Hector Savinien de Cyrano de Bergerac
Il pedante gabbato ed altri scritti comici

LETTERE SATIRICHE

Apoteosi di un ecclesiastico buffone.

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Apoteosi di un ecclesiastico buffone.

Messer Giovanni,

io mi meraviglio assai che, sul pulpito della verità, voi innalziate un teatro da ciarlatano; che in vece di predicare il Vangelo ai vostri parrocchiani, voi riempiate loro le orecchie di racconti da ridere; che abbiate la faccia tosta di narrar cose delle quali anche Trivellino arrossirebbe sotto la sua maschera; e che, profanando la dignità del vostro abito, andiate descrivendo, con la scusa di biasimarli, i più sozzi piaceri della dissolutezza, usando termini così precisi e minuti che ci fate ricordare (vergogna!) i sacrifici che, un tempo, s'offrivano a Priapo, i cui sacerdoti erano pesci.

Certo, messer Giovanni, voi dovreste esercitare con minor scandalo il vostro ministero; non foss'altro per la riconoscenza che gli dovete di avervi sollevato allo stato d'ecclesiastico dal letamaio nel quale vi hanno veduto nascere. Poichè, se non avete forza bastante per resistere alla vostra propria buffoneria, almeno cercate di simulare; e quando il vostro dovere vi chiama a spiegare il Vangelo, fate almeno finta di crederci. Dovete convenire che noi dovremmo sbagliarci o perdere lo ben dell'intelletto, per non sentire che voi puzzate d'eresia; e dal momento che, a dispetto del lupo mannaro, siete deciso a recitare come una farsa i nostri misteri, almeno non fate suonar le campane per chiamar la gente alla vostra predica. Discendete dal pulpito della verità, e montate sopra un paracarro all'angolo del trivio; servitevi di un tamburino di Biscaglia; mettete un macacco a scambiettare sulle vostre spalle. Poi, per compire la pagliacciata, introducete la mano sotto la camicia e ci troverete Pinco nel suo sacchetto. Allora nessuno si scandalizzerà vedendo che voi ricreate il bamboccio; voi potrete, come un ciarlatano, celebrare la virtù del vostro contravveleno, spacciare coroncine di balsamo, saponette per la rogna e pomate odorifere. Potrete anche provvedervi d'unguento per le scottature; poichè le fattucchiere del paese m'hanno assicurato che la vostra polizza (sapete a chi l'avete consegnata?) scade a Natale. Voi siete liberissimo di non credere agli indemoniati. Si vede però chiaramente, dalle contorsioni con cui agitate i pendagli del vostro corpo, che avete il diavolo addosso. In ogni modo non c'importa un fico che voi cerchiate di sanarvi dal dell'inferno con una forte immaginazione e frequentando i luoghi del vizio, purchè non accalappiate se non donne vecchie e sterili. La venuta dell'Anticristo ci fa paura e voi conoscete la profezia.

Ma voi, Messer Giovanni, voi ridete, voi che credete nell'Apocalisse come nella Mitologia e andate ripetendo che l'inferno è una favoletta per spaventare gli uomini, nello stesso modo che per impaurire i fanciulli si minaccia di farli mangiar dalla luna! Confessate, confessate di essere incomparabile! Perchè io vorrei sapere come potete essere, nello stesso tempo, empio e bigotto, e comporre, con la trama della vostra vita, una tela mescolata di superstizione e d'ateismo. Ah! Messer Giovanni, voi morirete ballando la tarantella!...

Andrei oltre; ma siccome aspetto visite, non vorrei perder l'occasione di mettere in fondo a questa lettera ciò, che di solito, non ci si mette per nessuno: cioè che non sono e non sarò mai,

messer Giovanni,

vostro servo ecc.

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