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Gennaraccio, il lettore se lo ricorderà, aveva detto al Guercio che l'aspettava.... ed avevano insieme conclusi dei patti. Il Guercio aveva anche detto ad Arturo: - preme a lui di disfarsene.
Il Guercio aveva un'intuizione particolare per certe cose....
Uscito da Roma, sottrattosi al contatto dei soci del puntarolo, vagheggiando la futura subbia di cui doveva essere il capo, Gennaraccio si sentiva impiccolito da quella partecipazione ai piccoli furti, ai piccoli raggiri, alle truffe, ai ricatti, scopo delle operazioni che si concertavano nella bisca di Ester, e nelle sale del deposito. Egli, figlio d'un brigante che fu colonnello sotto il cardinal Ruffo, onorato della protezione speciale di due papi, egli si sentiva brigante, ed un brigante, inteso il mestiere a modo suo, non doveva essere nè un manutengolo, nè un ladro. Quelle pianure immense, quei boschi di faggi, quei monti, quelle vallate, risvegliavano nel suo animo altri sentimenti. Essere leone od aquila, era essere qualche cosa! Quando aveva ordinato che portassero la fanciulla nella sua barca, non aveva pensato ad altro che a fare un affare, ma quando solo su quella barca vogava, colla sua ricattata, verso Porto d'Anzio, solo, circondato dalle tenebre della notte, dopo avere imposto agli altri.... di fare ciò che voleva lui, dopo essere stato obbedito, egli si sentì ridivenire ciò che era, non aveva semplicemente concorso coll'opera sua ad agevolare quel rapimento, la rubava lui!... si metteva in lotta cogli altri, da complice diventava padrone. In Ciociaria aveva i suoi: chi avrebbe osato di venirgliela a riprendere senza patteggiare prima, e senza restrizioni?...
Bianca era dunque sua, e quel ritenerla sua, inavvertitamente, senza che egli quasi lo volesse, quel sentimento di ribellione agli altri che l'aveva portato a toglierla ad essi, faceva nascere nel suo animo un sentimento proclive quasi.... alla benevolenza per quell'essere di cui si era impadronito.
La vecchia della capanna gli aveva sghignazzato in faccia quando egli, Gennaraccio, non aveva voluto entrare nel sotterraneo dove giaceva Bianca.
– Siamo teneri eh!... per quella pupattola!... - avevagli detto la vecchia.
Per tutta risposta egli avevale detto che se le torceva un sol capello avrebbe fatto i conti con lui.
Dopo la partenza del Guercio volle vederla però.
Quale ne fu l'impressione?...
*
Il giorno in cui arrivò il Guercio, l'atteso era lui.
– Che cosa mi porti?... - gli chiese.
– Mille lire - rispose il Guercio.
– Per conto di loro forse.... - gli rispose Gennaraccio corrugando le ciglia, e con tale accento di sprezzo che il Guercio lo guardò impensierito.
– Che diresti - rispose egli - se te le dessero i suoi?...
– Dici sul serio?... - chiese.
– Tutto rotto - affermò il Guercio.
– Per l'inferno!... - esclamò Gennaraccio - ti avevo quasi capito - meglio così. Vieni.
Il barroccio era fermo a pochi passi dalla capanna, il Guercio aveva lasciato l'incarico a Peppe di far la guardia al cavallo.
Il bucefalo aveva fatta abbastanza strada per non aver nessuna voglia di continuare la sua corsa, e questa sosta, per quanto potesse essere momentanea, non gli tornava punto sgradita.
Egli si era messo dunque a mangiare un po' d'erba, mentre Peppe si era seduto sul margine di un fossato guardando verso la capanna.
*
Bianca si levò spaventata dal suo giaciglio, quando i due uomini varcarono la soglia del sotterraneo.
Le sofferenze di quei quattro giorni l'avevano così indebolita, che dovette appoggiarsi con una mano alle umide pareti della grotta.
– Non temete.... - dicevale il Guercio con voce commossa e trattenendo con un gesto il compagno - non veniamo per farvi del male.
L'accento con cui erano dette quelle parole era così espressivo, che la povera fanciulla volse supplice verso l'uomo le sue mani tremanti e cadde in ginocchio, mormorando:
– Abbiate pietà di me.
La torcia di resina, portata da Gennaraccio, ne rischiarava il volto, ed era così pallido, che la torcia tremò nella mano del bandito, mentre il Guercio lanciavasi verso lei.
Bianca gettò un grido disperato e svenne.
– Presto.... - diceva il Guercio a Gennaraccio - aiutami a portarla fuori di qui, un po' d'aria la farà rinvenire. Come deve aver sofferto!...
Gennaraccio gettò a terra la torcia che arse ancora, presero fra le braccia la fanciulla, la portarono fuori e l'adagiarono sull'erba.
Splendeva un sole magnifico, le allodole volavano a stormi per l'ampia pianura, qualche calandra librata sulle ali, in alto, salutava quella giornata quasi primaverile co' suoi gorgheggi.
Peppe era accorso lui pure; i due uomini ed il monello le stavano d'intorno, Peppe raccoglieva in una scodella di terra un po' d'acqua limpida da un vicino ruscello, la vecchia soltanto stava immobile sulla soglia della capanna come una specie di sinistra sfinge, colle labbra contratte da un sogghigno beffardo.
– Oh!... acqua in bocca.... - le disse il Guercio avvicinandosele.
La vecchia assentì con una specie di grugnito, e fissò il Guercio con quei suoi due occhietti la cui espressione non passò inosservata.
Aveva un occhio solo, ma gli serviva a meraviglia.
Trasse di tasca uno scudo e glielo fece luccicare sotto il naso.
La vecchia lo afferrò inchinandosi umilmente e lo voltava e rivoltava fra le mani, quando dinanzi a' suoi occhi abbagliati dal luccichio della moneta lampeggiò qualche cosa di diverso.
Era la lama d'un coltello che la fece fremere di spavento ed incurvarsi ancora di più verso il suolo, come se vi volesse sprofondare.
– Sono sempre in tempo, per fartene assaggiare la punta - dicevale nello stesso tempo il Guercio - e sono conti che si fanno presto.... lo sai....
– Vergine benedetta!... - esclamò la megera, giungendo supplice le mani - dubitereste di me?...
– Non dubito, ti avviso - concluse il Guercio - è meglio spiegarsi per evitare dei malintesi; qui non c'è venuto alcuno, non hai vista anima viva - e guarda di chiudere quei tuoi occhiacci da spiritata per non vedere dove andremo; in Ciociaria c'è posto per tutti.... e ad essere curiosi ci si può perdere qualche cosa - è vero che del fiato in corpo te ne resta ancora poco, ma se ti preme di conservarlo, la maniera la sai - all'inferno non ci staresti male e la strada per mandartici si trova in un momento.
Il Guercio ricacciò nelle tasche della giacca il coltello e s'accontentò di dare una scrollata alle spalle della vecchia, una scrollata che la scombussolò tutta.
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La fanciulla intanto, di cui Peppe spruzzava la fronte coll'acqua raccolta dal ruscello, e più forse pel contatto dell'aria fresca del mattino, rinveniva.
Le parve di sognare, trovandosi in faccia a quel cielo azzurro, respirando quell'aria, sentendosi avvolta dal tiepido calore del sole.
Il bandito e Peppe erano chini su lei, ma non ebbe paura, girò soltanto a sè d'intorno gli sguardi, come se cercasse qualcuno....
Le pareva impossibile.... che altri.... che non fosse quel qualcuno.... avesse potuto operare quel miracolo.
Un secondo pensiero la fece impallidire di nuovo.
Era essa libera o l'avrebbero forse portata fuori da quella tomba per riportarvela?
Avevano forse avuto paura che morisse? e quell'aria e quella luce ridatale per pochi istanti, gliel'avrebbero forse ritolta?
*
– Sono un amico d'Arturo - le disse Peppe.
Bianca gettò un grido che ebbe la virtù di far trasalire perfino Gennaraccio.
– Oh, grazie, grazie!... - mormorò essa baciando le mani del monello e bagnandole di lagrime.
Era tale il suo trasporto per quelle sole parole pronunciate da Peppe con quel suo slancio fanciullesco, mentre i suoi occhi, nei quali c'era pur qualche cosa che brillava, dicevano tante e tante altre cose, che ogni apprensione ed ogni paura si dileguò dal suo animo e non sentì più che il bisogno di abbandonarsi ad una confidenza intera, senza limiti di alcuna sorta.
Si volse verso colui che aveva veduto chino egli pure su di lei, e, benchè fosse quegli che l'aveva chiusa in quella tomba, gli rivolse uno sguardo, come se a lui pure volesse dirigere una parola affettuosa; ma Gennaraccio erasi alzato e stava parlando col Guercio.
– Parola da bandito - gli diceva - ti dico io dove devi condurla. A Roma no. Sono dei miei, e quando ho detto loro una parola io, è più sicura che in chiesa.... non ve la stanano neanche se ci si mettessero tutti, e ci si fa ammazzare se non li accoppiamo prima loro. Ti garba?
– Sì - rispose il Guercio dandogli la mano.
– Sta bene.
– È lontano?
– Tre miglia. Mi presti il tuo cavallo e m'aspetti qui.
Gennaraccio s'avviò verso il barroccino, vi montò sopra, scambiò un cenno col Guercio, frustò il cavallo ed in breve disparve.
Il Guercio ritornò verso la fanciulla. Tra lei e Peppe s'erano già dette tante cose, che il Guercio non ebbe bisogno di aggiungerne delle altre.
Le fece comprendere soltanto che non potevano rientrare in Roma per non compromettere quello che avevano fatto - le disse che le avrebbero trovato un ricovero sicuro e che Arturo sarebbe informato di tutto.
– Coraggio - concluse egli - siamo poco di buono.... ma che volete? in certi casi quando si può uscire dal peggio è già qualche cosa; il fatto si è che vogliamo salvarvi.
Un lieve sorriso sfiorò le labbra di Bianca.
Peppe sentì il dovere di spingere la sua galanteria fino a baciarle le mani, e Bianca lo lasciò fare.
Non era stato il primo lui a dirle:
*
Le ore, quando si parla di tutte quelle cose di cui parlavano essi, quando si danno e si chieggono spiegazioni di cose.... che non si sanno neppur spiegare del tutto, passano in un attimo, e Bianca, Peppe ed il Guercio parlavano ancora quando arrivò Gennaraccio.
Egli non fece che scendere dal barroccino, scambiò qualche parola col Guercio e si ricambiarono una nuova stretta di mano, affermando il loro patto.
Bianca fu fatta salire sul barroccino, il Guercio si pose al suo fianco, Peppe si accomodò di dietro alla meglio.... tributando un sorriso, forse non di compiacenza, alle sue antiche abitudini.
In meno di mezz'ora essi fermavansi dinanzi ad una piccola casetta alle falde di monte Circello, in giù.... a destra verso Terracina.
La casetta era circondata da una siepe - le passava d'innanzi un largo fossato che tagliava, per così dire, una vastissima pianura, e bisognava passare, per entrarvi, sopra un ponticello di legno.
Tutt'intorno, non l'ombra d'un villaggio, - non una mandria, - non una capanna; - e di fianco la boscaglia - i massi neri dei monti - a sinistra una lunga fila di pioppi che fiancheggiavano un lungo tratto di terreno coltivato a granturco ed a frumento - qualche vite - dei fossi; l'aspetto però del luogo dove stava per essere ospitata Bianca, ad onta di quell'isolamento che poteva destare delle apprensioni, era invece rassicurante.
Dal cortile cantava un gallo e strepitava per venti; i passeri cinguettavano sui pioppi, i colombi tubavano sulle grondaie, o svolazzavano, inseguendosi per gittarsi nel fitto della boscaglia; nei fossi gracidavano le rane.
– Ci siamo - avevale detto il Guercio.
– Ohè!... là.... Tito - gridò egli, dopo aver fatto scendere la fanciulla dal barroccio ed affidato il cavallo a Peppe. A quel grido seguì un fischio acutissimo.
La fanciulla se ne spaventò quasi.
Una delle finestre della casetta si aperse subito e vi si affacciò un uomo.
– Sai chi siamo - gli disse il Guercio.
L'uomo rispose con un gesto, la finestra si rinchiuse.
Pochi momenti dopo la porta del ponticello veniva aperta; l'uomo avvisato dell'arrivo dei nuovi ospiti s'era messi indosso i suoi abiti da festa e faceva loro tanto di cappello.
Di cappello però non ne aveva; egli girava e rigirava tra le dita una berretta che accusava un bisogno assoluto d'essere cambiata con una nuova, e la fanciulla non avrebbe dovuto far altro che credersi una principessa qualunque reduce dopo lunga assenza al castello de' suoi padri, per vedere in lui il vecchio servo che umiliava a' suoi piedi tutta la sua devozione.
Bianca però, sorpresa da tutto quell'insieme di strano che succedeva intorno a lei, era troppo agitata per poter permettersi il lusso di simili fantasticherie; essa accontentavasi di guardare quell'uomo sul cui volto la paura ed il rispetto, ma un rispetto più pauroso che devoto, alternavano la loro impressione.
Travolta in tali avvenimenti dove il reale era assorbito dal fantastico, essa lasciavasi andare.
Dove si arriverebbe?....
Non lo sapeva.
Abbandonarsi all'ignoto.... era la sola cosa che potesse fare.
*
Il Guercio s'avvicinò al contadino, lo trasse in disparte, si parlarono. Bianca osservava; vide che egli traeva dalle tasche una borsa di cuoio, sentì un suono metallico di monete, la bocca del contadino espresse un enorme sorriso, quella del vecchio un sogghigno; essa notò il sorriso del contadino ed ebbe quasi voglia di sorridere essa pure, ma notò pure il sogghigno del vecchio e le si riaffacciarono alla mente vaghe ed istintive paure.
Per quale scopo infatti quell'uomo e quel monello a lei sconosciuti l'avevano tratta di là?... era poi vero che fossero mandati da Arturo?...
Da qualche parola che intese potè capire che anch'essi avevano concorso coll'opera loro al suo rapimento. L'avevano tolta, è vero, da quella caverna, avevano fatto sparire dinanzi a' suoi occhi quella vecchia, come spariscono i fantasmi in un sogno; - quella casa, quella campagna dove era condotta, nulla aveva che potesse spaventarla; ma poi? che volevano essi fare?... quale era il loro scopo?...
Intorno a lei tutto era mistero. Si trovava l'eroina o la vittima d'un romanzo bizzarro quanto strano?...
Che cosa poteva esserci al di là di quella cortina fatale dietro cui non arrivava il suo sguardo?...
*
Tito era rientrato in casa col suo passo più svelto, aveva salutati tutti col suo inchino più cerimonioso.
Il vecchio l'invitò gentilmente ad entrare nella casa, Peppe li aveva seguiti, ed un'ora dopo essi sedevano ad un desco che, se non poteva dirsi sontuoso, dopo tante e tante commozioni, non era disprezzabile.
*
Il gallo che li aveva salutati col suo chi-ri-chi-chi più impertinente, non cantava più e, vittima espiatoria, aveva dovuto offrire le sue ossa per un brodo.... di cui Bianca aveva troppo bisogno.
Della polpa ne aveva poca, ma pel Guercio bastava, e Peppe l'aveva trovata d'una squisitezza inqualificabile.
Bianca pure ne assaggiò, e finì col riavere sulle gote quel po' di roseo che le stava tanto bene, nello sguardo una espressione più serena, e nel cuore un palpito di speranza.
*
Per dar tempo ad essi di abboccarsi con Arturo per far le cose in modo che non dovessero succedere altri guai, essa dovrebbe starsene quieta in quella casaccia campestre dove nessuno avrebbe potuto sospettare che fosse ricoverata.
Cambierebbe i suoi abiti con altri abiti da contadina, che le sarebbero dati, mentre si andava a fiutar l'aria, come diceva Peppe, ed a farla in barba ai gatti, come affermava il Guercio, in quel gergo che per lei avrebbe avuto bisogno di troppe spiegazioni.
Tutti questi conforti erano stati dati alla fanciulla con franchezza sincera, e si passava così dal dramma all'idillio, compìto dalla faccia bianca e rossa del contadino, il cui sorriso semi-ebete lo privava della possibilità d'essere sospettato un personaggio da tragedia.