Giuseppe Garibaldi
Cantoni il volontario

CAPITOLO XXXIX. NELLO E CARBONIN.

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CAPITOLO XXXIX.

 

NELLO E CARBONIN.

 

L'ardue imprese non temo, l'umili non sprezzo.

(Tasso).

 

Nello, uno dei forti Liguri che formavano il nucleo principale della Legione Italiana di Montevideo, raccontava le molte miserie, e patimenti sofferti in casa di sua madre, per la brutalità d'un patrigno.

«La mia infanzia, egli diceva, fu una serie di dolori. Battuto atrocemente per il minimo motivo, e sovente messo fuori di casa di notte, anche nell'inverno coi nostri monti coperti di neve, io ero obbligato di cercarmi un ricovero nel deposito delle foglie di castagne che si raccoglievano e farmene lettiera. La mia povera madre, che mi amava teneramente, era sovente essa stessa vittima di quel mostro. E guai s'essa avesse avuto l'aria di difendermi. Ciò più mi feriva ancora dei maltrattamenti usati al mio corpiccino da quello scellerato, perchè anch'io amavo tanto la mia buona genitrice.

Il mio patrigno era un cocchiere e teneva vettura d'affitto. Non occorre dire che appena mi sentii capace di guidare un veicolo, egli stesso m'imbarcava sopra il sedile, se no eran staffilate peggio dei cavalli. Colla differenza ch'egli non stimava abbastanza il progresso delle mie membra, dovuto alla mia forte costituzione, all'esercizio quasi continuo in cui vivevo, e finalmente alla buona cena con cui mi trattavo nelle osterie della via, sempre propense a favorire i cocchieri, colla speranza d'aver viaggiatori. Una sera, secondo il suo solito, dopo d'aver bevuto oltremodo, egli cominciò a maltrattare mia madre, pria con parole, e poi con schiaffi e pugni. Avevo quindici anni - e questo pugnale, acquistato nei miei viaggi, mi batteva la cintola, come se vi avessi un cilicio; i miei occhi s'intorbidirono, e non vedevo che sangue. Avevo la sinistra al colletto del malvivente inclinato sulla giacente mia madre, la punta del mio ferro già passava la clavicola ed io certo lo immergevo sino alla guardia come se fosse stato nel burro!

Un grido di mia madre mi trattenne. Essa aveva veduto luccicare l'acciaro nella mia mano. Allora mi contentai di rovesciare sul pavimento l'ubbriaco.

Sollevai mia madre, ed ambi piangemmo quasi tutta la notte insieme.

Alla mattina, col pretesto di un viaggio vicino, attaccai un calesse col miglior cavallo, giunsi a Genova, vendei l'uno e l'altro, e presi subito passaggio per Montevideo

A Nello colla sua storia un po' seria subentrò Carbonin. Questi era proprio dell'interno della città di Genova, del celebre quartiere di Portoria, e faceto fu veramente il suo racconto nel grazioso dialetto genovese.

Io all'incontro ebbi un eccellente padre, cominciò Carbonin; e l'amor suo per me contribuì forse a farmi più bimbolo che non lo fossi per natura.

Tra le facezie da me perpetrate al mio buon genitore, io conterò solamente la seguente;

Un giorno non avendo soldi da divertirmi presi il rescentà107 di casa ed andai a venderlo a Sottoriva108.

La nostra casa era al mercato del pesce e tra questa e Sotto-riva vi è un pozzo comune ov'io soleva attinger acqua per uso di casa. - Il rescentà mi è cascato nel pozzo! io esclamai presentandomi a mio padre con finte lagrime.

Non piangere, mi disse quell'eccellente cuore, noi andremo col rampino e lo pescheremo.

Ci vuol'altro, pensavo tra me, per pescare il rescentà, e facendo il gnorri e l'afflitto seguitai mio padre, che alacramente ricammminavasi verso il pozzo col rampino, quasi certo di raccogliere presto lo smarrito utensile. Giunto al pozzo, mio padre gettò il rampino e dopo vari infruttuosi tentativi, si fermò stanco, e fisse nei miei i suoi occhi.

Io con quella ingenua furfanteria che mi conoscete - «Padre! dicevo con voce melliflua. Gettate un po' più sottoriva.

Aggiungevo così lo scherno al delitto!

Povero padre! conosco oggi, quanto bene mi voleva quella santa creatura. Egli senza alterarsi dopo d'aver faticato invano per un un109 bel pezzo, mi disse: Vieni, saremo più fortunati domani

A Nello e Carbonin successero altri narratori di cose facete, che lungo sarebbe raccontarle. - Tutte però provavano di che classe di gente era composto quel corpo. Prodi, sino all'eroismo, ma non roba d'ordine, come l'intendono i moderati, e sopratutto poco devoti a110 Madre Chiesa ed a' suoi ipocriti ministri, come lo provarono all'assalto della Colonia111, avendovi fatto fare da cuoco al reverendo curato, fatta servire a tavola la casta sua Perpetua, ed essendosi rivestitisi quei bei musi di Legionari cogli abiti sacerdotali, con cui funzionarono quella notte, al chiarore delle sacre torcie, al suono dei sacri cantici e colla gola mediocremente lavata dal vino che correva per le contrade della città deserta112.

 

 

 





107 Rescentà. - Specie di secchia in rame.



108 Specie di strada coperta o Bazar ove si compra e si vende ogni cosa.



109 Nell'originale "un un". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



110 Nell'originale "devota". [Nota per l'edizione elettronica Manuzio]



111 Paese sulla sponda sinistra del Plata - a circa cento miglia a tramontana di Montevideo. -



112 Istorico. - Il nemico avendo ordinato alla popolazione di evacuare la città, mise fuoco alle case, le soldatesche prima di abbandonarla ruotolarono fuori molte botti di vino e spiriti con cui si ubbriacarono e poi lasciarono spandere.



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