Hector Savinien de Cyrano de Bergerac
Il pedante gabbato ed altri scritti comici

IL PEDANTE GABBATO COMMEDIA

ATTO QUINTO

«»

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

ATTO QUINTO

SCENA I.

Granger, Paquier.

Granger. Come! Tutto ciò che ho veduto..

Paquier. Non è che una finzione.

Granger. Dunque i miei occhi, le mie orecchie...

Paquier. Vi hanno ingannato.

Granger. Quand'è così raccontami la serie e la concatenazione dei progetti che stanno macchinando contro di me.

Paquier. Diamine, se siete di testa dura! Vi dico che vostro figlio ha finto d'essere ubriaco, affinchè Corbinelli possa persuadervi più facilmente che, avendo attaccato lite nei fumi dell'orgia, egli si sia battuto e sia stato ucciso.

Granger. Ma cui bono29 tutto questo macchinario di mariolerie?

Paquier. Cui bono? Ora ve lo spiego io. Madamigella Ginevretta, la quale è d'accordo coi congiurati, deve fingere di aver promesso a vostro figlio che lo avrebbe sposato vivo o morto, e di non osare perciò concedervi la sua mano senza essere prima sciolta dal suo impegno. A questo punto, Corbineli vi consiglierà di farle sposare il cadavere (o, almeno, di compiere tutte le cerimonie che si osservano nell'atto delle nozze), affinchè, liberata in questo modo dalla sua promessa, ella possa sposarvi. E quando voi, come essi s'aspettano, avrete fatto loro scambiare la fede coniugale, vostro figlio risusciterà e vi ringrazierà del vostro dono.

Granger. Ah! Dunque, il tranello è scoperto, e ne debbo essere grato a Paquier, al mio factotum. Io non ti darò una corona civica, come usavano i Romani, quantunque tu abbia salvata la vita di un borghese, uomo onorato, padron Nicola Granger, proprietario; ma ti assegno una tassa sulla pietanza dei miei discepoli. Ecco l'ora, in cui questi pescatori s'impiglieranno nelle loro proprie reti. Ah! vedo il briccone che s'avvicina. Contempla a piacer tuo la tempesta dal porto.

SCENA II.

Corbineli, Granger, Paquier.

Corbineli. Dovrò dunque essere sempre ambasciatore di cattive nuove? Vostro figlio è morto. Uscendo di qui (come sapete) un po' più allegro del solito, egli ha urtato un cavaliere che passava. Entrambi si sono insultati, hanno sguainato le spade e, quasi nello stesso tempo, vostro figlio è caduto morto, colpito da due tremende puntate. Ho fatto trasportare il suo corpo...

Granger. Come! La fortuna riservava al declinar dei miei anni lo spettacolo di una catastrofe così lugubre? Ti compiango sventurata creatura, non tu abbia pagato così presto il debito di cui noi tutti siamo gravati nascendo; ti compiango, tre volte e quattro disgraziato, perchè sei morto di una morte sulla quale non si può dir nulla che non sia stato già detto. Con tutto il cuore, vorrei aver pagato un talento perchè tu fossi stato mangiato dalle mosche nelle ultime vendemmie: avrei composto il più acuto epitaffio che gli antichi secoli abbiano mai vantato.

Paquier. Ha avuto il tempo di riacquistare coscienza? È veramente morto?

Corbineli. Tanto morto che non ritornerà mai più.

Granger. Corbineli, chiama madamigella Ginevretta. Ella attenuerà i miei dolori, dividendoli meco. Davvero: sono i pellegrini di San Michele che debbono portare conchiglie.

SCENA III.

Ginevretta, Granger, Paquier, Corbineli.

Granger. Mio figlio è morto, Madamigella, e io direi che vive ancora se avessi compiuto un poema che sto meditando intorno al genere della sua morte. Vi avverto, in ogni modo, che commettereste un sacrilegio se lamentaste la fine di un uomo, il quale, in cambio d'una vita cattiva ed effimera, ne riceve, nei miei volumi, un'altra immortale e tranquilla.

Ginevretta. Come! Il Signor Granger non è più? Ah! noi eravamo troppo bene uniti per essere separati così presto! Voglio anch'io, come lui, abbandonare la vita. Ma poichè la natura, la quale ci ha messi al mondo senza il nostro consenso, non ci permette di lasciarlo senza il suo, abbandonerò la vita rimanendo fra i vivi. Cioè da oggi entrerò in un chiostro, a far solenne sacrificio di me stessa. Non ignoro, signore, che cosa debbo al vostro affetto. Ma l'onore, che mi vieta di mancare alla mia fede, non mi vieta di mancare al mio amore; e vi giuro che se, per un caso impossibile, questi due fatti non fossero inconciliabili io mi sacrificherei con tutto il cuore al vostro desiderio.

Granger. Sì, mia Citerea, sì, voi volete sposarmi e mantenere il vostro giuramento. Per sciogliervi dall'impegno, occorre che voi lo sposiate morto. Noi firmeremo il contratto e compiremo le altre cerimonie di rito. Poi, quando sarete libera, procederemo comodamente al nostro matrimonio.

Corbineli. Sembra che siate inspirato da Dio, tanto parlate divinamente.

Granger. Una sola cosa mi lascia sospeso: cioè che, essendo voi un miracolo, non me ne facciate un altro, rendendo la vita a coloro i quali non sono morti, in modo che la Resurrezione avvenga, qui dentro, prima della Pasqua.

Corbineli, (fra ). O possente Iddio dei furfanti, la mia corda si strappa; fa che io possa rinnovarla in modo che, col tuo aiuto, valga più di una corda nuova!

Granger. E tu, tu mi tradisci, infedele disertore del partito del mio amore? Tu che io avevo eletto a scatola, astuccio, cofano, dispensa di tutti i miei pensieri?

Paquier. Scegli quale preferisci: essere accoppato o impiccato.

Corbineli. Preferisco bere.

Granger. Non bastava dunque avermi derubato in nome dei Turchi? Bisognava aggiungere un nuovo tradimento! E del suo corpo, infame mentitore, che ne hai fatto?

Corbineli. Per bacco! A questo punto, mi svegliai.

Granger. Che vuoi dire? Ti svegliasti?

Corbineli. Sì, non mi fu possibile seguitare a dormire, perchè vostro figlio faceva un fracasso del diavolo battendo un piatto sopra la tavola.

Ginevretta. E io ho finto di credere che vostro figlio fosse morto affinchè, rivedendolo, voi possiate provare la più pura delle gioie.

Granger. Come che sia, Madamigella, il fiele delle mie angosce è anche troppo addolcito dal miele zuccherato di un così ghiotto discorso. Ma bisogna confessare che questo furfante di Corbineli è un gran mentitore.

Corbineli. Io, per conto mio, aspiro ad esser chiamato col titolo di Grande, senza curarmi se sia quello di Grande mentitore, Grande ubriacone, Grande politico, Gran Zar, Gran Turco, Gran Mufti, Gran Vizir, Alessandro il Grande o il Grande Pompeo. Non importa, purchè questo notevole epiteto mi impedisca di sembrare mediocre.

Granger. Ti scusi con tanta buona maniera che sarei quasi adirato se tu non mi avessi offeso. Ciò non ostante, per penitenza, ti ordino di offrirci lo spettacolo di una commedia o di un qualunque intrigo amoroso. Avevo messo in ballo il mio «Paraninfo delle Muse», ma il signor de La Tremblaye non vuole che si prenda alcuna decisione, in questo campo, senza tuo consiglio.

Corbineli. In realtà, la vostra declamazione non sarebbe stata buona perchè è troppo buona. Queste dotte anticaglie non sono adatte allo spirito di questa brigata. Io so una commedia italiana il cui intreccio è molto divertente. Chiamate il signor de La Tremblaye, vostro figlio e gli altri, e distribuisco subito le parti.

Granger. Extemplo, vado a radunarli (parte).

SCENA IV.

Ginevretta, Corbineli.

Ginevretta. Il tuo laccio ha fallito, Corbineli.

Corbineli. Sì, ma ne avevo più d'uno. Adesso trascinerò il nostro buon signore in un labirinto dove dottori più grandi lui rimarrebbero al quia.

SCENA V.

Granger, Paquier, Ginevretta, Corbineli.

Corbineli. Noi perdiamo tanto tempo come se non dovessimo recitar oggi la commedia! Ora spiegherò a questi signori che cosa debbono dire. A te, Paquier, dovrei dare molti ammaestramenti, ma tu non avresti il tempo di imparar tante cose a memoria; per ciò avrò cura, stando dietro di te, di suggerirti ciò che dovrai dire. Voi, signore, prenderete parte a tutta quanta la commedia; e quantunque il vostro personaggio sembri, a prima vista, serio, non ce n'è un altro più buffo di lui.

Granger. Che vuoi dire? M'impegnate a sostenere una parte nelle vostre sciocchezze e non me ne raccontate nemmeno l'argomento.

Corbineli. Ve ne nascondo la trama perchè, se ve la spiegassi adesso, voi avreste il piacere di assistere a un bell'intreccio, ma non quello dell'impreveduto. Vi giuro, in verità, che quando fra poco assisterete alle peripezie di un intrigo così bene svolto, confesserete voi stesso che noi saremmo stati idioti se ve lo avessimo svelato prima. Voglio tuttavia darvene un sunto. Dunque, quella che io desidero recitarvi, è una storia vera, e voi ve ne accorgerete quando cadrà il velario. Noi la poniamo a Costantinopoli, benchè si svolga altrove. Voi vedrete un uomo del terzo stato, ricco di due figli, e di molti quattrini: il figlio non è ancora ammogliato; egli s'innamora di una ragazza di buona famiglia, parente prossima di suo cognato; egli l'ama ed è riamato, ma suo padre si oppone allo mutuo compimento dei loro disegni. Egli si dispera e la sua amante pure. Infine, eccoli pronti a finir questa storia uccidendosi. Ma il padre, che in fondo è buono, non ha coraggio di assistere, coi suoi propri occhi, a un'avventura così tragica. Egli il suo consenso perchè si compia la volontà del cielo e celebra le cerimonie del matrimonio del quale la segreta unione dei due cuori aveva già incominciato il sacramento.

Granger. Tu hai fatto riassidere la mia anima nella sedia pacifica donde l'avevano sbalzata mille cornute apprensioni. Va tranquillamente a conferire con i tuoi attori...

SCENA VI.

Granger, Matteo, Castelforte, Paquier.

Granger. Vi scocco il buon giorno, Cavaliere del Gran Roverscio; e a voi, uomo dall'eredità, salute e devozione!

Matteo. Scusa, Signore, sono venuto per spiegarvi ancora un po' la mia eredità. Perdonate la seccatura: è stata la massaia di mio zio che non faceva che gridarmi di venire. Che volete che vi dica? Diceva la diavola: «Ah! - diceva fra - poichè il signor Granger sa tutto, saprà anche questo. Va Peppe, ti darà un buon consiglio!» E sono venuto.

Granger. O caro amico! per Apollo dal viso d'oro che comunica la propria luce alle cose più oscure! non ci precipitare nell'antro marino di questa spelonca genealogica!

Matteo. Scusa, Signore, senti un tantino, e guarda se non te la chiara quanto un crivello.

Granger. La mia parola è immutabile come un decreto del destino.

Matteo. Be' come disse Pilastro, quodde scrisi, quodde scrisi30. Non fa niente; ecco un piccolo dolce che vi manda nostra nonna. (Gli offre una coratella di vitello appeso alla punta di un bastone).

Granger. Ma, caro mio, io non sono un giureconsulto mercenario.

Matteo. Su, su: prendi sempre. È meglio un ovo oggi che una gallina dimani.

Granger. Ti dico ancora una volta che ti ringrazio.

Matteo. Prendi ti dico!

Granger. O venerando confratello di Pan, dei Fauni, dei Sileni, dei Satiri e delle Driadi, tralascia alfine, per un eccesso di buona volontà, di diffamare le mie virtù, e, in compenso, ti permetterò di assistere a un'invenzione teatrale, la più esilarante del mondo.

Castelforte. Entro anch'io, e, in compenso, ti prometto, in caso di allarme, di metterti in salvo sotto lo scudo impenetrabile del mio tremendo nome.

Granger. Va bene. Che cosa saprebbe rifiutare un marito nel giorno delle proprie nozze?

Paquier, (a Castelforte). Ma, Signore, vorrei sapere chi siete, voi che volete entrare.

Castelforte. Sono il figlio del tuono, il fratello maggiore del fulmine, il cugino del lampo, lo zio del rombo, il nipote di Caronte, il genero delle Furie, il marito della Parca, il ruffiano della morte, il padre, il nonno e il bisnonno dei baleni!

Paquier. Vedete un po' se avevo torto di rifiutarvi l'ingresso! Come potrà un così grand'uomo passare per una porta così piccola? Signore, vi si sopporterà a patto che voi lasciate fuori i vostri parenti: perchè, con il fragore, il tuono e il rombo non si udrebbe nulla.

Castelforte. Bada di non sbagliarti, un'altra volta. Non appena qualcuno si presenterà alla porta, domandagli il suo nome; e se si chiama Montagna, Torre, Rocca, Terrapieno, Fortecastello o Castelforte, o con un altro nome incrollabile, puoi esser certo che sono io.

Paquier. Voi avete più di un nome, perchè avete avuto più di un padre.

(Entrano).

SCENA VII.

Corbineli, Granger, Castelforte, Paquier,
Matteo, LA Tremblaye, Carletto, Ginevretta, Manon.

Corbineli. Tutto è pronto. Fate soltanto portare una sedia, e sedetevi; perchè voi partecipate a tutta quanta la commedia.

Paquier, (a Castelforte). Quanto a voi, Signore di vaste dimensioni, sprofondatevi in questa; ma badate di non rovinare addosso alla compagnia, perchè le nostre reni non son atte a sopportar pietre, montagne, torri, rocche, terrapieni e castelli.

Granger. Su, dunque: ognuno si vesta. Come?! Non vedo nessun preparativo? Dove sono le maschere dei Satiri? Dove sono le corone e le barbe degli Eremiti? Dove le faretre dei Cupidi? E le resinose fiaccole delle Furie? Io non vedo niente di tutto ciò.

Ginevretta. La nostra commedia non ha bisogno di tanti ingredienti. Siccome non è una finzione, noi non useremo niente di finto, e non ci cambiamo nemmeno di abito. Questa stanza ci servirà da teatro e voi vedrete, alla fine, che non per questo la commedia sarà meno divertente.

Granger. Io tiro la funicella dei miei desideri all'altezza della vostra volontà... Chi di voi dunque romperà per primo il silenzio?

Incomincia la commedia.

Ginevretta. «Insomma, che è accaduto del mio servitore?

Carletto. «È tanto smarrito che non desidera nemmeno ritrovare se stesso.

Ginevretta. «Non sono ancora riuscita a sapere dove e quando sia incominciata la vostra passione.

Carletto. «Ahimè! Fu al Carmine, un giorno in cui eravate alla predica. Tutti gli aspetti della vostra bellezza vennero in massa ad assediare la mia ragione. Ma non mi fu possibile odiare i miei nemici, poi che li ebbi guardati.

Granger, (interrompendo). Andiamo, ninfetta mia, non sta bene che le ragazze conversino diu et privatim31 con un così tenero giovincello. Pazienza con me: la mia barba garantirebbe per la mia saggezza. Ma con un piccolo sdolcinato!...

Corbineli. Che diavolo! lasciateli parlare, oppure assegneremo la vostra parte a qualcuno che se la caverà meglio di voi!

Ginevretta, (a Carletto). «Se è così, mi stupisco che voi non vi adoperiate con maggior coraggio per possedere una cosa che amate con tanto ardore.

Carletto. «Madamigella, io sono avvezzo a desiderare e non a promettere ciò che dipende da un braccio più forte del mio. Tuttavia, se non m'è dato testimoniarvi la mia fortuna con una vittoria, cercherò di mostrarvi il mio amore con una battaglia. Oggi mi sono più volte gettato ai ginocchi di mio padre, scongiurandolo d'aver pietà dei mali ch'io soffro. Ora saprò dal mio servo se gli ha detto che io ho deciso di disobbedirgli. Di questo appunto l'avevo incaricato. Vieni qui, Paquier! Hai tu detto a mio padre che nonostante il suo ordine, sono mal disposto a continuare di questo passo?

Paquier. Corbineli, suggeriscimi!

Corbineli, (sottovoce). No, Signore, non me ne sono ricordato.

Paquier. «No, Signore, non me ne sono ricordato.

Carletto. «Ah! marrano, il tuo sangue mi vendicherà della tua perfidia!

(sfodera la spada contro di lui).

Corbineli. Fuggi dunque, per paura che ti colpisca!

Paquier. Questa è la mia parte?

Corbineli. Sì.

Paquier. «Fuggi dunque, per paura che ti colpisca!

Carletto, (a Ginevretta). «So bene che soltanto una corona potrebbe esser degna delle vostre virtù.

Ginevretta. «I re, per quanto re, non cessano d'essere uomini. Credete forse che...

Granger, (interrompendo). In realtà gli stessi appetiti che agitano un insetto agitano un elefante; ciò che ci spinge a sfasciare una pentola, spinge un re a distruggere una provincia; l'ambizione suscita un litigio fra due commedianti, e la stessa ambizione accende una guerra fra due potentati. Essi vogliono ciò che noi vogliamo, ma possono più di noi...

Corbineli. Parola d'onore, vi metterò il bavaglio!

Carletto. «Si crederà...

Ginevretta. «Basta che si creda ogni cosa a vostro favore. Perchè farmi tante proteste d'un'amicizia di cui non dubito affatto? Sarebbe assai meglio appendersi al collo di vostro padre e, a forza di lacrime e di preghiere, strappargli il consenso per il nostro matrimonio.

Carletto. «Su, dunque! Signore, io vi scongiuro di aver pietà di me, e...

Ginevretta. «Ed io vi attesto il mio desiderio di rendervi nonno fra poco...

Granger. Come? Nonno! Io voglio, sì, far uscire da voi una sequela di marmocchi; ma voglio esserne la causa diretta, e non lontana.

Corbineli. Non vi deciderete mai a tacere?

Granger. Cuore basso e vile, non ti vergogni di consumar l'aprile della tua vita a lusingare una fanciulla?

Corbineli. Non vedete che l'ordine della commedia richiede che essi dicano tutto ciò?

Granger. «Non sono abbastanza ricchi, l'uno per l'altro; io non permetterò mai...

Ginevretta. «No, no, Signore, la mia condizione vi vieta di temere la povertà. Vorrei soltanto che voi aveste veduta una terra che noi abbiamo a otto leghe di qui. La piacevole solitudine dei boschi, il verde smaltato dei prati, il mormorio delle fontane, l'armonia degli uccelli, tutto ciò ritingerebbe di nero i vostri capelli già bianchi.

Paquier. «Madamigella, non andate innanzi: ecco quanto occorre a Carletto. Se egli avrà boschi, prati, uccelli e fontane, non potrà morire di fame; poichè gli alberi gli serviranno per guarire dal mal delle mosche, i prati gli forniranno il nutrimento necessario, e gli uccelli avranno cura di zufolare quando egli andrà a bere alla fonte.

Granger. «Ah! sirenesca furatrice di cuori! Vedo bene che voi attendete in agguato la mia ragione all'angolo di un bosco, e volete sgozzarla sul prato, oppure, dopo averla sommersa nella fontana, darla in pasto agli uccelli.

Carletto. «Venni...

Paquier. «Vidi, vinsi! - disse Cesare, al ritorno dalle Gallie.

Carletto. «Per scongiurarvi...

Paquier. «Dio v'abbia in gloria signor esorcista! Il mio padrone non è indemoniato...

Carletto. «In cambio dei buoni uffici che vi ho resi...

Paquier. «E di quello dei morti, che egli vorrebbe avervi fatto recitare...

Carletto. «Di riprendervi la vita che m'avete prestata.

Paquier. «Doveva esser pazzo per prestarvi una cosa di cui non si ha mai abbastanza.

Carletto. «Eccovi questo pugnale! (Trae un pugnale). Padre snaturato, commettete due omicidi con un'unica uccisione; scrivete col mio sangue il destino della mia amante e non permettete che la metà di una coppia così bella spiri... Ma perchè tante parole? Colpite! A che indugiate?

Corbineli. Rispondete dunque, per piacere. Che è? Siete morto?

Granger. Ah! tu mi hai strappato un bel pensiero. Stavo meditando quale delle due, fra l'antitesi e l'interrogazione, fosse la figura migliore.

Corbineli. Non si tratta di questo.

Granger. E inoltre ruminavo intorno a quegli speculatori che tante volte hanno fatto fare alle loro fantasticherie un tuffo in mare per scoprire l'origine del suo flusso e riflusso, senza che nessuno, a parer mio, abbia dato nel segno. Questi ragionamenti salati mi sembrano così insipidi che concludo...

Corbineli. Ma non è di tali questioni, vi ho detto, che ci stiamo occupando. Noi parliamo di maritare madamigella con vostro figlio, e voi ci imbarcate in mare!

Granger. Che! parlate di matrimonio con quest'albanella? Siete orbo d'ogni facoltà intellettuale? Siete eteroclito d'intendimento, o il microcosmo perfetto di una sequela di chimere astrattive?

Corbineli. A forza di recitare una favola, la scambiate ora per una verità? Ciò che avete inventato vi mette paura? Non vedete che l'intreccio della commedia richiede che voi diate il vostro consenso? E tu, Paquier, sopratutto adesso, bada bene di non parlare; poichè entra in scena, a questo punto, un muto che tu personifichi! Su dunque, sbrigatevi a concedere la mano di vostro figlio a madamigella Ginevretta. Uniteli in matrimonio.

Granger. Come, unirli? È una commedia?

Corbineli. Ebbene? Non sapete che la conclusione di un poema comico è sempre un matrimonio?

Granger. Sì; ma come potrebbe esser qui la fine? Siamo appena al primo atto.

Corbineli. Noi li abbiamo riuniti tutti e cinque in uno solo. Ciò si chiama: «commedia alla polacca».

Granger. Ah! Benissimo... «Per ciò, ti permetto di prendere Madamihella Ginevretta per tua legittima sposa.

Ginevretta. «Volete firmare gli articoli del contratto? Ecco pronto il notaio.

Granger. «Sic ita sane, con molto piacere.

(Firma).

Paquier. Mi fa rabbia d'essere muto, perchè, altrimenti, lo metterei in guardia.

Fine della commedia.

Corbineli. Ora puoi parlare; non c'è più nessun pericolo.

Granger. Ebbene, Madamigella, che ne dite della vostra commedia?

Ginevretta. Dico che è bella; ma sappiate che è una di quelle commedie che durano quanto la vita. Noi ve l'abbiamo raccontata poco fa come una storia realmente accaduta, e invece doveva accadere. Del resto non avete ragione di lamentarvi, perchè voi stesso ci avete uniti in matrimonio, e avete firmato gli articoli del contratto. Accusatevi soltanto di aver dato il primo esempio di come si può abbindolare il prossimo, facendo credere ai parenti di vostro figlio che egli fosse impazzito, quando vedeste che non voleva saperne del viaggio a Venezia. Quella insigne menzogna gli ha insegnato la strada di questa. Egli ha stimato che imitando un padre così buono non poteva sbagliare.

Corbineli. Insomma, è una pillola che bisogna inghiottire.

La Tremblaye. E voi l'inghiottirete; se no, per tutti i diavoli...

Matteo. Ah! mi pareva di saperlo che questa pettegola avrebbe combinato un guaio...

Corbineli, (a Castelforte). Tocca a voi, ora, Signore! Per completare la felicità di questi sposi novelli, dovreste aumentare le loro rendite con quelle di un impero. Cosa facile, del resto, dal momento che basta il vostro sguardo per far traballare la corona di un re.

Castelforte. Io regalo anche troppo quando non tolgo nulla; e, non avendo cagionato loro alcun male, mi sembra di averli beneficati abbastanza.

Carletto, (a Ginevretta). Cuoricino mio, è molto tardi: andiamocene a letto.

Paquier. Non mi rimane, dunque, che far venire la levatrice, poichè fra poco vi cominceranno le doglie.

La Tremblaye, (a Granger). Quasi non ardisco consolarvi.

Granger. Non ve ne curate. Mi consolerò da me. O Tempora, o Mores!





29    A che scopo.



30    Quod scripsi, scripsi.



31    A lungo e in disparte.



«»

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA2) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2010. Content in this page is licensed under a Creative Commons License