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è il campanello d'allarme, che indica squillando: «Sei sulla buona strada»; non definisce, accenna, precorre: l'ufficio suo è d'avvisare la Ragione. Una Filosofia, la quale si fonda semplicemente sulla Intuizione, è troppo vicina alla Fede. Poco corre tra Rivelazione — tentativi esasperati dell'orgasmo e della passione a conoscere — ed Intuizione. Sicchè la Verità che l'una e l'altra, per caso, a favore dell'azzardo, esprimono, saranno soltanto quando la prova del razionalismo e della esperienza scientifica le avrà autenticate.
Dopo ciò possiamo sostenere che l'Intuizione è un elemento nè utile, nè più spiccio da impiegarsi nella ricerca del vero: e bisogna rifuggire tutto quanto complica e ritarda, con spendita di maggiore fatica, tanto le operazioni del muscolo, come quelle della mente: il successo che se ne ottiene ha minor valore del lavoro impiegato per produrlo, quando non si riduca ad essere una dannosa inutilità, contagio di errori ridicoli. È seguendo una sua propria intuizione che Antonio Rosmini, in pieno secolo XIX, giunse a proferire l'assurdo: «Il fanciullo, non acquista l'anima razionale che a sette anni!» come un teologo della Sorbona del 1200, come un Manicheo! Proposizione così enorme che perfino la Chiesa inorridì e la condannò tra quelle sessanta, che formano il vanto dei preti liberali, ma che non testificano del loro buon senso.