Tullio Massarani
L’odissea della donna

SERIE MODERNA

PASSERA CAMPAGNUOLA

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PASSERA CAMPAGNUOLA

 

PASSERA CAMPAGNUOLA

 

 

PASSERA CAMPAGNUOLA

 

 

Udiste mai su l'uniforme piano
De l'insubri contrade
Quando i gelsi e le biade
Alternano promesse
D'opìmo filugello e d'aurea messe,
Udiste il ciel di lunghe preci invano
Lunga stagion percosso
Perchè l'inesorata ignea caldura
D'alcuna temperasse amica stilla,
D'improvvisa favilla
Corso ne l'ime sue viscere e scosso,
In pria fremer lontano
Su l'alida bassura,
Poi da quella di nubi umida e scura
Cortina che l'invade
Scoscendere de l'acque il fonte arcano?
O dolcezza, o pietade!
O in pria sonanti e rade
Gocciole grosse che a la strada bianca
Levano il polverìo,
Poi rinfittite, a secchi,
Sui sitibondi stecchi
Il rovescio profondono e il fruscio
Della pioggia felice onde ogni branca,
Ogni erbuccia, ogni foglia
Tremola, goccia, s'agita e rinvoglia
De la vita, e rinfranca,
E del fïato che la terra emana
Dal suo pregnante sen, tutta risana!

 

Io momento non so che più la Terra
Sembri a nozze col Cielo:
Bene, ridenti sotto il gemmeo velo,
Ben v'intendo leggiadre fantasie,
Che giocondaste lusinghiere e pie
Al buono agricoltor l'assidua guerra,
Pingendogli costei
La quale de' suoi danni unqua non cura
Spettatrice impassibile, Natura,
Al gran talamo assunta
Del Padre degli Dei,
Dolci rugiade ad ogni fil che spunta
Piover, pietosa de gli umani omèi.
Bene, amiche Pritivi,
Radïanti gemelle,
Ch'agili insieme con l'Aurora e leste
Non prima in alto impallidir le stelle
De l'ambrosia celeste
Blande sorgete dispensiere, e i rivi
Effondete giulivi,
Perchè le sacre sponde
Sortano al Gange d'ogni ben feconde;
Bene, o figliuol de l'acque,
E sopra lor vincente Agni divino,
Col qual vinta si giacque
Saràsvati amorosa,
Onde ogni umana cosa, ogni persona
Crebbe al Sole festosa
Latte libando al genïal destino,
Bene ancora v'adoro
Imagini felici,
Di che tutto si pinge ed alto suona
Il lucido e canoro
Inno dei Veda: pur d'accenti amici
Tu dentro al cor più forte
Omero padre mi rallegri e dici
In più umana favella
Il Ciel che con la Terra s'inanella,
Se il figliuol di Saturno a la consorte
Pingi infuso nel grembo,
E dal dorato nembo
Che li ricopre scaturir la
Piana, limpida, aprìca,
Che ogni cosa rinnova
E l'erbette novelle si nutrica.
E te più accanto nel terreno esilio,
Te mio dolce Virgilio,
Sento in questa tua pingue aura lombarda,
E dal volger de gli occhi onesta e tarda
Quale del tuo Sordello,
La mantovana sul paterno ostello
Veglïante ravviso
Alma faccia serena; ed al sorriso
Conosco il core se la mano accenna
La sovr'agile penna
Tornante a rivedere il dolce nido
E la picciola prole
Con festanti carole
Rondine che l'asil sa non infido.

 

Ma voi, cari fantasmi,
Se vi sapesse la minuta gente,
Voi per l'onda battente
Di che grossi sarcasmi
Divina morderìa schiera fuggente!
«Noi cerchiam da la pioggia infesta asilo,
Altri colga diletto
Dirìa — de' nidïuzzi che fil filo
Va perlustrando sotto gronda al tetto.
Più curïosi noi
De l'aratro e de' buoi,
Li riduciam fumanti a l'ampie stalle,
O se alcuna s'avvalle
Prezïosa di fieno maragnola
De' goccioloni sotto la gragnuola,
Le fanciulle mandiam pronte a raccôrre
Giù per l'acqua che scorre
E i piè rapidi bagna
Quel che meglio si può de la filagna

 

O del lavoro eroi,
Già risponder mi sembra, o forti, o cari,
O dispensieri del sudato pane,
Deh non crediate inane
Questo amore che a cieche ombre i poeti
Portan, perchè di lieti
Vorrìan sogni blandirvi i giorni amari;
che ritrose e vane
Torcano le pupille
Da le povere ville:
Deh quante ha il fresco Vero
Imagini gradite a cor sincero!
Non quel che allegro il guazzo
Rompe co' piè correnti
Di sotto a rosso ombrel leggiadro mazzo
Di testoline per buon sangue ardenti;
te solinga obblìo,
Del pozzo a la predella
O poverina ancella,
Che i colmi secchi dal soffiar de' venti
Più che te stessa a riparar consenti,
E al tortüoso rio
L'una e l'altra pianella
Sottratte, di che grave
A savia bimba è il prodigo sciupìo,
Al timidetto sen premi soave.
O singolare ammanto
Che fa, da' piè sovresso il capo avvolta,
La gonnellina incolta!
Pure a quel pozzo accanto,
Nonostante la pioggia
Ch'ogni tegola fa lucida e roggia,
Veggo un bel cacciatore
Saggiar de le sue panie la migliore.

 

Di parole è filato,
Sorellina, l'agguato. O pensa, o pensa:
Costui n'andrà dimani
Te lasciando a l'offensa,
E le candide mani
Non porrà ne le tue brune, fanciulla,
Mai davanti a l'altare:
Te sdegnerà, passato il , melensa,
E di sogni malsani
Ogni pensiero di ventura culla
Trattando, a la comare
Un , se non di pan, d'affetto brulla,
Ti manderà le peccata a scontare.
O pensa, o pensa, e al forno ed alla stia
Riedi saltando, sorellina mia,
E dei secchielli tuoi sottesso il pondo
Alternando il giocondo
De' colmi fianchi virtüoso ballo,
Puri come cristallo
Serba il corpo ed il core ad altre nozze,
Che di singulti non ti fian già mozze
Come cotesti rei
Abbracciamenti de' superni Dei.

 

Ma che più va l'acceso
Pensier tra le grondaje
Nuove fiabe inseguendo e nuove baje?
Già spiovuta è la grossa
Acqua, e pria che il sospeso
Nuvolon ne rovesci un'altra scossa,
Vi lascio con la mia
Benedizion, fanciulle, e così sia.

 


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