Hector Savinien de Cyrano de Bergerac
Il pedante gabbato ed altri scritti comici

LETTERE SATIRICHE

Dell'ombra che alcuni alberi proiettavano nell'acqua.

«»

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

Dell'ombra che alcuni alberi proiettavano
nell'acqua.

Signore,

col ventre steso sull'erbetta di un fiume e con la schiena rivolta ai rami di un salice che vi si specchia, vedo gli alberi rinnovare la favola di Narciso. Centinaia di pioppi affondano nell'onda altre centinaia di pioppi, e quelli acquatici sono stati così spaventati dalla caduta che ancora tremano per il vento che non li tocca. Io penso che quando la notte ha annerito ogni cosa il sole li immerga per lavarli. Ma che dirò io di questo specchio fluido, di questo piccolo mondo capovolto, che pone le quercie al di sotto del musco e il cielo più basso delle quercie? Non si tratta, per caso, di quelle antiche vergini trasformate in alberi, le quali disperate di sentire violare il proprio pudore dai baci di Apollo si precipitano ora a capofitto in questo fiume? O è Apollo in persona il quale, adirato che esse abbiano osato far ombra ai suoi raggi, le ha appese, così, per i piedi? Oggi i pesci passeggiano per i boschi, e intere selve stanno sott'acqua senza bagnarsi; fra gli altri, desterebbe la vostra ilarità un vecchio olmo che si è piegato fin sopra la riva opposta per fare della propria immagine un amo per la pesca...

L'usignolo che dall'alto di un ramo si specchia, crede di esser caduto nel fiume: è sulla cima di una quercia e pur tuttavia ha paura di annegare. Ma quando, dopo essersi rafforzato sulle gambe, ha dissipato lo spavento, la propria immagine non gli sembra se non un rivale da combattere. Cinguetta, grida, si sfiata, e l'altro usignolo, senza rompere il silenzio, si sfiata, in apparenza, quanto lui, e ingannavagamente l'anima che sembra che egli canti soltanto per farsi udire dai nostri occhi. Credo persino che cinguetti con piccole mosse e senza mandare alcun suono, per rispondere al proprio nemico ubbidendo alle leggi del paese il cui popolo è muto. Il pérsico, l'orata, la trota lo vedono, e non sanno se sia un pesce rivestito di piume o un uccello spogliato del proprio corpo. Essi si raccolgono intorno a lui e lo considerano come un mostro. E il luccio, questo tiranno dei , geloso d'incontrare uno straniero nel proprio regno, lo cerca e lo trova, lo tocca e non lo sente, lo insegue, lo attraversa e si stupisce di averlo passato tante volte da parte a parte senza ferirlo. Io stesso ne resto così sbigottito che sono costretto ad abbandonare questo spettacolo. Ma vi prego di non condannarlo, perchè è assai difficile giudicare un'ombra; e, quand'anche i miei estri poetici fossero ritenuti chiarissimi, può darsi che la luce di questo, essendo stata tolta all'ombra, sia troppo poca. E poi, che altro potrei aggiungere alla descrizione di questa colorita immagine, se non che è un nulla visibile, un arguto camaleonte, una notte che la notte uccide, un processo degli occhi e della ragione, una mancanza di chiarezza che la chiarezza rischiara; insomma, una specie di schiavitù che si manifesta sempre così nel contenuto come nella fine delle mie lettere,

Vostro servo, ecc.

____________


«»

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA2) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2010. Content in this page is licensed under a Creative Commons License