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MORIRE...?
MORIRE...?
MORIRE...?
Perchè dal verecondo
alvo la rosa
Di rugiade freschissime cospersa
Sbocci giuliva, e al folgorar del Sole
Apra il turgido sen, madida e tersa;
Perchè indarno da bianche ali nascosa
Varchi esultando le materne ajuole,
E col profumo de le sue vïole
Innamorata vergine la mente
Incieli, ardendo come Amor la invita:
Forse dono è la vita
Che non torni a fastidio il più sovente?
Giova in su l'alba dal natìo giardino
Mattinare trillando a la speranza;
Giova, insino che April trecci corone,
L'amorosa trillar lieta canzone:
Ma, non sì tosto oltre il meriggio avanza,
Giù precipita il giorno; e al pellegrino
Batte la prora in gran travaglio e il pino
Mar più crudele; e s'anco l'onda resti,
Gravano il petto omai nembi funesti.
Ancor, se balda ne
l'età pugnace,
E a viso aperto combattuta bene,
Può parer, questa, non inutil guerra:
Se giovanetto le materne arene
D'aquila a la proterva unghia rapace
Sveller tentando, reso a la sua terra
Abbia il sangue gentil, che l'alme sferra;
O gli alti arcani ai quali è grembo e cuna
Natura, delle cose inclita Madre,
Altri in pallide squadre
Tra i sofi accolto che Minerva aduna,
A scrutar si perigli, e figliuol degno
Del Giapetìde, in pria le fiere terga
Voglia a l'enosigea rupe confitte,
Che piegar l'ale d'onde son diritte.
Perpetuo vive ed onorato alberga
De la Memoria ne l'eterno Regno
Chi di sè lasci non ignobil segno:
Ma quei che innominato a l'atre porte
Picchia de l'Ade, tutta sa la morte.
Morte la tua non fu,
divino atleta
Del laconio pensier, che in sangue tinta
La libertà del mondo alta scrivesti
Di stelle assai, più che di spade, cinta,
Là dove sfalda, non impervio, l'Eta:
Morte non fu, se, tua mercede, resti
Al fare più che al dir nei petti onesti
Viva la fiamma, e del valore antico
Pronto e securo, cui lo saggi, il seme:
Onde, temuto insieme,
E insieme è il prode alla modestia amico.
Nè indarno corse dal pudico letto
L'onesto sangue tuo, specchiata moglie,
Per che già in Roma con l'antico vanto
Del buon vivere libero fu santo
Il lare antico e il tetto che l'accoglie;
Nè a men romano esempio e meno eletto,
Porzia, sacrasti il mulïebre petto,
Quando render sapesti al tuo Signore
Invitto ancor, benchè piagato, il core.
No, non indarno: se per
lunga lista
Ricordabili eroi ne l'età bieche,
Che Italia ancor fremea di servi serva,
Fecero come Pier ne l'ombre cieche
A Dante occorso de la selva trista:30 *
Ma non volsero in sè la man proterva
Già per viltade: anzi a la rea caterva
Che ogni bocca, ogni mano in ceppi stretta
Volea strumento altrui di peggior sorte,
Con virtüosa morte
Mandaron la tigrina ugna disdetta.
Di voi parlo, magnanimi figliuoli,
Buona progenie ligure e lombarda,
Di te, Ruffini, onde l'antica torre
Là ve' Bisagno al mar libero corre
I passi al cittadin pietosi attarda;
Di te, Pezzotti mio, che insieme soli
Vide sovente il nostro genio, e a' voli
De l'alma intemerata il carcer muto
Sforzasti a dare de' suoi ferri ajuto.
O voi bëati, se al
gentil Paese
Àuspici invochi, e senta, e ossequii, austero,
Non parlier cittadino. Era la brulla
Povertà de le plebi a voi sincero
Assillo in cor, quanto le lunghe offese
Da l'Italia sofferte; e non fanciulla
E non di tutti questi che maciulla
Infanti e vecchi e giovani il gran vermo
Macerator di miseri, Bisogno,
Alcuno fu, che in sogno
Non provvedeste di venturo schermo:
Se pur, tornando a libertà, non fosse
Alla patria di lutti aspra radice
Colei che tanto a servitù somiglia
E fa la guancia di rossor vermiglia,
Inopia, d'ogni mal süaditrice.
Deh quante volte insieme ci commosse
La turba men, che pioggia e vento cosse,
Del tuo periglio, o bionda giovinetta,
Che al varco Fame, oppur Vergogna, aspetta!
E tu qui giaci. Impietositi
i cieli
Forse a lungo patir mèta han concessa?
Pietosa avesti almen l'ultima scorta?
Ahi crudo fato! A la malvagia ressa
Tu medesma togliesti i fianchi aneli:
Gran che se le vïole ond'hai sì smorta
La gota, faccian dire: «Anch'essa è morta.»
Chi sa, chi narra le battaglie, o pesto
Fior, che in procella e contro lame acute
Morendo hai combattute?
Forse eri nata a fiorir nel modesto
Grembo di vita casalinga, oscura,
E, aspettando le nozze, al dolce e queto
Asil de la tua stanza, a la tua mamma
Tranquilla accanto. Per che ignoto dramma,
Attraverso che turbini, il segreto
Scoscender di tua vita, e per che dura
Via di croce salisti a queste mura?...
Pace al frale gentil. Men lieta pace
Ha il primo che t'addusse a questa brace.
E tu Canzon, se ancora
lice al carme
Sperar che il meni via sovr'ali d'oro,
Non la propria virtù, ma quello spirto
Che move per le frondi a lauro e a mirto
E fa d'ogni profumo a sè tesoro
Ed anco batter sa come fan l'arme:
Va per lo mezzo a' giovani, che parme
Chiudan gli orecchi ove rampogna suoni;
E dàgli a meditar li rei carboni.