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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
Varî positivisti definiscono il Sentimento quale un «semplice aspetto» della sensazione. Secondo il mio modesto parere, siffatta opinione che nega essere il Sentimento «un fatto a sè» e così ne scema l'importanza, seguendo le tradizionali vedute intellettualiste, ha bisogno di maggiori prove.
L'illustre Ardigò la espone anche in uno scritto recente5. Vi si legge: «Una data sensazione è quella rappresentazione di essa, per la quale diciamo di conoscerla».6 Si può osservare che una cosa è quello che è, non meno e non più: riesce quindi inconcepibile che la sensazione sia anche più di sè stessa, cioè anche la «rappresentazione» di sè stessa. Qui è implicata una questione di ovvia soluzione bensì, ma non perciò nota universalmente, data già da altri e da me, ossia questa: Se i fatti psichici non fossero essenzialmente, immediatamente coscienti, non s'intende come potrebbero divenire tali, perchè, se un primo fatto avesse bisogno di un secondo, non c'è ragione per cui questo non avesse bisogno di un terzo, e via all'infinito. Una sensazione non può essere che un modo di coscienza, e perciò, se una mia sensazione mi è nota solo per mezzo di una «rappresentazione», di quale altra coscienza è essa un modo?
Si dice la sensazione essere un «fatto unico», ma che vi si trovano gli «aspetti» di conoscenza, di sentimento e talora anche di volontà7. Abbiamo dunque un fatto uno e trino, e tale concetto lo si appoggia ad un paragone, quello di una nota musicale, in cui si hanno l'altezza, il timbro e l'intensità8. Osserviamo che nella nota almeno l'altezza e l'intensità, sempre si verificano in qualche grado e quindi sono inseparabili, mentre nella sensazione l'elemento conoscitivo spessissimo va disgiunto da quello sentimentale. Questa incostanza di simultaneità distrugge evidentemente la tesi in parola. Si cerca di rimediarvi, dicendo che anche un odore non è un sapore, giacchè ora gli è unito, e ora no9; ma ciò prova appunto contro la tesi, perchè, se C ora sta insieme, e ora no, con B, è impossibile negare che sia un fatto distinto.
Si soggiunge: «La diversità addotta dell'accompagnamento dipende dalla concorrenza di una seconda sensazione ecc.» 10. Dunque 1° «l'accompagnamento» esiste, 2° e varia. Inoltre, non essendoci condizioni del nulla, il dire che il Sentimento ha delle condizioni serve forse a dimostrarlo inesistente?
Più avanti si dice che, se un dolore si verifica, «si ha la sensazione di quel dolore; e così non si può più dire, che si ha l'anestesia nel senso degli oppositori, cioè il dolore senza la sensazione»11. In ciò vi ha equivoco, venendo chiamata «sensazione» la coscienza del puro fatto sentimentale, mentre fin allora quel nome era applicato ai fatti intellettivi. Inoltre vi riappare la complicanza di concetto già su indicata, poichè vengono dati come distinti il dolore e la sensazione del dolore.
Si soggiunge, che il verificarsi di una sensazione senza dolore «si spiegherebbe... con ciò che la sensazione non ha raggiunto la intensità occorrente perchè riuscisse dolorosa ecc.» 12. Anche qui pare che la spiegazione di un fatto (assenza del dolore) abbia da servire a dimostrarlo inesistente.
Viene usato un altro paragone: in una verghetta metallica, a qualunque grado riscaldata, non si ha che riscaldamento, al che è analogo quanto avviene nella sensazione, qualunque sia il grado del sentimento, «o piacevole, quando il funzionamento è normale e ravvivante, o doloroso, quando è patologico e nocevole.» 13. Il divario tra i due casi è assoluto: col sopravvenire del Sentimento non varia già il «grado» di un fatto, ma il numero dei fatti, poichè non se ne ha più uno solo, quello conoscitivo, ma se ne hanno due; anzi talvolta tre, essendo per la coscienza e il Piacere e il Dolore, da un certo punto in là, i fatti più contrarî che esistano.
Degnissimo di nota è poi qui il concetto teleologico, esplicato anche in altre opere dello stesso illustre filosofo, e comune tuttodì a gran parte dei pensatori. Io l'ho combattuto più volte, mostrandone le contraddizioni, come nessuno, forse, le ha mostrate. Qui accenno: I fatti psichici, irreduttibili al movimento14 ed uniche nostre cognizioni, non possono venire spiegati da altri fatti. I teleologi non capiscono che il male, contro cui credono che il dolore protegga, non è altro esso stesso che dolore. Un dolore, non essendo utile coll'evitare nè un piacere nè un dolore minore od eguale, non è utile che nel solo 4° caso possibile, cioè come evitante un dolore maggiore: questo non essendo a sua volta evitante, è per definizione inutile e gratuito.
Siffatto ragionamento, benchè, o forse perchè, semplicissimo, non si è mai pensato a farlo; e così l'esistenza del Sentimento fu, è, e sarà spiegata con cause finali, cioè, in fondo, con l'ipotesi di creazione, che molti filosofi rigettano bensì, ma contraddicendosi.
I fatti psichici, e massime quelli del Sentimento, dànno, e non ricevono, spiegazioni. Credere di assegnarne delle ragioni significa semplicemente questo: non capire che le ragioni sono esse stesse fatti psichici.
Tornando alla questione principale, non giova alla chiarezza lo scambio del nome «sensazione», applicato ora allo stato complesso, risultante dai tre cosidetti «aspetti», e ora ad uno di questi, cioè al fatto conoscitivo15. È contraddetto dalla realtà che sensazione e sentimento vengano dimostrati «il fatto medesimo» dal loro variare simultaneo16: ad es., la sensazione di luce è quasi sempre «distinta», ma senza ombra di dolore; e qualunque osservatore, e l'A. stesso17, riconosce che il dolore si presenta solo a una data intensità della sensazione.
Mancando lo spazio, notiamo solo ancora che, se il Sentimento non si accetta come «un fatto a sè» perchè meno importante della conoscenza, bisogna dimostrare l'affermativa del quesito: Vi ha qualche importanza, che non consiste in Sentimento? E per porre un altro quesito, la questione non si schiarirebbe, per caso, col dire che la sensazione è uno stato «unico», perchè confuso, finchè non arriva l'attenzione, che ne distingue gli elementi; così che si ha o lo stato confuso e non gli «aspetti», e gli «aspetti» e non lo stato confuso?
L'importanza del Sentimento è tuttora generalmente ignota, sebbene dovrebbe esser chiaro che il Dolore è la più reale della realtà, quella che ogni essere fugge a tutta possa, e quasi chiaro che è quella, da cui ogni azione più o meno cosciente viene spiegata. Ma l'uomo è animale mitofilo in Psicologia come in altre scienze d'osservazione; e così in Morale, in Educazione, in Sociologia, ecc. le spiegazioni dell'agire, e quindi niente meno che dell'evoluzione, del progresso, si fanno consistere in pure frasi, perchè espressione di condizioni, se mai, remote, ad es. «ideali sociali», «socialità del pensiero», «ambiente» ecc. ecc. Non si capisce, cioè, che una spiegazione non è tale, se non indica la causa prossima perchè, in una serie di fatti, finchè si lascia una lacuna tra A e T, quest'ultimo non è davvero spiegato, stante che avrebbe luogo in assenza della causa, e non verrà mai spiegato finchè non si troverà il suo antecedente costante e immediato S.
Io mi sono dedicato alla ricerca degli antecedenti psichici dell'agire, e ho trovate due generalizzazioni, la cui importanza si direbbe manifesta e che sono le seguenti: L'azione più o meno cosciente ha un solo antecedente costante e immediato che è il Dolore; L'azione è sempre diretta a far cessare lo stato attuale. Tutte le obbiezioni nascenti da dottrine contrarie, e quelle direttemi appositamente, finora sono state risolte. Il valore delle dette sintesi non è riconosciuto attualmente, perchè la mitologia prevarrà sulle spiegazioni fondate nei fatti, durante un mezzo secolo ancora, se non più, ma non posso credere che non debba venire, un giorno, riconosciuto.
[1905].