Ulisse Barbieri
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Capitolo X «FERVET OPUS»

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Capitolo X
«FERVET OPUS»

Di corse alla casetta di via del Garofano, il giovane avvocato Arturo ne aveva fatte più d'una dozzina, prodigando vani conforti alla vecchia Anna.

Per la polizia dovette accontentarsi di una sola seconda visita.

Il commissario gli aveva piantate in faccia impertinentemente le lenti de' suoi occhiali, e gli aveva risposto che l'autorità faceva con zelo il suo dovere.

A lui pareva che di zelo ce ne mettesse troppo poco, e che non avesse neppure la voglia di mettercene, ma erano persuasioni che dovette tenere per .

Il marchese Andrea che aveva avuta la pazienza di sentire per la quarta volta i particolari di quell'avvenimento, finì col mostrarsene tanto annoiato da lasciar supporre che alla quinta avrebbe mandato al diavolo chiunque fosse andato a rintronargli la testa con delle altre geremiadi; - che fare?...

Far da .... e cercare.

Involontariamente il commissario gli aveva lasciato intravvedere come si potesse trattare d'un ricatto.

Erano però scorsi tre giorni, e al marchese, alla vecchia Anna, era stata fatta alcuna intimazione.

Tutto era mistero, e quel silenzio lo spaventava.

Se trattavasi d'un ricatto, non poteva che essere opera della misteriosa associazione che sapeva con tanta audacia compiere ogni sorta di delitto; ed il rapimento, se l'avevano eseguito loro, l'avevano forse eseguito per ordine di qualcuno.

Questo pensiero era pel giovane più spaventevole del primo.

– Non perdiamoci d'animo - disse però alla vecchia Anna - sapremo presto qualche cosa; dovessi mettere sottosopra tutta Roma e frugarne tutti gli angoli. Non ci sarà posto dove non sappia cacciarmi. Ho difesi certi pendagli da forca e ne conosco più d'uno che mi deve un po' di gratitudine; tutto serve in certe occasioni, e non è certo ai signori della questura che lascerò l'incarico di sbrogliare la faccenda.

*

C'è un Dio.... per gli ubriachi!... - ma ce n'è uno anche per gli innamorati, scrisse babbo Dumas.

Il catechismo per semplificarlo lo divide in tre persone, ed a voler discuterci sopra la questione si complicherebbe troppo; ma si tranquillino i lettori e le gentili lettrici, non ho alcuna voglia di far loro subire una digressione teologica.

Arturo era persuasissimo che per lui, uno o trino, qualche cosa lassù.... ci doveva essere, ed una sera, indossata una giacca che aveva diritto al massimo dei rispetti per il suo stato.... di servizio, cacciatosi sugli occhi un cappellaccio, che, in fatto di benemerenza, accampava i diritti della giacca; colla pipa in bocca, e qualche cosa in tasca, uscì di casa disposto a tutto, anche a farsi prendere per ciò che non era.... da qualche agente della forza pubblica, che in certi casi fanno quello che possono, per far tutt'altro di quello che dovrebbero fare.

Mancava poco alla mezzanotte ed aveva visitato già più d'un bugigattolo - da San Pietro in Vincoli alla Concezione; dalla via dell'Agnello al Macel de' Corvi; dal vicolo Chiuso a quello di Cianca Leone.

Assolutamente, egli pensava tra , quei certi miei clienti hanno trovato qualche inciampo alla loro carriera.... e ne hanno presa un'altra....

Svoltando per San Pietro in Vincoli, mentre rifaceva le strade già percorse, un lampione a vetri rossi attirò la sua attenzione.

Il lampione, o per meglio dire, una lanterna dondolante, era appesa ad un gancio, sopra la porta dell'osteria; una porticina bassa e stretta. Di dentro sentivansi delle voci, dinanzi ai vetri dell'uscio erano tirate internamente due tendine rosse. L'osteria aveva tutta l'apparenza di non poter essere più orrida, ed era una di quelle come le cercava lui.

Si abbottonò la giacca fino al mento ed entrò.

Quattro individui occupavano una tavola giocando a scopa con un mazzo di carte più sudice delle loro mani.

Avevano davanti due fogliette di vino bianco, e gettandosi in faccia un mannaggia li mortacci tui! ed una boccata di fumo, ad ogni scopatura.... indovinata, continuavano però tranquillamente la loro partita.

La stanza era angusta, l'oste gobbo. Dalla cucina usciva un odore nauseante di grassumi, dalla cantina un odore di vino che appestava; l'aria era tanfo, una nube di fumo riempiva la stamberga.

Egli s'avvicinò ad una tavola libera, tirò a uno sgabello, e sedè ordinando una foglietta.

Gli fu portata una bevanda giallognola, che il gobbo battezzò pomposamente per Orvieto, e forzatosi a mandarne giù qualche sorso frenando le contorsioni dello stomaco che sentiva un immenso bisogno di ributtarlo fuori, fece di necessità virtù, ed attese.

Le faccie dei quattro giocatori gli erano compiutamente ignote. Niente ex.... clienti.... neppur ....

C'era un quinto avventore che pareva sonnecchiare, in un angolo, colla guancia appoggiata sulle braccia incrociate. Ignoto anche quello!...

La sfiducia entrava a poco a poco nell'animo del giovane; quel fetore lo nauseava, quel fumo lo soffocava; i quattro giocatori bestemmiavano picchiando enormi pugni sulla tavola, il quinto dormiva sempre.

– È meglio andarsene - pensò Arturo.

Stava per chiamare il gobbo e traeva già dalle tasche un paolo, da gettar sulla tavola, quando dall'uscio della taverna, che si aperse improvvisamente, sgusciò dentro come un'apparizione un nuovo personaggio.

Il giovane non potè a meno di sorridere. - Quell'apparizione lo interessava.

Era un ragazzo infagottato in una specie di frak che gli arrivava quasi fino ai piedi. Le maniche di quello strano indumento dovevano essere state troppo lunghe, perchè erano state tagliate troppo; spiccava sotto al frak un enorme panciotto a quadrettoni bianchi e neri che poteva servirgli da giacca; portava sulle ventiquattro.... un piramidale cappello a cilindro discretamente avariato, e compievano quella inqualificabile toilette un paio di calzoni pure a quadrettoni come il panciotto, ai quali doveva essere stato applicato lo stesso taglio fatto subire alle maniche del frak.

In vista però dell'accorciamento troppo radicale delle maniche, ai pantaloni era stato concessa (opera al certo della stessa mano) la buona misura.

Erano dunque abbastanza lunghi per coprire quasi sotto le loro enormi pieghe due grosse scarpe che si permettevano di ridere troppo sgangheratamente trasformando la loro punta in una specie di bocca che nessuno spago di ciabattino sarebbe riescito a chiudere.

Era infine un ragazzo, mezzo sepolto sotto i panni d'un uomo.

Egli si fermò sulla soglia della taverna, e vi si dondolò pavoneggiandosi, sbirciando co' suoi occhietti furbi quale posto ci sarebbe stato da prendere.

Il posto c'era e se lo prese con abbastanza disinvoltura, ordinando un quarto d'Orvieto, e chiedendo nello stesso tempo all'oste un po' di fuoco, col quale accese un mozzicone che masticava coi denti.

Pronto per servirlo..., signor marchese!... - gli disse il gobbo ridendo - Oh che!.... siamo di carnevale?... che si va in maschera?...

Il monello sotto i cui indumenti d'occasione il lettore avrà riconosciuto il protagonista in erba dei fatti che stiamo narrando, si strinse nelle spalle e non si degnò neppure di mostrarsi offeso dell'impertinente risata del gobbo.

Coi nobili paludamenti, sotto ai quali erasi nascosto, gli pareva di sentirsi trasformato.

– Ho detto che voglio un quartuccio d'Orvieto.... e di quello buono.... - ripetè, gettando in faccia all'oste una boccata di fumo. - Abbiamo tanto da pagartelo.... hai capito?

Nel dir ciò, egli battè col pugno sulle fonde dei pantaloni, che lasciarono sentire il suono metallico, benchè aureo, argenteo, delle monete che vi stavano affondate.

Pronto.... a servire il signor marchese!... - ribattè il gobbo, messo di buon umore dalla comica serietà del monello.

– Che fai qui.... buona lana?... - gli chiese uno dei giocatori. - Grassi affari eh?... Mi sai dire dove diavolo hai pescati quegli arnesi?

– Si lavora!... - rispose il monello sorseggiando il vino che l'oste gli aveva già messo dinanzi con un inchino altamente rispettoso; - c'è forse da far le meraviglie?... - continuò egli - perchè mi vedi in linci e squincete?... Sono io che ci ho da pensare, e non mi far la carta! che ti piaccia o non ti piaccia, la è così.... e buona notte!...

Bada alla nera, ragazzo - borbottò l'apostrofato. - Con quegli arnesi .... si nell'occhio e te ne potrebbero chiedere la provenienza.

Tra il monello ed il giocatore si ricambiò ancora qualche parola tra una risata e l'altra.

– Tre assi meno coppe - esclamò uno dei compagni.

– Sta bene, e sono al dovere - rispose l'altro, smettendo di canzonare il monello.

Chi teneva fissi gli sguardi, però, su lui.... e che se ne occupava più di tutti non per celiare sulla foggia del suo strano abbigliamento, ma colpito invece da un'impressione che lo fece trasalire di gioia, era Arturo.

– Per mille diavoli!...- pensò egli tra - io l'ho veduta altre volte, quella faccia da birichino!... E deve esser lui.

Ehi!... ragazzo!... vuoi bere un bicchiere con me?... - gli disse, alzandosi dalla sua tavola e sedendoglisi accanto.

Il monello non mostrò alcuna sorpresa. Alla sua volta guardava il giovane, co' suoi piccoli occhietti neri, e pareva forse a lui pure non essere quella la prima volta che lo vedeva.

– Tanto fa!... - pensava intanto Arturo. - Entriamo in campo a spada tratta. Se non sbaglio, sarà tanto di guadagnato.

Mezzo fiaschetto! - ordinò egli rivolgendosi all'oste.

Affari in giro!... - mormorò il gobbo.

*

Conosci tu l'ufficio di polizia? - gli chiese Arturo in modo che nessuno lo potesse udire.

– Potrebbe darsi! - rispose sfacciatamente il monello ricalcandosi in testa, con una manata, il suo tubo cilindrico.

Scommetterei che ti ci ho veduto!

– Che luogo è? - domandò il monello.

– È un luogo - gli rispose Arturo - dove si vanno a scontare certe scappatelle.... certe cose da nulla.... che non rivestono ancora il carattere di delitti, ma.... giù per …. affari del genere.

– Ah! - fece il monello.

Non rispose però altro, e dopo quella vaga esclamazione, rivolse istintivamente lo sguardo verso la porta, pensando forse tra che avrebbe fatto meglio a non entrarvi.

Ma ad onta che si credesse in obbligo, per la sua dignità, di chiudersi in un silenzio dignitoso, guardandolo bene, il suo interlocutore non gli ispirava paura sospetto.

L'aveva, è vero, fatto pensare ad un certo posto.... dal quale si stava meglio molto alla larga.... e quel dirgli d'avervelo veduto.... equivaleva ad un ti conosco in piena regola, abbastanza allarmante. Richiamato a quei ricordi non troppo lontani.... pareva a lui pure però d'averla intesa un'altra volta quella voce, e d'averla veduta un'altra volta quella faccia.

– E così?... - chiese Arturo interrompendo bruscamente il corso delle sue riflessioni.

– Che cosa?... - rispose egli.

Diffidi di me?...

Il monello fece una smorfia che avrebbe dovuto, secondo lui, essere un sorriso esprimente la più illimitata delle fiducie.

Supponi.... - continuava Arturo fattoglisi più vicino - supponi di trovarti nei dintorni della Rotonda; tu vai tranquillo per i fatti tuoi.... tanto tranquillo, che annoiato di tutta quella gente, che va e viene, volti in giù verso piazza Navona - c'è più spazio, si cammina meglio e i leoni della fontana si rivedono sempre con piacere. Ebbene, tutto ad un tratto si sentono delle voci che gridano: al ladro!... al ladro!... e che è, che non è.... un gruppo di gente ti corre dietro - tu ti spaventi sentendoti quella folla alle calcagna, corri alla tua volta, ma la folla ti raggiunge, una mano poco garbata ti afferra pel collare, ed una voce ti grida all'orecchio: fuori quel fazzoletto.

– L'ho trovato per terra - tu strilli con voce da falsetto.

– No - rispondono altre voci - l'hai preso di tasca ad un signore.

– Non è vero!

– Sì.

– No!...

– Tu piangi, e pesti i piedi protestando che hai detta la verità; - a quel diavolìo, due guardie ti si avvicinano, e dopo aver ascoltato ciò che dicevano gli altri e dopo averti data un'occhiata, da conoscitori.... del genere.... e averti trovato nelle pieghe della camicia un bel fazzolettino di seta, ti dicono con tutta gentilezza, levando fuori dalle tasche un paio di manette lucide che sembrano un gingillo:

Amico.... qua le mani.... Quando si sanno cacciare con tanta disinvoltura nelle tasche degli altri, stanno benissimo strette bene da questi due cerchiettini che sono fatti apposta per accomodarle.

Sicuro!... - mormorò il monello.

– Ebbene - proseguì il giovane - chi fu colui che venne ad interporsi?... a provare che era vero quello che tu mi avevi detto.... e a dichiarare che t'avevo veduto io raccoglierlo da terra e che non l'avevi rubato a me, perchè il mio l'aveva?

– Voi!... - esclamò Peppe - fissando in volto ad Arturo i suoi vispi occhietti.

– Mi riconosci adesso? - gli disse il giovane.

– Altro!...

Vuota dunque il tuo bicchiere che giri e rigiri da cinque minuti fra le dita, e non fàtti cattivo sangue; scommetto che questo mio secondo incontro ti porterà fortuna come il primo. Sta bene che dopo essermi sentito alleggerire d'un fazzoletto io abbia voluto affermare d'avertelo veduto raccogliere, ma non sempre anche alle guardie, si possono far vedere lucciole per lanterne, e se t'incontrano uscendo di qui, non so che cosa potrebbero pensare di questa tua toilette piuttosto compromettente.

Mentre Arturo sfoggiava questo chiacchierìo confidenziale, senza saper neppur lui a quale scopo, perchè, il monello lo ascoltava, chiedendosi alla sua volta che diavolo dovesse saltar fuori da un così curioso esordio.

Alla prima impressione prodotta su lui dalle domande che il suo interlocutore gli lanciò a bruciapelo, proprio come si spara una revolverata, ne era succeduta un'altra.

Vi sono cose che si capiscono a volo, ed in lui il bernoccolo della furberia, come direbbe Gall, non aveva bisogno di sviluppo.

Egli fiutava un poliziotto, come il cane fiuta una beccaccia, e da una parola, come da un'occhiata, indovinava un amico od un nemico.

In Arturo non vide a primo colpo l'uno l'altro, ma capì che sotto tutto quello sfoggio oratorio che tendeva a dirgli: - sono a giorno dei fatti tuoi! - ci covava sotto qualche cosa.

C'intenderemo più tardi.... - pensava egli tra .

Cessò dunque dal far girare e rigirare il bicchiere, ne bevve due o tre sorsi, e diede una sbirciata espressiva al suo frak, che, dopo le parole d'Arturo, avrebbe cambiato volentieri con una giacca qualunque.

Sicuro!... sicuro!... - ripeteva egli - il signore della Rotonda - se non ci era lei.... le manette erano già pronte.

– E potrebbero rimettertele - affermò Arturo.

Il monello si rifece pensoso.

– Questo maledetto frak - borbottò - dovrebbe avere un proprietario.

– E tu ci stai come in casa.... d'altri.

Male! non è vero?... difatti fu una brutta idea!... ma che volete!... volevo permettermi il lusso di scialarla da gran signore almeno per questa sera.

Sai come ci si rimedia?...

– Come?...

– Si esce insieme.

– E poi?...

– Se si fa un brutto incontro, tu sei con me.

Benissimo!...

– Ti raccolgo.... sotto l'egida della mia protezione....

Magnificamente!...

– Ed andiamo….

Dove?

– A casa mia - si può discorrerla meglio che qui e non ti troverai malcontento.

Accettato!... - esclamò Peppe - sono entrato qui difatti perchè mi pareva....

– Che ti stesse qualcheduno alle calcagna.... non è vero?...

Press'a poco; il male è che sarà difficile che io possa cambiare il mio frak.

Perchè?...

Il monello sorrise.

Figlio unico di madre vedova.... come dice il maestro.... - rispose egli.

– Il maestro.... - esclamò Arturo colpito - chi è il maestro?...

Peppe si guardò d'intorno con un'espressione di vera paura - si era lasciata sfuggire al certo una parola compromettente, ed il giovane ne provò tal gioia che ebbe un bel da fare a non lasciarla trasparire.

– Questo ragazzaccio - pensò - ne deve sapere più di quanto mi abbisogni.... e non potrei essere stato favorito dalla sorte in modo migliore.

Il monello era ritornato pensieroso.

– Non c'è tempo da perdere - concluse Arturo: - impossessiamocene.

Ohe!... oste - gridò egli - quanto?...

– Quattro paoli - rispose l'oste.

Arturo gettò uno scudo sulla tavola.

Il monello lo divorò cogli occhi.

– Ce ne saranno anche per te - gli disse Arturo sorridendo, mentre il gobbo gli riportava il resto.

– Sì?... - chiese Peppe - sapete che c'è del curioso?...

– In che?...

– In quello che mi succede.

– Un po', sì....

– E che devo fare?...

– Lo saprai.

Arturo lo trascinò seco.

              


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