Ulisse Barbieri
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Capitolo VII UN COMMISSARIO

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Capitolo VII
UN COMMISSARIO

Era un uomo sui sessant'anni, magro, un po' curvo; volgeva e rivolgeva fra le dita sottili e lunghe una tabacchiera d'argento e pareva occupatissimo nel rovistare un'infinità di grossi scartafacci che ingombravano il suo scrittoio.

Quando Arturo entrò, egli distolse a malincuore lo sguardo dalle sue carte, si inforcò più saldamente gli occhiali sul naso, gli fissò in faccia i suoi quattr'occhi, e gli chiese, con accento reso forse più nasale da quell'ultima pressione su quella sua specie di protuberanza elefantina - in che cosa poteva servirlo.

Il modo non era scevro da una certa compitezza che incoraggiò il nostro avvocato.

Signor commissario.... - rispose egli - da qualche tempo succedono in Roma delle cose strane.

Il commissario emise un: - Ah!... - espressione colla quale pareva volesse dire:- ci siamo!...

Aperse tranquillamente la sua tabacchiera, ne fiutò voluttuosamente una presa e si rovesciò col dorso sulla sua poltrona, in apparenza disposto a prestare tutta la sua attenzione a quanto si stesse per dirgli.

– Sì.... signor commissario - riprese il giovine - delle

cose molto strane!...

– E.... sarebbero?... - chiese il commissario.

Arturo rinnovò il racconto che gli avea fatto la nonna di Bianca, senza togliervi aggiungervi una parola; ma era così agitato, che se quell'onorevole rappresentante dell'ordine pubblico si fosse permessa una considerazione, come quella che erasi già permessa il suo subalterno dell'anticamera, non avrebbe dato al certo troppe garanzie della sua pazienza e l'avrebbe mandato a carte quarantanove... senza il minimo rispetto alla rispettabilità.... del luogo dove si trovava.

Non fu così.

Il commissario parve anzi impressionato dalla commozione stessa che traspariva da ogni parola del giovane, tanto che quando egli ebbe finito, riaspirò, con aria quasi tragica, una enorme presa di tabacco.

Era il suo modo di esprimere l'impeto nervoso che si permetteva di tratto in tratto, nelle grandi occasioni.

– Oh lo so.... lo so.... - proruppe poi - abbiamo in Roma una masnada di manigoldi che giuocano a chi ne fa di più. Dove si nascondono?... Il diavolo solo potrebbe saperlo. Stiamo per mettervi sopra le mani.... e .... come nei giuochi di bussolotti!... non si sa più dove siano andati. Ce n'è una nuova ogni giorno - si ruba, si aggredisce sulla via, si fanno dei ricatti, e noi?... Perchè ci siamo noi?... Per nulla!...

Il brav'uomo.... si scalmanava, diventava rosso, e dava dei pugni sullo scrittoio, come li avrebbe dati sul muso del primo di quei manigoldi di cui parlava con tanto sdegno, quando gli fosse stato tradotto dinanzi ben bene ammanettato, e nella assoluta impossibilità di ridargliene un altro.

Aveva fiutate frattanto due o tre altre prese di tabacco e si era ripiantati sul naso gli occhiali che stavano per sormontare le prominenze elefantine della sua proboscide eccezionale.

Il giovane lo guardava, e lo stava ad ascoltare un po' sorpreso, sperando sempre che uscisse dalle sue labbra una parola, atta almeno a tranquillare le inquiete sue ansie.

Sicchè.... voi dite.... giovinotto?... - ripigliò il commissario piantandosegli dinanzi, compreso da tutta la severa maestà della sua carica.

Ripeto - rispose Arturo - che fu rapita una fanciulla, a pochi passi dalla chiesa di Santa Maria Maggiore!

Bene!... - esclamò il commissario.

– Come.... bene?... - ribattè Arturo, che non riusciva a comprendere il senso di quell'esclamazione.

Affermavo il vostro detto. Quanti anni aveva?...

Diciassette.

– Di forme?...

Snelle.

Capelli?...

Biondi.

– E si chiama?...

Bianca Del Balzo, figlia del generale e della contessa Del Balzo - pupilla del marchese.... D....

Il commissario si era rimesso allo scrittoio e tracciava alcune linee.

Arturo aveva appena terminato di dare questi particolari, che il commissario, sbuffante più di prima, uscì fuori dai gangheri.

Figlia d'una contessa.... - esclamò.... - sicchè contessa essa pure e pupilla di un marchese!... Per San Giuseppe!... ecco con chi se la pigliano.... questi farabutti. In alto!... Hanno la manìa di pescare in alto!... Oh! non le potrebbero lasciar stare le contesse?... ma no.... e me lo immagino già che cosa ci sta sotto! Un ricatto bell'e buono! mercè il quale intimeranno alla loro maniera lo sborso di una somma enorme, oppure un affare.... combinato a nome.... Dio sa di chi!...

Qualche gran personaggio compromesso - contro cui non si potrà far nulla - diamine!... si sa bene!... - una giovinetta!... diciassette anni - bella - bionda!... abita una povera casa! - vive con una vecchia!... A quest'ora, scommetterei che si adopreranno le essenze più fini per farla rinvenire - sarà adagiata sopra un letto adorno di trine, in una sala piena di profumi - e quando rinverrà, vedrà a d'intorno oro, tappeti, fiori. - Ma sì.... sì.... - continuava egli, fiutando una nuova presa di tabacco - ed a quei mascalzoni avranno dato appena qualche centinaio di scudi!... - Andatela a stanare adesso!... se si trattasse d'una taverna, meno male!... ci si può entrare.... ma sì.... frugateli ad uno ad uno tutti i palazzi di Roma!... e si può forse?... no!...

Arturo stava a sentire ammutolito.

Il degno commissario stava improvvisando il suo romanzo; e se lo vedeva .... bello e fatto; non gli mancava nulla - nient'altro.... che il rapitore introvabile.

Il giovane era andato da lui, certo d'avere un appoggio - vagheggiando almeno una speranza, e non riportava da quella sua visita fatta all'autorità che uno sgomento di più.

Dinanzi a lui vedeva il caos, l'abisso - e tutto quel quadro messogli dinanzi dall'esaltata fantasia del commissario gli si affacciava alla mente quasi vero. - Il palazzo - i fiori - i profumi - le gemme - e vicino a lei.... un uomo - bello forse - giovane - che l'attorniava con tutti i fascini della ricchezza susurrandole all'orecchio: sei bella!... ti amo!...

Si sentì preso da una specie di vertigine.

Il commissario dicevagli intanto:

– Siate tranquillo, giovinotto - la giustizia farà il suo dovere.

Egli non intese neppure quelle parole che gli sarebbero sembrate uno scherno, ed uscì.

*

Giunto sulla via, l'aria fredda della notte calmò la sovreccitazione convulsa del suo cervello, ed egli si pose a riflettere su quello strano rapimento di cui Bianca era stata vittima.

Di tutto quell'affastellamento di parole uscite dalle labbra del commissario, l'aveva colpito una sola cosa.

Che esisteva cioè in Roma un'associazione formidabile di malfattori che, al furto ed all'aggressione, aggiungevano il ricatto, e che avrebbero forse imposto misteriosamente il pagamento di una somma, prezzo assoluto per la restituzione della fanciulla.

L'idea che la sua Bianca giacesse ora in uno di quei covi dove si rifugia tal sorta di gente; in tali mani, e soggetta ad indicibili torture, era spaventevole; eppure preferì confermarsi in questo pensiero che accettare l'altro.

Non voleva pensarci a quel palazzo di cui avevagli parlato il commissario; a quelle trine, a quei tappeti.

La preferiva in un covo di banditi la sua bianca fanciulla dagli occhi celesti!... Avrebbero imposto una somma!... Ebbene, si sarebbe pagata!...

Quel covo, col suo squallore, gli faceva meno paura d'un palazzo co' suoi fascini.

E poi era giovane, sentiva d'avere dell'audacia, del coraggio, e l'idea di poter trovare quel covo, scoprirla e gridarle: - Sono io!... - gli sorrideva.

Quando si è giovani.... e si è innamorati come lo era Arturo, non si dispera!...

Gli parve anzi di intravedere l'antro dove l'avevano nascosta, e recatosi a casa sognò un regno abitato da mostri strani che stavano di guardia alla sua bella; sognò che una fata scendeva dalle nuvole recinta da un'aureola divina, sognò che gli consegnava una bacchetta magica al tocco della quale tutte le porte si aprivano a lui, e che a guisa degli eroi delle antiche leggende egli vinceva lotte sopra lotte, attraversava dei mari infocati, penetrava negli abissi della terra, strozzava dei leoni, tagliava la testa a delle iene e si trovava poi sotto un padiglione di mirto, in un giardino incantato come quelli delle fiabe, stringendosi sul seno la sua Bianca che lo copriva di baci.

              


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