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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
Queste che a gara il
biondo e il capel bruno,
Il marmo pario de le membra e l'oro,
E non negan di sè pregio nissuno,
Queste l'eletto son
vergine coro:
Son di natali oneste e di costume,
Non ha il mondo più belle di costoro.
Ah, quella notte non
dormisti in piume
Che largita gli Dei t'ebber tal vista
O d'Eraclea gioconda onore e lume,
Zeusi pittor, che
brilli primo in lista
Nel libro d'oro della eterna lode,
S'anc'opera nessuna il nome assista.
Ben so che senza offesa
e senza frode
Assai ti fu mirare i gigli e l'ambra
Di queste carni intemerate e sode:
Chè gaditana danzatrice
a zambra
L'una somiglia, e i grandi occhi ed il crine
Non vide neri più l'arabo Alhambra;
Candida l'altra il piè
snello e la fine
Mano su gli orli appena in roseo tinge,
Tutto il corpo una neve, e al viso Frine;
Questa s'aderge come
palma, e cinge
Di monil, non di cinto, il fianco breve;
Quella vince al posar lionessa e sfinge.
Ma la divina non dirò,
che beve
Gli accesi del tuo genio avidi sguardi,
E nova di tua man vita riceve.
Chè la fiamma superna
onde tutt'ardi
Convien s'appunti e s'avviluppi in quella
La qual men lenta i vanni tuoi ritardi.
Ciascuna, è vero, può
sembrarti bella:
Però sola colei che Amore elegge
Salir può teco a ritrovarsi stella.
Ond'io non crederò che
angusta legge
Dettando a te medesmo, un idol vano
Ti componessi d'accozzate schegge:
Ben credo che, sì come
il Monsulmano,
Poi che bagnato s'abbia in tepid'acque,
De l'algide si piace, e core e mano
Ritempra ad onorar
l'Asia ove nacque,
Sì di beltade in quel diverso esame
Pascer gli occhi e la mente assai ti piacque,
E più forte salir dal
gran certame.
O magnanima età che il buon lavacro
Non contendevi a glorïose brame,
E t'era il Bello
insieme onesto e sacro!
Non fallace rossor, non rea paura
Faceva nel desìo rodersi macro,
Nè il difetto traea de
la pastura
A metter ne l'altrui soppiatto il dente
Chi del parer si scherma, e al far spergiura.
Era a quei di bellezza
alto e possente
Magistero ed esempio; è ignobil mostra
Oggi, che al vizio solo si consente.
Nè già per ombre di
tiranna chiostra
Quel che jeri virtude oggi è peccato:
Ma se n'abbuja il mondo, e l'onta è vostra,
Ipocriti Dottor' del
rimpiattato.
Regnò per voi di Lèmuri coorte,
E fu il meglio a li anàtemi sagrato:
Per voi de l'uomo a
rinvilir la sorte
Partorirono età colme d'ingegno
Età digiune d'ogni succhio e morte.
Per voi, solcato il
luminoso regno
D'Atena iddia, se il basso evo discendo,
In una sepolcral notte m'avvegno:
Il bizantino Spettro in
piè sorgendo
Quel che il popolo prisco aveva a lode
Condanna per infesto e contennendo:
Dico il piacere ch'ogni
nato gode
Grazie a quel caldo d'immortal natura,
Onde in gara d'amor ciascuno è prode:
E per andar ch'io
faccia, la rancura
Scolpita in ogni volto, e veggo sola
Su le rovine assisa la Paura.
Gran mercè se del Ver
l'alma parola
Ragiona in petto a un pastorel sagace,
Che sui mäestri com'aquila vola;
Sì ch'ei ritolta a
Cimabue la face
Che fumigava in cieco andito chiusa,
Di novello splender lieta la face:
Anzi l'incerta ed
assonnata Musa
Dal torvo lume di cinerei spegli
Volge all'alta del Sol luce diffusa:
Poscia fa cenno al buon
Masaccio, e quegli
Al maggior Tosco da l'intonsa chioma,
Che dentro la riscota e la risvegli:
Sanzio in ciel ne la
porta, e su l'indoma
Ala un divino la soffolce a lato
De l'Arcangel guerriero onde si noma.
Che pro? Censore a
tanto genio è dato,
Vedi pudor di castità briache!
Un poveraccio a le cesoje nato:
Questi a gl'ignudi in
Ciel calza le brache;
E stomacosa intanto il grugno in terra
Striscia col moccio de le sue lumache
Un'età ch'ogni Idea calca sotterra.