Tullio Massarani
L’odissea della donna

SERIE MODERNA

DOVE PO IRROMPE

«»

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

DOVE PO IRROMPE

 

DOVE PO IRROMPE

 

 

 

DOVE PO IRROMPE

 

 

Padre Eridàno, chi dirà l'istoria
Tua da le vette del natìo Monviso
A la marina ove trionfa Dante

Sul Re dei Goti, 26

 

Quei, non di fiori coronato il capo,
Dirà le gioie de l'ausonia terra,
Ma coi Celesti e cogli umani eterne

Le sue battaglie.

 

Non sa mortale quanta età volgesti
Effrene in giro il gurgite selvaggio,
Continuo rive tramutando e greti

Vergini d'orme.

 

Ma da la guerra de le tue correnti
Con le seguaci, come piacque al Sole,
Di putrescenti alluvïoni immensa

Pianeggiò l'erta.

 

Come sul Delta al fecondante Nilo
Suonavan alti e a la regal Bubaste
Per lo gran corso di sette fiumane

Cimbali ed inni,

 

Forse così da Trebbia salse al magno
Grembo de l'acque, e per l'ignoto flutto
Primiero il saggio divinante Etrusco

Scese al tuo Delta,

 

'Ve nel pispiglio dei tremuli pioppi
Grecia gentile udito avea 'l sospiro
De le piangenti sul fratel sommerso

Figlie d'Apollo.

 

Ma la gagliarda osca progenie il tuo
Fronte di tauro per le corna avvinto,
Freni al furore e meditati osava

Sfoghi al tuo corso.

 

Già tre millennii, le tue rive e i poggi
Di messe biondi fioriva la vite;
Colta progenie lattavan tue vene

Mantova e Melpo.

 

Se non che ghiotto a la pastura il Celta
Di carri un nembo e di cavalli e d'aste
Rovesciò in mezzo, e a l'acque tue sanguigne

Beverò il gregge.

 

Conche di miglio, e alpigne zatte, e avena,
E a te commise la prole sospetta,
Barbari doni: in sin che ulivo e alloro

Roma ti cinse.

 

Cantò Lucano gli aggeri gagliardi,
Sortîr tuoi rivi onestamente umìli
Il Mincio blando, e l'Adda, e il curvo Mella,

Plinii e Virgilii.

 

Ma invano il rostro pallïò di croce
Bisanzio avara; e a tanto stremo addusse
Già già tue ville, che le vide Ambrogio

Fatte carcami.

 

Spersi carcami onde salì a Roncaglia
Teutona larva: non però sì altera
Che la taurina non sentisse, o Padre,

Ugna tua forte.

 

Con la vittoria un mantovano ingegno
Arti novelle, e nuove a la tua foce
Moli Venezia sapïenti, e pose

Margini e leggi.

 

Allor la Diva che le menti incìta
Libere a l', a te menò sagace
Per vepri e gore ampie dugaje, e novi

Colti diffuse.

 

Perchètosto a la difesa imbelli,
E in feroci l'un l'altro rodendo,
A compre mani i figli tuoi del vomere

Fecer coltello?

 

Perchè non l'arme a la straniera invidia
Brandiro incontro, ma ingrati la scure
Su pe' i selvosi a l'ire tue ritegno

Pergami sacri?

 

Muggire allora la tonitrua voce
S'udì de l'Alpe: e giù precipitando,
Impeto immane la gran valle invadere

Di flutti e d'armi.

 

Deh quante volte ne' frementi vortici
Sentendo il graffio de' legni nemici,
E su cozzarvi il Franco e l'Alemanno,

Maledicesti!

 

E lo scongiuro invidïando al vate
Che scosse un giorno Capraja e Gorgona,
Te promettesti a la tua schiatta ignava

Ultimo esizio!

 

L'ira tua forse ratteneva il Duce
Ch'alta mostrando a lo stranier la fronte,
Te dal Monviso sino al salso flutto

Volea d'Italia.

 

Ma quanto ahi quanto, non che il segno, il nome
Patrio aspettasti! Oh novo solenne,
Che passò un vecchio capitan di prodi

Col tricolore!

 

Passò, disparve: e a te di rei ferrami
Contro Venezia imperturbata il carco
Impose a te, retrorso invan muggente,

L'austriaca rabbia.

 

O giorni, o stanche in meditar vendetta
Di sonno ignare ascose notti! O albori,
Quando, in su l'arme, ancor di te si bevve,

Dopo dieci anni!

 

Ahi vitupero! E ancor tornò de l'arme
Vana la prova; e di gittate in dono
Spoglie, non tu non tu letizia, o Padre,

Sdegno fremesti.

 

L'Iddio pelasgo ti sovvenne: i sacri
Odii pensasti, in sacramento a' figli
Da non placata insino al quarto seme

Ira promessi;

 

E a te medesmo la giurata fede
Tenesti. O turbe misere, o crollanti
Misere case, e del sovverso lare

Pugnaci avanzi!

 

Come solea micidïale il ferro
E suol dal labbro non funesta meno
L'Italo eslege del fratello in core

Vibrar la punta,

 

Cozzan così ne l'acque infami a gara
L'un contro l'altro i ruderi, e il divelto
Arbore il vivo arïetando, scàvagli

Da' piè la fossa.

 

Pallide in volto e seminude gli ultimi
Colmigni ascese periglianti, a l'acque,
Unico ben, contendono le madri

L'ultima prole.

 

Corre la barca su le biade: e dentro
Faticando ne' tralci e ne le case,
In gorgo immenso gran mercè se rari

Naufraghi accoglie.

 

Pace Eridàno alfin, pace. Lo sdegno
Ne gl'innocenti assai volgesti. Il fremito
Leva in alto solenne, e di chi regge

Scoti l'accidia.

 

Bene punisce chi ben ama, o Prenci:
Del Po, del Po, gran giustiziero in terra,
Ricòrdivi, e di quel che dal suo rombo

Tùrbine pende.

 





26        Ravenna offre alla meditazione del visitatore il sepolcro di Teodorico e quello di Dante. A voi, savie Lettrici, i confronti.



«»

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA2) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2010. Content in this page is licensed under a Creative Commons License