Gian Pietro Lucini
I filosofi ultimi

II. — NOMENCLATURA RAGIONATA DI PERSONALITÀ «QUASI FILOSOFANTI».

Otto Weiningen.

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Otto Weiningen.

 

Costui non fu un giovane banale; ma la tragedia che culmina la sua vita ci indica, che fu un giovane non fornito di quelle doti per cui ci si fa filosofo. Il suo idealismo aggressivo, la sua passione metafisica, gli fanno ingaggiare una battaglia, che colle sue forze mentali, non avrebbe potuto vincere mai. Il suo trascendentalismo, che non conosce abbastanza la scienza, lo fa perdere ad ogni combattimento che azzuffa colla filosofia inglese, cui poco conosceva: a ciascuno di quei filosofi, cui rivide le buccie, non è degno di allacciar le scarpe. Originalità? Nell'aggressione: male infarinato di scienze sperimentali ed esatte, si mette ad osteggiare la Scienza: la sua maggiore originalità consiste nell'essere un mezzo-ignorante, che, a furia di dirne, qualcuna azzecca. Per ciò, quell'altro mezzo colto di Strindberg può giudicare di un suo libro, Geschlecht und Charakter; «Un'opera formidabile, che ha risolto il più difficile di tutti i problemi. Io la invocava; costui l'ha costruita. Ecco un uomo!» Un povero uomo! Non ha saputo continuare a vivere. E questa è la massima delle sconfitte.

 

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Otto Weiningen nacque ebreo da ebrei; fu troppo presto illustre tra li studenti; sognò strane superbie; fu oppresso dai suoi sogni; inquieto, ammalato non trovò mai letto comodo e soffice a adatto; si tormentò, e, ad ogni tentativo, tornava sempre più nelle tenebre; si esasperò, non ebbe al labro che l'ingiuria. Per quanto gridasse, nessuno, o ben pochi, l'intesero. Fu questo silenzio che l'uccise. Essere vilipeso, ma sentire dall'odio altrui che si vive. Nessuno rispose. Ed incominciò ad odiare stesso. Otto divenne il suo proprio divoratore.

 

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Odiò stesso, perchè era un ebreo. L'Ebreo, la Donna, l'Inglese rappresentarono per lui, i senza spirito, i pratici; il principio feminino per eccellenza, coloro che non sono capaci di astrazione, di infinito, perchè il proprio del cervello umano — a suo avviso — è ubriacarsi di metafisica e recerne. Tutto ciò che è basso è feminino: ed egli, che aveva creduto di essere tra i dominatori, constatò che non era che Femino.

La sconoscenza dei rapporti gli impediscono di costruire le armonie logiche del suo ragionamento. Femina eguale Materialismo: Ebreo ed Inglese eguale a Femina: tutto qui è passivo. Non esistono che i Supremi Spiriti: essi furono e sono e saranno per l'eternità identici a . S'incarna l'Ogdaode gnostica: Il Padre per eccellenza crea, in possibilità d'evoluzione: «Ecco l'Uomo!» S'egli sa coltivarsi sarà l'Eroe, il Genio. Facciamo una farcita di Platone, Plotino, Sant'Agostino, Kant: quel cibreo l'avvelena.

 

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Non vi ha che lo Spirito: afferma, chiede, vuole; è lui solo che può realizzare, in quanto è capace di realtà soggettive. Per ciò, deride il metodo modesto de' filosofi dell'esperienza, che vanno dal particolare al generale, e non giunsero che a stabilire delle vaghe fluttuazioni generalizzatrici. Weiningen ha trovato la coerenza e la costanza nelle leggi sopra individuali della logica e dell'etica; dedurrà dal generale al particolare. Inverte il processo: da un suo presupposto intuito — quale sicurezza può avere egli? — cioè dal suo preconcetto, rifabrica il Mondo. Il Dio, che lo svolgeva, era il suo DioWeiningen, rispettabile come ogni altro DioEbreo, e durò in lui e fu di lui, finchè non vide chiaro. Da questa Entelekeia leibnitziana discendono i suoi Tipi: agitate idee platoniche, simboli che si concretizzano: qui il Maschio, la Femina, «la Femina che non possiede segno, perchè è estranea all'Idea, che non afferma, nega; che non è morale amorale; ma è senza scopo, è illogica, è niente». Anche la patristica un sostenne che la Donna era un Animale, e perciò, il veicolo più facile con cui il Dimonio s'accostava all'Uomo per condurlo a' suoi fini. «Bisogna liberarsi dalla Femina» urla Weiningen: «bisogna uscire dal proprio Io sessuale». Di fatti, si uccise senza aver amato mai. Fu un tragico egoista.

 

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La società, il mondo, continuava, sempre senza citarlo, a dargli torto; Weiningen vaneggia. Rivive Faust: rivede il cane, questa volta nero, che fuma luce, nel crepuscolo. Perchè si è imbattuto in lui? È il cane che ha prestato il suo corpo a Satana: il Cane che sfolgora rosso, tutto nero. È lui, il mondo; è il simbolo del delinquente, o di chi giudica e condanna il malfattore? Fugge nella sua camera: scrive: «La luce non fuma. Tutto fuma. Nero antimorale, nulla assoluto; carbone; diamante; come opposito, rappresentando qualche cosa di completamente trasparente; trasparente come un simbolo morale; importanza del contrasto in psicologia: carbone, diamante». Se accorge questa pagina uno psichiatra, incomincia a crollare la testa.

 

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Avrebbe incominciato a sospettare di lui il , che, credendo Weiningen di maggiorarsi presso la maggioranza dei cristiani suoi compatrioti, elesse il battesimo. Il Sacramento, che, lui kantiano, riceve senza sorridere, spera lo liberi dal Dio de' suoi padri. Un Dio caccia l'altro: ne ebbe invece due in corpo: e perchè l'uno era Jehovah e l’altro Kreistos, inflessibili, irriducibili, lo piegarono a distruggere quel corpo, la sua vita, che li conteneva, li incatenava in divorzio, pur mangiando alla stessa tavola, dormendo nello stesso letto.

Otto, quale disperazione! Si addentava le mani, se udiva uggiolare un cane alla luna, verso cui esalavasi il gemito dell'anima sua scomposta:

«Ah no, non inventiamo più sistemi;

riposa, mia testa ferita:

e mani, sì, le mani leggere,

le mani leggere di madre,

di fidanzata, o di amante

oh, ti rinfreschino, oh, ti carezzin la fronte

Ritornerà egli alla Femina? Sarebbe egli il Femino abborrito: non potrà mai, mai più abolire dentro di l'istinto, il marchio della sua razza? Egli si odia. E chi avrà mai le mani così fresche e così pure e così candide da addolcirgli la febre, da fasciargli la fronte ferita, da non macchiarsi mai, meno col sangue che ne geme? A che gli giova l'abbiura? È oggi la sua comunità che lo schiva: il Cristiano gli domanda più del battesimo, prove, sicurezze. «Tu puzzi l'Ebreo; le nostre narici delicate ti denunciano a distanza».

La razza è indelebile! Nietzsche che l'ha pur stregato, lo beffa dell'atto del suo Iperuomo: gli sghignazza: «Con me, mai più!» Niezsche allucinato e monomane, che voleva essere Imperatore, Cesare!

 

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André Spire racconta che, la vigilia stessa del giorno scelto alla morte, l’amico di Weiningen, Lucka gli aveva detto: «Mille giovani ti acclamano, ammirano la tua mente capace di sintesi, costruttore di sistemi. Il tuo libro è impeccabile — l'uomo che manda in frantumi il mondo per costruire una sua piramide colle rovine — ecco il filosofo». — Ascoltò Otto: «Bella frase» rispose «Ma s'io sento dentro di me, senza tregua qualcuno che mormora: La piramide rovina, la piramide crolla

Allora, Otto Weiningen, a 23 anni, di un colpo di pistola mise in pace Jehovah e Kreistos, stesso col mondo; fece tacere il ritmo del suo cuore che non era mai stato persuaso della necessità d'essere un ebreo, della fatalità di non poterne uscire. Uccidendosi si era fatto parricida.

 

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Paul Adam, sotto il nome di Maurice Léon, aveva già, dal 1900, istituito un suo eroe di questo tono; similmente l'aveva fatto morire per incompatibilità metafisica. Maurice Léon, equivoco ebreo può aver lasciato un suo calepino di memorie: «Le livre du Petit-Gendelettre», ma Paul Adam certamente, lo ha reso degno di accumunarsi al Werter. Maurice si lagna «dell'anima sua metodica e bottegaia» — sente che si altalenavano senza soluzione, in lui, le crisi in cui tre o quattro obbiezioni e contro obbiezioni sorgono inopinatamente, simultaneamente, per cui egli nega ed afferma! Tutte le possibilità vi hanno il passo. «Ei si trova come in una camera dalle pareti di specchio: in ogni luogo si vede, in ogni postura, sempre , impicciolito, qui pallido, , di faccia, di profilo». — Maurice vorrebbe gridare a se stesso: «Arresta l’opera tua! Perchè pensare? Perchè volere?... Perchè non hai tu goduto?... Perchè non tieni ed agiti, facendolo fischiare, il giunco flessibile alla moda, tra le mani: non accarezzi le donne; non fai pompa della solita indifferenza?... Perchè non vuoi essere un chiunque banale?» Ma torna a ripetere: «Che la vita sia il Mistero! Che l’inesprimibile scoppii. Voglio ciò che non è ancora stato

Egli si uccise perchè la sincerità assoluta si rifiutò alla ricerca della sua intelligenza.

 

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Otto Weiningen, tragica maschera verso cui va tutta la mia pietà e spesso la mia ammirazione, ha autenticato, col gettar la sua vita alle esigenze mostruose dello spirito aberrante, la sua perfetta sincerità, il magnifico azzardo filosofico e letterario di Paul Adam, Maurice Léon. Comprendo come di sulle pagine della ribelle Lacerba Tavolato possa farsene un feticcio, costruire un'ara espiatoria, su cui sgozzare, tra rivoli di vino e profumi di rose li agnelletti delle corrive supertizioni consuetudinarie — o quanti, e biondi e belanti, ed incravattati di teneri colori di moda — per placare il Lemure inquieto di questo ebreo inquietissimo per suffragare la memoria di questo ubriaco di Spirito, del genioso creatore di una filosofia, che non accontentò, meno il proprio filosofo di Geschlecht und Charakter, di Ueber die Letzten Dinge. E pace non avrà mai.

 

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Ma basta tentare, colle mani protese nel bujo e nell'umido della nebbia, queste ombre sfortunatissime, queste apparenze d'idee, questi simulacri di ragionamenti, questi filosofi del Press'apoco, frenetici di futuro. Torniamo indietro, un passo, cioè procediamo sull'altra strada diritta, consolare, inondata di sole, fiancheggiata di bell'alberi secolari, distesa tra vividissime praterie, dentro cui sinueggiano, a meandro, i più freschi ruscelli della onesta ragione: e quale andare calmo ed armonioso!

Sì; per risciacquarmi il cervello, torno a leggere: Oeuvres choisies de J. B. Lamarck, avec une préface par Felix le Dantec. Oh il minuscolo libretto! E bene? contiene il mondo.


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