Hector Savinien de Cyrano de Bergerac
Il pedante gabbato ed altri scritti comici

LETTERE SATIRICHE

Contro un gesuita assassino e calunniatore.

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Contro un gesuita assassino e calunniatore.

Padre delinquente,

senza dubbio voi m'avete scambiato per un re, quando avete predicato ai vostri discepoli che bisognava assassinarmi. Ma i Châtels e i Ravaillacs33 non si creano con le chiacchere; e, poichè i vostri colleghi sono stati purgati di questo sangue malvagio, il ricordo del patibolo sì che il massacro non passi dalla vostra bocca alle mani di coloro i quali vi ascoltano. Contuttociò voi non tralasciate, dall'alto della vostra cattedra (pedagogo e carnefice di ottocento scolari), di predicar loro la mia morte come una crociata. Se non che i fanciulli sono troppo teneri per essere esortati ad armarsi di pugnale, e voi lusinghereste più facilmente la coscienza di un uomo feroce, già abituato ai delitti, come quel tale che non fallì il colpo contro di me se non per la differenza di un giorno. Era un uomo d'azione quello! Voi gli avevate dimostrato chiarissimamente che un omicidio era l'unica via per riconciliarsi con Dio ed egli vi aveva ciecamente creduto. E se, invece delle indulgenze e delle medaglie di cui lo caricaste, aveste scosso il suo coraggio con una doppia, della quale pur troppo foste avaro, l'imboscata, prolungata di ventiquattro ore, avrebbe arrossato del mio sangue i selci della strada. E poi siete della compagnia di Gesù? O Dio! Dunque Gesù teneva accanto a gente che consigliava l'omicidio? No, voi non appartenete a nessuna compagnia fuorchè a quella che Egli ebbe in croce, fra due ladroni.

Se giudicate che la mia morte sia opera meritoria, perchè non m'uccidete con le vostre mani? E se non lo è, perchè andate consigliandola altrui? Barbaro maestro di scuola, quale ragione vi spinge a volermi tanto male? Forse, squadernando tutti i delitti di cui siete capace, voi concludete che io sia ateo. Ma, padre senza cervello, mi credete dunque così stupido da immaginare che il mondo sia nato come un fungo, che gli astri abbiano preso fuoco e si sieno ordinati per caso, e che una materia morta, disposta in questo o in quel modo, abbia potuto far ragionare un uomo, sentire una bestia e vegetare un albero? Credete che io non riconosca la provvidenza divina, quando vi vedo sotto un cappello la cui sacra circonferenza vi mette al riparo dal fulmine, oppure quando v'incontro in compagnia di gente che con la sua santa reputazione purifica la vostra; e, infine, se penso che siete tanto malvagio e tanto debole? No, no! La vera ragione dell'odio che nutrite contro di me è l'invidia, e la vostra ridicola pretensione di acquistarvi la mia stima molestandomi; l'anima e il corpo del padre Garasse34 furono condotti allo spedale da un capriccio simile. Perdonatemi dunque, vi supplico, se non sapevo che nascere con un po' d'ingegno significasse offendervi; , come v'è noto, io ero nel ventre della giumenta che vi concepì, perchè mi si possa accusare di aver collaborato a rendere umani gli organi e il temperamento che tendevano a procrearvi cavallo. Ma, in verità, ho torto di dare al vostro nascimento origini così basse; credo anzi che le origini di voi tutti sieno degne di ammirazione dal momento che le vostre gesta hanno per monumenti le tombe dei nostri re. Tuttavia io non intendo attribuire la sregolatezza di un intero corpo alla corruzione di un membro, perchè si sa che di questo corpo voi non potete esser se non la parte vergognosa; e se la vostra anima è nera, ciò deriva dal fatto che essa porta il lutto per la morte della vostra coscienza, e il vostro abito è dello stesso colore per servir di budello alla vostra anima... Non che voi non meritiate (quando la fortuna e la giustizia andranno d'accordo) d'esser dichiarato il principale asino fra i tre o quattromila che albergano nel vostro collegio. Anzi credo che ne abbiate diritto, perchè non vedo a chi la sferza convenga meglio che a voi. La maneggiate con tanta grazia da acquistarvi l'affetto dei padri con il supplizio dei loro figli, tenendo sospesi i loro cuori alle vostre verghe e introducendovi nelle loro anime per la porta di dietro. Io ne conosco alcuni che pagherebbero dieci doppie per avervi scorticato; e, se date retta a me, li prenderete in parola, poichè dieci doppie valgono assai più della pelle di una bestia cornuta. Non sono

Vostro servo... ecc.

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33    Jean Châtel, che, il 27 dicembre 1594 tentò di assassinare Enrico IV, e François Ravaillac che, il 14 maggio 1610, lo assassinò.



34    François Garasse, gesuita (1585-1631), celebre autore di opuscoli e libelli religiosi.



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