Gian Pietro Lucini
I filosofi ultimi

VI. — RIEPILOGO.

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VI. — RIEPILOGO.

 

E bene; che importava tutta questa magnifica messe e vendemmia, alle quali bastava stender mano per farne pane e vino per le mense dei cervelli italiani, ai sopragiunti burocrati, figli di regi impiegati, cui era debito onestare la truffa dei Savoia sulla Nazione? Nulla.

Essi, che percepivano stipendio ed erano censiti a parlar d'altro, od a tacere, fecero sottintendere alla geldra de' propri scolari come quei nomi fossero stati ad indicare non astri di prima grandezza, ma lune messe in chiaro dalle climatericèe fluttuazioni della politica attiva, mentre Italia si ricomponeva; satelliti, che, a tempo normale, a sole splendente, si sarebbero tosto ecclissati, non rimanendo di loro, come orma celeste, che una nubila orbita fumosa, una evanescenza presta a scomparire.

La vera scienza, col militarismo, calava da Germania. Sia pure.

 

***

 

Ciò non di meno, noi torneremo a ripetere ai settatori del Pan — che quando non è Dio è Bestia, — a questi megalomani rientrati, che han perduto di mira l'unica varietà morale, per correr dietra alla repleta indigestione flautolenta fisica; ai Pan-italici, li antichi principii.

Alli unionisti eleganti e feroci, come i Giovani Turchi, che: «I popoli più ambiziosi e più armigeni si troveranno più poveri e più ignoranti»; che: «Chi in Italia, prescinde dall'amore delle patrie singolari seminerà sempre sulla arena»; che: «Bisogna attingere ad ogni fonte perchè l'intelletto, a mo' dal mare, deve restaurarsi e nutrirsi coi liberi tributi di tutta la terra»; che: «Deve dare, chi possa, a tutti senza vanità, senza usura, senza ostentazione».

Alli annebbiati in mente, alli abbrunati in cuore, dico ai metafisici del Primato e dell'Imperialismo, facchini di parole plebee e di concetti astrusi, come «Camelots du Roi: «Noi, Lombardi, conserviamo in vanto e nutriamo quest'intelletto, che fu genio in Cattaneo, per cui sorse l'emancipazione politica, per cui fu possibile, con Beccaria, Verri e Romagnosi la nuova scienza sociale: con Volta, Oriani, Spalanzani, la nuova verità controllata e scientifica; con Parini, Foscolo, Manzoni, una nuovissima letteratura. Noi, Lombardi, qui, torniamo a riproporvi non le gesta spavalde dell'indovinare, azzeccando, delle avventure scomposte e cruenti; ma le altre dei fatti positivi, agricoli, pastorali, industriali, estetici che, in pace, rivoluzionano, per cui eccelle il senso pratico comune, che fu dei Romani e la è delli Inglesi, e sarà nostra gloria presso i venturi».

Però che: «La politica è l'arte di aggregare tutte le Nazioni al progresso comune dell'intelligenza, della civiltà, della umanità, col minor dispendio di tempo, di tesoro, di fatica e di sangue».

 

***

 

Eravamo noi, dunque, così poveri? Oh, Filosofi italiani: perchè i vostri bisogni necessitavano d'essere nutriti nelle regie università vi siete creduti miserabili; ma, nelli scaffali delle nostre biblioteche, giacevano intonsi i semenzai della scienza genuina e nostrana, e, voi, per scansare la fatica di divulgarla, li avete sprezzati: quale Banca ben amministrata, nei del bisogno, non conia in moneta corrente le verghe d'oro di riserva e se ne avvantaggia colla lega?

L'aver i nostri grandi istitutori parteggiato per Repubblica vi parve fossero lebbrosi; ben vi stà, voi rimanete lazzaroni, accattoni, sollecitatori ed ignoranti. Lo stato — il Dio-Stato Hegeliano vi mantiene e questo è oppresso da doppie corone chiuse: «Il Triregno e la Ferrea».

 


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