Hector Savinien de Cyrano de Bergerac
Il pedante gabbato ed altri scritti comici

LETTERE SATIRICHE

Per una donna fulva.

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Per una donna fulva.

Signora,

io so benissimo che noi viviamo in un paese dove i sentimenti del volgo sono così irragionevoli, che il color rosso, di cui s'onorano le più belle capigliature, non raccoglie se non disprezzo. Ma so anche che questi stupidi, i quali non sono animati se non dalla feccia delle anime assennate, non saprebbero stimare convenientemente le cose eccellenti, per la semplice ragione che fra la bassezza del loro spirito e la sublimità delle opere di cui giudicano senza conoscere corre un abisso. Pure qualunque sia l'opinione mal sana di questo mostro dalle cento teste, permettete che nella mia qualità d'uomo di spirito io parli dei vostri divini capelli. O luminoso zampillo dell'essenza del più bello fra tutti gli esseri visibili, o intelligente riflesso del fuoco originale della natura, immagine del sole fra le meglio riuscite! Io non sono così abbrutito da misconoscere la mia regina nella figlia di colui che i miei padri hanno riconosciuto come loro Dio.

Egli è giovane quanto voi; voi siete bella quanto lui. Il suo carattere e il vostro sono fatti di fuoco. Egli vita e morte agli uomini, e i vostri occhi, come i suoi, compiono lo stesso ufficio. Come lui, voi avete i capelli rossi... (Ero giunto a questo punto, adorabile signora, quando un censore di parer contrario mi strappò la penna di mano e mi disse che è male impacciarsi nel panegirico di una giovane bellezza soltanto perchè essa è fulva. Io, non potendo punire questo sfacciato meglio che col silenzio, presi un'altra penna e continuai così). Una bella testa sotto una parrucca rossa, non è se non il sole in mezzo ai propri raggi; ovvero il sole medesimo non è altro che un grande occhio sotto la parrucca di una donna fulva. Eppure tutti ne dicono male perchè soltanto pochi possono vantarsi di un simile splendore. Su cento donne, se ne trova una fulva. Poichè, essendo le fulve inviate dal cielo per comandare, è necessario che ci siano più servi che padroni. Non vediamo forse che ogni cosa, in natura, è più o meno nobile a seconda che è più o meno rossa? Fra gli elementi, quello che contiene maggior quantità d' e minor quantità di materia è il fuoco, a cagione del suo color rosso. L'oro, per la bellezza della sua tinta, ha avuto la gloria di regnare sui metalli. E, di tutti gli astri, il sole è il più illustre soltanto perchè è il più rosso. Le capellute comete che si vedono roteare in cielo quando muore qualche grande uomo altro non sono che i rossi mostacci degli Dei, i quali se li strappano per il dispiacere. Castore e Polluce, quei due piccoli fuochi che dànno ai marinai il preannunzio della fine della tempesta, che cosa sono se non i rossi riccioli che Giunone manda a Nettuno in segno d'amore? Infine, senza il desiderio che gli uomini ebbero di possedere il vello di una pecora rossa la gloria di trenta semidei sarebbe nel numero delle cose non nate e Amerigo non ci avrebbe potuto raccontare che la terra è divisa in quattro parti. Apollo, Venere, Amore, le più belle divinità del Pantheon, sono rosse o cremisine, e Giove è bruno per puro caso: perchè il fumo del suo fulmine lo ha affumicato.

Ma se gli esempi della mitologia non soddisfano i testardi, ricorrano essi alla storia. Sansone, il quale doveva tutta la sua forza ai capelli, non aveva forse ricevuto la sua meravigliosa energia dal color rosso della sua parrucca? Il fato non aveva forse affidata la salvezza dell'impero ateniese a un solo capello rosso, quello di Niso? E Iddio non avrebbe forse mandata agli Etiopi la luce della fede, se avesse trovato fra di essi un uomo di pelo rosso? Non si metterebbe in dubbio la gloria di costoro se si pensasse che tutti gli uomini, non nati da uomini, ma quelli pei quali Dio stesso scelse e impastò la materia, furono sempre rossi. Adamo che, essendo stato creato dalla mano di Dio, deve essere considerato come il più perfetto degli uomini, fu rosso; e ogni corretta filosofia non deve ignorare che la Natura, la quale tende al più perfetto, cerca sempre, quando crea un uomo, di crearlo fulvo, così come aspira a creare oro quando crea mercurio. Poichè, quantunque spesso accada il contrario, non si può stimare maldestro un arciere il quale, scoccando trenta frecce, colga cinque o sei volte nel segno. E come il carattere meglio equilibrato è quello che sta a mezza via fra la flemma e la malinconia, così bisogna esser molto fortunati per colpire con precisione un bersaglio indivisibile. Da una parte stanno i biondi e dall'altra i bruni. Per questa ragione quelli che hanno capelli rossi incanutiscono più tardi dei bruni, come se alla natura dispiacesse distruggere ciò che si è divertita a creare.

In verità, io non posso veder mai una parrucca bionda senza pensare a un ciuffo di stoppa mal pettinata. Pure voglio ammettere che le donne bionde, finchè son giovani, sieno piacevoli. Ma quando le loro gote cominciano a coprirsi di lanugine, non sembra forse che la loro carne si decomponga per formare una barba? E non parlo delle barbe nere, poichè so benissimo che, se il diavolo porta la barba, essa non può essere che molto bruna. Dunque, dal momento che tutti dobbiamo diventare schiavi della bellezza, non val meglio che noi perdiamo la nostra libertà sotto catene d'oro, piuttosto che sotto corde di canepa, o pastoie di ferro? Per conto mio, mia bella signora, io non desidero se non che, continuando a portare a spasso la mia libertà per entro quei piccoli labirinti d'oro che vi servono da capelli, io finisca per smarrircela; e tutto ciò che io spero è di non ritrovarla mai più dopo averla perduta. Vorreste promettermi che la mia vita non sarà più lunga della mia servitù? E che non vi dispiacerà se io mi dico, fino alla morte,

Signora,

Vostro non so che?

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