Gian Pietro Lucini
I filosofi ultimi

V. — CRITICA AL PRECEDENTE «COROLLARIO».

Carlo Cattaneo

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Carlo Cattaneo

 

Carlo Cattaneo, caduto nella dimenticanza di coloro che non lo meritano, ci protese «L'antitesi delle menti associate, come nuova carriera di ricerche», e ne aveva letto una memoria all'Istituto di Scienze Lettere ed Arti, in Milano, nella Adunanza del 12 Novembre 1863; sì che il miglior ragguaglio d'essa ci un prete, anonima bocca, il quale le si scagliò contro con un interessante ed odioso opuscolo: «Pensieri filosofici sopra un Discorso del Sig. Dottor Carlo Cattaneo, letto nell'Istituto di Scienze Lettere ed Arti in Milano, nell'Adunanza del 12 Novembre 1863, Milano, Tipog. e Libreria Arcivescovile, MDCCCLXV».

Vi invito a leggerlo, vi divertirete, e, nel medesimo tempo conoscerete l'importanza formidabile e capitale, contro la superstizione — come forma di Fede e di Governo — della filosofia del Cattaneo, che, quì, ha raggiunto la sua maggior potenza ed espansività.

 

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Che è il Metodo delle Antitesi delle Menti associate? Come dottrina, ha contatto coll'altra promossa da Bianca Milesi dei Mutuo Insegnamento; come espressione programmatica, è una conquista, direi scoperta, saviamente democratica nel campo chiuso della Filosofia. Ho detto democratica per farmi intendere col suo giusto valore di «rivoluzionaria aristocratica».

Si accolga l'Antitesi come metodo di psicologia sociale, donde si tragga anche un nuovo principio per leggi, per governi, per religioni: ed è precisamente «quell'atto razionale, col quale uno o più individui, nello sforzarsi a negare un'idea, vengono a percepire un'idea nuova, però che spesso la catena delle antitesi è una serie di analisi parziali, per cui, le parti delle analisi comuni, dividendosi, aspirano a conquistare d'un abbraccio l'intero circolo della sintesi universale, o almeno, la soluzione di un medesimo problema».

Tornava dunque la filosofia ad uscire per li Stoa, a passeggiare per i giardini d'Academo, a sedere sotto il Platano socratico; Socrate più che altri tornava a rivivere e ad interrogare instancabilmente, l'allievo, il passante, il porcaro, l'etèra, il milite, il giovanetto, il suo amico sapiente, il mercante, lo Scita, il Persiano, tutto il mondo e le cose di tutto il mondo. Tutti rispondevano errori e verità; a Socrate importava, e solo a lui, abbracciar l'intero circolo della sintesi; ma ciascuno de' suoi interlocutori aveva cooperato a portargli una favilla di verità tra molta cenere e carbone; ed egli l'aveva scorta, l'aveva separata e scelta; l'aveva aggiunta, colle altre minime, in una sola luce; la lucerna della sua filosofia era divenuto un sole.

 

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Non vi par dunque che Carlo Cattaneo avesse fuso tutto su una scienza nuova: la scienza del pensiero nuovo: quella che egli regalava, con amore di discepolo, al Romagnosi maestro, ma che solo lui aveva concreta? Così, se Ferrari, seguendo Cousin, aveva voluto mostrare come i genii, quale Vico e Romagnosi, siano l'interprete, il compilatore, il rapsodo dell'epoca ed i rappresentanti dello spirito e della civilizzazione d'una nazione, Cattaneo afferma: «Il genio è una delle forze vive che la natura dona, in una scarsa misura, a certe nazioni. Non è un sistema, che si fa uomo, ma un uomo mirabile, che si fa sistema». E Cattaneo, esplicando il maestro, dipingeva stesso e contemplavasi.

Che cosa volevate di più piano, di più fresco, di più logico, di meno faticoso di codesto impiego delle nostre attività psichiche nella ricerca del vero? La Discussione. Egli, dopo Cartesio apriva a tutti, restituendo loro il diritto manomesso e confiscato dalla Patristica, di intendere e di giudicare, come ai tempi della libera Grecia: e, per quanto Vico ed Hegel fossero decorsi dalle due sublimi esagerazioni di Cartesio e di Condillac, se pure intrapresero l'Ideologia della Società, al dire di Cattaneo, non risalirono a descrivere i nuovi modi d'azione in cui la società poneva le facoltà dell'individuo; non risalirono sino alla Psicologia della Società.

Ripetiamo, dunque, con l'autore nostro che: «L'Antitesi delle menti associate è quell'atto, col quale, uno o più individui, nello sforzarsi a negare una idea vengono a percepirne una nuova»;

ma riflettiamo ancora che:

«significa pure quell'atto, col quale, uno o più individui, nel percepire una nuova idea vengono anche, inconsciamente, a negarne un'altra»;

sicchè:

«le parti delle antitesi comuni, dividendosi, aspirano a conquistare, d'un abbraccio, l'intero circolo della sintesi universale, od, almeno, la soluzione di un medesimo problema».

Di tal modo egli agitava tutta la scienza; svegliava tutti li interessi: a lui non sfuggì nessuno di quelli argomenti che hanno viscere; si trasformò di volta in volta, in matematico, in letterato, in giurisperito, in istorico, in glottologo, ed, in tutti i suoi aspetti, infondeva le vivide unità delle sue svariate apparenze; per lui, ogni scienza è un vasto pensiero, e la fusione delle scienze genera il Pensiero del Genere Umano, avendo precorso, con volo pindarico, pur il «Cosmos» di Alessandro Humboldt. E, mentre che in Francia lo stile dei manuali scientifici diveniva volgare, e, per frangerne i postulati al popolo, snaturava la dottrina, egli creò all'Italia la lingua nuova scientifica, avendo connaturato l'indole sua estetica con quella di Parini e di Foscolo; sì che parlò alla democrazia con nobile porpora tribunizia.

Oh, con lui andava chiunque avesse idee: ogni scienza deve generare un'arte; ogni scienza è una forza; il posto dell'Idea è il posto dell'Uomo: ritornavasi al Metodo delle Antitesi; alle Menti associate. «Il Genio è un Uomo mirabile che si fa sistema».

 

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Carlo Cattaneo, in pieno secolo XIX, aveva raggiunto Eraclito, invano rincorso da Hegel, sempre sfuggitogli. Che volevano di più li Italiani, come fondamento di dottrina speculativa; che altro, come certezza provata di risultato? Delirarono per la Metafisica: Hegel, ripassate le Alpi, ci infestò delle sue nebbie; la golosità del successo pronto e senza scrupoli, si richiamò allo James: costui lampeggiava. Nuvole, tuoni: burrasca da teatro mecanico: intervento della Provvidenza. Era caos di fuori e di dentro la coscienza italiana; se ne approfittarono i vaghi di novità, sorte senza fatica, per caso, giuocando ad indovinare; una bazza per i Croce: la coscienza dell'universale era sottosopra; si era ritornato al tempo delle Genesi; tutto doveva essere creato per atto, od intenzione divina; anche le conoscenze nostre dovevano derivare dalla oscura illuminazione intuitiva.

Il Ragionamento? Baje! Era il precipuo Errore della Menzogna. I Salesiani possono avvicendare, colle loro gesta deretane, l'onore, coi Cappuccini, di presentarsi in sulle trincee di Tripoli alle palle del mauser beduino. Oh, avesse questi colpito meglio nel segno, contro le tonache templari. L'Italia, la vera Italia, non la regia, la papista, la universitaria, la parlamentare, sarebbe ai Mauri delle Sirti profondamente grata.

 


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