Lodovico Antonio Muratori
Della forza della fantasia umana

CAPITOLO PRIMO Della differenza dell'intelletto e della fantasia umana, e particolarmente della prima di queste due potenze.

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CAPITOLO PRIMO

Della differenza dell'intelletto e della fantasia umana,
e particolarmente della prima di queste due potenze.

Allorché il filosofo cristiano si mette a meditare tanti e sì varj enti, che compongono l'universo mondo, non può dispensarsi dallo stupore in osservando la sorprendente grandezza, o l'ingegnosa struttura, o l'ordine maraviglioso di un gran tutto, e di tante sue parti. Questa meditazione non solo è sufficiente ad alzare, ma necessariamente alza il pensiero umano a riconoscere un ente superiore, perfettissimo, eterno, esistente da sé, dotato d'infinita potenza, per formare un sì vasto e maestoso emporio di creature, e d'infinita sapienza, per architettare una sì prodigiosa ed ampia fabbrica con tanto artifizio, e con sì ingegnoso legamento di tutte le sue parti. Ma delle cose, che si veggono su la terra, niuna è capace più dell'uomo stesso di darci una grande idea di questo sapientissimo e potentissimo artefice, che noi appelliamo Iddio. Ordinariamente si suol dare all'uomo il pomposo titolo di microcosmo, o sia di un picciolo mondo. Non ardirei dire io, che a me, e a pari miei convenisse un sì glorioso nome. Quel che nondimeno è certo, una mirabil fattura delle mani di Dio merita ben l'uomo di essere chiamato. Se si considera la parte sua corporea, per cui è simile agli animali, sì varie, sì delicate, sì artificiose troviamo le ruote, cioè i solidi e i fluidi, e gli organi e i sensorj di questa macchina, che insensato convien che sia, chi non passa ad ammirare e benedire l'invisibile, ma necessario, autore di operaindustriosa. Molto più senza paragone dee eccitar lo stupore, considerato l'uomo nella più nobil parte sua, cioè nell'anima ragionevole, per cui si assomiglia agli angeli, la quale unita al corpo, qual regina ivi comanda, e coll'ajuto di questo suo servo tante cognizioni acquista nelle scienze, nell'arti, e nelle umane azioni, che tutte possono cooperare alla conservazione, al comodo, diletto, e buon regolamento sì della repubblica, che di cadaun particolare.

E pure di queste due sostanze, che compongono l'uomo, l'una spirituale ed incorporea, e l'altra materiale, quante cose ci sono, che si nascondono al nostro guardo? Ne conosciamo chiaramente gli ; ma non possiam giungere a discernere molte delle cagioni e maniere del loro operare, perché i sensi nostri non han forza di penetrare in quel gabinetto, né di osservare i varj loro ordigni e movimenti. Per quel che riguarda l'anima, certo è sentirsi da noi, che la sede sua propriamente nel capo nostro; ma con tutto questo non ne possiamo assegnare il preciso suo sito; e l'averla il Descartes collocata nella glandola pineale, tuttoché sia una lodevole immaginazione, pure non è più che una immaginazione. Per conto poi della fantasia troveremo esserci nell'esame di essa non poche cose incomprensibili, e contuttociò innegabili. Il che nondimeno non ha da trattener noi dal considerar questi arcani, per ricavarne quel più probabile o verisimile, di cui è capace il corto nostro intendimento. Presentata una mostra da orologio ad un rozzo contadino, egli osserverà ed ammirerà quel regolato modo, che ci fa avvertiti del corso e della divisione del tempo; ma non saprà immaginar la cagione di quei movimenti sì ben concertati, se non si apre quella macchinetta, per fargli veder le ruote, e se non gli si dia ad intendere la forza della molla occulta. La prima volta, che l'orologio da ripetizione fu portato in Francia dall'Inghilterra, per dono fatto dal re Carlo II al re Luigi XIV né pur seppe l'orologiere di esso re scoprirne il segreto, perché nascoso dagl'inglesi, finché una persona più di esso perspicace arrivò a discernere tutto. Tanto non possiamo sperar noi nella considerazione di assaissime fatture, che vengono dalla mano di Dio, artefice, senza alcun paragone più saggio & industrioso, che tutti gli uomini; e molto meno in contemplando la più ingegnosa delle poste sulla terra, cioè dell'uomo stesso. Quel solo, che a noi è permesso, consiste in conoscere mercé della diligente notomia, da assaissimi ingegni e strumenti confermata, la struttura delle parti più grossolane del corpo umano, perché sottoposte all'esame degli occhi. Ma non per questo abbiam maniera di ravvisar moltissime segrete vie e forze dei fluidi e dei nervi del corpo umano. Tutto abbiamo in bocca gli spiriti animali, cioè gl'immaginiamo senza mai averli veduti, e senza poterli vedere. Tuttavia discutiamo intorno alle cagioni della digestione, cioè di quella maravigliosa trasformazione di uno, o pur di differenti cibi in chilo e latte. Più stupenda ed incognita ancora è la costituzione e forza del seme, con altre particolarità spettanti alla generazion dell'uomo e degli altri animali, e alla trasformazione di varj insetti. Quanto più si studia, tanto meno s'intende di questi ed altri simili effetti naturali; e solamente intende il saggio cristiano filosofo, che dobbiam tanto più riconoscere e lodare quella sapientissima mente e cagione, che ci ha fabbricati, quanto men sappiamo scoprire le finezze del suo ascoso artifizio.

Prima dunque di metterci in cammino, per conoscere qual cosa sia la fantasia dell'uomo, di cui ora prendo a ragionare, convien osservare l'essenzial differenza, che passa tra essa fantasia, e la mente umana. A me sia lecito colla scorta dei più accreditati filosofi di mettere due distinte potenze nell'uomo, l'una spirituale, l'altra corporea. La prima, è da noi appellata mente, o sia intelletto ed intendimento umano, che è la facoltà primaria e più essenziale delle creature ragionevoli, o la funzione più rilevante dell'anima nostra. Vi ha qualche moderno filosofo, che non vuol riconoscere in essa anima umana per due facoltà distinte l'intelletto e la volontà, sostenendo essi, che l'intendere e il volere non sono che azioni diverse della medesima anima. Poco importa il disputare di questo. Per fare in quella maniera, che si può qualche notomia dell'indivisibile spirito umano, e delle sue azioni, sempre gioverà il valersi della distinzione suddetta d'intelletto e volontà, come di due facoltà o potenze, che producono atti molto differenti fra loro. Aristotele e i suoi seguaci immaginarono nell'anima dell'uomo altre potenze, come la cogitatrice, l'estimatrice, la memoria, la reminiscenza, la conformatrice, la concottrice, l'appetitiva, le motiva, ed altre simili, che son tutte divisioni ideali, benché certi sieno gli atti attribuiti a queste immaginate potenze. Situarono ancora nella parte deretana del cerebro la facoltà memoratrice; la fantasia nella parte anteriore di esso cerebro, o sia nella fronte; e l'intelletto nel mezzo di questo. Ma noi possiam bene immaginare così fatti ripostigli e partimenti nel capo umano, ma senza poterne rendere ragione o pruova alcuna, che vaglia. È lecito bensì agli astronomi il dividere in varie provincie il disco lunare, e dare il suo nome a cadauna di esse, perché quel globo lo veggiamo, ed è infallibile contener esso una vasta estensione, quantunque inferiore di molto all'ampiezza del globo nostro della terra. All'incontro microscopio non si , che possa scorgere le sedi e la maniera delle sottili mozioni dell'anima umana. È assai, che perfettamente conosciamo queste mozioni. Quanto all'argomento, che io mi son proposto di trattare, convien ravvisare attentamente ciò, che significhi intelletto, che anche si vuol appellar mente. Noi con questo nome intendiamo la facoltà o potenza, che ha l'anima nostra di pensare, cioè di apprendere le idee delle cose, di combinarle, di divederle, di astraere, di giudicare, di formar assiomi universali, di raziocinare, di far altre simili azioni, delle quali è solamente capace un ente ed agente reale spirituale, ed è incapace la materia, per quanto si voglia organizzata e sottilizzata.

Mirate ora la gran serie delle fatture, onde è composto il cielo e la terra, tutte procedenti a dirittura dalle mani dell'onnipotente Creatore, senza che alcuno degli uomini sia intervenuto ad ajutarlo, essendo l'uomo interamente anch'esso una di queste fatture. Che magnificenza, che varietà, che artifizio, che ordine da pertutto! Perché siamo assuefatti a veder tutto le opere di Dio, né ci mettiam mai a considerarle per tutti i lor versi, né ci compariscono per maraviglie, come sono in fatti. Rivolgetevi poscia ad un'altra innumerabil serie di cose, tutte nate dall'industria e dal raziocinio del uomo, e troverete ancor qui un altro ampissimo teatro di meraviglie. Tutte le scienze e l'arti riconoscono il lor principio, progresso, e compimento dall'intelletto umano, che raziocinando, cioè inserendo una cognizione dall'altra, ha provvisto al bisogno, ha moltiplicato i comodi della vita umana, ed ha scoperto il vero, il buono, e moltiplicato il bello di tante cose, per rendere più felice il nostro genere, se sappiamo servircene in bene. Di tutto si dee la gloria a Dio, perché dono suo è quell'intelletto medesimo, la cui industria ha prodotto e va producendo tante invenzioni ed opere della mano degli uomini, che si mirano nella vasta fiera del nostro basso mondo. Ma questo motore immateriale, che da noi si chiama intelletto o mente, poco avrebbe fatto, poco potrebbe operare nello stato presente della vita, se il supremo artefice non ci avesse forniti dei sensi e della fantasia, cioè di organi materiali, che avvisassero la mente degl'infiniti oggetti esterni, e delle lor configurazioni, movimenti, ed effetti. L'anima ragionevole, chiusa nel capo umano, non è diversa da un re o regina, che sempre se ne stesse ritirata nel suo gabinetto. Conoscere e reggere i suoi sudditi non sarebbe permesso a questo regnante, ove non tenesse molti, e varj ufiziali, che di mano in mano fedelmente gli riferissero, quanto succede nel popolo e fra i privati. Tale ognun può scorgere, che è il sistema dell'uomo. Siccome vedremo, i sensi quei sono, che dan ragguaglio alla fantasia di quanto essi han raccolto dall'esistenza delle figure, e dalle azioni de' corpi, o sia degli enti materiali. Per mezzo poi della fantasia questa relazione passa all'anima, cioè alla mente, la quale per tal via giunge a conoscere entro il capo con tal sicurezza per lo più le cose poste fuori di noi, come se a dirittura le vedesse, le udisse, le toccasse &c. Passiamo dunque ad osservare, qual cosa sia la fantasia, e a dirne quel che si può: giacché Dio l'ha formata in maniera, che per varj riguardi può anch'essa entrar nella classe degli arcani.


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