Gian Pietro Lucini
I monologhi di Pierrot

IV Luna Piena.

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IV
Luna Piena.

Oui, Pierrot, enivré de gloire, d'applaudissmente et de triomphes,

tirait la savate avec Arimane et donnait des renforcemente

à Oromane, sans respect pour la flamme bleue de son diadème:

il tratait comme on traite de simples gamins les Simboles de

la comogonie de Zoroastre et les Mythes du ZendAvesta.

THEOPHILE GAUTIER.

Notte a Parigi dopo una bella giornata di Maggio. La Luna sale in cielo piena e lucente; delle nuvole bianche le si rischiarono in torno. Da un ponte ideale sopra la Senna, Pierrot distingue tutto il confuso e bruno panorama della Città. I Boulevards e le vie sono disegnate dalla riga tremula e gialla delle lampade. Alcune finestre sembrano rossi occhi lucidi, poveri occhi ammalati, inutilmente spalancati nell'oscurità e nel mistero. Molti pensieri si suscitano, si compensano, si rifiutano nel cervello della Maschera: dalla balaustrata vede l'acque passare sotto le pile; dal ponte, le case, le torri e le basiliche: ciascuna cosa si riflette dentro di lui e sorgono imagini. Egli vede stesso nella Città e l'Istoria ed i Sogni: vede una fatale combinazione di fatti e di idee. Per questo Pierrot sogna, pensa ed opera mutamente così.

Come una meteora passa: tutto l'orizzonte è in fiamme: da quelle: fiamme rombi e detonazioni: delle grida, dei clangori. Il ponte scroscia e precipita nel fiume. Quasi a miracolo Pierrot sfuggito, grida dalle rive ancora: «Li Ulani!... All'armi

La città è un'immensa fornace ed arroventa il cielo notturno.


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