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V. — CRITICA AL PRECEDENTE «COROLLARIO».
S'io ho compreso l'Intuizione, come vedete, non ne userò, nè tanto meno le assegnerò un primato od una esclusività. Non amo l'asma e li asmatici: mi tirano il carro con gemiti e sforzo; e noi di corsa, cantando. Siamo per ciò diritti ed asciutti. L'abbondanza e la sovrabbondanza romantica non ci soddisfa, può stordirci; ma, una volta che quell'organetto di Barberia ha finito di distribuirci, mecanicamente piovorno e patetico, le sue stucchevoli melodie, è come se non le avessimo mai udite. Noi siamo inoltre sobrii, non come i domestici, virtù che solo apprezzava in loro Victor Hugo, ma come un poeta che non vagabonda stravagando.
Per questi odi ed amori, che formano il nostro Carattere, ci sia lecito dire senz'altro: «Il pensiero speculativo italiano non aveva proprio bisogno, per trovare qualche cosa di più, di esumare i mezzucci del tomismo, di accattare, d'oltre l'Alpi, lo spirito di reazione anti-democratico — e, nel tempo stesso non aristocratico, ma demagogico, perchè adula l'ignoranza — e, da Bergson, il disprezzo per la razionalità».
Eravamo noi così poveri da imprestare da un santo del medioevo e da un ascetico ebreo del secolo XX? Gli è che siamo semplicemente astiosi, supponenti e dimentichi, quando non vili come asini, restii come muli.
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I nomi coi quali ho incominciato la Pregiudiziale, Carlo Cattaneo, Giovanni Bovio, Giulio Lazzarini, mi ritornano a battuta nel conchiudere; sicchè la nostra pitoccheria morale è maggiore; perchè, avendo sotto mano i mezzi filosofici che queste genialità ci avevano commesso non li usavamo, e, quanto è peggio, non abbiamo creduto di possederli.
Essi ci avevano tracciato una bella strada consolare, sulla quale non si avviarono le nostre falangi armate, le nostre opime salmerie; il suo battuto si disfece sotto la piova; l'erba, il loglio, la gramigna lo ricopersero; il tratturo laterale gli invase i margini: steppa arida e via si riconfusero, uguagliandosi; capre e montoni meridionali vi brucano. Questa è la ricchezza: dove questi ostinati cornuti fessipedi ricompajono, cessa la civiltà, il libero scambio, la velocità, il presto agire: qui, i nomadi pastori — che credono di essere liberi, perchè vagano colle gambe, ma hanno incatenato il cervello e lo spirito — non sentono il bisogno della Libertà. Quando cessa questo stimolo l'Uomo interno è morto; il Prete può dire «È Salvo»; quei certi Filosofi neo-idealisti di cui sopra: «È Felice». Sì l'uno che l'altro lo debbono però provare e non lo provano.
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Noi, invece, faremo rendere a Carlo Cattaneo con interesse usurajo, tutto quanto ci ha legato in eredità e specialmente in questo travaglio laboriosissimo per cui tutti li ostetrici e le mammane brevettate concorrono al parto difficile per dotare la così detta terza Italia di una filosofia degna del suo passato, del suo presente, del suo avvenire, de' suoi destini. Ai nostri tre grandi si preferì Benedetto Croce; ma popolo di lazzaroni superstiziosi elegge a sua imagine e somiglianza e chi li rappresenta e chi li istruisce. Ahimè!
Possiamo dirgli che per integrare i metodi ed i mezzi del conoscere non ci era lecito, pena lo squalificarci, ricorrere altrove, e la prova è quì evidente sotto li occhi nostri, portataci con petulanza insolentissima dal primo liceista che incontriamo: «Metodo Croce» — «Metodo Gentile» — «Metodo Comparetti» — «Metodo Acri» — «Metodo Gemelli» — metodo da somieri — metodo da vagabondi — metodo da sgobboni — metodo evanescente — metodo salesiano!