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Che la fantasia è un meraviglioso lavoro
della potenza e sapienza di Dio.
Chiunque sa contemplar le opere di Dio in tante fatture, che vengono a dirittura, come siam soliti a dire, dalla di lui mano, facilmente truova essere il più mirabil magistero quello dell'uomo, e spezialmente l'anima ragionevole da lui fabbricata ad immagine e similitudine sua. Ma nell'uomo noi non siam soliti a ben considerare, quanto sia meravigliosa l'architettura della sua fantasia; e pur lo merita ben essa per darne la dovuta lode a quell'infinitamente saggio ed onnipotente artefice, che solo può e sa far cose grandi. Abbiam detto, che l'anima umana sta chiusa nel capo nostro, come in una nobil prigione, o per dir meglio in un gabinetto regale, dove esercita il suo imperio. Ministri suoi sono i sensi, la fantasia, il libro, dove ella va a suo piacimento leggendo, quanto de' corpi esterni, e delle cose passate e presenti ivi si truova scritto; la meditazione sua forma il consiglio segreto di questa regina, dove si van ventilando le varie materie occorrenti, e si prendono le risoluzioni. A noi sembra, che l'anima esca fuori del suo picciolo palagio, allorché indirizziamo i pensieri alle cose, che son fuori di noi, e lontane da noi, come quando un amante pensa ad un oggetto amato; il viandante alla nota città dove è incamminato; la madre a i figliuoli, che ha lasciato in casa. E pure il pensar dell'anima altro non è, che un considerar l'oggetto, che sta dipinto nell'officina della fantasia, cioè un ritratto vivamente rappresentante ciò, che si truova lungi da noi. Osservate ora il capitale di tante idee, o immagini, o impressioni, o caratteri delle cose, sì materiali, o vogliam dire sensibili, che intellettuali, allogate ed impresse nel cerebro, o sia nella fantasia dell'uomo. Diversissimo è questo erario secondo la diversità delle persone. Il nato ed abitante in un guscio, poche e dozzinali idee possederà al rovescio di tanti altri, che tanto sanno. Ognun può vedere in altri, o in sé stesso, quanto sia ristretto il capo nostro, non più grande di un poppone, e quanto minore anche sia la circonferenza del cerebro umano, dove risiede la fantasia, spogliato che sia del cranio, e di ogni altro suo tegumento. Nulladimeno questo picciolo sito quante cose (Dio buono!), cioè quante idee contiene giammai, ancorché niun di noi sappia dire, come sieno formate, come allogate, come ordinate nel cerebro nostro! Figuriamoci una persona, che abbia imparato varie lingue o idiomi, per esempio la latina, l'italiana, la franzese, l'inglese, la tedesca, ed altre. Le parole, le frasi di tutte queste lingue, che sono di sterminato numero, son tutte impresse nella fantasia, e le ha in pronto l'anima col loro significato, ogni volta che vuol discorrere in uno di que' linguaggi. Se poi questa persona ha letto molto di storici, di poeti, di filosofi, e libri di altre materie, ed è fornita di buona ritentiva: nel cerebro suo si truovano conficcate tali notizie, che possono essere innumerabili. Al teologo, al leggista, al medico, al matematico, e così agli altri applicati a qualche scienza od arte, ponete mente: chi può annoverare i tanti assiomi conclusioni, ragioni, e fatti, che cadauna di esse professioni ha somministrato alla lor fantasia? Oltre a ciò non vi ha uomo, che nel suo cervello non conservi le idee di tante persone, colle quali ha conservate e conserva, e quelle della città, ove egli abita, e di tanti altri luoghi da lui veduti, e di tanti sensibili oggetti ivi osservati; e di ciò, che è accaduto a sé, e a tante altre persone, e queste idee bene spesso accompagnate dal tempo e luogo, in cui le tali e tali cose avvennero. Tirate ora il conto, se potete, di queste idee ed immagini, che si possono trovare nella testa di un solo uomo: troverete, che ascendono a milioni. E pure tutte stanno impresse in così poco spazio, come è il cerebro dell'uomo. Maravigliose son queste, alle quali né pur giugne la nostra comprensione. E tanto più, perché in questa inestimabil copia di nozioni & idee non suol di ordinario seguir confusione, né l'una bene spesso va a cancellar l'altra. S'io mi pruovo a scrivere in una carta assaissime lettere, arriverò per minute che sieno, a veder presto la carta, che non ne capisce di più; e volendone aggiungere dell'altre, mi converrà sfigurar quelle, che prima occupavano quel sito, e col nuovo inchiostro le sottrarrò alla mia vista. Non è già così della fantasia umana. Ogni dì si fa giunta di nuove idee alle vecchie, e queste ivi truovano il luogo per lo più senza pregiudizio delle precedenti. Perciò considerando l'arsenale cotanto maraviglioso di essa fantasia, chiunque ha un po' di senno, non può di meno di non esclamare: Dio c'è. Altri che lui non ha potuto formare quel capo, in cui si contengono tante cose. E per conseguente Quam magnificata sunt opera tua, Domine! Lo stesso non intendere noi, come ciò si possa fare, tanto più ci obbliga ad ammirare la potenza e sapienza di chi l'ha fatto: e a riconoscere per sommamente pazza l'opinione di un Epicuro, che immaginò figlia del caso la fabbrica di tante maravigliose creature, e fin dell'uomo stesso.
Qui nondimeno non si ha a fermare la nostra considerazione. Oltre all'inconcepibil dovizia di tante immagini, che si racchiudono, e si possono racchiudere nella breve circonferenza del nostro cerebro, un altro motivo di stupore è l'ordine delle idee stesse. Noi sappiamo orazioni e salmi interi, come si suol dire, a mente. Ingegni si son trovati [e si truovano anche oggidì] che tutto quanto leggevano, ritenevano nella memoria. Mentovando taluno un verso di Omero, o Vergilio, uno squarcio di un'Orazione di Cicerone, essi continuavano a recitare i seguenti versi e parole, finché si voleva. Lungo sarebbe il catalogo, se prendessi ad annoverar tanti, dotati di così stupenda memoria, cioè di una fantasia sì ricca, e sì ordinata. Basta mirar tanti sacri oratori (e questo è un triviale avvenimento) recitanti in una quaresima tante prediche, ed osservar, come tante parole tengono dietro l'una all'altra con sì gran felicità e senza disordine alcuno. In questa fantasia stanno impresse innumerabili altre idee; e pur quelle prediche intere col loro ordine quivi si truovano scritte, né confuse punto, né sturbate dalla folla di tante altre diverse immagini. Stupenda in oltre dobbiam confessare un'altra particolarità. Ancorché noi non arriviam bene a discernere il come, pure proviamo con certezza, che i sensi applicati agli oggetti materiali, ne trasportano al cerebro l'idea, o sia l'immagine. Queste immagini non possiam concepirle, se non per minutissime cose, e come un compendio delle loro configurazioni. Così nella camera optica si osserva ridotta in poco la facciata di un grandioso palazzo, di un ampio e vago giardino. Queste picciolissime immagini vanno ad imprimersi nelle volute e piegature del cervello. Ma qualora la mente si mette a contemplar queste idee, truova in esse non già un picciol punto, non un solo compendio di quegli oggetti; ma bensì l'intera loro figura, con tutto l'equipaggio delle medesime. Cioè alla mente comparisce quell'uomo nella tale fattura; miriamo quel principe, come il vedemmo a cavallo, con quell'abito sfarzoso del tal colore, coll'accompagnamento di quei paggi e cavalieri, e ciò ch'egli fece in quella magnifica funzione, tutto al naturale, come se di nuovo il mirassimo in fatti. Chi ha mai tornate ad ingrandire quelle sì picciole immagini, che furono trasportate alla fantasia? Come mai posso io (e pur lo posso) mirare in essa così grande e circostanziato quell'oggetto, e un'infinità di altri simili, che stanno ivi dipinti? Un'occhiata ancora a quel, che ci rappresenta il ristrettissimo spazio della fantasia. Chiunque è versato e ben pratico di una vasta città, primieramente mira l'interna idea del tempio maggiore, e sel vede comparir davanti in tutta la sua grandezza. Potrebbe disegnarlo e descriverlo tale quale è: osserva poi nel cerebro suo la vicina gran piazza con tutte le fabbriche della sua circonferenza. Questo è poco. Può mirare tante sue strade, tanti palagi e case, tante chiese, torri, spedali &c. chi abituato per lungo tempo in essa città, se perdesse la vista, e divenisse cieco affatto, ciò non ostante consultando le immagini della sua fantasia, potrà pian piano camminar per la stessa città, e dirvi: ora io mi truovo in questa, ed ora in quell'altra parte. E chi poscia potrà fare il conto di quante idee sieno ristrette in capo di chi ha molto viaggiato pel mondo, ha frequentato tante città, osservati tanti fiumi, monti, e valli, e conosciuti di vista tanti animali di terra e di mare, tanti alberi, frutta, minerali, navi, e tante altre fatture dell'industria umana, che forse noi nelle nostre contrade non conosciamo? Tutto questo con ordine mirabile si truova dipinto in quel picciolo maraviglioso gabinetto, e gli comparisce grande, come fu veduto da lui, nelle distanze ancora per chi vi ha fatta mente, che sono da un luogo all'altro. Le carte geografiche e topografiche sono un ritratto di questa parte dell'umana fantasia, ma troppo inferiori all'originale.
Finalmente si arriva in qualche maniera a capire, come col veicolo della luce riflessa passino al cerebro nostro le immagini, o le idee, o specie delle configurazioni e de i colori di tanti oggetti, che appartengono alla giurisdizione della nostra vita. Ma in qual maniera la diversità de i suoni, degli odori, de i sapori, e di varie altre modificazioni, de i corpi, le quali si apprendono per via del tatto, s'imprima nel cerebro con segni e caratteri sì distinti, finora da me chiamati anch'essi, benché poco propriamente, idee: questo par bene incomprensibile; e pure siam convinti della giornaliera sperienza, che la nostra fantasia ha varie modificazioni a tal fine, e che essa con fedeltà rappresenta all'anima queste differenze; distinguendo noi, per esempio, i diversi suoni delle campane, degli strumenti musicali, del canto degli uccelli, perché più volte avendo noi udito quei suoni e canti, se n'è impressa l'idea nella fantasia, col cui combinamento poi si viene a riconoscere qual sia o non sia il suono e canto, che torniamo a udire. Aggiugnete a questo distinguersi da noi le voci diverse di tante persone, colle quali sian soliti a praticare, e talvolta fino il tossire, il ridere. Noi tuttodì proviam questo effetto, ma senza mai riflettere, che stupenda e inesplicabil cosa sia questo meccanismo, che fa passare tanta varietà di suoni al nostro sensorio. Che un canale sì fluido, qual è l'aria, abbia attitudine a formar tante differenti undulazioni, le quali avvisino l'anima nostra di quei diversi suoni, non si può abbastanza ammirare. Similmente con che caratteri s'imprimano nella nostra fantasia le diverse idee di questi suoni, è a noi incomprensibile. Così distinguiamo i sapori e gli odori, ed è poi per conto dell'odorato prodigioso quel de i cani, e di altri animali, e sin degl'insetti. Anzi non mancano uomini di maraviglioso odorato, scrivendo l'autore della storia delle isole Antiglie, esservi de i negri, che per distinguere le traccie di un negro da quelle di un franzese, non hanno che da fiutare il sito, per dove son coloro passati. E nel lib. III de reb. Alphonsi regis è parlato di un cacciatore cieco, che a forza di un buon odorato scopriva i covili de i cervi, caprioli, e simili altri animali. E per conto del tatto si narra di uno scultor cieco, il quale con semplice toccamento della mano distingueva un colore dall'altro. E un organista cieco in Ollanda, tastando leggiermente le carte da giocare in darle, discerneva il vario colore delle medesime. Pertanto considerata in tutte le sue parti l'umana fantasia, e massimamente di chi ha felice memoria e ritentiva (perché di questi io spezialmente ho inteso di parlare) si dee conchiudere, essere questa fantasia un maraviglioso lavoro, da sé solo bastante ad assicurarci dell'esistenza, potenza, e sapere infinito dell'ente perfettissimo Iddio, perché solamente un ente tale ha potuto formare nel breve giro del capo umano una galleria doviziosa di tante idee, & idee con sì bell'ordine ivi disposte; affinché l'anima possa conoscere tante cose situate fuori di noi, e ricordarsi di quelle stesse intellettuali idee, ch'ella medesima colle meditazioni ha saputo o scoprire, o formare.