Lodovico Antonio Muratori
Della forza della fantasia umana

CAPITOLO XIX Della filosofia morale e delle filosofia cristiana, mezzi per ben regolare la nostra fantasia.

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CAPITOLO XIX

Della filosofia morale e delle filosofia cristiana,
mezzi per ben regolare la nostra fantasia.

Se importante è lo studio della buona filosofia razionale, per arricchirci delle idee del vero e del verisimile, non è di minor pregio e rilievo la filosofia morale, per provvederci delle idee del buono spettante ai costumi e alle azioni nostre. Poco ci vuole a discernere, che sregolata e deforme creatura sia un uomo, che si lascia vincere da bestiali appetiti, da malnate passioni, e si in preda ai vizj, perché seriamente riflettendovi, tosto si scuopre, che i vizj e le disordinate operazioni vanno a terminare in danno della buona fama, o della sanità, o delle sostanze nostre, o pure apportano nocumento al prossimo nostro, o alla repubblica, in cui viviamo. Se il primo, chi non vede la nostra pazzia, mentre operiamo contro le giuste naturali leggi del nostro amor proprio, che c'ispirano il far del bene e non del male a noi stessi? Se il secondo, facile è il ravvisare la nostra bestialità, perché come mai scusare d'ingiustizia ed iniquità il nuocere agli altri, quando conosciamo per cosa tanto giusta, che gli altri non nuocano a noi stessi? Ora osservate, da che procedano i perversi nostri costumi. Già si è veduto, che le idee della cose sensibili, riconosciute dalla mente per utili o dilettevoli, ma senza esaminare, se sieno anche oneste, commuovono forte gli appetiti, o sia la concupiscenza nostra; e tale è la lor forza impulsiva, che l'anima corre ad operar quello, che non dovrebbe, perché contrario alla retta ragione. Conosciamo ancora per lo più, mancare l'onestà all'azione, verso cui siamo spinti, e pur la vogliamo ed eleggiamo; e ciò perché l'anima agitata dal focoso presente fantasma, benché potesse e dovesse sospendere e frenare il suo moto, per dar tempo alla mente di ben riflettere alle cattive conseguenze della proposta azione: pure va innanzi, e si lascia trasportare ad eseguirla. Come dunque abbiam noi da rimediare a questi perniciosi impulsi della fantasia?

A ciò mirabilmente può giovare il suddetto studio della Filosofia dei costumi, il cui ufizio è di farci comprendere le ruote interne, che muovono l'uomo alle azioni moralmente buone o cattive, cioè gli appetiti e le passioni, e le forze e i doveri del libero nostro arbitrio; e qual fine abbia da prescrivere il saggio a se stesso; e ciò che porta il carattere di vizio per fuggirlo, di virtù per seguitarlo; e i lodevoli mezzi per impedire, che i suddetti appetiti ed effetti non ci rapiscano al male, cioè ad azioni riprovate dalla religion naturale, e molto più alla rilevata. Purtroppo noi miriam tuttodì i maligni effetti della potenza, delle ricchezze, della bellezza, dell'amore delle voluttà corporee, della gloria, e tanti altri disordini delle nostre passioni. Non è già, che queste, e tali commozioni dell'anima nostra sieno per se stesse cattive. Noi le facciam divenir tali per l'abuso, che ne facciamo col non conformarle ai dettami della retta ragione. Ma ecco la filosofia suddetta, che vien ad insegnarci di ben regolar la mente e volontà nell'elezione degli oggetti sensibili, e di frenar l'empito delle passioni, facendo servire gli appetiti e le passioni stesse al nostro vero bene: laddove se si lasciano senza briglia, non servono che al nostro male. Questa filosofia ci viene in parte ispirata dalla natura, perché naturalmente riflettendo alle azioni, ravvisiamo per lo più in esse delle deformità, o dell'ordine e della bellezza. Parte l'acquistiamo dall'umano commerzio, massimamente conversando coi saggi e buoni, i quali colle parole o colle azioni virtuose a noi servono di esempio e d'istruzione. Il compimento poi s'impara dai libri, che ex professo trattano così importante argomento. La ragione dataci da Dio, naturalmente ci provede qui di molti lumi, ma assai più ce ne può somministrare un trattato, saggiamente composto di questa materia. Non pochi di questi ne ha dati l'Italia; n'è stata feconda anche la Francia; ed uno ne ho pubblicato anch'io il quale bramerei che riuscisse di qualche utilità al pubblico: ora fate, che l'anima nostra mercé dei documenti di sì riguardevole scienza sia ben imbevuta di quel che conviene o disconviene a noi di operare, e che nella nostra fantasia ella abbia altamente impresse le massime & idee delle azioni belle di onestà e virtù, e le oppostedeformi del vizio: non potremo già trattenere per questo i fantasmi incitanti ad opere cattive, che non si presentino focosamente davanti alla nostra mente; ma qualora eziandio siamo ben forniti d'idee contrarie, che ci rappresentino il brutto di esse, e il bello delle opere buone: allora è da sperare, che la forza di queste supererà l'impulso dell'altre. Chi è mal provveduto di queste lodevoli e salutevoli idee, sta in continuo pericolo di operar cose indecenti. Nulladimeno perché niuno ci è, che non abbia per l'interno dettame della ragione, e per la pratica del mondo, una general sufficiente cognizione del bene e male morale, regolarmente perciò niuno va esente da colpa, allorché lascia il primo ed abbraccia il secondo. All'incontro ognun vede, che vantaggio abbia nei combattimenti della cattiva concupiscenza contro la ragione, chi ha imparate dalla sana filosofia le massime del retto operare, ed ha ben conficcate queste nobili idee nel cerebro suo. Svegliandosi queste (ed è obbligato ognuno a svegliarle al bisogno, e a ben considerarle) un potente ajuto si presta alla mente, per dirigere la risoluzion della volontà, mostrandole, essere conveniente alla ragione l'anteporre ciò ch'è ordinato; a quello che è disordinato; e che l'utilità, o la dilettazione, che può venire da una viziosa azione, dee credere all'utile e diletto, che risulta da un'azione virtuosa: giacché siccome abbiam detto più volte, i vizj e peccati si tirano dietro il danno, il dolore, il pentimento, laddove le opere di virtù sogliono produrre una stabile dilettazione ed utilità.

Tuttavia quantunque sia vero, che possono sommamente influire i lumi della moral filosofia a rettificar le nostre idee, o a reprimere gl'impulsi pericolosi delle idee delle cose sensibili; pure convien aggiungere, non bastar essi a rendere compiutamente saggi e buoni i mortali. Truovasi nella storia della gentilità filosofi, ed altri chiari personaggi ben addottrinati nella scuola filosofica, a i quali non mancarono molte virtù umane, e che con lodevoli opere segnalarono la vita loro. Ma niun di essi osserverete, che non fosse nel tempo stesso macchiato di pochi o molti vizj; e se coloro andavano diritto in una parte, zoppicavano poi forte in altre. Però la moral filosofia, per ben assodare i suoi fondamenti, abbisogna della religione, cioè della filosofia cristiana. Gli stessi filosofi pagani, che maggiormente si accreditarono per belle massime, o per la pratica delle virtù, quei furono, che esaltarono la religione, e conobbero la necessità di unirla colla lor filosofia, benché nell'una e nell'altra abbondassero i difetti. Non è già così della religione e divina filosofia de' cristiani, in cui troviamo la perfezione, e in oltre il pregio di essere alla portata di ognuno; di maniera che può facilmente impararla il dotto e l'ignorante, e non meno chi ha l'intelletto acuto, che chi l'ha ottuso. E ciò perché non ci vuol molto ad apprendere la brevità e chiarezza de' suoi documenti, e questi appresi, e ben fissati nel cuore e nel capo, si ha tutto quel che occorre per poter vivere virtuosamente in santificazione e giustizia tutto il tempo del nostro soggiorno sulla terra. Il simbolo degli apostoli non è già un gran libro, ma solamente la facciata di un libricciuolo. Meno ancora è il decalogo. Ed ecco in poco la filosofia de' cristiani, che anche ogni rozza persona, unita alla vera Chiesa di Dio, può intendere ed imparare a memoria, e valersene poi per la pratica del suo operare.

Ora datemi una persona, che vivamente creda, che ci è Dio autore e padrone del tutto, ed aver egli data all'uomo un'anima immortale: verità, delle quali c'istruisce anche la filosofia e religion naturale; ed incomparabilmente più ci assicura la religion rivelata. Fate, che capisca l'obbligazione di amare, adorare, e ubbidire quel gran Monarca e Padre nostro, invisibile sì a' nostri occhi, ma visibile in tante sue creature, perché da lui si ha da riconoscere il nostro essere, e tutto quel bene, che ora abbiamo, e che incomparabilmente più abbiam da sperare nell'altra vita, essendo egli per essenza sua rimuneratore de' buoni. Aggiungete ancora, che l'uomo intenda la necessità di temer questo sovrano padrone, la cui essenzial giustizia il porta a gastigare i cattivi se non in questa, certamente nell'altra vita. Finalmente fate, che l'uomo conosca e creda il benedetto nostro Salvatore, cioè il figliuolo di questo Dio, fatto uomo, e morto per nostro amore, per cui mezzo e merito a noi vengono tutti i beni sopranaturali in questo mondo, e una gloria immensa, se a lui saremo fedeli, verrà nell'altra vita. Ecco giunto l'uomo alla filosofia cristiana, eccolo provveduto di un'armeria d'idee, picciola sì, ma di tal forza ed attività, che può bastare a tenere in freno, e fare smontare tutto il vigore delle idee sensibili, dall'aspetto delle quali si sente l'anima commossa a quelle disordinate azioni, che noi appelliamo peccati; e sappiam, che dispiacciono a Dio. Figuratevi uomo o donna, la cui mente abbia ben concepita col solo ajuto della natural filosofia l'idea dell'onestà, imprimendola nella fantasia con tutti i bei colori, che la corteggiano, cioè come virtù commendata da ogni saggio, e tanto in fatti degna di lode; e i diversi buoni effetti, ch'essa produce, al contrario della disonestà, a cui tengono dietro tanti mali. Può essere, che questa sola idea sarà sufficiente a far fronte a tutte le tentazioni contrarie, vegnenti dall'impulso delle idee seduttrici, portate da' i sensi, cioè dalla vista de' corpi molto avvenenti, o dall'udito delle preghiere, delle lusinghe, o pur dall'esibizion di regali, o dalle promesse di molti vantaggi. Ma se a questa nobile idea dell'onestà si aggiugnerà la ferma persuasione, che tal virtù è sommamente amata e comandata da Dio, indubitato premiatore di chi osserva le giustissime sue leggi; e che per lo contrario l'impurità da lui odiata e condennata, ci fa perdere la di lui grazia e meritare i suoi castighi allora crescerà a dismisura la forza della mente per combattere contro le idee motrici della era concupiscenza; in guisa tale che o esse non ardiran di affacciarsi, o se pur si presenteranno al guardo dell'anima, facilmente ancora saranno accolte con abborrimento, e dileguate. Ma all'udire gli encomj della moral filosofia, e molto più al decantarsi qui l'energia della filosofia cristiana per vincere le per così dire segrete suggestioni al mal fare, procedenti dalla nostra fantasia, cade subito in pensiero a i lettori di chiedere, onde venga, che con tutti gli ajuti della religione di Cristo, pure s'incontrino dapertutto tanti cattivi uomini e tanti peccati. La risposta è riserbata al capitolo seguente.


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