Ulisse Barbieri
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Capitolo XXIX TURBAMENTI

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Capitolo XXIX
TURBAMENTI

Mi permetto di far da guida a quella mia tal.... bionda lettrice...., ed è un ufficio che assumerei tanto volentieri....

Sentirei il mio braccio appoggiato al suo.... si camminerebbe l'uno accanto all'altra, pensando molte cose.... senza dirsene forse alcuna.... ma scommetto che indovinerei tutto quello che mi vorrebbe dire....; indovinerebbe ella ciò che vorrei dirle io?...

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Ebbene, Bianca ed Arturo passeggiano propriamente così.

Li vuol vedere?...

Venga con me: siamo in una casetta piccina piccina, una specie di nido…., verso cui Bianca ed Arturo si avviano guardando il cielo, i monti, i campi, e guardandosi un po' anch'essi....

Il nido non l'hanno fatto loro, come le rondini.... ma che importa?...

L'hanno trovato bell'e fatto.... per mezzo della famiglia alla cui protezione aveva già ricorso il nostro innamorato, perchè gli innamorati.... si sa.... metterebbero sottosopra tutto il mondo.... ed il resto per sopra più.... pur di conseguire il loro scopo.

– Sono in Caserta?...

– No, fuori....

Distanti?...

– No.... poco.... In campagna.

Le labbra della mia lettrice si compongono ad un grazioso risolino: un risolino che mette in mostra tutta la doppia fila de' suoi dentini bianchi; e con quel risolino vuol dirmi:

– Ma sa.... che la sua Bianca ed il suo Arturo.... hanno una grande smania per la campagna!...

Darebbe loro torto?...

– No.

– Dunque?...

Vada per la campagna casertana!... Mi ha detto che passeggiano, mi pare.

– Già.

– Li ha veduti?...

– Non ancora....

– Sono .

Dove?...

– Sotto quel viale.... un luogo delizioso.... per discorrere di tante cose.... per guardarsi quando non si voglia discorrere.... per starsene colle mani nelle mani.... guardando il cielo, gli alberi ed i passerotti.... - Il cielo è azzurro come i loro pensieri - gli alberi sono verdi come la speranza e come le tasche di un poeta - la vecchia nonna se la divora cogli occhi la sua Bianca! - le ha già dati tanti baci, da lasciargliene il segno sulle guance - ha dato ad Arturo la sua brava lavata di capo, come si deve - l'ha baciato anche lui.... però, ed ha finito con esclamare, gettandoli uno fra le braccia dell'altra: - Amatevi.... e se anche non la spunteremo coll'affare dell'eredità.... ora che ho saputo tante cose.... i conti col marchese saprò farli io. –

Idillio compiuto, dunque!...

– Mi pare!....

Compiuto?... - insiste la mia bella lettrice.... che non sembra persuasa.... - e Peppe?...

Sicuro!... me ne dimenticavo.

Le sue prodezze acrobatiche si sono sapute da tutti, ed egli non ha mancato di raccontarle anche a chi non le voleva sapere.

Bianca ed Arturo e la nonna ne andarono in estasi - le padroncine della Colomba bianca hanno fatto altrettanto; era ospitato all'albergo, ma la vecchia lo volle con - il saltimbanco, in grazia sua, vede affollata ogni giorno la baracca che ha potuto erigere in piazza - e Peppe vi fa delle scappate di quando in quando, insegnando dei salti nuovi al piccolo Sbalatoff, che si è fatto bianco e rosso come una pesca.

*

Di tutti i personaggi, infine, che sono riuniti in quella specie di oasi - il solo che si tenga in disparte, cupo e preoccupato da tristi pensieri, è il Guercio. Si direbbe un mastino che gironza qua e , intorno alla casa di cui fu fatto il custode, inquieto ad ogni rumore che giunga fino a lui, colle orecchie dritte, col naso per aria, mandando ad ogni istante dei ringhi cupi e minacciosi.

Ad onta però degli irrequieti brontolamenti del Guercio che vi gironzava dintorno, nella casetta alla quale abbiamo accennato si è in pieno affaccendamento.

La bella testolina di Bianca non è mai stata tanto raggiante - non dirò di pallore, ma di gioia - d'una di quelle gioie così vere, così sentite, che sentono l'istintivo bisogno di traboccare dall'anima.

Del resto, il movente di tale effusione non poteva essere più legittimo, più naturale.

Arturo è presso di lei; ha con la nonna, ha Peppe, il quale è tutto affaccendato a scombussolare tutto ciò che la vecchia Anna mette in ordine, e che ad ognuna delle sue occhiate fulminanti risponde con una smorfia.

Egli ha fatto ruzzolare per terra, e c'è montato su coi piedi, nientemeno che un velo bianco diligentemente disteso sopra una tavola, mentre accanto a quel velo c'era una splendida veste bianca a cui non mancavano che pochi nastri per essere compiuta.

Anche a Bianca doveva esser caro quel velo!

Peppe lo pensò. Raccolse il velo con un sorriso, e lo rimise accuratamente al suo posto.

La fanciulla di quando in quando sorride e si fa rossa.... Arturo la contempla con occhi pregni d'amore e.... e la vecchia si soffia il naso sbirciando al di sopra dei suoi occhiali quella coppia innamorata, con un par di occhiettini a cui una bella lagrimona aggiunge una lucentezza maggiore.

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Sono circa le undici, e l'affaccendamento continua.

Sulla strada che conduce alla casetta c'è un viavai di gente. Arrivano due carrozze. Da esse scendono quattro persone, due uomini e due signore; entrano in casa, ci stanno un momento. Intanto arriva un'altra carrozza. Bianca vi sale, sorretta dalla nonna, che per la solenne occasione s'era indossato l'abito riservato da sessanta anni per le grandi occasioni, con nastri alla cuffia e con un magnifico scialle di pizzo.

Bianca, col suo candido velo, con la bianca veste adorna di fiori, sembra un essere aereo, una di quelle visioni intravviste soltanto nei sogni.

I cocchieri fanno schioccare allegramente le loro fruste; i cavalli sbuffano, s'impennano, partono; e le carrozze, ravvolte in una nube di polvere, non si fermano che dinanzi alla chiesa maggiore di Santa Lucia.

Un'ora dopo, tutto era finito.

*

La casetta animata prima da tanto movimento è rimasta deserta. La vecchia Anna un po' colle brusche un poco colle buone era riuscita a persuadere Peppe di restarci ad attendere il ritorno degli sposi.... ma che!... Peppe sentiva di morirci.... aveva il suo abito da festa anche lui da sfoggiare; perchè starsene .... ad aspettarli? Egli si affacciò alla finestra - stette immobile ad ascoltare, finchè non sentì più lo scalpitar dei cavalli - seguì collo sguardo la nube di polvere che si lasciavano dietro e che avvolgeva tutto in una specie di nube gialla....

Filiamo!... - disse a stesso.

Stava per staccarsi dalla finestra, ma trasalì improvvisamente.

Eragli sembrato di vedere un uomo dietro la siepe dell'orto su' cui sentierucci aveva sfoggiato un'infinità di capriole.

Egli si trasse indietro colla sua furberia abituale, ma il cuore gli palpitava in petto con strana violenza.

Ebbe egli forse istintivamente il presentimento d'una sventura? Fiutò vicino un pericolo? Non lo sapeva.

Eragli sembrato che quell'uomo si fosse chinato e nascosto dietro la siepe quando egli per caso guardò verso l'orto.

La vecchia Anna, per assicurarsi che egli non potesse disturbare colle sue monellate la severità della cerimonia, persuasissima che le sue raccomandazioni, come le promesse di Peppe, erano valide sino ad un certo punto, ma non erano moneta corrente su cui fare troppo calcolo, aveva pensato bene di chiuderlo in casa.

Era dunque prigioniero, ma che cos'era per lui scavalcare un balcone? attaccarsi ad una ferrata e trovarsi mentre uscivano dalla chiesa, per provare loro che era capace di fare.... quello che voleva lui?...

Il suo piano egli l'aveva già ideato, ma se l'uomo da lui veduto, o che aveva creduto di vedere, era .... per qualche scopo, si trattava di ben altro che di farne una delle sue.

Qualche cosa, che non avrebbe saputo definire, gli diceva che non si era ingannato.

Dopo essersi ritirato rapidamente, egli guardò ancora con molta preoccupazione verso l'orto, senza mettere fuori il capo dalla finestra, ma attraverso ad una fessura della persiana.

L'uomo, credutosi solo, poichè c'era, stava in quel momento scavalcando la siepe.

Peppe impallidì.

Aveva riconosciuto il Gigante.

Il Gigante aveva scostati alcuni rami della siepe, e col suo passo da sciacallo erasi inoltrato nell'orto.

Che fare?...

Calare dalla finestra era impossibile, sarebbe stato veduto.

Eppure una risoluzione bisognava prenderla, ed egli non poteva restare .... inerte, dinanzi alla certezza del pericolo, rappresentato troppo evidentemente dalla presenza del puntarolista in quel luogo.

Era solo?... C'erano altri.... con lui?...

Questi e tanti altri pensieri agitavano Peppe, che non lo perdeva di vista.

Il Gigante guardava verso la strada, colla mano nelle fonde....

– Ci deve avere qualche cosa.... nelle fonde.... - pensò Peppe.

*

La strada era deserta, nessun rumore neppur da lontano, polvere e sole...., null'altro. Doveva al certo aver luogo in quel momento la cerimonia nuziale.

*

Quando dopo un istante riguardò nell'orto dalle fessure delle persiane semichiuse, il Gigante non c'era più.

Doveva però essersi appiattato in qualche posto, e stava forse cercando un mezzo per entrare in casa.

Quando uno vuol fare un colpo del genere di quelli a cui egli preparavasi, gli arnesi indispensabili.... non possono mancare.

Peppe, con quel tatto speciale che lo distingueva, si scostò dalla finestra, uscì dalla camera, imboccò in punta di piedi, per non far rumore, un piccolo corridoio, ed invece di guardare fuori, ascoltò.

Quello che aveva intuito, successe.

Sentì lo stridìo sottile che produce un grimaldello introdotto cautamente in una toppa.

Si stava sforzando la porticina di dietro.

Dalla parte dell'orto, dunque, la via era libera.

Mentre il Gigante stavasene occupato nella sua operazione, egli poteva sgattaiolare giù dalla finestra, lanciarsi sulla strada e arrivare in tempo per sventare il colpo.

Concepire il pensiero e metterlo in esecuzione, fu per Peppe l'affare d'un momento.

Egli era al secondo piano, e le finestre del primo erano munite di un'alta inferriata, servibilissima anche quella.

Par fatta apposta - pensò Peppe, che era già penzoloni fuori del balcone, aggrappandosi colle mani al parapetto. Non poteva però toccare coi piedi l'inferriata.

C'era almeno un mezzo braccio di distanza.

– Uno.... due, tre!... - disse mentalmente a stesso - rinnoviamo i prodigi dell'Aquila del Mississipì - e si lasciò andare con tale colpo d'occhio, da aggrapparsi come uno scoiattolo alla sbarra sporgente della ferrata.

Il ferro gli scorticò abbastanza il palmo delle mani, ma egli non vi abbadò più che tanto!... sdrucciolò sui ferri, toccò coi piedi il secondo davanzale, spiccò un salto e si trovò in piedi a pochi passi dalla strada.

In quel momento, dal fondo della strada sentì uno scalpitìo di cavalli, un rimbalzare di ruote, un rumore di sonagli.

Arrivano ora.... - mormorò Peppe, impallidendo - per l'inferno.... potevano bene aspettare un po'....

Il Gigante si slancia verso la strada prima di lui - non lo vede neppure, perchè Peppe si china rapidamente dietro la siepe che fiancheggia la via, e che divide la casa dalla strada.

Due carrozze vengono infatti verso la casa, ravvolte in una nube di polvere. Dinanzi al Gigante però, e strappando un grido di sorpresa a Peppe, sorge improvvisamente, sbucata non sa egli pure da dove, una figura umana; si sentono due colpi d'arma da fuoco, vede due uomini che si gittano l'uno contro l'altro, che si avvinghiano, che lottano - quel gruppo si agita in mezzo alla strada per un istante, poi uno dei due uomini barcolla e rotola nella polvere, trascinando nella sua caduta l'altro, che si solleva però quasi istantaneamente.

Peppe l'ha riconosciuto; è il Guercio - egli ha messo un ginocchio sul petto del Gigante, vede un braccio che si alza - sotto il raggio del sole vede balenare un ferro, il braccio si abbassa; sente un grido rauco, un rantolo.

Il coltello del Guercio ha squarciata la gola del Gigante.

Il Guercio si rialza, lordo di polvere e di sangue, che i cavalli della prima carrozza gli sono quasi sopra.

Dalla seconda carrozza due grida di spavento avevano già risposto alle due detonazioni.

Bianca, pallida e tremante, si stringe spaventata contro il petto d'Arturo.

– In tempo!... - dice loro il Guercio, accennando il Gigante che dibattesi nelle ultime convulsioni dell'agonia - purchè mi resti quello di svignarmela.... - aggiunse; - coi gendarmi avrei troppi conti da regolare.

*

Due mesi dopo, Arturo, che erasi stabilito colla sua Bianca e colla vecchia nonna a Capua, validamente appoggiati per propugnare al tribunale ecclesiastico la eredità di Bianca contestatale dal marchese D..., riceveva da Terracina questo avviso:

«CIRCO SBALATOFF

Direttore-proprietario Pietro Strini (detto il Guercio).

Oggi domenica, doppia rappresentazione alle ore ed alle ore 8.

Vi si vedranno le più grandi meraviglie del mondo.

Compresa l'Aquila del Mississipì.

Il più grande fenomeno acrobatico.

Si eseguiscono giuochi impossibili.

Si presenterà al pubblico un asino ammaestrato.

Vi si vedrà un selvaggio che parla e che mangia del fuoco vero.

Primi posti centesimi 30 - secondi 20 - terzi 10.»

L'avviso era accompagnato da questa lettera:

«Egregio signor Arturo,

«Grazie alle generosità della S. V. che si è degnata di aiutarci, io e Peppe siamo quasi.... proprietari.... Peppe sbalordisce me a forza di ciarle ed il pubblico a forza di capriole.

«Siamo soci del famoso Sbalatoff, che mi ha aiutato a svignarmela sulla sua carretta; mi travestì da saltimbanco, e, visto che un mestiere ne vale un altro, tanto per cambiare il primo, approfittai dell'occasione.

«Gli entusiasmi di Caserta hanno deciso Peppe ad abbracciare la carriera, e se non è ancora del tutto.... diverrà un fenomeno.

«Laggiù.... hanno finito col questionar troppo, ed è successa una retata, a favorire la quale deve esserci concorso l'amico Gennaraccio.

«Se l'è sempre intesa.... colla nera.... ed avrà pensato bene di sbarazzarsi dei puntarolisti dei Monti per favorire la sabbia del Trastevere.

«Noi stiamo benissimo, alla larga.... e sono stato tanto canaglia io, che ci metterò tutto il mio impegno per fare di Peppe un galantuomo

 


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