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CAPITOLO XVIII Della necessità di ben regolare e correggere la nostra fantasia, e degli ajuti, che a ciò può prestare la filosofia razionale. |
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Della necessità di ben regolare e correggere
la nostra fantasia, e degli ajuti, che a ciò può prestare
la filosofia razionale.
Per poco che si consideri l'intera economia dell'uomo, noi troviamo, che i nostri errori s'hanno da riferire all'intelletto nostro, i peccati alla nostra volontà, e non già alla fantasia, né a i sensi. Essendo la fantasia una facoltà passiva, riceve qualunque fantasma & idea, che in lei venga impressa da i sensi e dalla mente, senza conoscere, se sieno veri o falsi, probabili o improbabili, moralmente buoni o cattivi; perché tal disanima e cognizione è riserbata all'anima, o sia alla mente stessa. Appresso chiara cosa è, che fra le cose, onde l'universo è composto, infinite di esse contengono verità e certezza, essendo ridicole in ciò le pretensioni de' pirronisti, e di queste abbondano tutte le scienze ed arti, che lecitamente e lodevolmente si studiano o si esercitano da i mortali. Similmente vi ha una innumerabil copia di altre cose, che son ristrette nel regno dell'opinione, cioè, che non son certe, ma solamente più o men verisimili e probabili. E finalmente possono trovarsi assaissime nozioni ed opinioni, che son false: non contenendo esse né pure l'apparenza della verità. Si può dire, che non vi ha arte o scienza, in cui non s'incontri questa triplice schiera d'idee, né ci è umana fantasia alcuna, che oltre alle idee certe, ed oltre a tante opinioni, non abbia abbracciato, o tuttavia non abbracci qualche idea, che facilmente si può convincere di falso. A questo influsso spezialmente sono soggetti gl'ignoranti, e però in questo proposito merita di essere letto il Trattato degli errori popolari, composto dall'inglese Tommaso Frown. Di qualunque sorta poi sieno le nostre idee, o venute per via de' sensi, o procedenti dall'intelletto, l'uomo forma i suoi raziocinj o giusti o sofistici, e secondo essi passa ad operare.
Ora per quanto io abbia detto ne' precedenti capitoli, non ho abbastanza fatto conoscere, come necessario sia a chiunque ama la sapienza di ben regolare e rettificare, il più che si possa, le idee impresse nella propria fantasia, per risparmiare a se stesso una gran copia di errori, di peccati, e di gravi perturbazioni dell'animo suo. Questa è l'importante conclusione dell'operetta, che ora presento a i lettori. Tutto dì si compongono libri; dello sterminato lor numero n'è quasi oppressa la repubblica. Ma bisognerebbe mettersi in testa una verità. Cioè, che il cercar tutto quello, che tende a perfezionar l'animo nostro, ed incaminarci alla virtù, e a proccurrare o poco o molto la nostra pubblica utilità e felicità nella forma, che può competere al presente stato nostro, dovrebbe essere il principale istituto dell'uomo. Il resto degli studj nol biasimo io già, pure quando sia fatto per sola ostentazion d'ingegno, e nulla serva al comodo, ed uso della vita umana, può essere o vanità o superfluità. E caso mai che tendesse a sovvertir l'animo, e massimamente se a rendere l'uomo moralmente cattivo; farà un'iniquità degna del comune odio, ed anche di gastigo. A fin dunque di dare un buon sistema alla nostra fantasia, convien prima mettere in buon sesto la mente e la volontà nostra, siccome sorgenti proprie de' nostri errori e peccati. Ben regolate che queste sieno, allora facile è tenere in briglia il vigore della fantasia, e il non lasciarsi trasportare da essa ad azioni indecenti o nocive a noi stessi, e ad altri. E qui fra i molti studj, che possono servire di medicina alla mente nostra non proporrò se non i tre più importanti e principali, cioè la filosofia razionale, che insegna a ben pensare e raziocinare; la filosofia morale, che ammaestra per vivere bene; e la filosofia cristiana, che è il compimento della sapienza, perché insegna a vivere beatamente anche dopo il corso di questa vita terrena.
Quanto alla prima, evidente cosa è, che operando noi a tenore delle idee, che abbiamo in capo, se queste sono erronee o false, esse si tireran dietro non pochi altri errori d'intelletto e di azione, finché sieno dissipate o corrette dalla ragione. Ora appartiene a questa filosofia, che si chiama razionale, l'istruire la nostra mente, acciocché si guardi dal falso, e per quanto mai si può, discerna il vero, o almeno il più verisimile delle cose. Ella ci prescrive le regole, per esaminar la sodezza o apparenza delle medesime cose; qual raziocinio sia bene o mal fondato nelle premesse o nelle conseguenze; come sia diversa dalla scienza l'opinione, e quanti gradi si dieno dell'opinione medesima. Chi sa ben valersi de' suoi lumi, può sperar di schivare molti falli ed inganni nell'operare, e varie perturbazioni di animo a noi talvolta cagionate da i vani fantasmi, che senza esami abbiamo appreso da altri, ovvero formati col diffettoso nostro raziocinare. Applichiamoci dunque di tanto in tanto a considerare, se l'idee impresse nella nostra fantasia sieno vere o false, e se l'opinione abbia accresciuti, sminuiti, o alterati gli attributi delle cose. Quando non intervenga nel cerebro quel disordine, che appelliamo insania, o pazzia, la mente usando il buon criterio suggerito dalla filosofia suddetta, può facilmente giungere ad emendare e rettificare molti de' nostri sregolati fantasmi. Fra questi alcuni ci sono di poca o niuna conseguenza, come le opinioni concernenti i primi principj delle cose fisiche, le vere definizioni del tempo e dello spazio, la quantità del moto nell'universo, la divisibilità della materia in infinito, il vacuo, e simili altre questioni, delle quali si fa cotanto strepito nelle scuole, e mai non si arriva ad una incontrastabil conclusione. Meglio è il conoscere quel più di verisimile, che si può, in sì fatte ricerche; ma l'averne anche delle false o inverisimili idee, contuttoché non sia bene, non è però un male, onde ne derivi alcun male al pubblico o al privato, se pur non si piantassero de' filosofici principj, che andassero a ferire quei della religione. Così il credere le qualità inerenti ne' corpi, quando veramente son da dire percezione e sensazioni dell'anima (della quale scoperta cotanto si gloriano i cartesiani) non si sono accorti finora i peripatetici, che abbia recato alcuno sconcerto al mondo. Ma è facile che si dieno, e in fatti si danno tante altre idee ingannevoli, ed insussistenti, che possono terminare in danno dell'anima nostra, della nostra sanità, de' nostri affari, e, se non altro, cagionare in noi degli affanni, che è bene il risparmiare.
Datemi un fantasma, al cui aspetto, cioè alla cui ricordanza l'anima si suol muovere a timore. Forse coll'idea di quell'oggetto avea prima la mente senza esame e dissavvedutamente unita l'idea del terrore. Finché in tale stato dura quel fantasma, in mirando l'anima si ha da sentir mossa a paventar qualche danno o male contrario all'amor proprio. Ma esaminatene una volta con attenzione l'origine e gli attributi. Se si truova vera e sussistente la ragion di temerne, in tal caso convien cercare i mezzi, se pur ci sono, di schivar quel danno, per più non temerne. O pur verrete a scoprire, che l'idea aggiuntavi della terribilità era vana, e che senza ragione si affliggeva l'anima per la vista o considerazion di quell'oggetto: con che resterà corretto quel fantasma, e liberata l'anima da un molesto affanno. Tanto più poi questo è facile, qualora né pur sussista l'oggetto. Truovasi talvolta in testa di persone anche non dozzinali, e più nella plebe, che nella tal casa, in certo crociale, o in altri luoghi si odano strepiti sopranaturali, o si veggano spettri notturni. Basta che un lo dica, perché se ne dilati la credenza, e se ne aumenti il timore. Ma sussistono questi oggetti? Signor no. Se ne accerterà solamente chi non ha paura, perché la paura sola è, che li fa nascere, e li mantiene. Chi poi è imbevuto delle dicerie di alcuni antichissimi ed anche moderni scrittori, al mirare una cometa, sente svegliarsi subito in suo cuore la passion del timore, perché con quella idea va congiunta la persuasione, che un tal fenomeno predica qualche pubblica grave disavventura. Altrettanto fa, chi è entrato nell'anno climatterico. Ogniqualvoltaché si affaccia alla mente questo fantasma, sempre è atto ad eccitar la malinconia, perché ad esso è attaccata l'idea, che questo sia anno pericoloso e fatale alla vita dell'uomo. Ma se la mente farà riflessione a i fondamenti vani della popolare opinione intorno alle comete, e alle ragioni di tanti scrittori assennati, comprovanti, che quei sono non istraordinarj, ma ordinati e stabili fenomeni della ragion celeste, e nulla aver essi a che fare sopra le azioni libere ed avventure de' mortali; e che i pericoli dell'anno climatterico son tutti ideali e sognati: allora cesseranno questi indiscreti fantasmi di recar molestia all'anima, e il saggio se ne riderà. Ma noi alle volte non siam da meno de' fanciullini, che al mirare o un moro od anche un truffaldino con quella maschera nera e deforme, ne concepiscono tosto orrore ed avversione; perché la lor mente, incapace allora di esame e riflessione, immediatamente giudica, quello essere non solamente un brutto, ma anche un nocivo oggetto. E se la madre vorrà far paura da lì innanzi al figliuolo, basterà che gli risvegli l'idea, o sia la memoria di quel brutto ceffo, che nella di lui fantasia va congiunta coll'attributo del terrore. Il primo dunque potente mezzo per guardare la mente nostra dagl'inganni e dalle false opinioni & idee, o per ajutarla a deporle, consiste nello studio e nella pratica di quella saggia filosofia, che prescrive le regole di ben raziocinare e giudicar delle cose, e ci dà a conoscere la diversità delle idee, parte vere, parte confuse o dubbiose, e parte false, e talvolta ancora ridicole. Serve questa per dirigere essa mente non solo nell'esame delle materie scientifiche, ma anche per l'uso e commerzio della vita, cioè per ben regolare le nostre determinazioni ed azioni, riguardanti la sanità, gl'interessi civili, ed anche la coscienza di chi aspira, e tutti dobbiamo spirare alla beata eternità.
Se ricorrete alla scuola peripatetica, certamente vi somministra essa de' bei lumi per formare i retti raziocinj, e per iscoprire i nostri e gli altrui sofismi. Ma ivi trovate anche sì utile materia infrascata da molte disutili quistioni, e sottigliezze, l'imparar le quali, e il nulla imparare è lo stesso. E poi dovendo noi fare gran capitale del tempo, cosa sommamente preziosa per la corta vita dell'uomo, perché perderlo dietro alla pesca di sole vesiche? Gli ultimi tempi han prodotto in questo genere de' libri migliori, e di metodo più profittevole e spedito. Abbiamo la Ricerca della verità del padre Malebranche; l'Arte di pensare; la Logica del Fardella, e del Crousaz, e quella del p. Eduardo Corsini pubblico lettore di Pisa; le Istituzioni della filosofia razionale del signor de Soria, anch'esso pubblico lettore di Pisa: la Medicina della mente e del corpo del Tscirnao; un opuscolo postumo del Descartes intorno alle Regole per dirigere l'ingegno: l'Organo degli organi dell'Hansch: ed altri simili libri. Chi non gli ha studiati da giovane, anche vecchio impiegherà bene il suo tempo in leggerli, ed impararne le massime: ma spezialmente utili saran quelle filosofie, che ci conducono a riconoscere Dio, perché questo è il primo anello delle nostre utili cognizioni, dipendendo particolarmente da questo l'altro sommamente importante punto dell'immortalità dell'anima umana. Non ci riuscirà di stabilire con incontrastabil sentenza i primi principj intrinseci delle cose fisiche: poco ciò importa alla vita umana. Importa bensì l'assodar nella mente nostra la conoscenza e credenza del primo indubitato principio e cagion di ogni cosa, contemplandolo sopra tutto ed ammirandolo in tante sue maravigliose creature: via la più facile, ed anche sicura per trovarlo. Se sarà ben regolata la mente nostra, la fantasia non riceverà, se non le idee ben ordinate e lontane dalla falsità, o correggerà le già imprudentemente ricevute & adottate e si giugnerà a distinguere l'apparenza dalla realtà delle cose. Cioè si risparmieran moltissimi errori ed immagini, procedenti appunto dal disordine e dalla falsità delle idee, ivi da i sensi e dalla mente senza il dovuto esame impresse.