sior Bortolo era una perla d’agente, che
 72    III|                Sarà fatto. — E non c’era pericolo ch’egli non mantenesse
 73    III|             la sua parola. Ohibò! Si era sicuri di vederlo comparire
 74    III|        compiacere la nobile famiglia era tale ch’egli diventava ogni
 75    III|            già che il conte Leonardo era intimamente persuaso che
 76    III|              dei loro crediti. Qui c’era una bella differenza in
 77    III|             interessi dei mutui. E c’era una bella differenza anche
 78    III|         Eccellenza Almorò,[35] quand’era ambasciatore a Parigi, spendeva
 79    III|              l’ultima degli Orseolo, era entrata in casa Bollati
 80    III|          casa di gran signori, e non era disposta affatto a vivere
 81    III|              spese particolari non c’era da risecare un centesimo,
 82     IV|           Luca soffiava in silenzio (era il suo modo d’esprimere
 83     IV|         contessa Zanze, quando non c’era presente la figliuola, non
 84     IV|          vostri parenti Bollati, che era meglio cascassero in mano
 85     IV|           sommissione alla moglie.~ ~Era una brava donnetta, una
 86     IV|   procacciante la contessa Zanze, ed era riuscita, poverissima, a
 87     IV|             Alla contessa Zanze però era occorsa molt’arte a vincer
 88     IV|        limonata senza zucchero, tant’era la bile che le suscitava
 89     IV|            l’indole de’ suoi ragazzi era così dissimile che i germi
 90     IV|             primo impulso di Gasparo era quello di ribellarsi, il
 91     IV|           primo impulso di Fortunata era quello di ubbidire, cosicchè
 92     IV|            avrebbe detto che Gasparo era un ragazzo indisciplinato
 93     IV|        operosamente buono; Fortunata era una bimba angelica, serbata
 94     IV|         questa subordinazione. Non c’era mai stato caso di persuaderlo
 95     IV|              contessa Chiaretta; non era stato possibile di far sì
 96     IV|              i desiderii materni, ed era lietissima se poteva rendersi
 97     IV| illustrissima contessa. E costei, ch’era un tipo perfetto d’egoista,
 98     IV|           suo sorriso carezzevole ch’era la sua maggiore attrattiva
 99     IV|          Sprezzante per indole, egli era piuttosto cortese con lei,
100     IV|     trastulli rotti: cavalli a cui s’era spezzata una gamba, bambocci
101     IV|              un gran babbeo.~ ~Quest’era innegabile. Ma Gasparo Rialdi,
102     IV|              Gasparo Rialdi, che non era un babbeo e che, se non
103     IV|       Bollati, e che in quanto a lui era ben lieto di non aver quasi
104     IV|            Sant’Antonio? Che animale era quello ch’egli prediligeva?~ ~
105     IV|             presto in collegio. Egli era proprio insopportabile,
106      V|           sua gloriosa esistenza non era ammesso al cospetto de’
107      V|         barcaiuolo si chiamava così) era nato in casa e avea pei
108      V|               Per isfortuna egli non era cresciuto nei tempi in cui
109      V|            far discorrer di  perch’era morta da parto dopo un anno
110      V|           aiutarsi, un difendersi ch’era un piacere a sentirle. Io
111      V|              Dio l’abbia in gloria!) era una pasta di zucchero finchè
112      V|              certe libertà.... So ch’era da mangiarla S. E. Marina
113      V|             così. A quarant’anni ell’era ancora un boccone prelibato.
114      V|           dalla più tenera infanzia, era stata quella di dar la caccia
115      V|          lettere dell’alfabeto, egli era ormai in grado di vogare
116      V|             quattr’anni meno di lui, era stata sempre, come sappiamo,
117      V|             giuoco. E quand’egli non era in cucina con le serve,
118      V|            alla riva coi barcaiuoli, era con Fortunata in uno stanzone
119      V|     professore. Sotto la Serenissima era un altro paio di maniche.
120      V|       Proprio un asino don Luigi non era; aveva[56] un certo bagaglio
121      V|          lodato dal Padre Cesari. Ma era una mente gretta, piccina,
122      V|              più forte convincimento era questo: doversi combattere
123      V|            conciossiachè, il Manzoni era un barbaro, e non c’era
124      V|              era un barbaro, e non c’era scribacchino d’istanze ch’
125      V|           cinque anni d’insegnamento era ancora dubbio s’egli sarebbe
126      V|        Invece, dal lato fisico, egli era cresciuto meglio che la
127      V|            infanzia non promettesse, era abbastanza alto per la sua
128     VI|              la loro villa signorile era posta sulla Brenta, ed essi
129     VI|      rimanere a Venezia quando non c’era nessuno, ma quel soggiorno
130     VI|            per la contessa Chiaretta era un affar di stato il solo
131     VI|         meteorologiche. Quando non c’era neanche una nuvola, quando
132     VI|              doleva un callo (ciò ch’era per lei un sintomo infallibile
133     VI|         atmosferici), quando[59] non era  martedì,  venerdì,
134     VI|            anche qui S. E. Chiaretta era in preda a notevoli trepidazioni. —
135     VI|    interrogatorio in piena regola. — Era proprio sicuro dei cavalli?
136     VI|             disgrazie.... Adagio.... Era inutile di correre in quella
137     VI|           gioco di lui. Il peggio si era che di tratto in tratto
138     VI|              e l’equitazione[61] gli era venuta in uggia dopo che
139     VI|            recarsi presso alla riva, era sicuro di non esser molestato
140     VI|             soggiungere, e don Luigi era esonerato dall’obbligo d’
141     VI|            Ma ordinariamente non gli era concessa neppur questa consolazione,[
142     VI|            di nervi.~ ~Per don Luigi era meglio che ci fossero ospiti
143     VI|        famelici.~ ~Uno degli assidui era il nobiluomo Pietro Canziani,
144     VI|              po’ di colore che quand’era in campagna. Il solo Gasparo
145     VI|       cordicella di cui uno dei capi era fuori della stanza. Quando
146     VI|            Al caffè della Mira non c’era nessuno che gli tenesse
147     VI|         quale, per quanto spiantata, era sempre una damina. Ma in
148     VI|              le sue smorfie.~ ~Quest’era vero, ma Fortunata errava
149     VI|          insipida con la quale non c’era sugo a perdere il tempo.~ ~
150     VI|           nobiluomo Giuseppe Antonio era fuggito a quattordici anni
151     VI|             Fenice la sera, quando c’era spettacolo o c’erano prove.
152     VI|          Poichè il conte Zaccaria ch’era uno dei presidenti, aveva
153     VI|            nuove conoscenze, e quand’era in palco con sua madre nominava
154    VII|            d’impiccio il padroncino, era naturale ch’egli fosse pronto
155    VII|             d’imbarcarsi, perch’egli era ormai cadetto di marina
156    VII|                 Quell’intimità non m’era piaciuta mai, e sarai persuasa
157    VII|             di fronte a lui; ma egli era troppo impetuoso, troppo
158    VII|         persecuzione della quale ell’era muta e impassibile testimonio.
159    VII|          tutta la sua perspicacia, s’era affrettato troppo a rallegrarsi
160    VII|          aveva detto Gasparo,[72] ed era vero. E appunto per questo
161    VII|             per Leonardo Bollati non era l’affetto uguale, ingenuo
162    VII|             e devoto dei primi anni; era a volte un’attrattiva invincibile,
163    VII|              tempo, ma il conte Luca era un uomo nullo che aveva
164    VII|           non fosse una sciocca, non era nata per capir certe cose,
165    VII|         anche nei momenti in cui ell’era meno disposta alle illusioni,
166    VII|            amarezze e dai disinganni era quello di non frequentar
167    VII|               non potevano sentirla, era, per la contessa Zanze,
168    VII|        famiglia. Ah, in verità non c’era che lei che avesse un po’
169    VII|            sale in zucca! Suo marito era un bamboccio, Gasparo, con
170    VII|         viver del mondo, e Fortunata era una buona diavola, ma prendeva
171    VII|            che in brevissimo tempo s’era fatta una bella ragazza.
172    VII|              diceva lei, giacchè non era così grulla da innamorarsi
173    VII|              al prender marito non c’era furia, chè un marito è un
174    VII|             A ogni modo, di mariti c’era abbondanza; bastava volere.
175    VII|         stringeva nelle spalle, tant’era sicura che al finir dell’
176    VII|      pensiero; chiuder loro la bocca era impresa impossibile.~ ~La
177    VII|           lei. Ma dove la vanità non era in giuoco ell’era invece
178    VII|         vanità non era in giuoco ell’era invece prudentissima, e
179    VII|             di sera. Anzi quand’egli era troppo insistente, la ragazza
180    VII|              e diceva che la Rosetta era la più civetta di tutte
181    VII|              bizze da principessa. C’era proprio pericolo ch’egli
182    VII|          capricciosa contadinotta.~ ~Era impossibile che in casa
183    VII|         spargerne la notizia. Ella n’era scandalizzatissima, e non
184    VII|     anzitutto quest’ufficio delicato era il gastaldo, zio della Rosetta,
185    VII|         rifugio della contessa Zanze era don Luigi. O che aveva gli
186    VII|          capivano ancora ch’egli non era più il precettore? Era il
187    VII|           non era più il precettore? Era il cappellano della famiglia,
188    VII|           cappellano della famiglia, era una specie di mastro di
189   VIII|         sarebbe andato a finir male. Era una cosa troppo lunga, e,
190   VIII|        nipote del gastaldo, ma quand’era in campagna gli occhi bellissimi
191   VIII|             solito impero. Inoltre c’era ormai di mezzo anche un
192   VIII|             accordava quello che non era possibile di negargli, ma
193   VIII|         Comunque sia, questa tattica era piena di pericoli, ed era
194   VIII|            era piena di pericoli, ed era evidente che non poteva
195   VIII|           sposare quella sguajata? C’era bensì un tal Menico, garzone
196   VIII|            quello zotico di cui ella era la prima a burlarsi, quantunque
197   VIII|          protezione del gastaldo, ch’era suo santolo.~ ~Per altro,
198   VIII|             aveva giudizio, lo sposo era bell’e accalappiato, perchè
199   VIII|       accalappiato, perchè Beppe non era uomo da perdersi in galanterie
200   VIII|             sul conto della Rosetta. Era proprio peccato che un galantuomo
201   VIII|              dente del giudizio e ch’era in grado di regolarsi da
202   VIII|           aveva tante nemiche, perch’era più bella e più vivace delle
203   VIII|          delle altre. Del resto egli era disposto ad ammettere che
204   VIII|             che tra lei e il contino era troncata ogni relazione.~ ~
205   VIII|            fosse dal matrimonio, non era poi così grulla da rinunziar
206   VIII|         umore.~ ~Il figlio dell’oste era ripatriato alla fine dell’
207   VIII|            per corbellarli entrambi. Era anche fuor di dubbio che
208   VIII|              momento, giacchè egli s’era impegnato con certi suoi
209   VIII|           meglio il suo fine, egli s’era munito d’un anellino di
210   VIII|              splendore, a parer suo, era atto a trionfare di ben
211   VIII|         fragilità femminile.[81]~ ~C’era un’altra bellezza campagnuola
212   VIII|             palma alla Rosetta, e ch’era stata tra le più implacabili
213   VIII|             giovine conte, che non s’era occupato mai di costei,
214   VIII|           voler che rimanessero tali era la persona alla quale esse
215   VIII|            corteggiasse la Filomena (era il nome della rivale) questo
216   VIII|            intende; con Leonardo, ch’era volubile e di pessimo gusto,
217   VIII|             e passare avanti, ma ell’era troppo bella, troppo procace
218   VIII|           sensi. Ma il momento buono era passato, e il timore d’essere
219   VIII|          collera di Beppe Gualdi, ch’era uomo capace di non guardare
220   VIII|             e dileguandosi non visto era corso subito ad avvertir
221   VIII|             sorella che la Rosetta s’era lasciata dare un bacio dal
222   VIII|           Beppe Gualdi, il quale non era uomo da sopportare in pace
223   VIII|            credito fra i terrazzani, era largo nello spendere, e
224   VIII|          largo nello spendere, e gli era facile trovar gente disposta
225   VIII|             i piedi?» — Il seccatore era lui, Beppe Gualdi. Ah! bisognava
226   VIII|       seguente a quello in cui Beppe era partito, Leonardo e la Rosetta
227   VIII|              del quale il contino si era fatto dar la chiave dal
228   VIII|              gl’indizi, la Rosetta s’era lasciata tentare dalla speranza
229   VIII|           quand’egli, il cui amore s’era convertito in odio, li invitò
230   VIII|        scrupoli e mille dubbi. Non c’era ragione di mettersi in lotta
231   VIII|           Beppe piantasse la Rosetta era troppo giusto, ma in quanto
232   VIII|              ma in quanto al contino era meglio non occuparsene.~ ~
233   VIII|         macchia di lauri ove Beppe s’era appiattato, ed entrò rapidamente
234   VIII|           rivale pel  delle feste, era riuscito a ripassare la
235   VIII|         tutto pesto e sanguinolento, era trasportato a casa e deposto
236   VIII|             un canapè. Per fortuna c’era  presente il dottore,
237   VIII|           Rosetta, pazza di terrore, era stata ricoverata in cucina
238   VIII|              servitù.~ ~Leonardo, ch’era un vigliacco, piangeva e
239     IX|           umanità, il conte Zaccaria era occupato a negoziare un
240     IX|          capelli per la disperazione era corso da S. E. il conte
241     IX|            Zaccaria a dirgli ch’egli era un uomo rovinato, che non
242     IX|           vale a dire che la Rosetta era un po’ civettuola e che
243     IX|         fatto.~ ~Ma il volpone non s’era dato per vinto. Sicuro,
244     IX|              per vinto. Sicuro, egli era stato una bestia, sicuro,
245     IX|              bestia, sicuro, la Rosa era una fraschetta, ma egli
246     IX|           prima dello scandalo non c’era che da scegliere fra dieci
247     IX|      caffettiere.... Quel monello  era innamorato cotto della Rosa
248     IX|            soldi alla nipote che gli era[92] stata raccomandata dal
249     IX|              ma, quant’è vero Iddio, era al verde, assolutamente
250     IX|         umore uguale, calmo, sereno, era l’uomo fatto apposta per
251     IX|        offriva la propizia occasione era debito sacrosanto di non
252     IX|    sacrifizio[93] pecuniario che gli era richiesto. Già a trovar
253     IX|             l’esercizio del remo, ch’era stato la passione della
254     IX|       passione della sua infanzia. S’era poi emancipato da ogni tutela
255     IX|       vampate di boria patrizia, non era troppo rigido nella scelta
256     IX|            d’occhio il padroncino ed era sempre informato dei fatti
257     IX|         particolarità delle cambiali era quella che l’offendeva di
258     IX|              il contino Leonardo non era in grado di fornirgli quest’
259     IX|              informazione; chè non s’era mai curato di tenere un
260     IX|            dissoluto, improvvido com’era, conservava qualche buona
261     IX|             della scappatoia che gli era offerta. In conseguenza
262     IX|        patrimonio. Il conte Zaccaria era già innanzi negli anni e
263     IX|             innanzi negli anni e non era un colosso; non sarebbe
264     IX|              suo posto, e quel posto era troppo lucroso da giocarlo
265     IX|         debolezza dei Governi. Quest’era la ragione per la quale
266     IX|              per la quale il contino era stato picchiato dal figlio
267     IX|              figlio dell’oste, quest’era la ragione per cui egli
268     IX|              la ragione per cui egli era caduto in mano degli usurai.
269     IX|             mano degli usurai. Non c’era che dire, i suoi difetti
270     IX|            per la prima che Leonardo era uno scioperato, un vizioso,
271     IX|            stretta dei conti, di chi era la colpa? Dei carbonari,
272     IX|       gustare quel po’ di bene che c’era in famiglia. Perchè in casa
273     IX|             paga che ha. Però questo era il meno. Le maggiori speranze
274     IX|             tempo ammirassero lei ch’era sua madre.~ ~Anche Fortunata
275     IX|             madre.~ ~Anche Fortunata era orgogliosa di suo fratello,
276     IX|            aprirsi con lui, ma non c’era caso, le parole le morivano
277      X|           sdrucciolevole su cui egli era riuscito a fermarle appena
278      X|         chiasso poco onorevole che s’era levato intorno al suo nome,
279      X|     rispettar le apparenze. Ma a lui era intollerabile qualunque
280      X|              meno del loro consenso, era necessario aspettare che
281      X|            perdendo in casa Bollati. Era costume inveterato della
282      X|             contessa Zanze, quando c’era qualche malato grave tra
283      X|            della propria esperienza. Era madre di famiglia, aveva
284      X|         cataplasmi d’ogni maniera.~ ~Era naturale che con queste
285      X|             nervosa all’estremo, non era assolutamente in condizione
286      X|          letto di Leonardo che le si era affezionato con quel trasporto
287      X|             presto, e S. E. Zaccaria era in molto maggiori angustie
288      X|        uffici d’infermiera! Ma non c’era caso; non la lasciavano
289      X|             adagio adagio, ella, che era venuta in punta di piedi
290      X|          letto. Povero Leonardo! Com’era ridotto! Non lo si riconosceva
291      X|          dichiararono che l’ammalato era fuori di pericolo, ma che
292      X|            espansione a cui ella non era più avvezza e che le empiva
293      X|          portone del palazzo Bollati era ormai chiuso per sempre,
294      X|          dava cattivi consigli, egli era un altr’uomo. Ah! che trionfo
295      X|             Perchè quel suo fratello era così ostinato! Le poche
296      X|             al cugino Bollati. Non s’era commosso neppure alla notizia
297      X|         Chiaretta, avvertita che non era un sonetto, chiamò un verso.
298      X|       congiunzione separativa O. Non era che il frammento d’un’opera
299      X|          cominciò ad uscir di camera era circa la metà di aprile;
300      X|   ritemprarsi in campagna, ove non c’era più da temere della Rosa,
301      X|           modo, e poichè lo sperarlo era follia, invocava dal cielo
302      X|          diciamolo schietto, non gli era neanche parsa una donna.
303      X|    professione. L’idea che Fortunata era una ragazza onesta non lo
304      X|            onesta non lo tratteneva, era anzi uno stimolo di più,
305      X|           saputo difendersi. Ma egli era così cauto, così riguardoso;
306      X|            ella provava vicino a lui era misto di tanta dolcezza!
307      X|             tutta tremante. Però non era salda abbastanza ne’ suoi
308      X|            la consigliava. Sua madre era fuori di  dalla gioia
309      X|          altra quasi diciotto, e non era probabile che essi facessero
310      X|            cugini, accadde quello ch’era da prevedersi. Vi fu un
311     XI|      sottrarsi all’abbiezione in cui era piombata. Che le valeva,
312     XI|          fosse questo pensiero, ce n’era un altro che l’atterriva
313     XI|             atterriva ancora di più. Era il pensiero che Leonardo,
314     XI|             a dirle che anche questa era un’illusione, e che non
315     XI|          sperar di sradicarlo s’esso era parte dell’esser suo, s’
316     XI|            aveva sempre voluto!... C’era della gente che sparlava
317     XI|              Prima di tutto il luogo era opportunissimo per isgranchir
318     XI|           fiori pei quali Leonardo s’era acceso d’una subitanea passione
319     XI|          positivo perchè lo stanzone era chiuso da un uscio assai
320     XI|            della siora Placida, egli era in ottimi termini, e colei
321     XI|           pel sì, e sosteneva che la era tutta una cabala ordita
322     XI|        contro la ragazza, quello non era un partito adattato pel
323     XI|             convenienti. E poi non c’era una ragione al mondo di
324     XI|          testimonio di cose passate, era costretta nella sua lealtà
325     XI|              di manica larga e non c’era che la lustrissima Chiaretta
326     XI|               tanto più che ormai si era levato il capriccio e Fortunata
327     XI|              prudenza con cui egli s’era condotto? Se la cosa tirava
328     XI|            altri due o tre giorni, c’era da scommettere che sarebbe
329     XI|               Ella rimase fulminata. Era dunque finito tutto? Noi
330     XI|        angustiato lo spirito, ma non era mai riuscito ad annidarvisi
331     XI|         affetto da parte di Leonardo era bastato a rianimare le sue
332     XI|    sinistramente all’orecchio, non c’era più illusione possibile,
333     XI|           illusione possibile, non c’era più spiraglio di luce che
334     XI|         rompesse le tenebre ond’ella era cinta. E si[120] sentiva
335     XI|              Ma suo padre pur troppo era un fantoccio, e sua madre
336     XI|              che orrore! Ah! Gasparo era stato buon profeta! Un momento
337     XI|           avrebbe scritto? Ch’ella s’era prostituita, ch’ella s’era
338     XI|           era prostituita, ch’ella s’era disonorata? E che cosa gli
339     XI|       capello a Leonardo. Forse egli era meno colpevole di quel che
340     XI|             dubbio la vera colpevole era lei che s’era lasciata acciecare,
341     XI|              colpevole era lei che s’era lasciata acciecare, inebbriare
342     XI|       salvezza il convento, seppur c’era un convento che volesse
343     XI|    tranquilla. Nondimeno, perchè ell’era seguace della dottrina che
344     XI|           capo de’ suoi disegni, ell’era prontissima ad assolversi
345     XI|            perdesse Leonardo. Invece era successo precisamente l’
346     XI|              resto, ora l’essenziale era di non smarrirsi d’animo
347     XI|        dicendo che già il matrimonio era impossibile, e che a ogni
348     XI|   impossibile, e che a ogni modo ell’era ormai risoluta a fuggire
349     XI|   consacrarsi ad altri che a Dio.... Era risoluta, avevano capito?
350     XI|         supporre.~ ~Il nobile Rialdi era d’indole mansueta, ma[124]
351    XII|             Ma intanto (poichè non s’era nemmeno potuto effettuare
352    XII|            pressi della villa) non c’era modo di levarsi d’attorno
353    XII|               alla sua creatura, e s’era ostinata a non veder altro
354    XII|          conto d’una volta.... E poi era un affare difficilissimo;...[
355    XII|              di religione, e che non era colpa sua se l’altro non
356    XII|            Bollati la contessa Zanze era a vicenda umile e petulante,
357    XII|              ce la rimetteva; lei ch’era invecchiata di più anni
358    XII|            anni in pochi giorni e ch’era sostenuta soltanto dall’
359    XII|             saputo.... Misericordia! Era meglio non pensarci neanche.~ ~
360    XII|            pensarci neanche.~ ~Quest’era il nembo lontano che ruggiva
361    XII|              contessa Chiaretta? Non era una Venere, ma non era nemmen
362    XII|           Non era una Venere, ma non era nemmen brutta e spiacente,
363    XII|               buona, docile, pia.... Era povera sì, pur troppo, non
364    XII|             a quella dei Bollati, ma era sempre una nobiltà genuina,
365    XII|        arringhe della contessa Zanze era quella che si riferiva al
366    XII|          anima quel suo nipotino. Ed era anche nipotino loro, dei
367    XII|          nipotino loro, dei Bollati; era, voglia o non voglia, un
368    XII|       Leonardo il prender moglie.... Era forse l’unico modo di sottrarlo
369    XII|       abbrancar Leonardo[129] (e non era cosa facile) rincarava la
370    XII|         dicendogli che il matrimonio era una semplice formalità,
371    XII|    risarciscano con l’oro, e che non era una bella cosa pei Bollati
372    XII|            parte di colpa in ciò che era accaduto.~ ~La lustrissima
373    XII|       accaduto.~ ~La lustrissima non era mossa dalle ragioni di suo
374    XII|        prezzo; giacchè per lei non c’era dubbio ch’era tutto un intrigo
375    XII|              lei non c’era dubbio ch’era tutto un intrigo ordito
376    XII|               ma d’altro lato ella s’era tanto avvezza ad aver intorno
377    XII|             dover perderla. E allora era costretta ad ammettere che,
378    XII|             fra Leonardo e Fortunata era l’agente generale, sior
379    XII|         esservi un bimbo per istrada era senza dubbio un impiccio
380    XII|           dubbio un impiccio di più, era una disgrazia, ma si poteva
381    XII|          paese, verso la società, ed era evidente che queste nozze
382    XII|          pessima impressione. E poi, era inutile dissimularlo, gli
383    XII|             risolveva ad ammogliarsi era indispensabile ch’egli facesse
384    XII|              Ficcanaso, per esempio, era furibonda alla sola idea
385   XIII|             compagnia alla figliuola era il conte Luca, al quale
386   XIII|           fosse un uomo o un pampano era mancata assolutamente per
387   XIII|              Nondimeno Fortunata gli era gratissima dell’averle sacrificato
388   XIII|           Però la contessa Zanze non era soddisfatta. Sior Bortolo
389   XIII|            soddisfatta. Sior Bortolo era duro come un macigno, e
390   XIII|            Ella invece, la marchesa, era diventata magra come una
391   XIII|            invidiare a suo marito. S’era appena degnata di salutare
392   XIII|         contessa Zanze (che pur se l’era tenuta sulle ginocchia)
393   XIII|            sposare perchè Leonardo s’era levato un capriccio con
394   XIII|    preferirsi.~ ~Probabilmente non c’era in tutto ciò nulla di serio,
395   XIII|                L’appello materno gli era pervenuto in un momento
396   XIII|              penisola. E Gasparo, ch’era stato il confidente di quei
397   XIII|             l’inanità dell’impresa s’era invano sforzato di trattenerli,
398   XIII|              immediato a cui non gli era lecito di sottrarsi.~ ~Livido
399   XIII|             del Lloyd per Trieste. C’era a bordo una quarantina di
400   XIII|              coperta, tanto il tempo era bello e il mare tranquillo.
401   XIII|             sorella vituperata. Egli era solo, taciturno, chiuso
402    XIV|      confessione del suo fallo non l’era mai stata così grave. Non
403    XIV|           figuriamoci adesso ch’egli era un giovinotto alto, severo,
404    XIV|           invero un gran peso gli si era tolto di dosso. Il linguaggio
405    XIV|            di sua madre, sua sorella era una vittima e non era una
406    XIV|        sorella era una vittima e non era una complice.~ ~Quand’ella
407    XIV|      malincuore, la contessa Zanze s’era rassegnata ad abbandonar
408    XIV|          figli?... Mi spiego?... Non era naturale che conducessi
409    XIV|       molestia infinita. Gasparo non era più un ragazzo da prendersi
410    XIV|            prendersi a scappellotti; era un uomo, era un ufficiale
411    XIV|           scappellotti; era un uomo, era un ufficiale tenuto in gran
412    XIV|             Eccellenza Zaccaria se n’era persuaso subito dopo un
413    XIV|              suo onore.~ ~Già; quest’era esprimersi chiaro. L’antifona
414    XIV|         quell’ufficialetto di marina era intollerabile, e che bisognava
415    XIV|        brutto impiccio in cui egli s’era messo e a predisporlo alla
416    XIV|              Gasparo dal canto suo s’era impegnato con la sorella
417    XIV|              di provocare un duello? Era matto? Eh Leonardo Bollati
418    XIV|             ma non più di quello che era necessario per permettergli
419    XIV|          propria codardia. Il cugino era troppo focoso, lo aveva
420    XIV|        poteva mica disporre di ... Era minorenne, dipendeva da’
421    XIV|             si teneva in pugno perch’era un vile.~ ~E questa fu l’
422    XIV|             tutta la vita.~ ~Gasparo era ammutolito. Che rispondere
423    XIV|            un uomo tanto spregevole. Era scontento della sua famiglia,
424     XV|             XV.~ ~Poichè in Calabria era avvenuto quello che tutti
425     XV|              di memorie e d’affetti. Era già molto se l’insulto villano
426     XV|              erano caduti. Certo non era piccolo sforzo per lui il
427     XV|           più che l’ufficialetto gli era antipatico per cento altre
428     XV|              del signor marchese non era punto generosa, giacchè
429     XV|              generoso. Anzi egli non era punto tale, sebbene non
430     XV|                L’uditorio approvava. Era proprio da matti furiosi
431     XV|   impecillità non scusa.~ ~Gasparo s’era frenato fino allora. Seduto
432     XV|            respingendo l’amico che s’era provato a trattenerlo, si
433     XV|           ove l’altro dottoreggiava. Era infiammato in viso, i suoi
434     XV|         tombe è viltà.~ ~Il marchese era divenuto anche lui rosso
435     XV|      distanza da Fusina. Il marchese era stato in gioventù uno spadaccino
436     XV|              dell’arte, ma il Rialdi era più svelto, più risoluto,
437     XV|        prosopopea di quel feudatario era stata sempre intollerabile,
438     XV|             intollerabile, ma adesso era più[160] uggiosa che mai,
439     XV|            uggiosa che mai, dacchè s’era scoperto che, dietro a tanto
440     XV|           che, dietro a tanto fumo c’era pochissimo arrosto, e che
441     XV|              della nobile Herrschaft era stato quello di procurarsi
442     XV|        ingegnoso amministratore[161] era a corto d’espedienti, e
443     XV|             dei congiunti dicendo ch’era una vergogna il lasciarsi
444     XV|              e che quel sior Bortolo era un ladro, e ch’era tempo
445     XV|           Bortolo era un ladro, e ch’era tempo di vederci chiaro,
446     XV|             quantunque carbonaro, le era meno uggioso del proprio
447     XV|             a dirgli che il marchese era stato ferito — Auffborbottò
448     XV|           impastato di arroganza gli era insoffribile, ed egli non
449     XV|              allora il contino non s’era mostrato così soggetto agli
450     XV|            lire sonanti. Pazienza. C’era di mezzo il decoro della
451     XV|              impicciarsene, perchè s’era accorto che le sue intenzioni
452     XV|              pel contino Leonardo, s’era tirato addosso una tempesta,
453     XV|      Eccellenze che il signor Vinati era deciso a non rinnovare il
454     XV|           viso una schietta felicità era Fortunata. Il voto del suo
455     XV|     Fortunata. Il voto del suo cuore era pago, il suo onore era salvo,
456     XV|         cuore era pago, il suo onore era salvo, la creaturina che
457     XV|        minacciava d’andar in rovina, era proprio un’ironia della
458     XV|          duello col Geisenburg, egli era partito da più giorni per
459    XVI|         votarsi. Invero, egli[169] s’era già preparato la sua brava
460    XVI|              in Venezia, ma finchè c’era qualche osso da rosicchiare
461    XVI|              s’erano dispersi; non c’era ragione, dicevano, di andar
462    XVI|              mettersi a sedere quand’era in piedi e di alzarsi quand’
463    XVI|             piedi e di alzarsi quand’era seduto. I Rialdi, nella
464    XVI|          loro dissesti economici. Ed era di umor tetro anche don
465    XVI|         mentre il resto della stanza era immerso nelle tenebre e
466    XVI|           scura si moveva nel fondo; era don Luigi che, sprofondato
467    XVI|      faccende volgevano alla peggio, era diventato più loquace che
468    XVI|       fantastiche e cervellotiche.~ ~Era forse in vista di queste
469    XVI|           disporne a proprio talento era necessario ricorrere allo
470    XVI|         visto che il signor Oreste s’era da un pezzo rimborsato anche
471    XVI|          seccassero, per Dio! Egli s’era sposato per compassione,
472    XVI|            ne persuadesse pure, egli era stucco e ristucco.~ ~Che
473    XVI|            erede in famiglia Bollati era un fatto di grande importanza.
474    XVI|            quest’utile provvedimento era già stato preso, egli soggiunse: —
475    XVI|     Margherita. Questo lusso di nomi era tradizionale nelle femmine
476    XVI|               La piccola Margherita (era questo tra i sei nomi della
477    XVI|           Certo la villeggiatura non era più quella d’un tempo; non
478    XVI|               La contessa Zanze, com’era suo dovere, venne a far
479    XVI|            Bollati, e le disse che s’era giunti al punto di dover
480    XVI|              a lei?.... No? Ah quest’era il conto in cui si teneva
481   XVII|             ammobigliato come stava, era preso per due anni da un
482   XVII|           conte Zaccaria. Lo scrigno era vuoto, i bisogni stringevano,
483   XVII|           suo salottino di città che era caduto in mano di stranieri (
484   XVII|         tenuta del Friuli, tenuta ch’era anch’essa, non occorre dirlo,
485   XVII|          Quando il conte Zaccaria si era ben pasciuto delle sue illusioni,
486   XVII|            delle sue illusioni, egli era buono e degnevole[180] anche
487   XVII|              di campagna dei Bollati era in condizioni deplorevoli,
488   XVII|           condizioni deplorevoli, ma era sempre uno tra’ più bei
489   XVII|            sulla Brenta; il giardino era negletto, ma era sempre
490   XVII|            giardino era negletto, ma era sempre un giardino ampio
491   XVII|            più? La stessa Margherita era considerata una principessina,
492   XVII|              alla lunga Margherita s’era avvezzata al chiasso dei
493   XVII|      abitudini viziose.~ ~La ragione era questa. Leonardo aveva riappiccato
494   XVII|       Rosetta nipote del gastaldo ch’era andata sposa a Menico caffettiere.
495   XVII|              Menico caffettiere. Ell’era maritata ormai da più anni,
496   XVII|         caffettiera. Infatti Rosetta era più bella che mai, d’una
497   XVII|              lei; la sua benevolenza era riserbata ai mansueti ch’
498   XVII|         riserbata ai mansueti ch’ell’era sicura di menar per il naso,
499   XVII|        bicchierino. Allora, se non c’era nessuno, egli se la faceva
500   XVII|         lagnanze. Se lo zucchero non era abbastanza dolce, se il
501   XVII|          carte da gioco; se un vetro era rotto, si diceva al signor
502   XVII|            diceva al signor conte ch’era una bruttura il turare il
503   XVII|       benevolenza universale. Però c’era una difficoltà. Bisognava
504   XVII|           vizi di Sua Eccellenza, ma era deciso a pensare ai casi
505   XVII|      rimanessero prive d’effetto, ed era ricorso a un legale per
506   XVII|            Il legale, pur dicendo ch’era un affar serio perchè si
507   XVII|             non più vista,  udita. Era tanto e così strano il furore
508   XVII|     qualunque celebrità culinaria. C’era specialmente un manicaretto
509   XVII|       portava seco in villeggiatura, era sparito fin dalla sera innanzi,
510   XVII|         tornasse la mattina dopo, ch’era quella appunto in cui il
511   XVII|          colazione e quando il cuoco era già lontano, capitò un biglietto
512   XVII|           lepre da Ella mangato geri era il gato Romeo. Ciò per sua
513  XVIII|            il vile uccisore di Romeo era fuggito e le imperfette
514  XVIII|       quartiere in due parti uguali, era priva di tende e d’ogni
515  XVIII|              nelle loro scorrerie. C’era però una stanza ove i topi
516  XVIII|             uomo come un intruso, ed era la cosidetta biblioteca
517  XVIII|              La tristezza dei luoghi era accresciuta dalla solitudine
518  XVIII|              che vi regnavano. Non c’era stato neanche bisogno di
519  XVIII|          altri, visto che il bottino era fatto, s’eran licenziati
520  XVIII|             partenza del cuoco non c’era più caso di veder portare
521  XVIII|            poi la piccola Margherita era tanto sorridente, pareva
522  XVIII|            minacciosa. Oggi la scena era cambiata. La bimba non sorrideva
523  XVIII|              invece di lasciarla dov’era. La bimba non sorrideva
524  XVIII|           coscienza dei suoi doveri, era impresa disperata. Testimonio,
525  XVIII|             Non avevano capito che s’era tenuto una stanza separata
526  XVIII|          fosse sicura che suo marito era in casa. E le accadeva sovente,
527  XVIII|            uscio dietro di . Non c’era dubbio pur troppo ch’egli
528  XVIII|           ordine naturale delle cose era sconvolto e i patrizi veneti
529  XVIII|             anni prima mezza Venezia era accorsa ai funerali del
530  XVIII|      rovinare la tua salute.~ ~Quest’era l’argomento che poteva colpire
531  XVIII|            breve astinenza quello ch’era effetto del lungo libertinaggio.~ ~
532  XVIII|             la conferma di ciò che s’era detto lui stesso.[198]~ ~—
533    XIX|              savi, il conte Zaccaria era arrivato a quell’allucinazione
534    XIX|         hanno se non i pazzi. La sua era una pazzia ilare, innocua,
535    XIX|              innocua, tranquilla, ma era pur sempre una pazzia, e
536    XIX|             venirgli da cento parti, era impossibile prendere abbaglio
537    XIX|         Tuttavia, in complesso, egli era più da invidiare che da
538    XIX|              Brenta perchè la tenuta era stata mandata all’asta dai
539    XIX|           nulla perchè la Brenta gli era venuta in uggia e voleva
540    XIX|             dichiarazione da burla s’era ottenuta senza fatica, giacchè,
541    XIX|             Zaccaria in fuori, non c’era nessuno che prendesse sul
542    XIX|         della contessa Chiaretta, ch’era una reazionaria di tre cotte,
543    XIX|             idee liberali. Diceva ch’era tempo di finirla, che i
544    XIX|               Chi sa? Forse egli non era alieno dal credere alla
545    XIX|         dovevano fare? Ma sopratutto era entusiasta di Pio IX, vero
546    XIX|             padre dei fedeli. Quello era un uomo che doveva stabilir
547    XIX|             Poichè la sostanza Steno era andata a finire da un pezzo
548    XIX|         fosse stato sacrosanto, esso era ormai caduto in prescrizione
549    XIX|           fretta; il Sommo Pontefice era tanto occupato!~ ~Una sola
550    XIX|           Sua Eccellenza Bollati, ed era l’impossibilità di ottenere
551    XIX|          suoi disegni. Quel Leonardo era sempre un ragazzaccio, e
552    XIX|              fantasia inferma[205] c’era però un sentimento vero.
553    XIX|              voler bene a Fortunata. Era una di quelle tenerezze
554    XIX|         aveva mai fatto una carezza; era sempre cupo, stralunato,
555    XIX|          madre.... Lei, poveretta, s’era innamorata proprio del cugino....~ ~—
556    XIX|                Quella volta se non c’era qualche santo[208] che lo
557    XIX|             e dall’Alpi al Mar Jonio era un fremito di vita nuova
558    XIX|        giorno ai poeti ed ai rétori, era oggi sulle labbra del popolo
559    XIX|              rappresentarsi nel 1848 era fatta apposta per isconvolgere
560    XIX|        immaginaria miniera; ma quest’era ancora il meno peggio perchè
561    XIX|       sventure reali. Il guaio serio era l’inquietudine che gli si
562    XIX|            l’inquietudine che gli si era cacciata addosso e che gli
563    XIX|             dovevano durare a lungo. Era una giornataccia di novembre
564    XIX|              1840 al novembre 1847 c’era stato tempo d’avanzo a maturar
565    XIX|       salotto, mentre Margherita, ch’era oramai una trottolina di
566    XIX|     biancheria; Leonardo, al solito, era fuori.~ ~Il vecchio gentiluomo
567    XIX|           dentro la bimba, e la casa era grande, grande, grande....~ ~—
568    XIX|              il nonno.~ ~Oh il nonno era tanto tanto quieto. Egli
569    XIX|              ultimi uffici. Il nonno era morto, morto meglio di quel
570     XX|              Un cambiamento notevole era successo nella situazione
571     XX|        coniugi Rialdi: la moglie non era più così autoritaria, il
572     XX|           autoritaria, il marito non era più così docile come una
573     XX|      famiglia, la contessa Zanze non era riuscita che al colossale
574     XX|           Luca, gradino per gradino, era giunto a ottenere il posto
575     XX|            decorosamente. Onde non c’era più bisogno di pranzar fuori
576     XX|            volte alla settimana, e s’era potuto sostituire con un
577     XX|        vendere al conte marito, ma l’era forza riconoscere che la
578     XX|       riconoscere che la sorte non l’era stata propizia e aveva invece
579     XX|           quell’imbecille, che non s’era neanche mosso per meritarsene
580     XX|          quel precipizio dei Bollati era giunto inaspettato a tutti,
581     XX|          erano discorsi inutili, e c’era ben altro da fare che andar
582     XX|             del fratello.~ ~Che se c’era ancora qualche illusione
583     XX|    dissiparsi. Il conte Zaccaria non era popolare com’era stato ai
584     XX|        Zaccaria non era popolare com’era stato ai suoi tempi il vecchio
585     XX|       vecchio conte Leonardo; ma non era neppure un uomo mal veduto
586     XX|             allucinazioni a cui egli era in preda negli ultimi anni
587     XX|            quell’età, con quel nome! Era da far gridar mezza Venezia.
588     XX|         mezza Venezia. Col figliuolo era un altro par di maniche.
589     XX|    accanimento con cui l’attaccavano era persino eccessivo; pareva
590     XX|      Terribile fra tutti i creditori era il marchese Ernesto Geisenburg-Rudingen
591     XX|              della sua corpulenza, s’era risolto a riprendere il
592     XX|          sentir a dire che l’eredità era bell’e liquidata non essendovi
593     XX|              casa e più di una volta era toccato a Fortunata l’onore
594     XX|         ottimo sior Bortolo pensò ch’era venuto il momento di levarsi
595     XX|           premuroso dichiarò che gli era[218] indispensabile un soggiorno
596     XX|          termini, vendere quello che era ancora vendibile, eccetera,
597     XX|         qualche consulto legale e ch’era l’uomo fatto apposta per
598     XX|           suo degnissimo agente e si era messo nelle mani dell’avvocato
599     XX|             ma non potè tacere che s’era indugiato troppo a ricorrere
600     XX|             la condizione delle cose era grave, assai grave, gravissima.
601     XX|         catastrofe; il tribunale (ed era ancora il meno peggio che
602     XX|            lord Herbert Seaweed, che era l’inquilino del primo piano.
603     XX|              La vanità del baronetto era lusingata dall’idea di dar
604     XX|              con la miseria. Ma se c’era uomo inetto a capir questi
605     XX|              capir questi sentimenti era Leonardo Bollati, il quale
606     XX|             passava il tribunale non era neppur sufficiente per lui;
607     XX|         consigliere d’appello, che s’era abbastanza riempiuto l’epa
608     XX|            Bollati, che, per giunta, era sua figlia. Che s’ella non
609     XX|           senza rimorsi.~ ~Ella però era irremovibile. Pur troppo
610     XX|             sentir che una donna gli era vicino, non abbastanza da
611    XXI|                     XXI.~ ~Il 1847 s’era chiuso come una splendida
612    XXI|             di moda la religione) ed era dappertutto uno sfoggio
613    XXI|            fraternizzar delle classi era una sfida gettata in viso
614    XXI|            avvisaglie, già il sangue era corso per le vie di Milano.
615    XXI|         possibile. A questo regime s’era condannato da  il conte
616    XXI|            propria pelle. In ufficio era riuscito a schermirsi da
617    XXI|             affari del giorno, non c’era un cane che giuocasse a
618    XXI|           una partita si principiava era ben difficile tirare innanzi
619    XXI|        Italiani erano matti, il Papa era ein Dummkopf, uno sciocco
620    XXI|             Carlo Alberto, quello  era ein Schwärmer, un sognatore,
621    XXI|            il giudizio[229] statario era sul punto di esser sottoposto
622    XXI|          disse al signor capitano ch’era atteso in un luogo e doveva
623    XXI|              della moglie alla quale era venuto il ticchio di far
624    XXI|          della rivoluzione di Vienna era l’ultima scintilla che faceva
625    XXI|       bandiera bianca, rossa e verde era issata sopra una delle antenne
626    XXI|            voluto dire che anch’egli era stato sacrificato non riscotendo
627    XXI|     centesimo dei suoi crediti, ma s’era ormai giunti al portone
628    XXI|     Repubblica; aveva bevuto troppo, era stanco,[237] aveva un sonno,
629    XXI|    risparmiato.... Se lo ammazzavano era meglio.~ ~— Perchè! Hanno
630    XXI|            prima di sera ogni dubbio era tolto; la capitolazione
631    XXI|              tolto; la capitolazione era firmata; era proclamata
632    XXI|           capitolazione era firmata; era proclamata la Repubblica.~ ~
633    XXI|            Manin!~ ~Leonardo Bollati era rimasto quasi sempre immobile
634   XXII|       combattere per una causa santa era amareggiata a quei generosi
635   XXII|        rivoluzione, essi dicevano, s’era manifestato un vivo fermento
636   XXII|   partecipare alla lotta, se l’esito era ancora incerto, per recare
637   XXII|        disciplinata, se la battaglia era vinta. Ma la maggioranza
638   XXII|         erano rumori sparsi ad arte; era impossibile che i compagni
639   XXII|            prima battaglia. Il paese era nella luna di miele della
640   XXII|              di ferro; Carlo Alberto era già col suo esercito sotto
641   XXII|           data per certa la mattina, era smentita la seraBah! —
642   XXII|               Anzi la contraddizione era questa, che si chiedevano
643   XXII|               com’egli temeva, non c’era da far nulla sul mare. Naturalmente,
644   XXII|             Adesso la contessa Zanze era tornata in alto; il conte
645   XXII|       tornata in alto; il conte Luca era ricaduto al basso. Egli
646   XXII|            non lo avevano destituito era per un riguardo a lei e
647   XXII|           voleva esser di comando ed era invece di preghiera, insisteva
648   XXII|            voi lasciateli in pace.~ ~Era difficile confessarlo, ma
649   XXII|             personaggi in carica, ed era pieno d’indulgenza pegli
650   XXII|         chiassoso, la contessa Zanze era sempre in faccende e lasciava
651   XXII|             Leonardo, per vederlo se era possibile, e la sera preparava
652   XXII|          trovarla in famiglia, non s’era presa l’ingenerosa soddisfazione
653   XXII|             aveva allora tre anni ed era una bella bimba, quantunque
654   XXII|         ripeteva sempre: — Fortunata era tal quale.[248]~ ~Fatto
655   XXII|            248]~ ~Fatto si è che ell’era bianca e rosea, aveva lineamenti
656   XXII|    rammentava l’espressione materna. Era forse l’unica somiglianza
657   XXII|       sarebbe stato una forza e oggi era una debolezza, quasi una
658   XXII|         creatura! Chi sa che sorte l’era destinata? Chi avrebbe guidato
659   XXII|         esser la misera Fortunata ch’era inetta a difender  stessa,
660   XXII|        difender  stessa, che forse era ancora sotto il fascino
661   XXII|            di baci, ma la nipote non era contenta s’egli non dava
662   XXII|           riconoscer tu stessa che t’era impossibile viver con lui?....
663   XXII|              252] l’ho visto ieri... era tranquillo, ragionevole.... «
664   XXII|              hanno sentito che quest’era l’unica via di salute....~ ~—
665   XXII|             d’uomo convinto; e forse era convinto realmente che se
666   XXII|          convinto realmente che se v’era per Leonardo un mezzo di
667   XXII|             di redenzione possibile, era quello da lui indicato.~ ~
668   XXII|            lui indicato.~ ~Fortunata era in una strana perplessità.
669   XXII|               Visto che suo fratello era irremovibile, Fortunata
670  XXIII|       Bollati, un giorno in cui egli era d’umor più trattabile, aveva
671  XXIII|           Tizio. — Come mai? Se ieri era sano come un pesce?~ ~—
672  XXIII|            questa mattina e alle tre era spirato.~ ~— Corpo di bacco!...
673  XXIII|             di farabutti e viziosi s’era, dopo il 22 marzo, dispersa;
674  XXIII|            di quest’uggia che gli si era[259] cacciata nell’ossa,
675  XXIII|             cognato Gasparo Rialdi c’era un dissidio bastevole a
676  XXIII|      conferito ad un pizzicagnolo ch’era stato militare sotto l’Austria.
677  XXIII|               chè, o poco o molto, c’era anche nella guardia civica
678  XXIII|            che gli permetteva, quand’era di servizio, di far portare
679  XXIII|          generale del nostro tenente era l’osteria Alla Venezia risorta,
680  XXIII|               E il suo debole parere era questo. Le cose[262] non
681  XXIII|                Il nostro tenente, ch’era il N. H. Leonardo Bollati,
682  XXIII|           probabile della guerra, ed era disposto ad accettar le
683  XXIII|        parere del signor[264] Oreste era nel 1848 anche quello di
684  XXIII|              consorte[265] ch’egli s’era compromesso in un modo tale
685  XXIII|       gelosie, che d’altra parte ell’era di carattere allegro e le
686  XXIII|          tutti, tanto più che ciò le era imposto dai doveri della
687  XXIII|           erano quasi tre anni, egli era scaduto immensamente d’aspetto
688  XXIII|              cose, il meglio per lui era di mostrarsi meno che fosse
689  XXIII|              più che, indebitato com’era, non avrebbe potuto conservare
690   XXIV|           contessa Zanze, la quale s’era fitta in capo che suo figlio
691   XXIV|            suoi occhi il cambiamento era poco meno di una degradazione,
692   XXIV|              e con Gasparo stesso ch’era un grand’uomo, ma non sapeva
693   XXIV|         lagnava del modo in cui egli era trattato.~ ~In quanto a
694   XXIV|            d’aprile a tutto maggio s’era sforzato di persuadersi
695   XXIV|          lasciava pace. Il peggio si era che gli toccava divorar
696   XXIV|         poteva più e il soffiare gli era uno sfogo insufficiente,
697   XXIV|             dinanzi a sua moglie che era una pettegola o a suo figlio
698   XXIV|             diverso da quello in cui era cominciato. La discordia
699   XXIV|          dalla tremenda delusione ch’era successa a tanto rifiorir
700   XXIV|          annunzio del fiero decreto. Era un’ebbrezza simile a quella
701   XXIV|         sarebbe detto talvolta che c’era nella città un’attrattiva
702   XXIV|              del futuro. E quel seme era sangue, il più nobile sangue
703   XXIV|            di Malghera e del Ponte c’era Gasparo Rialdi. Primo al
704   XXIV|              loro posto. Uno dei due era Gasparo.~ ~Ogni settimana
705   XXIV|      contessa Zanze. Chè se il conte era pusillanime come un coniglio
706   XXIV|     Fortunata, il cui spirito debole era stato soprappreso da un
707   XXIV|              senza un regaluccio, ed era curioso vedere quell’uomo
708   XXIV|           alle granate e alle bombe, era curioso, dico, vederlo entrar
709   XXIV|             In verità Gasparo Rialdi era meravigliato lui stesso
710   XXIV|           soverchie espansioni, egli era pienamente convinto d’essere
711   XXIV|            una donna gentile che non era riuscita ad ammansarlo.
712   XXIV|             che quattro anni; l’orso era ammansato.~ ~Un giorno,
713   XXIV|              disse, e il suo aspetto era più grave e la sua voce
714   XXIV|              che sino a quel momento era riuscita a padroneggiarsi,
715    XXV|            XXV.~ ~Il palazzo Bollati era vuoto da più mesi. Ad onta
716    XXV|        Venezia, lord Herbert Seaweed era partito con la famiglia
717    XXV|              romantica e byroniana s’era mostrata la più sollecita
718    XXV|              in aria tutta quanta ed era opportuno d’averne un ricordo.
719    XXV|            signor Ambrogio (chè tale era il suo nome) si dava[284]
720    XXV|                Pensare che una volta era lui il padrone![285]~ ~—
721    XXV|        signor Ambrogio. — Un tempo c’era l’aristocrazia veneziana,
722    XXV|        degnissimo signor cognato, ch’era adesso tra quelli che tenevano
723    XXV|    dissimularsi che il conte Bollati era un vizioso, un buono a nulla,
724    XXV|            proprie sventure. Inoltre era impossibile che la moglie
725    XXV|              più preziosi quanto più era difficile l’averne durante
726    XXV|               Se le dicevano ch’egli era in casa, ella guardava istintivamente
727    XXV|              palazzo, Leonardo non c’era.~ ~Le cose tirarono avanti
728    XXV|              Una calca poco minore c’era sul Molo, ove accorrevano
729    XXV|           nel palazzo, un proiettile era caduto fin dalla mattina
730    XXV|                 Il conte Bollati non era tornato a casa e non aveva
731    XXV|      principiò il bombardamento egli era in una[290] bettola a pochi
732    XXV|       Cannaregio, quello appunto dov’era il palazzo già appartenente
733    XXV|              la chiesa di S. Geremia era in fiamme, che una gondola
734    XXV|              fiamme, che una gondola era stata squarciata e sommersa.
735    XXV|             badare alla gente quella era la parte della città più
736    XXV|        naviglio, la flotta austriaca era riuscita a impedir tutti
737    XXV|             un capo di bestiame. S’era ridotti a cibarsi di pan
738    XXV|            erano ospitati i Rialdi c’era una vecchia nonna piena
739    XXV|           lucenti, la signora Teresa era sempre circondata da uno
740    XXV|            cozzare con l’Austria!... era uno scacco matto sicuro....
741    XXV|            per la proposizione che l’era stata fatta dal fratello. —
742    XXV|              E riconobbe che la cosa era grave; ma pesato il pro
743    XXV|           pericolo delle persone non era gran cosa.  i cannoni
744    XXV|              case. Per le strade poi era quasi impossibile d’esser
745    XXV|             cento volte contro una c’era tempo di mettersi in salvo.~ ~
746    XXV|               Il portone del palazzo era chiuso; il campanello risuonò
747    XXV|          dentro:~ ~— Chi è? Chi è?~ ~Era la moglie del custode.~ ~—
748    XXV|             N’è ben sicura?~ ~— Ieri era vivo.... Mio marito l’ha
749    XXV|            con Gasparo, questione ch’era sempre insoluta nella sua
750    XXV|      Giunsero in piazza San Marco. C’era una calca di gente; la guardia
751    XXV|             gente; la guardia civica era schierata sotto il palazzo
752    XXV|      commossa in una folla commossa; era un patetico addio, era un
753    XXV|               era un patetico addio, era un gagliardo eccitamento
754    XXV|             a sperare nell’avvenire, era un caloroso appello a quelle
755    XXV|          trovavano le due donne, non era possibile seguire il filo
756    XXV|             ultima ora della libertà era vicina.~ ~Daniele Manin
757    XXV|        disperse.~ ~La signora Teresa era rimasta immobile con gli
758   XXVI|           patria. Però, se la guerra era finita, se la carestia era
759   XXVI|           era finita, se la carestia era scemata, c’era sempre tempo
760   XXVI|              carestia era scemata, c’era sempre tempo di morir di
761   XXVI|           ventina di volte; invece n’era rimasto illeso e attribuiva
762   XXVI|        infinite precauzioni di cui s’era circondato, e soprattutto
763   XXVI|    addirittura? Il Signore Iddio gli era testimonio ch’egli non aveva
764   XXVI|        appartenuto all’Assemblea,  era sceso in piazza San Marco
765   XXVI|           viva e morte; sicuro che s’era messo anche lui la coccarda
766   XXVI|         tricolore all’occhiello, e s’era presentato al Manin coi
767   XXVI|              Ma[303] il grosso guaio era l’esser padre d’un ufficiale
768   XXVI|          donna senza giudizio, che s’era voluta cacciare in una dozzina
769   XXVI|             aveva fatto; ma ella non era punto disposta a sopportare
770   XXVI|           per le rime. Egli però non era in grado di sostenere una
771   XXVI|            mica tacer così presto.~ ~Era deciso; Gasparo conduceva
772   XXVI|         eternamente nella casa ove c’era la nonna Teresa con tanti
773   XXVI|          della sua vita. Ma dacchè s’era tornati nella casa vecchia,
774   XXVI|            cerca di Leonardo che non era stato ancora possibile di
775   XXVI|            sentir nominare il colèra era diventata bianca come un
776   XXVI|         scalone.~ ~Il conte Leonardo era tornato alla sua soffitta
777   XXVI|         quindici scalini, il conte s’era coricato aspettando. Ma
778   XXVI|           cane! Pensò a Fortunata; s’era viva, se lo sapeva in quello
779   XXVI|             reggeva più sulle gambe. Era in queste smanie quando
780   XXVI|             impressione di spavento. Era proprio sua moglie in carne
781   XXVI|           moglie in carne ed ossa, o era uno spettro? Egli non la
782   XXVI|             Alla fine si persuase ch’era lei e si calmò alquanto.
783   XXVI|              a incontrarlo.~ ~Ma non era il medico, era Gasparo,
784   XXVI|                Ma non era il medico, era Gasparo, il quale, saputo
785   XXVI|              sua che la sorella[308] era rimasta in palazzo Bollati,
786   XXVI|        Gasparo la guardò inquieto. C’era un’intonazione così triste
787   XXVI|             triste nella sua voce, c’era una tale aria di stanchezza
788   XXVI|             malati.~ ~Al dottore, ch’era un bravuomo e aveva curato
789   XXVI|           per giudicare che Leonardo era bell’e spacciato; nondimeno
790   XXVI|         Leonardo, comprese che tutto era finito e cadde ginocchioni,
791   XXVI|            fratello.~ ~Il dottore ch’era ancora nella stanza, accorse
792   XXVI|             di che cosa si trattava. Era di nuovo il colèra, un colèra
793   XXVI|           camera vicina a quella dov’era morto Leonardo. S’era pensato
794   XXVI|            dov’era morto Leonardo. S’era pensato sulle prime di trasportarla
795   XXVI|          mezzo agli strazi, come non era stata mai nelle condizioni
796   XXVI|           rimedi; già ella capiva ch’era suonata la sua ora e che
797   XXVI|           lui venne il prete ch’egli era andato a chiamare, gli occhi
798   XXVI|              già nella morte. Ma ell’era sempre presente a  stessa
799   XXVI|              pel disgraziato che non era più in caso di sentirle.~ ~
800   XXVI|           più in caso di sentirle.~ ~Era l’ora del tramonto; il sole
801   XXVI|              inevitabile, imminente, era quella sera, in casa Rialdi,
802   XXVI|         distrazione al dolore. Non c’era caso, bisognava occuparsene,
803   XXVI|        profonda pietà. Ma anche egli era solo, e[317] da mesi e mesi
804   XXVI|       tenersela come propria figlia, era per la sua anima un raggio
805   XXVI|              alla cuna della bimba c’era il letto della sua povera
806   XXVI|              il suo piccolo bagaglio era pronto.~ ~Ma convenne assolutamente
807   XXVI|              sopra un[319] vapore ch’era pieno di gente. Non tutti
808   XXVI|         della riscossa.~ ~Margherita era seduta sulle ginocchia dello
809   XXVI|          troveremo , la mamma?~ ~C’era un’ansietà così dolorosa
810   XXVI|           bianco rosso e verde che s’era sciolto e si mise a canticchiare~ ~
811   XXVI|            spiegava all’ufficiale ch’era con lui come quel palazzo
812   XXVI|               L’ultimo dei Bollati s’era ridotto a vivere in tre
813   XXVI|         italiani.~ ~Chi parlava così era il signor marchese Ernesto
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