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I. — PREGIUDIZIALE. | «» |
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I. — PREGIUDIZIALE.
In Italia, dopo Carlo Cattaneo, Giovanni Bovio, Giulio Lazzarini; in Francia, durante lo studio, che tuttora continua, di Le Dantec, di Jules de Gaultier, di Remy de Gourmont; in America, dopo Emerson; in Inghilterra dopo Carlyle; in Germania, dopo Nietzsche e Stirner; la filosofia, come amore alla verità, studio e ricerca di quei mezzi intellettuali per cui se ne avvicina il possesso, decade rapidamente.
Sembra che una stanchezza del cervello — internazionalmente — impedisca il lavoro della induzione, della logica e la fatica diuturna e preziosa della osservazione diretta e sperimentale. Torna di moda l'azzardo speculativo, il quale spesso non è che una nuova trovata retorica. È molto più facile scoprire una nuova parola strana e risuonante, che un nuovo concetto piano e chiaro: e però si rizzano nuovi altari alla metafisica, le cui ipotesi trascendenti si dichiarano inutili dalla razionalità.
Qual meraviglia, dunque, se, diffidando della ragione, si spensero tutte le fiaccole che illuminavano il cammino tra le oscurità delle ricerche? Alla logica, sostituirono il caso, la prescienza, l'intuizione, la grazia, la profezia; al filosofo, il ciarlatano, quando in mala fede; se ignorante, il poeta, quando l'orgasmo lo fa pitoneggiare. La scienza filosofica ne scapitò, perchè non può oggi accampare nessuna certezza e i suoi postulati debbono essere riveduti e corretti nel laboratorio del biologo e del chimico, dell'esperto analizzatore per aver conio di moneta culturale ed intellettuale. Il cervello esausto moderno si riempì ancora di vecchie e nuove superstizioni, col pretesto di liberarsi dai feticci della scienza sperimentale, un altro indice, questo, e della sua malattia e della sua gracilità e del suo bisogno di cercar riposo. — Riposi.
Il riposo cerebrale significa, nell'organismo umano, la ripresa dell'egemonia muscolare; nella sua vita psichica, il trionfo del sentimento sulla logica. In ogni modo, l'impero generale dell'istinto e delle passioni, — che hanno bisogno, per sostenersi ed apparire alli occhi del filosofo come motivi di conoscenza, della Fede; così la Filosofia, che si era staccata dalla teologia patristica, di cui era ancella, prima, col neo-platonismo, indi, colle determinazioni di Bacone, colla critica di Descartes e la sintesi di Locke, ritrovando la sua autonomia generosamente vitale con Kant e la sua amplificazione libertaria con Carlo Cattaneo, — si ricongiunge, oggi, alla religione positiva, che avvalora co' suoi comma ambigui, in cui anche il pensiero moderno, per le ambagi del parere e non essere, sta contento, acquietando, mentre col muscolo si distende, all'ipnotismo delli incensi, dei ceri e delle preghiere liturgiche, la sua necessaria curiosità.
La creatura dell'Uomo — Dio, dico — pare, alli occhi contemporanei, di nuovo il Creator loro e l'inversione è tristissima e morbosa: con quella fantasima crudele e medioevale creduta viva, in cima alle Nazioni, queste si credono in diritto di imitarne i suoi delitti mitologici e biblici. E, — mentre la legislazione positiva, sia civile che penale, sotto la pressura delle determinazioni socialiste, alleate alle limitazioni clericali, conchiudono, nell'interno delle Patrie, ogni giorno di più, la libertà dell'individuo, col pretesto di salvaguardargli meglio il rifornimento della pancia e la tranquillità della digestione — chi ben digerisce non pecca — quindi di avvicinargli armoniosamente il regno dei cieli —; internazionalmente, li Stati si comportano come organismi in piena ira e ferocia armati, avidi, nell'anarchia che suscitansi attorno, di predominio, di primato, di universale dominazione. Essi hanno usurpato i diritti dei cittadini rendendoli schiavi, per avviarli alle loro avventure di guerra, sotto l'egida e la protezione dei loro Iddii di Stato. La confusione è massima, il risultato è: «Carneficina, Miseria, Rivoluzione». Cooperano a produrre ed a mantenere questo stato di fatto illogico, per quanto reale, le opere, in apparenza pacifiche, di questi filosofi ultimi; i quali, invece di opporsi alle animalità collettive ed impedir l'estuare delli appetiti, li coonestano: «Dio — gridano — vi ha fatto così: il giorno, che, pel bene dei secoli e per la vostra volontà, avete anche potuto intravedere la possibilità di una pace tra voi ed i vostri simili, non irruppe l'anatema delle Chiese, che rappresentano li Iddii statali e diversi, a maledirvi? Codesto giorno fu il successivo alla trionfata rivoluzione francese: per abolirla, misero eserciti stranieri contro Parigi, che ha dovuto purgarsi violentemente dei nemici interni colle giornate di settembre, per vincere li imperi coalizzati alle frontiere. E noi esultammo, perchè la strage aveva dato il pretesto al martirio, ed alla vendetta di nuovo».
Di egual tono sono oggi i ragionamenti tendenziosi che, sotto forma di sofismi libertarii, ai quali attingono pur i nazionalisti, da una parte, ed i sindacalisti rivoluzionarii, dall'altra, spargono dai loro scritti li ultimi filosofi, che non hanno rispettato i termini, quindi ricaddero del cieco bujo delli intestini. Conoscere questi, in breve nota, spremendone il succo determinante, mentre si gavazzano in pompa e moda dai loro libri e dalle loro conferenze, è apportare un certamente utile e sostanzioso contributo alla Storia della «Filosofia moderna»; contributo che suona l'altra campana e fa vedere l'altra metà.
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