Ulisse Barbieri
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Capitolo XXVIII IN FAMIGLIA

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Capitolo XXVIII
IN FAMIGLIA

Anche senza quell'esclamazione rivelatrice, i lettori e le lettrici l'avranno riconosciuto.

Un'azione come quella non poteva essere fatta che da lui.... da quella canaglia del nostro Peppe, e sarebbe stato un volergli rubare la parte di simpatia che gli spetta di pieno diritto, sostituendogli un altro eroe qualunque.

Ma che fa a Caserta?... e se c'è lui.... allora....

Precisamente!...

Il resto viene da : ci deve essere Bianca, ci devono essere Arturo ed il Guercio.

*

Arturo, lasciando il casolare di Tita in Ciociaria, l'ha pensata infatti da persona che non ha la testa nelle nuvole.

Bisognava allontanarsi da Roma; la più semplice misura di prudenza glielo imponeva: aveva delle faccende a Capua, avea trovati protettori a Bianca per farle patrocinare dinanzi al tribunale della curia vescovile di Roma l'affare dell'eredità contestatale.

Bianca aveva bisogno di calma, a Caserta ne troverebbe; egli vi conosceva una brava famiglia, che della brava gente ce n'è dappertutto, senza che per questo vi manchi.... anche quella che non c'è.... e vi portò la sua Bianca.

Vi è dunque da due giorni; la vecchia ne è stata avvisata, e non le dovrebbero mancare presto neppure i baci della sua vecchia nonna, che deve morire dalla voglia di sentirsela un po' sulle ginocchia per tirar giù quattro brontolatine a modo suo.

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All'albergo della Colomba bianca si era in piena baldoria. Si andava a gara per riempire il vuoto operato dal digiuno nello stomaco del saltimbanco, ed in quell'entusiasmo umanitario, che si scatenava su lui con una specie di delirio, le sue facoltà digestive erano poste alla più assoluta delle prove.

Al piccolo Sbalatoff avevano fatto bere persino del Marsala, i suoi begli occhiettini luccicavano, e tutto l'idealismo di quel suo visettino pallido che si poteva paragonare a quello dei putti di marmo scolpiti sulle colonne, sui cornicioni o di fianco agli acquasantini delle chiese, aveva subìto una trasformazione compiuta.

Si poteva paragonare ad un piccolo Bacco, a cui non mancasse che la botte per montarci su.

Era però incantevole anche così.... e la donna che l'aveva preso in braccio se ne augurava una copia conforme, lanciando verso il marito delle occhiatacce che lo colpivano sul vivo.... nella sua doppia qualità d'uomo.... e di consorte....

Bisognerebbe dirglielo, adesso!... - gridava il saltimbanco fra una risata ed un bicchiere - bisognerebbe dirglielo, adesso.... di fare il volo dell'aquila!...- ed il piccino, a quell'invito, smaniava come un ossesso e pestava i piedi, trattenuto a stento dalle braccia erculee della sua protettrice, e seguitando a strillare, che voleva fare il volo dell'aquila!...

Peppe, re alla sua volta di quella festa, finì col calmarlo porgendogli un pezzo di pasticcio sul quale, in mancanza di artigli aquilini, egli cacciò i suoi denti bianchi che fecero mirabilia!...

*

Un nuovo personaggio, sconosciuto a quelli della brigata, ma ben noto alle lettrici, erasi fermato da qualche momento sulla porta della sala - godevasi quella scena col più espressivo de' suoi sorrisi, e guardava tutto e tutti col suo unico occhio, che in certe occasioni sapeva far valere per quattro.

Era il nostro Guercio.

Aveva sapute le gesta di quella canaglia di Peppe, e veniva a goderselo tutto, fiero di quella specie di paternità a modo suo che aveva esercitata su lui.

– Ne faremo qualche cosa.... corpo di!... - mormorava egli - certo, che ne faremo qualche cosa!...

Il monello lo vide e gli corse incontro.

Evviva papà Pietro!... - esclamò egli, e trattolo per mano fino alla tavola, lo presentò ai commensali.

Pare che comandi lui.... qui.... - borbottò il Guercio contraccambiando i saluti della brigata.

– Ed ha ragione!... certo.... che ha ragione.... - gridò un vecchietto rubizzo, che provò a Peppe con uno scappellotto tutto lo slancio della sua ammirazione; - dopo quello che ha fatto, egli non ha che da chiedere.

– Un posto per papà Pietro - urlò il monello, saltando sopra una sedia.

Tutti si alzarono.

Era un'ovazione per riverbero, che il Guercio non si sarebbe aspettata, ma egli sapeva far bene le cose sue.... ed avere, a tempo.... della dignità.

S'inchinò, sedette, furono riempiti i bicchieri, ed un'ora dopo, il Guercio anch'egli, benchè avesse premesso che i ragazzi sono ragazzi, e che non è bene riscaldar loro il cervello, trasportato a sua volta dall'entusiasmo generale e dalle bottiglie sturate, finì coll'intonargli un osanna.

Le idee predominanti del Guercio in fatto di doveri.... compreso quello di rubare onestamente.... quando si appartiene onestamente ad una banda.... come d'essere galantuomini quando non si voglia più.... esser ladri, i lettori le conoscono...., ed egli sfoderò tali teorie, che gli ospiti della Colomba bianca, sbalorditi e sorpresi, se avessero avuta a loro disposizione una cattedra, gliela avrebbero offerta per acclamazione, certi che i loro figli sarebbero diventati qualche cosa di straordinario.

…………………………………………………………..

– E dire.... - pensava il Guercio tra - che quella canaglia di laggiù.... non mi ha mai voluto comprendere.

Dall'altezza a cui erasi elevato, egli aveva trovato una frase olimpica.... per fulminare i suoi ex-soci del puntarolo.... Li aveva chiamati: quella canaglia di laggiù!...

Se quella infatti era la bolgia, questo era l'Eden, un Eden dove, invece degli incensi, fumavano, è vero, degli intingoli con patate, e dove, invece del nettare, si beveva dell'Orvieto, dell'Asprigna e del Caluso!...

              


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