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Peppe si trovò ravvolto dalla più completa oscurità e non potè esimersi dal provare un senso di sbigottimento.
Egli le conosceva le persone in cui era caduto e sapeva di che fossero capaci.
Mentre si dava alla porta l'ultimo giro di chiavistello.... fu lì lì per gridare:
– Aprite, scioglietemi, parlerò. - Ma non lo fece.
Sentiva qualche cosa in lui che gli impediva di darsi così per vinto.
Era la seconda volta, dunque, che imponeva a sè stesso e che si vinceva, come se una forza superiore alle impressioni del terrore ve lo costringesse. No.... egli non avrebbe ceduto, e se doveva farlo avrebbe prima lottato.
Le parole del colonnello gli ronzavano però ancora alle orecchie, le sentiva ancora, dette da lui con quella sua fredda inesorabilità.
– Se parli…. mangi, se non parli.... transeat!...
La parola era latina, ma benchè egli non conoscesse il latino, l'aveva capita perfettamente.
La volontà di morir di fame non l'aveva e, per colmo d'ironia, gli pareva di vedersi dinanzi la famosa tavola apparecchiata alla Stella, le candele che aveva accese l'oste, improvvisando tutto quello sfoggio d'illuminazione da cui era rimasto sbalordito; l'aveva ancora sotto il naso, il grato profumo di quella marmitta che puzzava deliziosamente.... d'aglio e di cipolla.
Essi sarebbero là.... lui, Arturo, ed il Guercio, a quell'ora si sarebbero già sturate delle bottiglie.... ed invece....
Come in poche ore tutto erasi cambiato!...
Era stato calato il sipario su quella scena di commedia così appetitosa.... e così brillante.... e si passava al dramma.... e che dramma!... Uomini appostati, rapimento, interrogatorio con minacce, ed in mancanza di una torre.... come nelle leggende medievali.... quella cantina poteva benissimo sostituirla!...
Invece del carnefice.... il Gigante, qualche cosa di simile.... invece dei ceppi tragici, quelle corde prosaiche!...
*
Peppe sentiva che gli si intorpidivano le braccia, provava ai polsi un dolore che facevasi ad ogni istante più acuto, e che a poco a poco diveniva insopportabile.
Egli si agitò convulsamente sugli stracci sui quali giaceva, ma ad ogni suo movimento, ad ogni suo sussulto, pareva che le corde più gli si stringessero intorno ai polsi.
Erano infatti le carni che si gonfiavano, aumentandone la pressione.
– Dio mio!... Dio mio!... - mormorò il povero fanciullo che si sforzava a restare immobile per non accrescere quello strazio, e due grosse lagrime ne irrigarono le guance.
Egli soffriva.... soffriva orribilmente, e quegli uomini, nel lasciarlo, avevano detto ridendo che ritornerebbero domani!...
Al pensiero di dover sopportare sino al domani quella tortura.... un brivido gli ghiacciò il sangue, mentre parvegli che al capo gli salisse una vampata.
Se in quel momento una voce umana, fosse stata pur quella del Gigante, del colonnello.... di chicchessia infine.... fosse arrivata fino al suo orecchio, se dietro quella porta ci fosse stato qualcuno da chiamare, non avrebbe esitato un momento, avrebbe detto tutto quello che sapeva d'Arturo, di Bianca, del Guercio....
Si pentì di quello che aveva fatto, disse a sè stesso che giacchè era coi ladri, doveva fare come essi, restar ladro....
– È troppo!... è troppo - gemeva, e sperando che qualcuno potesse sentirlo.... poichè potevano pure essersi fermati sulla scala per aspettare il buon momento.... - Pietà!... pietà.... - gridava - parlerò, dirò tutto.
Nessuna voce rispose a' suoi gemiti, egli era solo - sempre solo in mezzo a quell'oscurità silenziosa, e negli spasimi del dolore gli pareva di vedere dei fantasmi intorno a lui, di sentire delle voci e della risa.
*
Sfinito da questi sforzi, di cui comprese l'inutilità, egli si calmò a poco a poco.
La testa gli ardeva; quel dolore ai polsi erasi però fatto meno vivo, e provava invece un intorpidimento generale alle braccia ed alle mani.
Gli pareva di non sentirsele più e che gli fossero diventate grosse grosse....
Era un effetto del sangue che vi affluiva e che ne faceva battere convulsamente le arterie.
Fu però un momento di calma successo a quel primo dolore così acuto, che se fosse durato di più l'avrebbe reso pazzo.
Con uno sforzo disperato egli cercò di avvicinare la bocca a quelle corde - ne afferrò un nodo coi denti, ed una volta riuscito a far questo, si piegò, si curvò, si raggomitolò, dirò così, su sè stesso, per tenervisi attaccato, per strappare, per mordere....
Non fece che risentire più vivo il dolore che aveva provato prima.
Era riuscito però ad una cosa; - ad afferrare un capo della corda: l'aveva afferrato sì, ma afferrato male.