Tullio Massarani
L’odissea della donna

SERIE MODERNA

FIORELLINO D'ALPE

«»

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

FIORELLINO D'ALPE

 

FIORELLINO D'ALPE

 

 

 

FIORELLINO D'ALPE

 

 

Godi fanciulla: è un attimo
Degli anni il primo verde:
Di rapid'acque al margine
La gemma che si perde
Più ritornar non sa.

 

Godi: le grazie ingenue
Del leggiadretto volto,
Il Sol che dentro specchiasi
Nel biondo crin disciolto
Mai gemma uguaglierà.

 

L'Aurora al primo sorgere
Dir ti vorria: «Sei bella
Al tenero vermiglio
Ti chiamerìa sorella
Se avesse a favellar.

 

Spesso dal cespo rorida
Spiccar mammola o rosa
Ti piace, e accanto al pettine
Or fulgida or nascosa
Riporla ad olezzar.

 

E chi a quegli atti supplici
Guardi, e a quel tuo candore,
Dirìa che della mammola
Più rassomigli al fiore
Nei vergini pensier'.

 

Ma non s'indugi: o il trepido
Sen come a rosa acceso
Vedrà da l'alma Venere
E ogni adito già preso
Dal suo figliuolo arcier.

 

Ritrosa ancora e timida,
Sei semplicetta ancora;
Ma non starei del credere
Che la novella aurora
Ti troverà così.

 

Chi mi sa dir le imagin
Che a tenue fil conserte
Su quel rocchetto annàspansi,
E dipanar più certe
Vorrai quest'altro ?

 

Già que' grand'occhi cercano
Più più dal queto
Che de' tuoi fiori ingemmasi
Domestico pometo,
Delizia tua gentili:

 

Più più dagli alberi
Che su casali e stalle
Fanno agli eccelsi vertici
De la natìa convalle
Magnifico monìl:

 

Cercan più dal nitido,
bello quando è bello,
Blando tuo ciel serotino;
Cercan fra gli astri quello
Che si dimanda Amor.

 

Amor, di tutte l'improbe
Larve la più mendace,
La più dai fieri turbini
Del Tempo, iddio rapace,
Segnata di terror.

 

Deh a l'impari battaglie
Non provocare il Nume,
Deh non fidare o tenero
Virgulto a ignoto fiume
Il fragile tuo stel.

 

Vedi: cotesto povero
De' tuoi vecchi ricetto,
Che la santa canizie
Ha lor nel bianco letto
Composta de l'avel,

 

Questo, di tutti, è ai figli
Il meno incerto asilo;
Questo per mezzo a impervie
Procelle ancora ha un filo
Pei cari che il smarrîr.

 

Deh serbi uguale a l'umile
Tuo casolar natìo
Stanza fidata e vigile
Sposo a te caro e pio
Il prossimo avvenir.

 

E qual sottesso il provvido
Raggio d'amico Sole
Vedi sgranchir le pavide
la implume prole
De la tua chioccia a' piè,

 

Tal, ma più cara e indocile,
A la tua gonna intorno
De' pipilanti frugoli
La nidïata un giorno
Sarà corona a te.

 

E quel che fido numera
Vecchio orologio in fondo
Del rustico vestibolo
Ore al tuo cor giocondo
Nunzie d'ignoto ben,

 

Quello a' più tardi vesperi
Come a l'età primiera
Ti scanderà gradevoli
De la vegnente sera
Le placid'ore in sen.

 


«»

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA2) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2010. Content in this page is licensed under a Creative Commons License