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Da qual fantasmagorico paese
tornate sopra il vento e sopra l'ale
- se non tornate voi da un funerale -
Silenzïose, in lunga teoria
in man recanti briciole di lune -
per le finestre dell'infermeria
io vi guardo salir nel cielo estivo
dall'orto di quest'umida prigione;
e vi segue da lungi una canzone
che il canto pare d'un sepolto vivo.
Quanti sepolti vivi! Quanti morti
al susurro degli alberi e del mare!
Qui tutto il mondo che si amò dispare...
Il mondo che si amò, ricco di porti
luminosi, ci serba, in fosca duna,
un porto qui, nell'ombra cupa e folta,
e solo - gran mercé! - sol qualche volta
voi ci apparite, briciole di luna.
Oh! quand'ero fanciullo e m'era occulto
ciò che il destino rovesciato avrebbe
sul capo al sognator, che puro crebbe
nella fiamma de' canti, a un puro culto,
io vi seguiva, co' miei voti, spesso,
io vagabondo in qualche molle prato
e non mi sembravate come adesso
una funerea compagnia di larve,
Ora i castelli antichi son ruine
e tutto il mondo che si amò disparve.
Oh, quand'eri fanciullo, che fuggivi
di casa per cercar sotto gli ulivi
piccoli fiori che pareano vivi,
con le pupille aperte verso te!
Allora un sogno ti bastava; un puro
sogno d'amore ti facea sicuro,
e i fior' gittavi da un cadente muro
a una bionda regina, bruno re.
Oh, quand'eri fanciullo! E già cantavi,
già, La melanconia di Pindemonte,
presso le bimbe che attingeano al fonte,
mentre alle brocche lor ti dissetavi!
Sapevi tu cos'è melanconia?...
Guarda qui dentro; guardati dintorno.
Qui c'è la notte, cui non segue giorno;
qui c'è qualcosa che non sai che sia;
c'è la melanconia! - ma non di quella
non è sua madre, non è sua sorella,
non è sua figlia; e c'è la morte in più.
Sì, c'è la morte che non muore mai,
che ti tiene sospeso pei capelli,
e ti arresta, se vai, dietro i cancelli:
dietro i cancelli, come in una gabbia,
quasi una belva, e ti macera e sferza,
e ti deride e t'imbeve di rabbia!
Ma che sapevi di melanconia
allora? Sì; la cantano i poeti
e la cantavi tu fra gli uliveti,
e spesso «la mettevi in poesia»!
Più tardi, ancor lanciavi, ancor, tue rime
pallide, al vento; come, non lo sai;
pure, a cantar, montavi sulle cime,
ma ne' tuoi versi il cuor non c'era mai.
Cantavi a freddo, come i barbagianni:
Cantavi - ma per chi? perché? - di affanni
che non sentivi. E splendeva l'aurora.
Facevi come quelli
che stillano il cervello sulla carta,
e la vita, il gran libro!, han tra i libelli,
«ch'uno lo fugge e l'altro lo coarta».
Guarda, guarda qui dentro, a te dintorno,
su que' letti ove stanno i tuoi consorti
sciagurati... E cantavi i sogni morti,
nella gloria del sole, a mezzogiorno!
Codesto far si può quando la strada
ma quando più non c'è desio che vada
non si canta, si piange! Non si fanno
giuochi di rime quando in petto v'ha
l'angoscia, quando in petto v'ha l'affanno;
ma s'urla, ovver si prega: Dio, pietà!
Non si gemono qui miserie vane,
come allor che spremea lacrime il vino;
non riscalda qui dentro il sol divino
le fredde rime e le tristezze umane;
qui dentro c'è l'oscurità perenne
nell'aria e in fondo ai cuori;
quando levan del pianto in su le penne.
che il nido fa ne' cuori sanguinanti
ma non anco perduti! Cuori amanti
che pur del Male appresero il suggello!
Ed il Male, ricòrdati è il più forte;
il più forte di tutti!
e non si vede; sta dietro le porte
di tutti - fosco vigile - in agguato...
Ma dove son le lucciole? - Che pianto!
Qualcuno muore nella cella accanto?
Qualcuno invoca Dio, cuore malato!
Prega per lui, se puoi;
prega onde possa vincere il suo fato;
ché Morte non lo vuole, e gli sta allato
per allettarlo; come alletta noi...