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III. — IL VATICANO CONTRO BERGSON.
La Chiesa, in continuo sospetto della filosofia, specialmente se questa si atteggia a idealista, e cioè, colla metafisica, si vanta di scoprire le verità ontologiche, cui è dato solamente alla teologia di esprimere e di avvalorare; ritenne, poco fa, di mettersi contro il Bergsonismo.
Per l'ortodossia cattolica, impersonata dal Cardinal di Stato Mery del Val, bella definizione di gesuita spagnolo, si ritiene un quid simile al modernismo la dottrina di Henri Bergson; la quale, del resto, ha avuto notevole influenza nello sviluppo di quel posticcio confessionale—riformista, che, da Tirrel a Loisy, dal Fogazzaro al Duca Scotti, si avvicendò e si avvicenda con tanto strazio del senso comune, della coerenza storica, delle impellenti necessità della Chiesa. Questa deve essere quanto è; ed i modernisti non si accorgono che non può evolversi, non può mutare, in quanto è, per definizione, la Verità divina, essendo stata otrajata alla umanità da Dio stesso, sotto forma di Cristo. Inoltre, questo anfanarsi a rinnovare li istituti confessionali, a collaudare la Bibbia ed il Sillabo colla Scienza è assai pericoloso. Codesto è un bisogno di crisi scettica; e San Tomaso, per sè stesso, ha esaurito tutto lo scetticismo lecito al buon cattolico, perchè altri, dopo di lui, possa aver il diritto d'averne ancora un grano in corpo.
Così, come la Curia di Roma si pose in guardia e condannò, al suo primo apparire, il neo-platonismo di Pomponazzo — essendo Platone il maggior nemico, e voi non lo credereste, di Cristo, perchè la sua morale è superiore a quella dell'altro — subito, davanti alla ripresa di un neo-idealismo, che lentamente si infiltrava anche nel campo chiuso degli studiosi cattolici, e veniva utilizzato da alcuni apologisti cristiani, giacchè l'opera del Bergson appariva loro formidabile antagonista del Materialismo scientifico, eccola a mandar scomuniche. A Roma molto più si teme il continuo trasudare di queste teoriche conciliative, nella sua dogmatica, che pare ceda e si sgretoli allo stillicidio pervicace — gutta cavat lapidem — che non si abborrì la diretta e violenta opposizione. Roma sa, perchè usa di ogni dì la sua azione secreta e molinista, come la dolcezza insistente e la apparente purità d'intenzioni guadagnino campo nelle anime sentimentali, inquiete e morbose delle sue folle. Che si parli a queste di Ragione, quando il Sentimento loro è deviato, non importa, non comprendono e non si persuadono: bisogna invece invischiarle, dal senso al sentimento, alla passionalità: e Bergson, che le accarezza e le solletica da questa parte, è assai pericoloso; da che, dice la Chiesa, non solo il nostro istituto è di fede, ma di ragione: non solo voi dovete essere certi per credenza, sì bene per persuasione. Quale sia questa persuasione di Stile Romano lo seppero da Fra Paolo Sarpi e Giordano Bruno.
Noi, dunque, vedemmo che Bergson nella sua Evolution créatrice gitta le basi di una dottrina, che chiamasi da lui dinamismo bergsoniano; qui, pure, ammettendo il riconoscimento di un Dio personale ed il bisogno di una vita spirituale, viene dai cattolici ortodossi giudicata pericolosa, perchè contiene i germi di una filosofia che nega l'intelligenza secondo il concetto tomistico, avendo punti di contatto e di analogia sul metodo dell'Immanenza per cui Laberthonnière fu condannato. Vi ho già detto che, per San Tomaso, l'Intuizione — giacchè la condanna vertì proprio su la Intuizione — è fenomeno puramente trascendentale, e di questo non sono gratificati che li Angioli, i quali possono far senza di Intelligenza, essendo per sè l'Intelligenza. E Bergson, appunto, dota di Intuizione l'uomo, ma a detrimento della Ragione; però che l'Uomo non è l'Angiolo, e non volendo il primo fatto capace di verità subitanee, non può essere nè meno possibile di verità razionali.
Povero Bergson, che vuol anche fare il padre della Chiesa in questo quarto d'ora di reazione! I teologi più ortodossi gli sono ai garretti, rabbiosi come bestie bibliche, latrando come i Cerberi della divina istituzione in pericolo. Il primo allalì venne strombettato da Giacomo Maritain, filosofo di tempra alla Dum Scoto; e la serie di lezioni che fece quest'anno alla Facoltà teologica si distese in confutazioni dell'opera bergsoniana. A lui succede, ora, la parola della suprema autorità ecclesiastica; la quale, per bocca del Cardinale segretario di Stato, fa parlare il Pontefice come vuole Mery del Val.
Il documento, che preconizza un prossimo atto delle Congregazioni competenti, è indirizzato a Monsignor Farges, che scrisse un opuscolo contro il Bergson, e dice in sostanza:
«In presenza delle false teorie di questa nuova filosofia, che dovrebbe scuotere i grandi principî, le verità acquisite dalla filosofia tradizionale, doveva levarsi una voce autorizzata per smascherare e confutare questo errore, per combattere questo veleno del modernismo filosofico, tanto più funesto e dannoso quanto più è velato, sottile e seducente. E ciò è appunto quel che voi avete fatto colla competenza che vi è da tutti riconosciuta, in un lavoro di critica serena, imparziale e obbiettiva. Il Santo Padre se ne rallegra con voi, che avete così aggiunto alla serie delle vostre opere filosofiche, un'opera destinata a fare del bene alle anime, specialmente della gioventù, preservandole dai danni derivanti da queste dottrine erronee e riconducendole alla verità, aiutandole a orientarsi verso la luce sicura della filosofia tradizionale».
A queste critiche può promettersi di rispondere il filosofo sconfessato, nel corso delle lezioni che egli terrà quest'altr'anno al Collegio di Francia; ma, per conto nostro, che nulla abbiamo a che fare colla Chiesa e coi Teologi, la condanna, che questi hanno dettato su di lui, risponde ad esuberanza al nostro principio critico: il quale si limitò a provare che la filosofia bergsoniana è quella della contradizione e della confusione, perchè non ha rispettato i supremi diritti della Ragione, che in filosofia sono tutto. Se adunque la Chiesa condanna i sistemi, che sotto una forma od un'altra attaccano ed indeboliscono la ragione umana, come fonte di conoscenza, essendo quella il preambolo intellettuale, necessario alla Fede; come dovrà comportarsi il Razionalismo sperimentale, che della Chiesa stessa rileva l'Assurdo filosofico, la Menzogna scientifica, l'Inganno teocratico? Sarà il primo meno logico e coraggioso della seconda? Vorrà essere più umana la Fede della Scienza? Per carità; affrettiamoci a condannare a morte la dottrina bergsoniana, prima che la Chiesa si vanti di aver impedito l'ultimo oltraggio alla Ragione umana, e pretesti d'essere, oggi, tra l'incuria di tutti, la naturale protettrice del buon senso e della scienza. Ciò che noi non gli permettiamo mai di dire, e tanto più di fare.