Tullio Massarani
L’odissea della donna

NOTE ALLA SERIE MODERNA

ISELLA della Principessa Giovanna Czetwertynska.

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ISELLA

della Principessa Giovanna Czetwertynska.

 

«Quel giorno era un giorno ridente... i profumi della primavera riempivano la tepida atmosfera... fra i rami degli alberi, fra i vaghi calici dei fiori scherzava il zefiro; il trasparente lago ondeggiava sotto il molle soffio d'un soave venticello; gli augelletti mischiavano il loro ameno canto al mormorio delle foglie... tutto era lieto, tutto era felice; il cielo azzurro si rifletteva nei limpidi ruscelli, che mormorando scorrevano intorno al prato smaltato di verdura.

«Questo luogo pareva diviso da tutta la terra, e consacrato a qualche creatura immateriale che quivi soltanto, se non in cielo, poteva soggiornare.

«Ed era così in realtà! In mezzo ad un tralcio di caprifoglio e di rose, sopra un banco di musco, stava coricata la Regina di quell'isola d'incanto. Le sue bionde chiome ondeggiavano sulle candide spalle, il grazioso corpo era coperto di veli d'argento, mentre lo scalzo piede giuocava nelle acque d'un cristallino ruscelletto, che quivi passando veniva a baciarlo; perchè dire che ella era bella, quando bocca umana non può esprimere la sua beltà? Essa lo ignorava; chi glielo avrebbe potuto dire? Solitaria viveva in quel solingo ma delizioso luogo. Un sorriso melanconico impresso sulle sue labbra esprimeva la tristezza e l'abbattimento; un sospiro venne ad alleggiare quella pensierosa giovinetta; ma come se si fosse ricordata di un mezzo per rallegrar l'animo abbattuto, apre la bocca, pone le mani sul petto, alza gli occhi al cielo, e allora freme la terra, risuona il bosco, echeggia il monte... Odesi una voce divina; si, è dessa che canta le lodi del Signore... Flutti d'armonia si spargono nell'aria, mille suoni variati si seguono, allegri, tristi, riempiti di un sacro fuoco; l'anima della vergine si alzava col suo canto... dagli occhi suoi cadevano goccie perlate, e alfine come rapita cadde sul musco, palpitante di emozione ed ebbra di armonia!... Tacque tutto... l'eco ripetè l'ultima nota morente... e nulla più venne ad interrompere il riposo d'Isella.

«E così si ripeteva ogni giorno quel canto, che manteneva la vita nel seno della fanciulla. Un aveva già aperto la bocca, le mani posate già sul petto, quando fu interrotta da un gemito, e si in faccia ad un biondo putto che piangente si gettò fra le sue braccia. Sorpresa e contenta, gli rese le sue carezze. — Che hai? gli chiese, poverino?

« — Ah, disse il bimbo sospirando, mia cara Isella, son costretto a dirti il vero: vedendoti dal cielo mesta e sola... pregai Iddio che permettesse di darti la mia voce, che era la più bella fra tutte quelle dei Serafini... Ora il tempo conceduto a te di possederla è passato... non ebbi il coraggio di rapirtela, e mi scacciarono dal Paradiso.

«Isella si coperse il bel volto colle mani, e facendo uno sforzo disse: — Te la ridóno... Vola con essa e lasciami, povero fanciullo... non voglio privarti della tua beata patria... Ma come farò io per rendertela?

« — Il Signore ricompensi il tuo bel cuore! Canta, e la tua voce passerà nel mio petto.

«Cantò la generosa Isella, ma non ebbe la forza di far altro che una sola nota, che crescendo andava a dileguarsi nell'aria... Ma, oh sorpresa! mentre cresceva, si alzava il corpo di Isella, essa seguiva la voce che saliva al cielo, e su su... sparì, seguìta dall'angioletto fra le nubi, che s'aprivano per dar loro passaggio in quelle fortunate regioni...»

 

Composto a Firenze dalla P.ssa Giannina Cztwertynska il 20 Dicembre 1858.

 


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