Ulisse Barbieri
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Capitolo XIX DENTINI DI TOPO

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Capitolo XIX
DENTINI DI TOPO

Il cuore gli batte violentemente. Con un supremo sforzo, vincendo quel dolore che in ogni modo sarebbe reso più insopportabile dall'irritazione, perchè non potrebbe riuscire?

Lo riafferrò, infatti, piegandosi colla sua elasticità da scoiattolo; era troppo ben saldo per poterlo strappare; le sue forze erano troppo affievolite: ma la speranza, raggio vivificatore, leva potente che opera tanti miracoli, era entrata nella sua anima, mentre dal pensiero aveva avuta un'idea.

Egli si rivoltò pancia a terra e piegò le braccia legate in modo che facendo forza contro il terreno su cui giaceva, potesse tenere il nodo alla portata della sua bocca.

Non aveva così più bisogno di muoversi, di far forza colle braccia già intormentite; egli vi pesava sopra col corpo, le teneva , ed addentata una volta la corda, rosicchiò, rosicchiò, prima ansante, poi più calmo.

In certi lavori, la smania è un cattivo ausiliare, ed in quello a cui erasi accinto, la forza stava nella pazienza.

Gutta cavat lapidem!

Ad ogni rosicchiatura, i suoi dentini bianchi, veri dentini di sorcio, s'addentravano nella corda, non sentiva quasi più il dolore, rodeva; non si arrestò un istante, non la lasciò più; la corda cedette, ma non bastava; c'era un secondo nodo: fortunatamente era meno stretto del primo, e gli bastò poter afferrare il capo della corda allungatosi, per trarlo a dopo uno sforzo supremo che gli strappò un ultimo gemito; sentì che la pressione allentavasi intorno ai polsi, rosicchiò ancora, tirò, strappò, e dopo un'ora e mezzo di lavoro, benchè solcate da un cerchio livido, potè agitare per aria le sue mani.

Sciogliersi da quelle che gli legavano i piedi, gli parve la faccenda d'un momento.

La cosa però non era tanto facile; le dita intormentite avevano perduto il senso del tatto, gli sembrava d'aver attaccato alle braccia qualche cosa di morto, di pesante, d'inservibile.

Peppe provò un vero spavento, ma si rimise tosto.

Il sangue riprendendo il suo corso naturale produceva lo sgranchimento delle dita, quella sensazione di pesantezza sparve a poco a poco, e dopo pochi minuti, che a lui parvero secoli, si trovò in piedi ringraziando col pensiero quel Dio, che forse non aveva mai pregato, ma che sentì in lui.... ed a cui si volse col muto linguaggio dell'anima che sentivasi rivivere.

*

– E poi?...- mi chiederà quella tal bionda lettrice, dagli occhi celesti e dalla testolina pensosa.

– Poi.... che cosa?...

– Sta bene che il povero Peppe si sia sciolto, ma è forse libero per ciò?... Tra lui e la strada non ci sono le mura di quella cantina? Non disse forse il colonnello, che non c'è l'ombra d'un buco?... Non ci sono per di più quelle due porte alle quali si è dato tanto di catenaccio?... Il Gigante non tornerà domani a rilegarlo più solidamente?... ed in tal caso saprebbe resistere egli ancora ad altre sofferenze?...

*

Mi affretto dunque a tranquillare la mia bionda lettrice.

Il buco c'è.... benchè il colonnello abbia affermato il contrario.

Gli altri.... non sanno forse che ci sia, ma Peppe sì.

Oh! che l'avrebbero chiamato per nulla coi titoli di scoiattolo e di scimiotto?...

Egli c'è stato un'altra volta in quella cantina, e fedele alle sue abitudini d'allora.... aveva pensato ad una specie di colpo di stato che doveva avere pieno successo.

Vi avevano portata giù una quantità piuttosto discreta di mercanzia, e fra quelle diverse cianfrusaglie, avanzi di speculazioni più o meno riuscite, vi figurava una pistola a due canne, a cui mancava il martelletto sinistro, ma ci restava il destro, e per Peppe, martelletto più o meno, egli non guardava le cose tanto pel sottile; e una pistola la vagheggiava da un pezzo.

– Come impadronirsene?...- pensava egli.- Se la chieggo non me la dànno, o me la mettono in conto.

Potevano crederlo d'altra parte un oggetto pericoloso, nelle mani di un ragazzo, non per lui ma per loro, e in un momento poco opportuno, poteva benissimo farne qualcuna delle sue!...

Rinunziarvi.... era l'idea più logica - ma la logica intesa a quel modo non entrava nelle sue idee - e nelle sue idee c'entrava invece, predominante, quella di prendersela.

Le pistole, di cui vedeva spesso uscire il calcio dalle tasche del Gigante, del Guercio o d'altri.... esercitavano una vera attrazione per lui.

Affare fatto! - esclamò un giorno, dopo aver aiutato il Guercio ed il Gigante a trasportare nella cantina un secondo od un terzo frutto del raccolto notturno.

Aveva osservato in un angolo, mezzo nascosto da alcune assi tarlate e da dei cavalletti senza gambe, una specie di piccolo respiratorio che doveva dare accesso, a seconda del suo modo di vedere.... nel cortile della casa stessa.

Era difeso da una grata di ferro, a maglie strette, ma corrose dal tempo, tale da poter essere rotta e levata in un attimo, ed egli col suo corpicino smilzo ci poteva passare comodamente.

Aveva finto di cercare qualche cosa, erasi provato a smuovere la grata, e la grata cedeva.

Erasi dunque ripromesso di farsi chiudere alla prima occasione in cantina, nascondervisi, poichè nessuno badava a lui, s'impadroniva della pistola, di qualche altra cosa anche.... tanto per sfruttare l'occasione.... ed usciva da quel respiratorio.... un buco che poteva servirgli per più d'un affare.

Non doveva far altro, che provarcisi una volta, ed egli avrebbe organizzato per conto suo un vero piano strategico. Essi.... portavano giù dalla scala, ed egli portava via dal buco.

Una specie di giuoco a scaricabarile, fatto in famiglia e che doveva riuscire graziosissimo.

              


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