Lodovico Antonio Muratori
Della forza della fantasia umana

CAPITOLO X Della forza della fantasia attribuita alla magia.

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CAPITOLO X

Della forza della fantasia attribuita alla magia.

Chi vuol entrare in un gran bosco, dove è qualche verità, molta semplicità, assaissime imposture, non ha che da leggere, non dirò libri, che trattano di magia, perché questa è merce troppo pericolosa, perniciosa, e dannata; ma libri scritti da persone dotte e dabbene contro la magia appellata nera. Forse alcuni credono troppo poco di questa arte infame, ed avuta in orrore da chiunque è vero cristiano. All'incontro vi ha gran copia di gente, che troppo ne crede, e prende per danaro contante non pochi casi, che si raccontano di streghe, incantatori, fatucchieri, e sono mere favole, o pur fatture ed effetti naturali, che l'incauta o debole fantasia prendeva per operazioni di demonj. Attribuir tanta forza a i diavoli fra i cristiani, da che il divino Salvator nostro soggiogò l'inferno, è un far torto alla santa nostra religione. E pure io ho conosciuto persona timorata di Dio ed esorcista, che quasi ogni malore, e certamente tutti gli straordinarj, alla potenza ed operazion del diavolo attribuiva: però non succede alcuno strano male, o guarigion di mali, operata con inusitati ed improprj mezzi, o altro accidente, di cui non si possa trovare, o non si sappia immaginare cagione alcuna naturale, che non si spacci tosto da certa gente pia per malìe, azioni magiche, o patti taciti col demonio, ancorché non v'intravenga cosa o parola alcuna di sacro. Tutto ciò, che ha dell'insolito, ha secondo essi da essere magico. Il campo è vasto; ma a me basta per cagion di esempio il dir qualche cosa degli spiriti incubi e succubi, creduti capaci non solamente di aver un brutale commercio con uomini, e spezialmente con donne, ma anche di generar degli uomini. Di qui poi prese piedi un'altra opinione, confermata dalle stesse chiamate streghe, cioè, che si dieno conventicole di demonj, dove di notte son trasportate a cavallo da spiriti apparenti in forma di caprone le donne arrolate a quell'infame assemblea, e dove si crede esercitata ogni più nefanda libidine. In Germania il Monte Blokberg, e la Noce di Benevento in Italia, son famosi per tale impostura; e si citano in pruova di ciò assaissimi scrittori ed avvenimenti, col racconto de' quali io non mi sento di sporcar queste carte.

Basterà a i saggi lettori il ricordar qui brevemente, che opinioni sì fatte oggidì sono in tal maniera screditate, che non vi ha più se non la gente rozza, che se le bee con facilità, e le crede, come fa di tante altre vanissime relazioni e fole. I teologi, che più degli altri son buonamente caduti in questa immaginaria supposizione, non recano pruova di alcun peso in questo proposito; e se santo Agostino scrisse, che si potea dare questo esecrando commerzio fra gli spiriti cattivi e gli uomini, confessò di esservi indotto dalla relazione altrui, cioè di persona da lui credute in buona fede. Ma altro ci vuol, che questo a decidere simili punti. Si esige ancora una somma avvertenza critica per non ingannarsi; e in quei relatori si può sospettare, che allignasse colla buona fede la semplicità. A buon conto il Crisostomo prima di santo Agostino dichiarò nell'Omilia vigesima seconda sopra la Genesi, essere una follia il credere, che i demonj carnalmente si uniscano con donne, e che una sostanza incorporea possa prendere corpo per generar de' figliuoli. Lo stesso insegnarono san Filastrio, e Cassiano. Esaminato poi questo affare nel tribunale de i filosofi e de i medici, conchiudono essi, abborrire questo preteso commerzio dalle regole prescritte da Dio per la formazione dell'uomo: né occorre, che io ne rapporti qui le ragioni, quando la sapienza stessa ci può disingannare. Se sussistesse, che i demonj, fossero vaghi di questi nefandi congiungimenti, anche solamente per indurre a peccato i mortali, qual uomo, qual donna sarebbe sicura dalle lor lusinghe e violenze? E pure cercate le intere popolazioni: né per uno, né per una si troverà, a cui il demonio faccia di somiglianti insulti. Perciò esaminato ben l'affare, si scorgerà, che l'impostura, e la favola han fatta nascere tale opinione, e la troppa credulità o semplicità l'ha fomentata ed accresciuta. Giovanni da Nicastro scrittore beneventano fa menzione di questa famosa Noce; ma con assicurarci, che né oggi si fa, né mai nei tempi addietro si fece ivi raunanza alcuna di diavoli e streghe: benché egli troppo buonamente poi si persuada, darsi tali diaboliche diete, ed essere colà a cavallo portate le maliarde. Non han saputo alcune sciocche femmine coprire la sregolata loro incontinenza, che col fingere l'accesso di quegli spiriti dipinti per sì libidinosi, e l'han persuaso a chi spezialmente è portato a credere tutto quel, che porta la livrea di maraviglioso e sopranaturale. Anche Albertino Mussato in una sua tragedia spacciò il crudele Eccelino da Romano per generato dal congiungimento del diavolo con sua madre. Nol credeva già egli; ma ci dovettero ben essere delle buone persone, che ciò giudicarono vero o almen possibile.

Qui nondimeno verrà dicendo taluno: puossi egli negare, che streghe esistano in alcuni paesi, e nominatamente in alcuno della Germania ed Ungheria, le quali confessano apertamente il loro trasporto alle assemblee de' demonj, e la detestabil conversazione con que' lussuriosi spiriti? Ciò non si vuol negare: ma per questo? Ora egli è da sapere, che ne i tempi addietro queste appellate streghe in Germania, se trapelava il loro misfatto, e cadeano in man della giustizia, venivano condotte alla morte, e si bruciavano i corpi di esse. Tre ne stavano nelle carceri di Vienna, e si trattava di dar loro il gastigo prescritto dalle leggi. Vi fu chi avvertì l'imperator Giuseppe della falsa confessione, cioè dell'inganno di quelle miserabili. Il perché egli ordinò, che per alquante notti le guardie a vista le osservassero sempre. Confessarono esse una mattina, che nella precedente notte erano tutte corporalmente intervenute alla diabolica raunanza, cloaca di nefande oscenità. Attestarono all'incontro le guardie di averle osservate in terra e dormienti per tutta la notte, e che di niuna si era mosso il corpo di . Di più non occorse per ordinare, che queste illuse non più si punissero coll'ultimo supplizio. Che nondimeno esse non abbiano da andare esenti da qualche gastigo, si reputa ben giusto, se non per altro, perché il palesare la lor vita bestiale basta per invogliar altre lor pari ad imitarle. La conclusione dunque si è, che la sola forte fantasia cagione è de i lor creduti notturni viaggi per aria, e de' brutali sfoghi della loro lussuria. Hanno esse inteso da perversi uomini; o da iniquissime femmine le feste, che si fanno al diabolico finto Sabath; ed avendo piena l'immaginazione di quelle false adunanze, sognando par loro di essere trasportate colà, e di trattenervisi in allegria con gl'immaginati spiriti amanti. In una parola, va a finire tutta la loro avventura in uno sporchissimo sogno, figlio della lor laida fantasia. Donne melanconiche, dotate di vigorosa immaginativa, e di feroci spiriti animali, o pur vecchie consumate in tutte le sozzure della libidine, che si ajutano ancora con generosi liquori: che maraviglia è, se dormendo cadono in que' nefandi delirj?

E qui si vuol avvertire, darsi delle malattie epidemiche di fantasia, dalle quali non si sanno guardar molte persone, e quelle spezialmente di temperamento melanconico, perché non può dirsi, a quante stravaganze sia suggetto l'uomo, qualora in lui domini questa affezione e insieme la timidità. Se in un paese niun conosce streghe, e niuno ne parla, potete dire, che elle ne son bandite. Ma se voce ne corre, se una sola si sospetta rea di tanta malignità, e il debole sesso ascolta le relazioni di quel tanto, di cui si spacciano capaci le streghe: eccoti questa opinione dilatarsi e invasarne la fantasia di chi non sa distinguere il vero dal falso, e produrre poscia de i perniciosi effetti. Venga allora un fanciullino ad essere preso dal male Rachitis, chiamato dalle nostre donne dello scimotto, o pure che resti o storpio o guasto da altri malori: non potrete impedire nelle lor madri il fantasma, che quel male, ordinariamente portato dal utero, o cagionato dal latte di qualità cattiva, non sia attribuito a qualche malìa. Si passa a sospettarne colpevole quella tal donna; ed ancorché loro si dica insegnarsi da teologi, filosofi, e medici, che la fantasia nostra non può alterare il corpo altrui; né elle sappiano addurre menoma pruova, che la malignità abbia con polveri, unguenti, o amuleti malefici recato lor danno: tuttavia non si può tor loro di capo, che qualche stregheria sia concorsa ad eccitar un male, che naturalmente è potuto avvenire. Per una di queste malattie epidemiche di fantasia si può contar quella, che in Francia si chiama nover l'Aiguillette, per cui si crede, che magicamente si possa rendere un uomo di potente impotente alle funzioni matrimoniali. Questa opinione cacciata in testa ad alcuni, ed avvalorata dalle burle o minaccie altrui, ha non rade volte cagionato, che pruovino tale impotenza; effetto appunto della forte apprensione, e della paura impressa nella loro immaginazione, e non già della forza del creduto sortilegio. Perché nulla si parla di questo spauracchio in Italia, niuno si ode, che si lagni dei suoi cattivi effetti. Non è, o non è stato così in Francia, dove questa impostura ha trovato credito fra l'incauta gente. Scrive il franzese signor della Montagna di avere animato per quanto poté un suo amico contra di questo ridicolo fantasma per la prima notte del suo matrimonio, riserbandosi, se costui non profittava dei suoi documenti di soccorrerlo in altra maniera. Poté più alle pruove la guasta immaginazione, che ogni opposto consiglio. Allora il suddetto signore gli fece credere di possedere un più efficace rimedio; e fingendo sortilegi, e dandogli un nastro da legare al collo, il mandò così ben provveduto di ardire, che cessò tutto il mal influsso della pretesa Aiguillette. Vedete ora, che burle fa l'immaginazione dell'uomo. Però se troviamo (e si truovano talvolta) uomini inetti agli ufizj matrimoniali verso una determinata persona, ed atti poi verso altre: se ne ha da attribuir la cagione a qualche antipatia o sia vizio della lor fantasia.

Che poi si dieno veri indemoniati, nol può mettere in dubbio, chi crede alle divine scritture, ed ha potuto osservare le azioni di talun di essi, che superano le forze e le regole ordinarie dell'umana potenza. Ma questa verità si truova mischiata con molti falsi supposti, perché la sola apprension di essa naturalmente può passare in malattia presso la gente credula e timorosa, e sopra tutto presso le donne isteriche, suggette a gravi sconvolgimenti della fantasia. Anche un solo accidental toccamento di persona creduta indemoniata, basta per immaginare, che il diavolo le sia saltato addosso. A me confessò una gran dama, che gravida assistendo alla messa, allorché il sacerdote facea l'elevazione, si sentì internamente come spinta a gridare ed urlare. Dio l'assistì, che non gridò. Ma se arrivava a farlo, chi potea più risparmiarle il titolo d'invasata? Veggasi quanto poco si ricerchi, affinché una donna col tetro fantasma in capo di altre o vere o false indemoniate, vada a far credere anche se stessa occupata dal medesimo male. Perciò la sperienza fa vedere, che dove esorcista non è conosciuto, ivi né pur si conoscano spiritati. Han certamente essi esorcisti il potere da Dio di guarire i veri ossessi; ma hanno anche la disgrazia di farne saltar fuori degl'immaginarj; tante sono le burle, che può fare la fievole fantasia donnesca. In S. Marco di Venezia, e nella Metropolitana di Milano, allorché si mostrano alcune insigni reliquie, si alzano urli, strida, e schiamazzi di donne; ma plebee, credute invasate con torcimenti di corpo, e stralunamenti di occhi. Coperta la reliquia, cessa tutto quel gran rumore, né vi è più gente ossessa. In tante altre città ciò non si osserva: e perché? Perché l'uso non ci è. La fantasia guasta di una donna se ne tira dietro cento altre. Ciò poi, che avvenga alle persone timide, allorché si sparge voce per una città di qualche fantasma visibile; e quello, che spezialmente possa accadere nel bollor di una peste, cioè in tempo, che universale è lo spavento: l'ho io altrove accennato nel Trattato della Peste. Da somiglianti malattie d'immaginazione, ben lo so, possono esimersi solamente le persone animose ed accorte; le quali non si lasciano senza buone ragioni persuadere, ciò che il rozzo popolo è portato a credere con tanta facilità. Tuttavia bene è l'avvertir chichessia di sì fatti disordini, e di consigliar ciascuno ad esaminar meglio, se mai si può il fondamento de i racconti di cose straordinarie, che forse non son che ideali, per risparmiare a se stessi un sognato ma vero male, e seco la perdita della quiete e della sanità. Almen prima di adottar opinioni tormentatrici, e di alloggiar fantasmipericolosi e molesti, chiedere consiglio a i saggi, e a chi può rettamente giudicar delle cose; e credere più ad essi, che alle voci popolari, o alle ciarle ed immaginazioni delle donnicciuole, moneta bene spesso falsa, e sempre dubbiosa. È da vedere in questo proposito un opuscolo di Francesco Bayle medico di Tolosa, il quale per ordine de' magistrati esaminò diligentemente i sintomi di molte femmine, credute offese dal demonio, e ne attribuì la cagione alla lor fantasia lesa, e al temperamento loro isterico, ipocondriaco, epileptico. Nelle Efemeridi dell'Accademia Leopoldina de i Curiosi di Germania all'anno 1712 si legge di una fanciulla epileptica di quindici anni, ignorante, e suggetta a molti sintomi, che componeva all'improvviso versi non dispregievoli, parlava ebraico, greco, latino, franzese, ed altre lingue, a lei ignote; predisse a due persone la morte, e tali altre cose facea, che era da tutti tenuta per ossessa. Il matrimonio fu quel potente rimedio, che la guarì.

Finalmente per premunire l'umana fantasia da somiglianti sconcerti, convien ripetere, mancare ogni fondamento di verità all'opinione di Avicenna, del Pomponazio, di Paracelso; e di altri simili visionarj e perversi filosofi, che attribuiscono tali forze all'immaginazione da potere alterare i corpi altrui, cioè produrre in essi de i morbi. Il contrario han dimostrato il Fieno, il Sennerto ed altri medici, ed anche teologi. Può bensì la fantasia coi suoi gagliardi movimenti, e con irritar le passioni e gli umori, cagionare talvolta nel proprio corpo dei malori, e qualche volta ancora contribuire a vincere alcuni di essi, e a ricuperare la sanità: del che molti esempli si leggono presso i medici. Ma falso è, che possa nuocere al corpo altrui, ed è questa una mera immaginazione, mancante di ragioni e della sperienza. Troppo infelice sarebbe il genere umano, se fosse in mano altrui colla sola volontà e con sole occhiate l'avvelenar chi è sano. Perché col morso i cani, i gatti, ed altri animali, ed anche gli uomini arrabbiati, comunichino il lor veleno ad altri: ne sappiamo additar la ragione; e perché col fiato gli appestati e i tisici possono recar gran danno, ed anche la morte a chi con loro conversa, se ne intenda tosto la cagion fisica. Ma chi non ha un malanno, come mai potrà produrlo in altri? So, che si contano qui non pochi esempli. Bisognerebbe accertarsi, che non fossero dello stesso metallo, che tanti altri raccontati dagli alchimisti, dagli strologhi e da simil sorta d'impostori o visionarj. Ma giacché ho nominato gli appestati, e questo malore passato dall'infelice Messina in Calabria, ha tenuto nei due anni prossimi passati in apprensione il resto dell'Italia; chieggo licenza di poter qui aggiungere un'importante particolarità, che mi sfuggì nel trattato suddetto del Governo della Peste. Dissi, creder io, che per gli due soli canali del naso e della bocca, mediante il fiato, si comunichi la pestilenza, ed essere perciò necessario il ben custodir queste due porte, accioché non passino i micidiali effluvj ad avvelenar chi è sano. Si dee ora avvertire, che gran cura eziandio conviene avere allora della nostra saliva, perché questa può essere il veicolo più facile ad introdurre le particelle pestilenziali per l'esofago nello stomaco, passando poi col chilo nel sangue ad infettarlo. Perciò in vicinanza di appestati non inghiottir mai la saliva, ma sputarla, come fa chi mastica tabacco. Tal precauzione è di gran rilievo per chi ha da conversar con gente infetta, né si ha mai da dimenticare. Del resto più facilmente nelle ville, e fra il grossolano popolo, che nelle città, alligna l'opinion delle maliarde e delle stregherie. Poco vi vuole, perché una povera vecchia benché buona e innocente cristiana, resti denigrata coll'infame titolo di strega. Presso i longobardi fu necessaria una legge per un tale abuso. E basta, che uno muova questa voce, perché si dilati da pertutto, gridando indarno i parrochi per far cessare questi vani ed ingiuriosi rumori. E qui non si vuol tacere, che il signore di santo Andrea nell'anno 1725 stampò in Parigi alcune sue lettere per disingannare il pubblico intorno alla soverchia credulità della forza de i diavoli, degl'incantatori, delle malìe, de i sortilegi, fondata in buona parte sopra false apprensioni, favole, ed imposture. Stabilisce anch'egli, che i creduti maghi e streghe, se nuocono alle persone, ciò eseguiscano con mezzi naturali, senza concorso di demonj, come fan coloro, che adoperano veleni, ed altri ingredienti, atti ad alterare l'altrui sanità, e a cagionargli la morte stessa. Aggiugne di poi, che gli spiriti, i quali esalano dal corpo dell'incantatore nel tempo, ch'egli ha intenzione di far male ad un uomo, trovandosi allora la fantasia piena dell'idea di uccidere, e di vendicarsi, diventano così malvagi e maligni, che passando sul corpo altrui, e penetrando alle parti nobili, possono produrre la morte. Ma si torna a dire, essere questa una mera immaginazione, da mettere con quella de i sognati basilischi; ed essere imprudenza il dar credito a tale opinione, che servirebbe a tutte le persone deboli, e spezialmente alle donne per figurarsi in tanti casi maleficiati i lor figliuoli, o se stesse dal guardo o fiato di persone innocenti. Si troverà forse qualche serpente o drago, i cui spiriti ad esso omogenei, ma contrarj a quel dell'uomo, possano nuocere all'uomo stesso, portati dall'odore o dal fiato. Ma che sì maligni spiriti possano formarsi nell'uomo senza detrimento suo, e capaci solo di recar la morte ad altri, questo non si può, né si dee credere senza chiare e concludenti pruove.


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