Tullio Massarani
L’odissea della donna

SERIE ANTICA

IRENE IMPERATRICE

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IRENE IMPERATRICE

 

 

IRENE IMPERATRICE

 

 

 

IRENE IMPERATRICE

 

 

Quando solingo e tacito
Ne la notturna pace
Ancor le penne scotere
Osa lo spirto audace,
E le grevi di polve
Interrogando va
Ch'alto silenzio involve
Non rediture età;

 

Spesso in idea travalico
Al tempestoso Eusino:
Agonizzar nei Sinodi
Miro il pensier latino;
E d'onde leva il giorno
E dove scende in mar,
D'armi per tutto intorno
Due campi stormeggiar.

 

Giù per la notte querula
Che il secolo ingiocondo
Empie di larve e trepido
Fa del dimani il mondo,
Quinci il pennone oscilla
Dell'arabo Signor,
Quindi la Croce brilla
Di Carlo Imperator.

 

A voi sventura, o Sassoni
Dalle serene fronti,
Che a le materne roveri
Libate e a l'alme fonti:
Dal cristïano atleta
Non isperi mercè
Cui non sia legge e mèta
Il crisma del suo Re.

 

Ei giunge, ei giunge: i popoli
Da l'Elba al Garigliano
Sentan, sigillo ai placiti,
La ponderosa mano:
Cesare e Piero han vinto,
Caddero indarno i pro':
Sovra Adelgiso estinto
Roma fatal parlò.

 

Pur, d'Orïente ai fulgidi
Soli temprato, un Forte
Contende al novo Cesare
Le glorïose porte:
Le porte che dischiuse
Fanno a l'estremo
Soltanto a quei le Muse
Che il latte lor nudrì.

 

Harùn, te pur le folgori
Seguìan di campo in campo:
Ma del tuo genio ai posteri
Assai più ride il lampo
Allor che intorno assisi
Al moro novellier,
Scendere dagli Elisi
Veggono il tuo corsier.

 

Spianato la fulminea
Fronte e il superbo ciglio,
Ecco dei carmi al sonito
Pieghi a gentil consiglio:
Inno d'amor s'intuoni,
E assai de l'armi più
Trionfi de' tuoi doni
L'insolita virtù.

 

O come guatan rigidi
D'intorno al franco Sere
Quei catafratti Barbari
Il genïal scacchiere!
Sovra i protesi velli
Come de l'ore il suon
Suscita in quei cervelli
Novissima tenzon!

 

Dove non vinci? al Sàraba
Già il tuo lëardo beve:
Or come di Bisanzio
Presso a le porte, il breve
Stadio contendi, gioco
De' suoi garretti al vol?
Qual turbine di foco
Ti stermina dal Sol?

 

Non io de l'oro il tinnito
Non crederò che muto
Di tanta preda rendere
Il desiderio acuto
E discacciare in bando
Sapesse un Saracen:
Altro è il poter che il brando
Sospeso ti rattien.

 

Bella, gentil, magnanima,
Di quella Atene pegno
Che già d'Aspasia e Pericle
Rinfervorò l'ingegno,
Fra cento eletta al soglio
Nel suo giocondo April,
Inclita ne l'orgoglio
Se di natali umìl,

 

È Irene, Irene il chèrubo
Che il bruno Ismaelita
Da l'agognato limine
Ad altri allori incita:
A la bellezza il trono,
Cede al virile ardir
De la corona il dono
L'arabo invitto Sir.

 

Perchè sortito ha il nascere
Costei nel secol tristo,
Che proni aggioga gli animi
A' traditor' del Cristo,
Interpreti e scherani
predicanti al Ciel,
Per dominar sovrani
Dal tempio il regio ostel!

 

Pur di lusinghe artefice
Sorger ben sa potente
Sovra i temuti aruspici
La nova Iddia vivente:
Già già del suo figliuolo
Regali nozze avran
Fatto del mondo il solo
Mirifico sovran.

 

Carlo consente. Eserciti
Ella e Concilii aduna:
Chi più cotesta imbriglia
Fantastica fortuna?...
Il figliuol suo, che imbelle
E sconsigliato assal
Col gregge versipelle
Il soglio maternal.

 

Ahi, nel profondo ascondasi
Inorridito il Sole,
O di Medea più reproba
Vedrà ne la sua prole
Costei che agli atti supplice,
Effusa il biondo crin,
Ora solinga al Tempio,
Sotto l'Occhio Divin.

 

Ôra; e chi sa? Le tenere
Gemebonde litane
Toccan lassù le viscere
Di Madri più che umane:
E lodanla gli altari
Non più vestiti a brun,
Brulli non più, avari
Di simulacro alcun.

 

Perchè, se dell'Isaurico
Non trionfò l'erèsi,
Se ancora ebbero palpiti
D'amanti al suol prostesi
Sotto le volte d'oro
Le pie Madonne, e fûr
De' Santi in mezzo al coro
Emule al Dio d'Assur,

 

Tua fu la lode, o postuma
D'Ellade figlia, Irene:
E chi può dir se tenue
A consolar tue pene
Maria non scese, e il servo
Scoglio non t'allenì,
Quando un fellon protervo
In Lesbo ti staggì?

 

Prona forse a l'orecchio:
«Il Figliuol mio perdona
Disse — e ti fia di grazia
Pegno la bella icona,
Che nel leggiadro viso
T'assorellando a me,
Ridonerà il sorriso
A la cristiana

 

Disse — e di cinque secoli
Su la virtù latina
L'ombre fûr viste scendere
Non remëabil china:
Poi le tornasti; e, Iddia,
Tu la governi ancor,
Col volto di Maria
Parlandole d'amor.

 


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