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I parrucconi dicono, sorridendo: «Un confusionario; dove è il suo sistema? — I Futuristi urlano: «Un fossile!» Sì, ma che dà fiamme!
Sistema? Il Naturalismo. Se lo erano scordato. Giovanni Bovio applica l'Antitesi delle menti associate. Se il padre Secchi, nella Unità delle Forze, rinnova la sua materia rivoluzionariamente, come il Cattaneo, e scrive: «Resta a riconoscere» interne «quelle forze di natura ed a ridurle a legge reciproca», il Bovio si vale del suo postulato per la Reciprocità. Il Monismo gli si affaccia rubricando, oltre le nubi scettiche.
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Udite: «Dall'unità della legge universale, che è negli altissimi cieli e nel profondo della terra, che muove il sole ed il granello di sabbia, che giace nel corpo e vive nello spirito, deriva il Bello il Giusto e l'Uno, che convergono in un medesimo centro, che si immedesimano nella stessa legge. Come maggiormente il mondo fisico si va scoprendo, più splende la necessità geometrica che lo governa, ed i miracoli, che violano questa necessità, non trovano più luogo nella natura: così, meglio scoprendosi il mondo civile, più appare la necessità etica che governa le nazioni; e l'arbitrio, che viola quella necessità, non trova più luogo nelle civili compagini; perocchè l'arbitrio è il miracolo civile, come il miracolo è l'arbitrio naturale». Bovio aveva sorpassato Comte ed Herbert Spencer, in quanto positivisti, non dell'evoluzione, ma di quella fase regressa, in cui tutto ciò che essi intesero come Positivismo, non fu che mera Metafisica.
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Udite: «Guai all'uomo che osi mettere il piede prima e fuori delle cose. Avrà ingegno, avrà ardimento, ma non avrà fortuna». Eppure l'Italia nazionalista ha messo il piede prima e fuori d'Italia! Quanto a noi Democratici: «La Democrazia non proclama nè Dio, nè la Dea Ragione, ma la libertà di coscienza, che, praticamente, ci conduce allo stato laico. Noi dobbiamo annunziare l'alba del nuovo giorno; cioè prendere il potere alla prima occasione e trasformarlo». Chi ha osato far ciò, salito in fortuna, ministro di principe?
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Udite: «Gli spasimi fecondi dell'anima ribelle erano espressioni della necessità che veniva contemperando il diritto col dovere, raffermando l'integrità etica dell'uomo. Tale fu l'intelletto di Mazzini, tale il significato della Repubblica Romana del 1849, miseramente combattuta dalla repubblica personale di Francia». Ed a voi Giovani questo:
1. — «La Democrazia va concepita come una iniziativa continua di qualunque progresso. La Storia restituisce agli iniziatori i successi ottenuti».
2. — «Armonizziamo l'unità colla maggiore autonomia dei municipii e delle regioni; connettiamo il problema politico col problema sociale».
3. — «La Gioventù deve schiudere l'animo alla fede e smettere i facili sospetti. La Democrazia conta ingegni elevati e caratteri integri».
Giovanni Bovio ha vissuto assolutamente fuori di qualunque dubbiezza, colla certezza che la Repubblica potesse svolgere l'unità geografica dell'Italia nella unità delli Italiani.
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Giovanni Bovio non ha mai confuso Poeta con Scienziato; non li ha mai però opposti, antagonisti. Nel Genio, comunque, avrebbero culminato, come Filosofo, in quanto la sua Fede non era antietetica alla sua Ragione. E può dire: «Può l'Arte antidivenire alla Scienza e rappresentare tante questioni non ancora risolte? Questo è sempre stato il processo del Pensiero. L'Arte intuisce, la Scienza conchiude». Sì; intuisce nel vero senso di andar dentro, con deliberata volontà di far chiaro, di eccitare la luce, di accendervi scintille. Ed i miei Intuitisti sento presso a parlottare e ridere: «Un positivista che viene a cercar la carità da noi: un materialista che ricorre alla intuizione?!» Qui non vi ha contradizione, perchè il Poeta non è il Prete; nè tanto meno lo Scienziato viveva vendendo li specifici del suo gabinetto. Solo il Filosofo, perchè spoglio d'ogni attributo d'utilità immediata, poteva riassumere, col Cristo alla Festa di Purim la Poesia e la Dottrina, in un fascio di rose e di spighe; e di quella porpora e di quell'oro vivo, donde riescono sangue e carne, regalarci, senza chiedercene mercede.
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Perchè Giovanni Bovio è un idealista; perchè sa che l'unica nostra certezza è l'Idea, esprimendo la quale, noi viviamo colle nostre maggiori energie e rappresentiamo il mondo. Non è un neo-idealista: costui procede da Hegel, che dice tuttora l'opposto di Bovio. Quello ritorna alla schiavitù, larvata sotto il nome di comunismo ed arriva al Dio-Stato; questo non concepisce che l'Uomo-Ragione, cioè l'Uomo-Dio, l'Individuo-Re, misura di tutte le cose, in quanto ben vive. E coloro, che hanno corta la vista, possono chiamare Giovanni Bovio un materialista — un sensista — ed Hegel, ed i suoi Seid, delli idealisti, confondendo Idea, espressione ed essere, l'Ente per eccellenza, con Ideale, empirica contrafazione metafisica, Idolo tedesco.
Per non aver saputo distinguere ciò a tempo, e per il rammarico d'aver così presto sbagliato, Benedetto Croce non ha memoria alcuna di Bovio, e, sembra, per lui, che non sia mai esistito: ma il suo silenzio non impedisce alla Storia di parlare ed alla Critica di dargli torto, come l'ha.
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Sì, il discredito in cui son caduti il nome e la filosofia di Giovanni Bovio presso i contemporanei Italianucoli, si deve alla piccolezza del loro raziocinare. Bovio ha dimostrato che la morale è una igiene da seguirsi per evitar molte malattie individuali e collettive che ci possono infettare frequentando la società. Alli Italianucoli talenta invece meglio di credere con De Maistre, che, in fondo, la morale è una cosa assurda e misteriosa, obbligataci dalla malignità del Dio, il quale ha creato l'uomo con tutti i suoi vizii e delitti appunto per divertirsi a vederlo confondersi e combattersi interiormente, cercando di spogliarsi da queste male abitudini, che gli nuocciono, per vestire le virtù cardinali, le quali, almeno, gli danno il paradiso post-mortem. De Maistre ha concepito così, coll'infame e pervertita mente di un Inquisitore e di un Tirannello medioevale la vita umana; plasmò il Dio malato di fegato come lui stesso. Bovio non vede che dei rapporti sereni e logici, di indiscussa necessità, tra li atti delli Uomini ed i fenomeni della Natura; ma Bovio, che non frequentava la sacrestia, era più religioso di De Maistre, che portava il baldacchino: comunque, mancò dell'atto riuscito abbacinante per la follaccia, verso cui si avesse potuto mettere in successo; e la sua prosa era troppo densa e nuova per venire accolta dalle ignoranze plurime universitarie. Essere un Idealista senza insultare la Ragione? Praticare in vita una morale altissima e sdegnosa e scriverne pure senza essere cattolico? Essere un uomo politico senza farsi corrompere, e morir povero? Sono cose che i professori, i senatori, li scolari, li spazzini, i monarchici, insomma, Italianucoli non possono comprendere.... Sì, il loro ideale è: «La Prostituta che fornica tutto il dì per mercede, e, la sera, va alli Uffici della Beata Vergine, e del Sacro Cuore di Gesù».
Ciò è operare idealmente; riconoscere l'anima porca e le incontinenze necessarie, a cui i senza volontà, i decaduti dalla ragione, i venduti per inclinazione e bisogno sono soggetti: peccano! — oh; ma essi chiedono ad alte voci penitenza e si confessano difendendosi: «Non siamo i maculati dal Peccato Universale?» Ah, isterici irresponsabili, quando non siete dei gabbamondi truffatori, o dei luridissimi bruti! Io vi lascio il piissimo idealista De Maistre e mi prendo a braccetto il bestemiato da voi materialista Bovio: ma gli è ch'io non sono Croce, che fa l'inchino di moda all'Acri cristianissimo. E passo via e rido.
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Per quelle ragioni di sragionatori, il Naturalismo boviano non si agita al sole artificiale della réclame, ma opera, profondamente criptogamo, in coscienze, dove si inradica in convinzioni, donde riesce in atti fervidi di vita. In sui necessarii rivolgimenti, che il futuro ci fa desiderare, ma non ci farà mancare, risorgerà più operante e più risplendente. Anche coloro, che fin qui furono per lui ciechi e sordi, dovranno esclamare: «Donde tale illuminazione; donde tale armonia?» Anche essi saranno risorti dallo sterile ghiaccio della loro inquietudine romantica, da questo neo-idealismo, che ammette, dietro la fantasima del Dio, necessariamente, il Feudatario, abate o barone, codiato dal Boja, indifferente e giocondo esecutore del suo capriccio, del suo privilegio, del suo miracolo. In quei dì, il Boja, almeno, compreso e mestissimo, sarà il fatale Ministro della Nazione.