Umberto Bozzini
Fedra

ATTO QUARTO

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ATTO QUARTO

La scena del I Atto.

Grandi fiaccole resinose dagli alti candelabri di bronzo alternano bagliori ed ombre vacillanti lungo il peristilio marmoreo. Sulla casa grava il silenzio successo alla catastrofe: parlano sommesse e spaurite le ancelle che si aggruppano ad un lato della scena. Le ultime luci della sera, con ridere di stelle nascenti per i cieli; quindi la notte.

Scena prima.

ia Ancella

E nel vergato di lucente elettro
cocchio a ruote volubili,
io deposi le bianche
ne i cavi otri farine, e le ricolme
anfore del licor dolce dell'uvo...
e già, frenando nei garretti l'impeto,
l'ardue criniere sotto il curvo bosso
squassavan le puledre
con tintinnio di morsi...

2a Ancella

E ne' suoi occhi
come in chiare profonde acque leggesti
svelata alfine l'anima? o, percosso
di nera angoscia, era il bel volto come
nel rude soffio Aquilonar corolla
tenue d'acanto...?

Ia Ancella

In suono
tetro di pianti gli gemeano intorno
gli afflitti amici... e immoto
pari ad arbore surta
nella spiaggia infeconda, egli guardava
il violaceo mar che, dal gran rogo
occiduo il sol di rapidi bagliori
screziava, chiome di ninfe striscianti
bionde sui flutti... A nome
un lo chiamò... si volse... e in vetta al colle
sotto veli di porpora, corrusca
d'oro e di gloria Atene
gli apparve, ed era come fiamma assurta
agli Dei, sull'altare... alto le braccia
tese allora a la patria ed un singhiozzo
lungo, fremente, gli sfuggì dal petto!

2a Ancella

O cuore umano con tenaci avvinto
invisibili fila ai luoghi, ai volti,
e, che se infrante, sanguini!

ia Ancella

Sul cocchio
balzò poscia, e impugnate
le adorne briglie, a ruinoso corso
incitò le cavalle e l'inseguiano
sulle bighe i compagni...

La Cretese

E l'incalzante
torvo Destino, qual Nibbio rapace
che fra gli artigli e con l'adunco rostro
squarcia la preda!...

ia Ancella

Avversa
ai suoi teneri nati
io crederò la madre, incestuoso
il roseo infante alla nutrice in grembo
s'egli è reo!

La Cretese

La vendetta,
la vendetta è su entrambi!
essa, con l'empie voci, esca allo sdegno
di Ciprigna crescea, contro le figlie
auricrinite d'Elio... e quel garzone
schivo ognora dei riti
visse, sboccianti cespiti di rose
sotto il pie' de la Dea!

2a Ancella

Struggeansi molte
dei baci suoi, cupide invan, fanciulle
di bianche braccia...

ia Ancella

E ad ambo in cor la Dea
destò, irata, l'orrendo
palpito?

La Cretese

È fama che in più ciechi errori
essa i superbi induce!
Chiusa nel mare, come d'aureo anello
nel castone una gemma, e di foreste
lieta e di fresche in limpido ruscello
acque fluenti un'isola si veste
tutta di fiori nel tempo novello,
come una sposa, che di ben conteste
ghirlande adorna il crine ambrosio e il seno,
e ride a l'alba del suo sereno.

Bianco e di croco tra quei fiori un fiore
l'aure profuma e su l'erbose sponde
sboccia di rivi o di sorgenti: e muore
se, intorbidato, le sue pure fronde
più non rispecchia il cristallino umore;
ma se tu chiami il nome suo, risponde,
ne l'ombre ascose del vicino speco,
in suon di pianto armoniosa l'Eco,

Narciso è il nome, e fu vago mortale
figlio a Liriope cerula, d'ignude
Ninfe desio: pur l'amoroso strale
più che niuna sentì colei che schiuse,
s'altri favella, il roseo labbro, e uguale
a l'udito sermone il suo conclude.
Ma la spregiò il crudele, e quella mesta
si sciolse in pianto; e sol la voce resta.

D'ira corrusca lampeggiâr le ciglia
de l'Idalia, stellanti: E poiché sdegni,
disse, la rosa del piacer vermiglia,
senti la spina, e come invitta io regni:
dove sgorga in candida conchiglia
di marmi un fonte, e ai fulgidi convegni
le Naiadi aduna, in sul meriggio, stanco,
giunge il garzone, e quivi posa il fianco.

Curvo, la sete nella gelid'onda
spegneva, e sale dall'argenteo letto
una vezzosa imago, nella bionda
chioma, e negli occhi, e nel leggiadro aspetto
simile a lui: ma più che sitibonda
di linfe sembra aver di baci affetto!
Stupì l'incauto, e come in pietra sculto,
immoto pende sul portento occulto.

S'innamora d'un'ombra! ahi quante volte
le braccia immerse nel fallace rio,
strinse il sogno, e turbò l'acque, e tolte
fur le amate sembianze al suo disio!
Di che lamenti risonar le folte
selve, e gli antri muscosi! e sola udìo,
a sue folli querele impietosita,
gemere ancor la fida Eco svanita!

Come la molle cera, o ne l'ardente
bacio del sol rugiada matutina,
par che si stempri il misero, e il languente
capo sul margo virido reclina:
fugge lo spirto sospirando, e intente
pur ne lo Stige le pupille inchina!
Ma dalle membra che consunse Amore,
germoglia, onusto di fragranze, un fiore.

(dalle stanze segrete giunge, pietoso, un lamento)

2a Ancella

Ahimé! cangiarla un Nume
volesse in marmo, in fiore! come pioggia
lieve dei cieli estivi, anch'essa in lacrime
si sciogliesse...

(il lamento reitera)

ia Ancella

M'agghiaccia!
spasima ancora!!... un filtro
ordito forse da tessala maga
le serpeggia le vene? e non d'amica
voce conforto...

La Cretese

La tremula face
sol l'angoscia ravviva... ahi! ben di ferro
o di ruvida selce ha cor chi a tanto
strazio non duolsi! Alla morta sorella
parla, alla madre, anela
i figli, a sé li avvinghia, e inorridita
le teste bionde poi dal sen respinge!
Truci spettri l'incalzano... dilata
le pupille il terror, stridono i denti...
e, convulsa le membra, vuol fuggire, né può...

Scena seconda

(Irrompono sulla scena compagni d'Ippolito, efebi atterriti e piangenti).

Un giovane

Su... su... correte, oziose schiave! fiaccole,
soccorso, olà!... chiamate,
chiamate il Re... Atene tutta... ogni uomo
ch'abbia viscere ed anima, che frema
ad un misfatto...

Un'Ancella

Ahimé! ahimé! che avvenne?

Giovane

Giorno di lutti!

Ancella

Oh! queste grida lugubri!
triste presagio, o Numi!
sventure ancor, sventure a questa casa
ieri felice, prospera!

Giovane

Le vampe
desta, voraci... ardi le mura, i tetti!
Brace immensa sfavilli,
crolli la reggia che le porte ha schiuso
al delitto, alla morte!

Ancella

Crudeli e di quest'ansia
niuno ha pietà? parlate!

Giovane

Al miserando
spettacolo, qual fonte
viva dagli occhi il pianto
vi sgorgherà! il morto corpo recano!

Ancella

Morto? come? di chi?

Giovane

L'astro nascente fulgido, l'orgoglio
dei ludi, il nostro amore!
è spento è spento Ippolito, travolto
dal Nume ingiusto sotto il ferreo calcio
delle cavalle... ed era
casto, innocente...

Ancella

O cuor presago! Tuoni
fino all'Olimpo il grido!

Giovane

Ha la nefanda prece
udita il Chiomazzurro!

Un altro

Cieco gli sguardi e l'anima
solo Teseo non vide...

Ancella

Ancor stamane
nel gagliardo la vita
con il ritmo ferveva
d'esultante peana, da canori
petti intonato...

Un'altra

Come
terrestro umore su per le radici
d'una giovane quercia...

Un'altra

Come spumante e redolente mosto
nel tino ben cerchiato!

Giovane

Sul timone
curvo, col grido e l'incessante sferza
irritava le storne, e gli anelava
a le spalle il Destino, e gli sbalzava
il cor ne la follia
della corsa, e la mèta ultima, bianca
era la Morte!

Ancella

Piangi,
piangi il suo stame virido troncato!

Giovane

Lungo l'Egeo, fra turbini di rena,
la quadriga, vertigine
paurosa, volava, e dond'era
scomparso il fiammeo sole,
s'invermigliava, come una ferita
il cielo, a larghi sprazzi
di sangue per l'azzurro... e non vedeva
egli l'augurio, e non le spume, candidi
fiori del mar sboccianti fra gli scogli...
e non vedea che il suo martirio...

Un altro

Invano
atterriti, gridammo!

Giovane

Quando levò l'Enosigeo sublime
un'onda, e col fragore
di mille tuoni, contra un nero scoglio
poi l'avventò, rimbalzandola infranta
sulla spiaggia...

Ancella

O spavento!

Giovane

Le puledre
s'impennarono orribili spezzando
l'asse a un macigno, ed ei dalla quadriga
si rovesciò, al pugno e al corpo avvolto
le redini...

Ancella

Infelice!

Giovane

E contro i sassi, e fra le ruote, e sotto
le zampe, fur le giovanili membra
squarciate, il lido di cruenta striscia
solcando...

Ancella

Taci! il cor m'impetri!

Giovane

Alfine
raggiunto, sciolto... respirava ancora...
"Al padredisse, e lo strozzava il rantolo
de l'agonianarrate
come il non mio delitto
espio!"

Ancella

Orrore, orrore!
ahi! se tutte le voci
dei viventi ululassero...

Scena terza

(Fedra con la nutrice).

Fedra

Gemiti... strida... di percosse mani
lugubre suon... chi piange?
Non son tutte le lacrime
inaridite? nel mio cor racchiusa
non è tutta l'angoscia, come acuta
lama nella vagina?
Altre creature soffrono? chi piange
qui... dov'è Fedra?

Un giovane

Corri!
corri! fiutasti il sangue?
ancor calda è la vittima! di strage
pasciti, inebria le pupille ingorde!

Fedra

Chi siete? Enone... Enone... altri fantasmi!
sorgono innumerevoli!
m'accerchianominacciano... e la colpa
dagli abissi li evoca!

Nutrice

No... no... torna il delirio! e voi, crudeli...

Fedra

Contro la rea, contro la rea furenti!
E terra e cielo offesi! Impallidire
vidi la sacra luce
del sole, e i vostri volti!
e il Tartaro digrigna!
ma vi dirò lo spasimo, tenaglia
rovente che mi attorce
l'anima, vi dirò... ahi! la memoria
perdei della trascorsa
età del duolo... ma vo' ridestarla,
e vi farò pietosi
a me, voi tutti, uomini e larve, un solo
tranne...

Giovane

Quel ch'ài ucciso? Ippolito?

Ancella

Lontana
di qui traggila, Enone...

Fedra

Non mai seno di donna
te generò, ma un'ispida leena
bramosa... tratto da una scabra roccia
fosti col ferro...

 

Nutrice

Ignota
è la pietà fra gli uomini?

Giovane

(alla Nutrice)

E tu falsa.

Ancella

Non sai... non sai, Enone... è spento Ippolito!
odi il canto ferale...
Portano il corpo...

Nutrice

Oh! fuggiamo, fuggiamo!

Fedra

Perché tremi? perché?
m'irridono... non vedi
limpide liete scintillar le stelle
nella quiete azzurra?
fresca è la notte, aulente come un sogno
d'amore... morto Ippolito? e sereno
placido è l'orbe, e nel mio petto vive,
palpita il cor...?

Scena quarta

(Coro d'efebi recanti il cadavere d'Ippolito).

Coro di giovani

O casa di Teseo!
mura d'Atene, eccelsa
opra dei Numi! e questa macchia i limpidi
lavacri de l'Ilisso
non tergeranno, e non i vasti flutti
del pelago sonanti...

Nutrice

(trattenendo Fedra)

No... tu non puoi... non puoi... fermati misera!

Fedra

Rupi al cielo scoscese, aperti baratri
sui miei passi... fermarmi
chi vuole? Ah! voi piangete?
ditemi i vostri affanni, gl'infiniti
mali, retaggio della terra: i padri
estinti, le sfiorite
vergini… i figli teneri perduti!
io sola, io sola il lacrimabil coro
soverchierò col grido...!

 

Coro

I crini floridi
recidiamo, compagni, al morto eroe
tributo...

Fedra

Ed io? qual troverò supremo
dono? non ho più nulla!
sorrisi e forze della vita, palpiti

Coro

della carne e dell'anima
io t'immolai... me stessa! e l'alta offerta
già consunse la fiamma!...
E qui il deposto funebre
peso, il bel volto nella morte pallido
scoprite...

Fedra

O vista che dal corso gli astri
devii, percoti le marmoree fibre
della propria terra!

(presso il cadavere)

Gelido... muto... mi respingi ancora?
No... no... nol puoi... catena ribadita
son le mie braccia, e da la Morte scudo,
gelosa Dea, che t'ama anch'essa, anch'essa
e lasciva, il tuo fiore
desia! Svegliati, svegliati,
guardami ancora, Ippolito! cresceva
lume a i cieli, fragranze
di voluttà alla terra
il tuo sguardo... non m'odi?
ahimé! rigido è il petto, e sulla mia
la sua bocca non arde!

Coro

O sacrilegio!
scostati, impura, o di ribrezze quella
morta spoglia rivive!

Fedra

No... no... il furor v'acceca...
voi non sapete... niuno...
non seppe egli se stesso!...
ma sul suo labbro inconscio, io la parola
bevvi, che mai più detta
sarà! mi amava! come, indocil Zefiro
ama le frondi susurranti, come
la pura stella ama l'umil corrente
che il suo raggio ha nel seno...
e quando la carezza
folle, tremenda, l'avvampò, vibrare,
come cetra percossa,
io l'ho sentito, fremere perduto
nel mio bacio!

Nutrice

Precipita,
volta inerte del cielo!

Coro

Torbido enigma! l'accusò... l'uccise

Fedra

Dammi, nutrice, di lucente bronzo
dammi uno specchio... se il metallo nitido
al respiro s'appanna,
ei vive, ei vive! e la sofferta angoscia
e le future, ed il misfatto, e l'onta,
questo gaudio redime!

Scena quinta

(Teseo).

Teseo

Voglio vederlo... o fosco Enosigeo
come t'ergi sollecito
alla vendetta! no... non piangerò!
m'ha calpestato... ne la carne viva
affondato gli artigli...
l'ho maledetto... alle Vergini ultrici
consacrato il reo capo!
Ed ora è morto... era un fanciullo biondo
bellissimo... nel lampo
glauco degli occhi, nella fiera grazia
riviveva l'Amazone guerriera
molto amata! perché io l'ho cresciuto
senza la madre, e queste mani dure
a lottar coi leoni,
trovavano carezze
dolci per lui, e si quetava il turbine
della mia vita nel suo fresco riso!

Coro

Cuore del cuore i figli! e se li svelli,
membra recise, anche recise dolgono!

Teseo

È morto! a lungo il rigoglioso corpo
straziato! no... non piangerò...

Fedra

Destarlo
volete? dorme e sorride l'esangue
volto, che sogni? i prati della Morte
screziati d'asfodeli
bianchi ed azzurri, e di pallide rose...
e sotto l'elce d'oro,
la mesta amante che sospira i baci
ancora! e narra al fiume dell'oblio
la sua pena immortale!

Teseo

Che? la vampira? insaziata ancora?
perché venisti, e questa fredda spoglia
oltraggi?

Fedra

(amorosa, al cadavere)

Irrora della chioma sparsa
il mio seno, reclina
qui su l'omero il capo...

Teseo

Mai varcata
avessi questa soglia
o portatrice di sventura! fosse
ne gl'imi gorghi dell'Egeo sepolta
la nave che salisti!

Fedra

Sei tu? sei tu? l'Eroe sterminatore!
i tappeti di porpora... le cetre...
cinto di lauri, ecco la tua vittoria
più insigne! esulta...

Teseo

(scagliandosi)

Se tu vuoi ch'io schianti
dalle tue fibre l'anima!

Nutrice

Pietà!
essa è folle!

Teseo

O ti strangoli
mentre mordi...

Nutrice

Teseo!
se mai qualche dolcezza
ella ti die'...

Fedra

sai,
sai altro che uccidere? le belve...
tuo padre...! le infelici
che t'amarono... il figlio,
invidia degli Dei...

Teseo

Te sola uccidere
forse dovea! te sola,
nata de l'empia che cercò l'amplesso
del toro orrendo!

 

Fedra

Il figlio
come il metallo che sentì la fiamma
puro... come un'onda che d'alpestre vena
zampilla...

Teseo

O voce che nel cor profondo
parlavi! no... tu menti
ora, sempre! assetata
di sterminio e m'aizzi
qual mastino al guinzaglio! no! tuo complice
fu... gl'Immortali attesto,
e gli uomini che udirono
l'accusa infame... L'Erebo m'ottenga,
si sperda il nome, e l'alta stirpe, e il mondo,
se innocente l'uccisi!

Fedra

E non udisti e non udisti urlare
ne le negre parole
il martirio d'amore
aspro, infinito, senza scampo... o cieco
non mi vedesti inchiodata alla rupe
con bronzei ceppi, e l'aquila
pascersi del mio core? sconosciuta
t'era dunque Afrodite?

Teseo

O Numi, sempre ebbi mia guida al corso
la Legge...

Fedra

Alla sua vita
che sentiva fragranze
di giardini, d'aurore,
e di venti sul mar, m'avviticchiai
come al falcon, che l'ha ghermito, un serpe:
e poi che i nodi a frangere pugnava
ei, riluttante, io l'ho soffocato!

Teseo

Squallida Notte, le tenebre addensa!
forze divine, unitevi, scagliate
valanghe, oceani su quest'empia terra
che ci sopporta ancora!
O tu, perché sì pallido
giaci, cipresso sotto la bipenne?
Ahimé! scuotiti, scuotiti... potessi
col mio sangue un sol battito
ravvivarti nei polsi! e voi, pupille
del ciel, negate gli atterriti raggi
al parricida!

Coro

Culmine
di forza e gloria che prostrò la folgore!

Teseo

Vo' che sublime il rogo
s'alzi a l'Imetto, a l'Ossa...
e la reggia, i tesori,
la gloria di Teseo,
in alimento al fuoco!
E per le chiome trascinar costei,
costei che non ha nome,
presso la vampa, e di mia man trafiggerla
sul tuo ferètro...

Nutrice

Per i tuoi ginocchi,
per la destra ch'io tocco...

Fedra

È tardi, è tardi!
vita a le ardenti Eliadi
è il sogno non raggiunto... e ridestate
muoiono!

un tuo nuziale
dono serbai...

(rapidissima trae dai capelli un lungo ago crinale)

ve' come splende, infitto...
in mezzo al core!

 

Coro

O sciagurata!

Nutrice

Uccidi
me pure... me... soccorso!

Fedra

(in agonia)

Lunge alla terra faticosa... dove
colpa è l'Amore... e pianto...

Teseo

O Saturnia, colpisci
ora il mio capo!

Coro

Agli uomini
Diva maligna!

Nutrice

Ella muore! Ella muore!
la mia creatura! o vecchio cuore, spezzati!

Fedra

Non piangere... non piangere... soffrivo
tanto! berrò l'oblio
della funesta età... d'ogni memoria...
tranne una...

Nutrice

Le mani
gelide... il sangue... ed ora più soccorrerti
non posso!

Coro

O Re, la miseranda vista
fuggi!

Teseo

(condotto via)

Se cento bocche
voce di bronzo avessi ad imprecarti!

Fedra

Miste... alle... sue... le ceneri...
sieno...

Nutrice

Figlia, ti seguo...
teco a Dite verrò.

Fedra

Dolce è la Morte!
vedi... sull'altra sponda...
mesto sorride... chiama...
sei tu... ? sei tu...? fanciullo... ora conosci
l'Amore?

(è spirata)

Coro

Sospirando
scese all'Ade lo stanco
spirito e si compie il Fato! Ambo le vittime
donne, compagni, alzate!

(il ritmo funebre ricomincia)

SIPARIO

FINE DELLA TRAGEDIA


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