IntraText Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText | Cerca |
I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
Delle macchie del feto ungano attribuite alla forza
della fantasia materna.
Non vi ha paese, in cui non s'incontri qualche fanciullo o fanciulla, nella superficie del cui corpo si osserva qualche macchia, picciola o grande, di color nero, o rosso, o vinato, o giallo. Alcune di queste rialzate sopra la pelle, ed altre con peli. Truovansi ancora fanciulli colle labbra sformate, le quali hanno acquistato presso il popolo il nome di bocca di lepre. Tutte queste irregolarità le portano essi dal ventre della madre; e però tanto negli antichi, che negli ultimi secoli si cercò la cagione di tali macchie, sotto il qual nome vengono ancora i nei, cioè i naevi de i latini; e fu deciso, provenir esse dalla forte immaginazione della madre, la quale nella gravidanza formando un vivo desiderio di qualche frutto o cibo, e toccando qualche parte del suo corpo, ed anche non toccando, vada ad imprimere nel tenero corpicciuolo del feto un segno, o sia la figura della cosa desiderata; il perché comunemente son chiamate voglie delle donne. Giudicarono in oltre, che la sola forte apprensione di qualche esterno oggetto potesse produrre questo medesimo effetto; e dal color di esse presero motivo di credere, che le madri avessero desiderato fragole, pruni, more, ciliegie, e simili frutti, o pure di mangiar carne di lepre, o di gustar qualche vino particolare &c. Tal fu il parere degli antichi, e son citati in questo proposito Ippocrate, Aristotele, Plinio, Sorano, Galeno, santo Agostino, ed altri non pochi. Maggiore di lunga mano è il ruolo de i filosofi e medici degli ultimi secoli, che sostennero la medesima opinione. Lodovico Settala ne fece un trattatello; un secolo fa il Gassendo, e ai dì nostri il padre Malebranche, imbracciarono lo scudo in favore di essa opinione, per tralasciar gli altri autori. Ma chi vuol vedere copiosamente trattata questa materia, non ha che da ricorrere al trattato di Tommaso Fieno De Viribus Imaginationis, che impiega la metà del medesimo in provare, che l'immaginativa della madre gravida può indurre non sol queste, ma altre mutazioni nel feto, adducendo a tal fine moltissimi esempi, e spiegando poi tutti questi fenomeni secondo le dottrine e i supposti della scuola peripatetica.
Altri poi ci sono, che han creduta questa opinione anch'essa un'immaginazione, formata in testa delle persone dotte, per non sapere, in qual'altra maniera spiegare le stravaganti produzioni della natura, con averla poi talmente divulgata, e persuasa al popolo, che non vi ha donna oggidì, che in mirando macchiati i suoi parti, non giudichi ciò provenuto dalla propria fantasia, ancorché per lo più non sappiano assegnar l'occasione e maniera. Di questo sentimento furono Giovanni Costeo, il Vairo, e Tommaso Erasto, citati dal medesimo Fieno; avendo essi creduto non trovarsi questa forza nell'immaginazion delle madri, e che avvenimenti tali fuori dell'ordine della natura, sieno da attribuire a i fortuiti incontri degli umori o di altre cagioni. Altrettanto giudicarono Giovanni Huarte, e il medico romano Zacchia. Anche il signor de la Venette nel suo Tableau de l'Amour mostrò di non essere persuaso di sì fatta opinione. Ultimamente Jacopo Blondel inglese, in una sua Dissertazione fisica, la quale tradotta in franzese fu stampata l'anno 1737 come apparisce dall'estratto fattone nella prima parte del tomo secondo del Giornale de i Letterati di Firenze, impugnò ex professo la volgar credenza, intorno alle credute voglie delle donne. Sforzasi egli di provare, che la sperienza è contraria alla comune opinione; che la ragione e la notomia non si possono accordar con essa. Deride due esempi recati dal padre Malebranche. Osserva trovarsi tali deformità e macchie, senza che le abbia precedute alcuna immaginazione; e che tante donne gravide vanno immaginando oggetti o grati o ingrati, e desiderano varie cose; e pure l'immaginazion loro non ne imprime carattere alcuno nel feto; ed essere sì pochi e rari questi accidenti, che non può rigettarsene la colpa nella fantasia materna; perché se tal forza fosse nell'immaginazione, noi ne vedremmo più frequenti di lunga mano gli esempi.
Intorno a questa sì scura e controversa materia tali non sono le mie forze e lumi, ch'io osi di profferire sentenze alcuna. Forse anche niuno potrà mai giungere a determinar con certezza, onde procedano tante straordinarie deformità, che rarissime volte bensì, ma pure talvolta si osservano ne i feti umani, consistenti non solamente nelle macchie suddette, ma in quelle ancora, che si chiamano mostri. Non ci è occhio anatomico, a cui sia permesso di squitiniare tutti i segreti interni della macchina corporea, allorché sta unita coll'anima, ed è in moto, e gli spiriti scorrono per gli nervi e per gli fluidi. Questi medesimi spiriti, che pure ogni saggio ammette, fuggirebbono al guardo nostro, quando anche si dessero finestre, per le quali si potessero mirar le operazioni interne della mirabil fabbrica del nostro corpo; e circa i movimenti di tante ruote del corpo medesimo noi troviamo parecchi insuperabili arcani. Possiamo immaginare di nostra testa, come sieno; ma convien confessare in fine l'ignoranza propria, per ammirar poi l'indubitato sapientissimo architetto di tante cose che non sappiam ben comprendere e spiegare, benché assicurati della loro esistenza. Son io persuaso, che in propositi di tali macchie abbiano voga molte false immaginazioni, danno la gente sì facilmente a macchie il nome di fragole, e di altri frutti, o pur di salame, di vino, e così di altre cose. Contuttociò se non possono gl'immaginazionisti provar concludentemente la loro opinione, forse né pur può evidentemente atterrarla, chi è di parere contrario. Siccome il giornalista fiorentino ha avvertito, si è troppo avanzato il signor Blondel col pretendere, che non si dia comunicazione del sangue materno col feto. Questa non si può negare per le osservazioni fatte da valenti medici. Vena si osserva, arterie si truovano, che passano pel cordone umbilicale. E questo medesimo cordone è da vedere, se partecipi della qualità dei nervi. Non si può mettere in dubbio, che la fantasia di molte persone abbia in varj casi di gagliarda apprensione, di terrore, di forte desiderio, la forza di alterare il corpo loro proprio, con produrre delle antipatie, de i morbi, ed anche con restituire la sanità. Di ciò abbiamo assaissimi innegabili esempi. Molto più può la fantasia delle donne per la sua vivacità, e per altre cagioni. Data dunque la comunicazione del sangue della madre col corpo del feto, ed avendo qualche caso fatto conoscere, che i vajuoli della madre passano alle volte in esso feto, non è impossibile, anzi né pure inverisimile, che gli spiriti mossi dalla materna fantasia, vadano talvolta ad imprimere in quella delicatissima macchia un segno della sua apprensione, paura, o desiderio. Un solo esempio ben verificato, che si potesse addurre della comunicazion delle passioni della madre nel feto, basterebbe a darla vinta a i chiamati immaginazionisti; perché ciò, che succede una volta, può succedere altre volte, e in altre persone.
A nulla serve il dire, che se fosse vera questa pretesa forza dell'immaginazione materna, se ne vedrebbero più frequenti gli effetti; e che tante madri desiderando, o in caso di paura, non ne portano il carattere al loro feto: imperciocché anche di rado accade, che l'immaginazione alteri il corpo proprio delle persone, ciò succedendo solamente in quelle, che hanno una particolar disposizione, e maggior forza nella lor fantasia. Che poi la ragione ci manchi per ispiegar la supposta comunicazione della fantasia materna col feto, né pur questo chiaramente si pruova. Quando si ammettano gli spiriti animali per cagioni o strumenti di tante cose, che succedono nell'interno dell'uomo, abbiamo un lume verisimile per intendere del pari come passi dalla forte immaginazione della madre per mezzo dei medesimi un'impressione nel feto. Chi sa dire, come questi spiriti portino al cerebro nostro le idee delle figure, dei colori, de i suoni, degli odori, e sapori? E pure noi crediamo, che le portino. Così possiam figurarci, che gli stessi spiriti vadano ad imprimere certe configurazioni ne i tenerissimi corpicciuoli, co' quali sì gran comunicazione hanno il sangue e i nervi della madre, ancorché non s'intenda la maniera, con cui tali configurazioni sieno portate dagli spiriti animali. Similmente non basta, che il signor Blondel abbia mostrato non potersi prestar fede a i due esempi allegati dal padre Malebranche. Bisognerebbe atterrar tutti gli altri, che in questo proposito sono addotti da varj autori, cioè dal Fieno, dal Sennerto, da Tommaso Bartolino, dallo Schenchio, da Pietro da Castro, da Teodoro Kerckringio, dal Salmeth, e da molti altri. Racconta esso Sennerto di aver conosciuta una femmina, che per aver veduto un beccajo spaccar per mezzo una testa di porco, partorì un figlio, in cui la parte superiore del palato colla mascella superiore fino alle narici era divisa. Nelle Efemeridi germaniche si leggono non pochi di questi casi. Noi siam dispensati dal crederli tutti originati dall'immaginazion delle madri. Pure alcuno ve ne ha, che sembra ben preciso. Prendiamone uno nell'appendice dell'anno sesto, decuria seconda, osservazion cinquantesimaquarta. Col cibo dato alle oche della casa del colonnello, o pur generale di Usslau, fu mischiata da un insolente ragazzo semente di hyoscyamo e di cicuta. Cominciarono quegli animali ad impazzire, a fare un gran strepito, e a furiosamente combattere fra loro. Accorse al rumore una fantesca gravida per quetare quel tumulto. Ma che? Un ocone maschio col piè destro alzato, e con grandi strida si alza al volo contra di lei. Con una pertica, che ella avea in mano, gli diede una bastonata in quella gamba, per cui ne restò zoppo. La sofferta paura, e il danno cagionato a quella bestia, le durarono fitti nella fantasia; e poscia partorì un fanciullo, il cui destro piede era veramente di oca. Se il caso è vero, non si potrà mai attribuire, se non alla fantasia della madre un sì fatto fenomeno.
Nella decuria seconda suddetta è anche scritto, che dormendo in letto in tempo di state una donna gravida senza coprirsi, un gambero sortendo da un vaso riposto sotto il letto, andò ad attaccarlese ad una mammella. Svegliata la donna, ed alzate le grida al cielo, accorse la serva, e la tolse via quell'indiscreta bestiuola. Partorì essa dipoi una fanciulla, portante una vera ed esatta figura di gambero nella mammella, e che ebbe sempre un'incredibile antipatia a tutti i gamberi vivi o cotti. Quando ancor questo accidente fosse vero, e non potesse farne dubitare quel salire del gambero sul letto: non si potrebbe già cercarne la cagione, se non nell'immaginazione materna. Così nel marzo del Zodiaco medico-gallico, osservazione duodecima, per testimonianza del Riveto chirurgo regio, nacque un fanciullo mostruoso senza coscie e gambe, e colla coda di scorpione. Quel feto certamente non avea veduto scorpioni; poté ben vederli la madre; e pare, che la sorte apprensiva di quel bruto e pericoloso oggetto potesse disordinare la tenera macchina di quella creatura. Meritano ancora attenzione due esempi, rapportati da Martino del Rio nel libro primo, capitolo terzo, quistione terza, e succeduto in persone sue parenti: del che era egli buon testimonio. Altri due ne riferisce Monsieur Peu nel trattato de la Pratique des Accouchemens da lui veduti. Ma io li tralascio, per venire in fine dicendo, che prima di conchiudere contro l'opinione di tanti antichi e moderni scrittori, tutti concordi in riconoscere la forza dell'immaginazione in alcune donne gravide: converrebbe accertarsi, che fossero favole tutti i casi, rapportati in questo proposito. Similmente si avrebbe a provare, non aver fondamento l'opinione di chi crede, che possa l'immaginazion de i pavoni, delle pecore, de i cani, e di altre bestie, mutare ne i lor feti il colore. Siccome ancora bisognerebbe assicurarci, che in alcune donne bianche di gagliarda apprensione niuno effetto potesse produrre la vista di un moro. In una corte, dov'era un moro, una di queste partorì un figliuolo colle sole parti della generazione di colore moresco. Ne fu attribuita, non so se con cagione, la colpa all'aver ella vivamente immaginata, o forse anche provata la forza di quelle parti nel moro suddetto. Però sembra più sano consiglio il sospendere il nostro giudizio intorno a questo fenomeno, finché, se è possibile, arrivi qualche saggio filosofo a penetrare in queste arcane operazioni della natura colla sperienza e coll'accurata osservazione. Può accadere un tal caso così averato e preciso in un feto umano, o animalesco, che non si possa rifonderne l'alterazione o mutazione fuori dell'ordine della natura, che all'immaginazion troppo viva, e all'influenza degli spiriti animali della madre. All'incontro si potranno ben addurre delle forti ragioni per escludere l'opinione degl'immaginazionisti, ma verisimilmente niuna mai sarà di tal polso, che ad evidenza ci convinca della sua falsità.