Lodovico Antonio Muratori
Della forza della fantasia umana

CAPITOLO V De i sogni.

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CAPITOLO V

De i sogni.

Niuna riflessione ordinariamente noi facciamo a i nostri sogni, perché li consideriamo, e con ragione, scherzi e divertimenti vani della nostra fantasia, che nulla c'istruiscono del presente, e nulla ci predicono dell'avvenire. Tuttavia se l'occhio filosofico si applicherà alla contemplazione ancora di queste commedie, che nel nostro capo, allorché dormiamo, si van rappresentando: troverà motivi ancor qui di ammirare la somma maestria di Dio in formar gli ordini del nostro sognare. Dissi vane cose i sogni, perché generalmente e per ordinario li scorgiamo tali: il che non esclude, che la divina autorità possa valersi ancora di questo mezzo, per informare i mortali de' suoi voleri, e per predire avvenimenti o lieti o funesti. Di sì fatti sogni ne abbiamo non pochi nelle sacre carte, che dobbiam credere con viva fede. Altri parimente se ne raccontano nelle vite di alcuni santi, e di altre persone distinte per la loro pietà, i quali non ci è tosto obbligazion di credere sogni provenienti da Dio, perché per parere de' teologi, anche i maligni spiriti, o pur la sola nostra fantasia possono produrli. E però se non concorrono segni chiari, che il sommo Padre della natura v'abbia avuta parte, si può sospenderne il giudizio e la credenza. Certamente qualora da persone piissime venissero riferiti sogni di cose avvenire, tali, che secondo le circostanze presenti ben pesate dall'umana sagacità non poteano in guisa alcuna prevedersi, né conghietturarsi; e che poi si verificasse appuntino l'avvenimento sognato: allora apparirebbe giusto fondamento di tener Dio per autore di sì fatti sogni. Ed anche senza ricorrere ad un soprannatural movimento de' nostri fantasmi, pare, che naturalmente possa accadere qualche predizion del futuro in chi sogna. Potrebbonsi qui addurre molti esempli, che si leggono in varj libri; ma io mi contenterò d'uno, accaduto in persona di grande autorità, a cui non si può negar la credenza. Si racconta del celebre cardinal Pietro Bembo, che essendo egli secolare, ebbe una lite civile di beni con un suo parente. Aveva egli fatta una scrittura in difesa delle sue ragioni, per presentarla al tribunale. La mattina prima di uscir di casa, andò secondo il solito a salutar sua madre, la quale l'interrogò, andasse. Le disse: a presentare a i giudici una scrittura per la nostra causa. Allora la madre cominciò a scongiurarlo di non uscire quel ; e richiesta del perché, soggiunse: ho sognato stanotte, che essendovi voi incontrato per istrada col parente avversario, egli ha altercato di parole con voi, e infine vi ha dato delle pugnalate. Rise il Bembo, come quegli, che niuna fede prestava a i sogni; e per quanto ella il pregasse, volle uscir di casa. In fatti s'incontrò per istrada coll'avversario, che il fermò, e venuto seco a parole intorno alla lite, finalmente cacciato fuori un pugnale, il regalò di alquante ferite. Coloro, che credono, o più tosto sognano la natura un aggente secondario delle leggi e della volontà di Dio, forse troveranno, come han trovato in tanti altri casi, che essa rivelò alla mente ciò, che aveva da succedere al figlio. Ma finché si truovi una ragione e cagion migliore del suddetto avvertimento, sia lecito a me di sospettare, che senza intervento di alcuna occulta potenza, potesse la madre sognare il pericolo e male accaduto al Bembo. Cioè dovea ella sapere, che quell'avversario era uomo caldo, persona manesca, e che non sapea diggerire quella lite, credendola, come suol farsi, ingiustamente mossa o sostenuta; e però era a lei facile l'immaginare sconcerti, e pericoli. Con questi fantasmi in capo, ingranditi dall'amore materno, ita a letto, che maraviglia è, s'ella accidentalmente sognò quello, che poscia avvenne al figliuolo? Questa medesima regola ha da valere per esaminar altri simili sogni, e non crederletosto cose prodigiose o sopranaturali.

La medicina all'incontro può far qualche uso de' sogni. Imperciocché accadendone de i tetri, e di quei che atterriscono, può allora esserne cagione la soverchia ripienezza o indigestion dello stomaco; e se questa non interviene, segno naturale son sì disgustosi sogni, che il sangue o altri umori del corpo umano son corrotti, né godono l'armonia, che si ricerca in essi; e il saggio medico ne raccoglie allora, che vien minacciata qualche malattia, o almeno, che quella persona è di temperamento malinconico. Talvolta ancora si è provato, che il sogno di qualche infermo ha dato a conoscere, qual rimedio o sfogo convenisse al suo male. Detratti i casi suddetti, massima certa è che i sogni son fenomeni insussistenti e vani della nostra fantasia, la quale, essendole lasciata la briglia, allorché dormiamo, forma delle curiose, ma ordinariamente incoerenti, slegate, e ridicole commedie, che niuna anche menoma influenza hanno per farci conoscere le cose avvenire, né per iscoprir tesori, o gli altrui interni pensieri, o altri arcani, a' quali non si può giungere con mezzi umani. Né ragione, né principio ci è, per cui si abbia a prestar fede a sì fatte inezie. E pure che non fa la pazza ed interessata curiosità di mortali? Un male vecchio di tutti i secoli è il desiderio di penetrar nell'avvenire, cioè di leggere in un libro, che onninamente è riserbato al solo Iddio, e a que' pochi, a' quali egli per istraordinario privilegio si è degnato, e si degna di farne veder qualche riga. Però da alcuni si cerca l'arte di scoprire le cose contingenti future; ma quanto più si cerca, tanto meno si truova. Il peggio è, che non son mai mancati negli antichi, né mancano ne' moderni tempi degl'impostori, che promettono mari e monti alla gente credula e stolta, ansante di sapere quel che ha da essere o di sé o d'altri. La strologia giudiciaria, che tanta voga ebbe ne' vecchi secoli, e tuttavia si mantien vigorosa in alcune contrade dell'Oriente, non si è mai potuto schiantarla affatto in Occidente, dove anche oggidì truova qualche pazzo adoratore; non bastando le ragioni addotte da tanti uomini saggi, e le migliaia di volte, che si sono ingannati gli strologi, a farli mai ravvedere del dolce loro delirio.

Ma lasciando altre simili imposture e fallacie di chi professa di saper indovinar le sorti degli uomini, e di svelare i fatti contingenti dell'avvenire, si vuol qui ricordare, che anche i sogni servirono anticamente a gl'impostori per deludere le person corrive, con far loro credere, che que' guazzabugli di fantasmi fossero tante luminose cifre di quel che doveva accadere a i mortali. Abbiam tuttavia alcuni libri degli antichi greci, chiamati onirocritici, che trattano delle varie predizioni de' nostri sogni: mercatanzia la più fallita e ridicola, che mai si possa pensare. Truovansi ancora nella Persia, e in altri paesi dell'Asia, non solamente libri di questa folle professione, ma nelle pubbliche botteghe gli espositori de' sogni, dove l'incantato popolo va a comperare a danari contanti le menzogne e gl'inganni. Dimandate ora: trovasi egli vestigio alcuno in Europa di chi spacci l'arte d'indovinar per via di sogni? Verisimilmente in niuno v'incontrerete. Ma non mancano già donnicciuole, e altre persone semplici, che si figurano di poter trovare ne' sogni proprj od altrui i numeri utili per guadagnare nel lotto di Genova, o di Milano, con aggiungere ancora altri stolti requisiti al sognare. E contuttoché la legge cristiana vieti ed abbomini sì fatte maliziose illusioni, pure l'ansietà del guadagno e l'avarizia vanno al di sopra della religione e della coscienza. Né qui si ferma la matta crudeltà. Bada eziandio agli augurj, che tanto una volta furono in uso a' tempi di Roma pagana; cerca cabbale, inventate e composte da soli truffatori, o da gente, che operando a capriccio, in fine poi va ridendo in cuor suo della melonaggine altrui. In somma tra gli altri mali introdotti dal lotto suddetto, non è l'ultimo quello di aver fatto crescere le superstizioni. Chiunque ha alquanto di senno, non abbisogna punto de' miei ricordi per sapere, che vanità e stoltizia sia lo sperar da i sogni luce alcuna dell'avvenire. E però passiamo innanzi.

La cagione de i sogni ad altro verisimilmente non si può attribuire, se non al trovarsi la fantasia, allorché dormiamo, come in sua balìa, stante il riposo o sia il legamento, che allora succede dell'anima e de i sensi. Gli spiriti del sangue circolante per le cellette del cerebro, commuovono allora i fantasmi, confitti ne' varj strati e nelle piegature d'esso cerebro; onde vengono a formarsi varie scene, ora regolate, ma per lo più sregolate, e senza connessione veruna, che i vasi dell'orina piena, e che anche gli spiriti de' vasi spermatici abbiano forza di svegliar certe immagini nel cerebro di chi dorme, la sperienza lo fa frequentemente conoscere. Han creduto alcuni, e fra gli altri Aristotele, che i sogni sieno una ripetizione, o più tosto una continuazione di quel, che si è pensato nel giorno innanzi. Ma la sperienza è in contrario. Qualora la fantasia si truova agitata, e per così dire impegnata forte in alcuno affare di premura pel continuo pensare e ripensare dell'anima nostra, come di una lite, di un matrimonio, di un'offesa ricevuta, di un grosso guadagno, di qualche gran perdita, e simili: facile è, che tornino que' medesimi fantasmi a farsi veder la notte seguente a chi sogna. Ma ordinariamente accade, che allora ci pare di vedere innumerabili oggetti, a' quali non si è fatta di gran tempo riflessione alcuna. Anzi si svegliano fantasmi di persone e luoghi, veduti trenta ed anche quaranta anni prima, che li avreste detti svaniti dalla memoria. Si sa del pari, che la fantasia, dormendo noi, può accoppiare insieme due diverse idee, come quella dell'oro e di un monte, e perciò sognarsi monti di oro, centauri composti d'uomo e cavallo, ed altre bizzarrie. Ma questo è in nulla. Anche senza attribuir questa forza alla fantasia, abbondano uomini, che vegliando si augurano molti monti di oro, e tanti altri hanno sentito parlar dei centauri, e ne hanno anche osservata in iscoltura, o pittura o taglio di rame, la figura. Per conseguente sognando tali straordinarj, o favolosi oggetti, non v'interviene novità, e qui non apparisce meraviglia alcuna. Più tosto potrebbe parer mirabile, come i sogni non rade volte ci rappresentino persone e luoghi da noi non mai conosciuti né per vista né per relazione, e de' quali niuna immagine dianzi si truovava nella nostra fantasia. Nulla dimeno si può rispondere, che avendo l'uomo veduto tante varie persone, tante diverse città, palagi, piazze, templi, giardini &c. può la fantasia sognante confondere insieme queste idee, con risultare dipoi oggetti, che compariscono nuovi e non più osservati. È certo se la fantasia di chi dorme non è stranamente alterata e sconvolta, essa non forma uomini o bestie differenti da quel, che sono, né immagina animali nuovi, od altri oggetti, de' quali mancasse a lei la precedente idea. Più tosto dunque potrebbe recar maraviglia ciò, che io riserbo da esaminare nel seguente capitolo.


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