Alessandro Giribaldi
I canti del prigioniero e altre liriche

SCIAME DI LUCCIOLE

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SCIAME DI LUCCIOLE

Da qual fantasmagorico paese

tornate sopra il vento e sopra l'ale

- se non tornate voi da un funerale -

con le fiaccole accese?

Silenzïose, in lunga teoria

- come vergini brune

in man recanti briciole di lune -

per le finestre dell'infermeria

io vi guardo salir nel cielo estivo

dall'orto di quest'umida prigione;

e vi segue da lungi una canzone

che il canto pare d'un sepolto vivo.

Quanti sepolti vivi! Quanti morti

al susurro degli alberi e del mare!

Qui tutto il mondo che si amò dispare...

Il mondo che si amò, ricco di porti

luminosi, ci serba, in fosca duna,

un porto qui, nell'ombra cupa e folta,

e solo - gran mercé! - sol qualche volta

voi ci apparite, briciole di luna.

Oh! quand'ero fanciullo e m'era occulto

ciò che il destino rovesciato avrebbe

sul capo al sognator, che puro crebbe

nella fiamma de' canti, a un puro culto,

io vi seguiva, co' miei voti, spesso,

io vagabondo in qualche molle prato

sotto il cielo stellato;

e non mi sembravate come adesso

una funerea compagnia di larve,

lucciole pellegrine!

Ora i castelli antichi son ruine

e tutto il mondo che si amò disparve.

Oh, quand'eri fanciullo, che fuggivi

di casa per cercar sotto gli ulivi

piccoli fiori che pareano vivi,

con le pupille aperte verso te!

Allora un sogno ti bastava; un puro

sogno d'amore ti facea sicuro,

e i fior' gittavi da un cadente muro

a una bionda regina, bruno re.

Oh, quand'eri fanciullo! E già cantavi,

già, La melanconia di Pindemonte,

presso le bimbe che attingeano al fonte,

mentre alle brocche lor ti dissetavi!

Sapevi tu cos'è melanconia?...

Guarda qui dentro; guardati dintorno.

Qui c'è la notte, cui non segue giorno;

qui c'è qualcosa che non sai che sia;

c'è la melanconia! - ma non di quella

che tu rimavi nella gioventù,

non è sua madre, non è sua sorella,

non è sua figlia; e c'è la morte in più.

Sì, c'è la morte che non muore mai,

che ti tiene sospeso pei capelli,

che ti dice: non vai?,

e ti arresta, se vai, dietro i cancelli:

dietro i cancelli, come in una gabbia,

quasi una belva, e ti macera e sferza,

e ti deride e t'imbeve di rabbia!

È una morte che scherza!

Ma che sapevi di melanconia

allora? Sì; la cantano i poeti

e la cantavi tu fra gli uliveti,

e spesso «la mettevi in poesia»!

Più tardi, ancor lanciavi, ancor, tue rime

pallide, al vento; come, non lo sai;

pure, a cantar, montavi sulle cime,

ma ne' tuoi versi il cuor non c'era mai.

Cantavi a freddo, come i barbagianni:

oh, peggio! - peggio ancora!

Cantavi - ma per chi? perché? - di affanni

che non sentivi. E splendeva l'aurora.

Facevi come quelli

che stillano il cervello sulla carta,

e la vita, il gran libro!, han tra i libelli,

«ch'uno lo fugge e l'altro lo coarta».

Guarda, guarda qui dentro, a te dintorno,

su que' letti ove stanno i tuoi consorti

sciagurati... E cantavi i sogni morti,

nella gloria del sole, a mezzogiorno!

Codesto far si può quando la strada

è cosparsa di rose,

ma quando più non c'è desio che vada

su l'ali della vita luminose,

non si canta, si piange! Non si fanno

giuochi di rime quando in petto v'ha

l'angoscia, quando in petto v'ha l'affanno;

ma s'urla, ovver si prega: Dio, pietà!

Non si gemono qui miserie vane,

come allor che spremea lacrime il vino;

non riscalda qui dentro il sol divino

le fredde rime e le tristezze umane;

qui dentro c'è l'oscurità perenne

nell'aria e in fondo ai cuori;

e son gioie i dolori

quando levan del pianto in su le penne.

Il pianto! - sacro augello

che il nido fa ne' cuori sanguinanti

ma non anco perduti! Cuori amanti

che pur del Male appresero il suggello!

Ed il Male, ricòrdati è il più forte;

il più forte di tutti!

Cova ruine e lutti

e non si vede; sta dietro le porte

di tutti - fosco vigile - in agguato...

Ma dove son le lucciole? - Che pianto!

Qualcuno muore nella cella accanto?

Qualcuno invoca Dio, cuore malato!

Prega per lui, se puoi;

prega onde possa vincere il suo fato;

ché Morte non lo vuole, e gli sta allato

per allettarlo; come alletta noi...


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