Lodovico Antonio Muratori
Della forza della fantasia umana

Ai lettori

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Ai lettori

Il sapere, cioè l'essere dotto, e l'ignoranza, cioè il non sapere di lettera, costituiscono due diverse repubbliche, spezialmente in Europa, e queste di fortuna ben diverse. Cioè la prima creduta felice e gloriosa, e l'altra ignobile ed infelice. L'ignorante per lo più stima, e talvolta anche ammira i dotti; e all'incontro proprio è de i dotti il mirar con compassione, e talvolta con disprezzo la condizion degl'ignoranti. Né può già mettersi in dubbio, che dall'ignoranza scaturiscano molti mali, e dal sapere assaissimi beni. Contuttociò due curiose lezioni accademiche si potrebbono formare, nell'una per mostrare, quanti beni accompagnino l'ignoranza; e nell'altra per accennare, quanti mali provengano dallo stesso sapere. E giacché alcuni dotti deridono la goffaggine di tante persone, potrebbono vicendevolmente anche gl'ignoranti ridere dietro a i dottori, se arrivassero a conoscere, quanta sia la moltitudine delle cose che queste arche di scienza non possono sapere, e quanta l'altra delle cose, che molti scienziati ed eruditi credono di sapere, e pur non sanno. Però chiunque è saggio, applicandosi allo studio delle lettere, non solamente mai non insuperbisce, non isprezza chi non sa; ma impara anzi ad umiliarsi, perché viene a chiarir la limitazione del proprio intelletto, e l'insufficienza sua ad iscoprire l'essenza, le cagioni, i moti, e le modificazioni di tante cose, dalle quali per altro è certa ed indubitata l'esistenza. Ora non vi ha altro oggetto, che dopo il sommo e adorabile principio nostro Iddio, tanto importi all'uomo di conoscere, quanto l'anima nostra. E pure convien confessarlo, questa mirabil fattura delle mani di Dio resta attorniata da non poche tenebre; quest'anima, che conosce tante e sì varie cose fuori di sé, pena di molto a conoscere se stessa. Siam certi della sua esistenza. La filosofia ci somministra argomenti fortissimi, per asserirne la spiritualità ed incorruttibilità, sia la sua immortalità; e di queste sue prerogative siam poi assicurati dalla santa religione di Cristo. Ma come ella operi nell'interno nostro, & onde vengano tanti bei concerti, ed anche sconcerti ed errori; tante buone o perverse elezioni, per tacere non poche altre quistioni intorno alla medesima: noi non arriviam bene a discernerlo. E ciò, perché si tratta di uno spirito, o sia di una sostanza spirituale, non avendo noi un'idea completa di quel che è spirito, né potendo i sensi aiutarci punto a tale scoperta, perché solamente messaggieri della superficie e modificazione esterna delle cose materiali. Se troviamo anche del bujo intorno alle ruote interne della parte corporea dell'uomo: quanto sarà poi più facile l'urtar nelle tenebre intorno alla parte spirituale del nostro composto, che non è suggetta alla giurisdizion de' sensi.

Tutto questo nondimeno non fa, che ci manchi il sole, allorché parliamo dell'anima nostra; imperciocché restano chiari gli effetti maravigliosi di questa nobile sostanza; ed essi conducono ogni sano intelletto a riconoscerne la suprema cagione, e ad ammirar la penetrazione e la forza a lei data da Dio, per muovere e regolar dispoticamente le azioni contingenti del corpo, per maneggiar le scienze e le arti necessarie o utili al buon governo de' popoli, e per procacciar tanti beni e comodi alla vita umana. Né pure sappiam determinare, di che sia composto lo sterminato corpo del sole; né come esso mai non resti esausto per tanta espansion di fuoco e di luce; né se stia fermo o si muova, per tacer tanti altri fenomeni spettati ad esso, e a i suoi pianeti. Ma non lasciam per questo di avere evidenza del sole, e di tanti suoi benefici effetti. Avendo io pertanto trattato in un precedente Opuscolo delle forze dell'intelletto umano, ho creduto non inutil fatica il trattare ora delle forze della fantasia umana, o sia dell'immaginazione o immaginativa dell'uomo, cioè di quell'arsenale, di cui l'intelletto, potenza o sia facoltà spirituale, si serve per pensare e discorrere sopra un'infinità di cose, che egli apprende e conosce per mezzo di questa materiale potenza. Così oso ed oserò io di nominarla, chiedendone prima licenza da i signori filosofi. Certo è, che c'incontriamo ancor qui in diversi burroni, entro a i quali non può penetrare il guardo nostro. Tuttavia abbastanza abbiam per asserire col consenso de' migliori filosofi l'esistenza della fantasia nel capo dell'uomo; e per riconoscere, che spezialmente in essa consiste il commercio dell'anima col corpo; e che l'influsso della medesima fantasia gran parte ha non solamente nelle meditazioni, ma anche nelle azioni umane, e sopra tutto nelle morali. E se è così, ne vien per conseguenza, doversi tenere per cosa di non lieve importanza lo studiarsi per quanto si può, di scoprire ciò che sia, ciò che possa, e ciò che più spesso operi la nostra fantasia in utile o danno non men della repubblica, che delle private persone.

Ha già quasi un secolo e mezzo, che Tommaso Fieno da Anversa medico pubblicò un suo trattato de viribus imaginationis, a cui non mancò plauso in que' tempi, perché lavorato con tutti gl'ingredienti e l'apparato della scuola peripatetica, la quale era tanto allora in voga, cioè con quistioni, conclusioni, obbiezioni, e risposte, e con decidere sempre secondo la vera, e creduta mente dell'irrefragabil Aristotele, di Avicenna, di Averoe &c. Vivande tali, così secche, e mal condite, non si confanno più col palato de' moderni. Ma quel, che più importa, il titolo di quel libro promette molto, e pochissimo. Cioè invita i lettori ad un ricco e lauto banchetto; e poscia alle pruove si trova ridursi tutto lo studio di esso autore, a cercar solamente, se la fantasia possa crear morbi nel corpo proprio o altrui, e curarli; e se quella delle madri abbia forza sopra i loro feti: nel che si occupa la maggior parte di esso libro. Oh ben più vasto è il campo della nostra immaginazione, ed assaissime altre ricerche restano da fare in quel recondito magazzino; in guisa che ancorché io sia per proporne non poche altre, che giudicherò più a proposito, tuttavia né pur mi lusingo di aver pienamente esausta questa materia. Non aspetti poi il lettore, ch'io mi metta a riferire, quai fossero i sentimenti degli antichi filosofi intorno alla fantasia, né dove i peripatetici la allogassero, e come la dividessero in più funzioni. Il Gassendo ha soddisfatto a questa parte di erudizione, la quale per altro a nulla serve per farci intendere il vero sistema della nostra immaginazione. Sia in oltre a me lecito il toccar lievemente ciò, che per conto di essa appartiene alla medicina, essendo certo, che possono provenir molti dissordini e malori al corpo umano a cagion della fantasia o troppo agitata o lesa; siccome all'incontro la medesima ha forza di guarire anche istantaneamente alcuni mali, massimamente nelle donne, cagionati da ostruzioni de' fluidi, e dall'impedita circolazion degli spiriti animali, e vitali. Intorno a ciò son da vedere varj medici, che ne han trattato, e ne parla anche il suddetto Fieno, con dottrine nondimeno, che oggidì farebbono torcere il naso, o sbadigliare, se ardissero di venire a mercato. Finalmente trattandosi di materia di difficil digestione, non si han da aspettare da me, molto men da esigere dimostrazioni in quello, che sarò per dire. Non si è trovato, né si troverà mai microscopio, che ci conduca a discernere le maniere, che tien l'anima, perché spirito invisibile, nelle sue funzioni. E quantunque sia da noi creduta la fantasia una facoltà materiale, e la sua sede nel cerebro: puremen colà potrà mai penetrare l'occhio nostro, per iscoprirne le da noi appellate idee e fantasmi. Convien ancor qui, come in tante altre ricerche, contentarsi del verisimile; e chi più di questo può apportarne, maggior plauso ancora ne dee sperare.


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