Ulisse Barbieri
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Capitolo XXI AUDACES FORTUNA JUVAT

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Capitolo XXI
AUDACES FORTUNA JUVAT

Presa una volta la sua brava risoluzione, dopo essersi cacciata nelle tasche la pistola, che il buio gl'impediva d'ammirare, egli si diede ad una accurata ispezione della località.

Camminò dunque rasente alle muraglie, inciampò di nuovo nella tavola che aveva già trovata sui suoi passi e la urtò tanto forte da rovesciarla.

Adagio, Biagio!... - borbottò il monello - non facciamo delle corbellerie. Pare che invece d'andare innanzi io sia tornato indietro. Non importa.... la questione sta nel fare il giro.

Quella tavola e quei due cavalletti era tutto ciò che si trovava in quella specie di sottoscala, che, se serviva di ripostiglio ad oggetti di così poca importanza, non doveva essere necessariamente tenuto con troppa cura.

Peppe stava facendo questa riflessione a tutto suo profitto, quando sentì che il muro a cui appoggiavasi in quella sua passeggiata al buio, gli mancava tutto a un tratto; barcollò, ed urtò contro qualche cosa.

Aveva urtato contro un gradino.

Buono!... - esclamò egli - siamo alla scala, e se c'è una scala, ci sarà una porta.

La scala era di quattro gradini, e lo colpì nello stesso tempo gradevolmente un debole raggio di luce ed un soffio d'aria ben diversa da quella che aveva respirata sino allora.

Dopo quei quattro gradini, il sottoscala aveva una porta ed era aperta.

Il nostro monello respirò a pieni polmoni, i gradini li fece in un salto, e si trovò nel piccolo cortile d'una casa, vicina a quella nella quale la compagnia aveva stabilito il suo deposito.

Era dunque sovra un terreno neutro, extra muros!... ed erasi sottratto compiutamente alle loro granfie.

*

Mancava poco ad albeggiare, le finestre della casa erano ancora chiuse, ne era pure chiusa la porta, ma tutto semplificavasi. Non doveva far altro che attendere; qualcuno della casa sarebbe pur uscito, la porta schiudevasi ed egli era libero.

Quei calcoli mentali che egli ruminava col pensiero mentre il petto ansavagli ed ogni minuto gli sembrava un secolo, non potevano infatti essere più logici.

Bisognava però non esporsi ad altri impicci, e poteva essere veduto da qualcuno degli inquilini su cui contava tanto, per poter uscire.

Non si sa mai che cosa si possa pensare d'un individuo che si trova all'alba in una casa non sua, e quel suo futuro liberatore ideale poteva invece prenderlo per il collo e condurlo al primo corpo di guardia perchè potesse dare lo debite spiegazioni.

La probabilità di questa soluzione, che per lui sarebbe stata tutt'altro che una soluzione, c'era...., e non era quella che gli garbasse di più.

Il sottoscala, dal quale era uscito, gli offriva però un comodo rifugio, ed egli ci ritornò, ridiscese i quattro gradini, come se si trovasse in casa propria, sedette sull'ultimo, e attese.

Pensava intanto a ciò che avrebbe fatto appena uscito di .

Correre in traccia del Guercio e di Arturo, calmare le loro impazienze e le loro inquietudini, raccontar loro quello che gli era successo. Non avrebbero perduto un momento; si sarebbe organizzato il colpo.... e poi.... festa completa.

Non ci sarebbe stato quasi nulla di cambiato, ed il programma presuntivo non avrebbe subìto che una lieve interruzione.

– Tutto per il meglio! - pensava egli - e la festa sarà più bella!

*

Al pian terreno della casa si aperse in quel momento una finestra, alla quale si affacciò una donna. Poco dopo, un'altra finestra pure si schiuse, poscia un uscio, ed un giovinotto, dopo essersi fermato in mezzo al cortile per accendere la sua brava pipa, gettatasi sulle spalle la giacca, s'avviò canterellando verso lo stretto corridoio che metteva alla porta.

Egli l'aperse, poi la trasse violentemente a , facendola sbatacchiare contro il muro.

Fatto! - esclamò Peppe, a cui batteva forte forte il cuore.

Sporse in fuori il capo, ma si guardò prima d'intorno con una precauzione volpina.

La donna era sempre alla finestra.

Maledetta strega! - borbottò tra il monello, tutto intento a divorare collo sguardo il tratto di cortile che doveva attraversare.

Mamma!...- chiamò dall'interno una voce fresca e giovanile.

Sta' zitta!...- le rispose adirata la donna.

Mamma! - ripetè la voce.

– Vengo! - le rispose.

Con sua grande soddisfazione Peppe la vide alla fine rientrare. Sbucò fuori, attraversò in un batter d'occhio il cortile, aprì la porta e si trovò sulla via.

              


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