Hector Savinien de Cyrano de Bergerac
Il pedante gabbato ed altri scritti comici

LETTERE SATIRICHE

Per la Primavera.

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Per la Primavera.

Al Signor Lebret, consigliere avvocato.

Signore,

non piangete più: il bel tempo è tornato, il sole si è riconciliato con gli uomini e ha fatto sì che l'inverno, per quanto assiderato, trovasse un paio di gambe per andarsene. E benchè gli abbia dato appena appena l'impulso necessario per fuggire, quelle notti che pareva non muovessero se non un passo ogni ora, (poichè, essendo fra le tenebre, non osavano correre a tastoni) sono ormai lontane quanto la prima notte che addormentò Adamo. L'aria ancor ieri resa dal gelo così densa che gli uccelli non sapevano come fare a starci dentro, sembra oggi un grande spazio immaginario, dove questi alati musici, appena sostenuti dal nostro pensiero, appaiono in cielo come piccoli mondi oscillanti sul loro proprio centro... Insomma, noi abbiamo una terra ilare della quale, d'ora innanzi, dovremo soltanto tener da conto i favori.

In verità, offesa di vedersi saccheggiata in autunno, ella s'era talmente inasprita contro di noi, usando le armi fornitele dall'inverno, che se il cielo non avesse pianto per due mesi di seguito sul suo seno non avrebbe forse mai sentito pietà del nostro stato. Ma, grazie a Dio, oggi non si ricorda più dei nostri latrocini e tutta la sua attenzione è rivolta a meditar nuovi frutti. Essa si copre di molle erba per esser più dolce sotto i nostri piedi; non invia alle nostre mense nulla che non rigurgiti del suo latte; i bruchi che ci offre sono bachi da seta selvatici e i maggiolini sono piccoli uccelli che testimoniano come essa abbia avuto cura d'inventare persino giocattoli per i nostri bimbi. Essa stessa si stupisce della sua propria ricchezza, e a mala pena suppone di esser la madre di tutto ciò che produce; e, gravida di quindici giorni, abortisce di mille specie d'insetti perchè, non potendo da sola assaporare tanti piaceri, abbozza in fretta e furia figli d'ogni genere, pur d'avere qualcuno da beneficare. Dovunque si vede la natura che partorisce e i suoi figli che, appena nati, giuocano nella loro culla. Sentite come lo zefiro non osa respirare se non tremando, come agita e accarezza le messi! Non si direbbe che l'erba sia il pelo della terra e che questo vento sia il pettine che ha cura di districarlo? Io credo persino che il sole faccia all'amore con questa stagione, poichè ho notato che in qualunque luogo essa si ritiri fedelmente egli la segue da presso. Gli insolenti aquiloni che, nell'assenza di questo dio pacificatore, ci sfidavano, ora, sorpresi dalla sua venuta, si congiungono ai suoi raggi per ottenerne il perdono con le loro carezze, mentre i più colpevoli, per tema d'esser riconosciuti, si nascondono negli atomi o stanno quieti, senza muoversi. Tutto ciò che con la propria esistenza non può nuocere, gode piena libertà.

Non c'è cosa, l'anima nostra compresa, che non si spanda oltre la propria prigione per dimostrare che non ne è contenuta. Mi sembra che la natura celebri le proprie nozze: non si vedono che danze, concerti, festini; e chi andasse in cerca di contese, non troverebbe se non quelle che sorgono fra i fiori, a cagione della loro bellezza. Qui, forse uscendo dal combattimento, un garofano insanguinato cade di stanchezza; un boccio di rosa, tronfio per la sconfitta del proprio antagonista, si sfa dalla gioia; altrove il giglio, questo colosso fra i fiori, questo gigante di latte rappreso, orgoglioso di veder le proprie immagini trionfare al Louvre, si solleva sui suoi compagni, li guarda dall'alto in basso, e costringe la viola a prosternarsi dinnanzi a lui; la viola che gelosa e irata di non poter salir così in alto, raddoppia il proprio profumo per ottenere dal nostro naso la preferenza che i nostri occhi le negano. Ecco l'erbetta di timo che si inginocchia umilmente ai piedi del tulipano perchè questi reca un calice; ecco, laggiù, la terra che indispettita nel vedere come gli alberi portino tanto in alto e lontano da lei i mazzolini di cui li ha incoronati, non permette che abbiano frutta se prima non le han reso i fiori. Pure, nonostante queste contese, io non trovo che la primavera sia meno deliziosa... Il vignaiolo, appoggiato ad un palo, ride nella barba vedendo lacrimare la propria vite. Infine, l'esempio della natura tanto m'induce al piacere, che ogni specie di sottomissione diventa dolorosa, e io sono quasi a malincuore,

Signore,

Vostro servo, ecc.

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